Il marito che lascia la moglie per un’altra perde il diritto di vedere i figli

20 Novembre 2019 | Autore:
Il marito che lascia la moglie per un’altra perde il diritto di vedere i figli

Il marito separato per una relazione extraconiugale e che è andato a vivere con la nuova compagna non può vedere le figlie, se loro non vogliono più incontrarlo.

Un padre separato che aveva lasciato la moglie per un’altra donna non potrà più vedere le figlie. Lo ha deciso una recentissima sentenza [1] della Corte d’Appello di Lecce, sede di Taranto, che ha analizzato una vicenda familiare durata più di sei anni dal momento della separazione. I motivi che hanno portato i giudici ad assumere questa drastica decisione sono essenzialmente due e faranno riflettere molti che potrebbero trovarsi in casi simili.

Iniziamo dal primo: l’uomo aveva un’amante e aveva lasciato la famiglia per andare a vivere con la nuova compagna. All’epoca le due figlie avevano 11 e 6 anni. Il padre, spiegandogli perché andava via da casa, aveva detto loro che non andava d’accordo con la moglie, ma non gli aveva detto di avere una relazione con un’altra donna.

Così le due bambine si trovano a vivere con la madre, che diventa il loro unico punto di riferimento. Cominciano a sviluppare «sentimenti di abbandono e di astio», come li descrive il tribunale, nei confronti del padre. Questi atteggiamenti nascono autonomamente nelle bambine, non perché la madre li abbia innescati o alimentati; anzi, è emerso nel processo che non aveva ostacolato le visite ai figli dell’ex marito, arrivando anche a mettergli a disposizione la casa per facilitare gli incontri.

Ed ecco che arriva il secondo motivo, che scaturisce dal primo e diventa quello determinante, che ha indotto i giudici a dire stop alla possibilità di visite del padre: le figlie, che nel frattempo hanno raggiunto l’età di 17 e 12 anni, non lo vogliono più incontrare e lo hanno ribadito più volte e chiaramente sia al genitore stesso sia quando sono state ascoltate nel processo.

Il loro rifiuto è costante e netto: la storia viene esplorata in modo approfondito dai periti del tribunale ed emergono vari aspetti che inducono i giudici a decidere di sospendere gli incontri tra padre e figlie e anche a revocare la precedente ordinanza con cui la madre era stata ammonita a non ostacolarli: l’approfondimento dell’indagine ha dimostrato infatti che il rifiuto delle minori a vedere il padre non era stato provocato dalla madre ma era frutto della loro volontà, alla quale bisognava dare credito.

Così è stato provato in maniera convincente nel processo che durante questi anni non era stata la madre ad impedire alle figlie di vedere il padre o a indurle ad evitarlo; invece erano le figlie ad opporsi, resistendo in tutte le occasioni in cui si erano svolte le visite stabilite, ed avevano valide ragioni per farlo.

La sentenza ripercorre gli episodi accaduti e giustifica l’atteggiamento delle bambine: nei primi tempi dopo la separazione era stato il padre a mancare agli appuntamenti, motivando le assenze con impegni di lavoro (scarsamente credibili, perché si verificavano anche nei fine settimana); poi altre volte si era rifiutato di riaccompagnarle dalla madre nonostante le bimbe protestassero e piangessero;  infine, succedeva che le lasciava da sole a casa con i nonni paterni mentre lui usciva e rientrava dopo molto tempo.

«I rapporti affettivi non possono essere imposti per legge e con provvedimenti giudiziari»: con questa affermazione la Corte d’Appello motiva la sospensione degli incontri, che viene stabilita – la sentenza ha cura di precisarlo – anche per impedire «il radicalizzarsi dello scontro»,  cioè che le cose peggiorino, in un quadro di rapporti ormai definitivamente compromessi.

Così l’interesse delle minori ha in definitiva prevalso su quello del padre. La sentenza vuol dire che il diritto di visita stabilito in favore del genitore separato non è fine a sé stesso, ma serve ad esercitare e mantenere viva la bigenitorialità che è alla base dell’affidamento condiviso e che si nutre del rapporto tra il genitore che si è allontanato ed i suoi figli; questo complesso rapporto umano deve proseguire anche in seguito, se e quando c’è la reciproca disponibilità.

Se, invece, questo rapporto affettivo è venuto ormai già a mancare, e per motivi seri e validi, bisogna tenere conto del rifiuto consapevole espresso, come in questo caso, dalle due ragazze anziché imporre incontri che non servirebbero a ricostruire questo rapporto ma acuirebbero i contrasti e la sofferenza.

Ha pesato nella decisione anche il quadro iniziale che si era delineato ed era sfavorevole all’uomo: durante il matrimonio un investigatore privato aveva scoperto che il marito incontrava l’amante durante le pause pranzo del lavoro. Perciò era provato in partenza che il matrimonio era fallito a causa di questa relazione extraconiugale clandestina, che aveva reso intollerabile la prosecuzione della convivenza con la moglie; così la separazione era stata disposta con addebito di colpa nei confronti del marito.

Nella causa, però, la moglie non ha avuto vittoria piena: aveva richiesto un aumento dell’assegno di mantenimento versato dal marito rispetto all’importo stabilito nella sentenza di primo grado, ma la sua domanda è stata rigettata. Questa soccombenza parziale le ha impedito di ottenere dall’ex marito la refusione piena delle spese di giudizio, che sono state compensate per metà ciascuno.


note

[1] Corte d’appello di Lecce, sede distaccata di Taranto, sent. n. 507/19 del 11 novembre 2019.


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1 Commento

  1. Il titolo è (volutamente? ) fuorviante. Finalmente la legge prende atto che non vi possono essere “affetti” obbligatori o diverrebbero nei fatti un “diritto di proprietà”. La relazione affettiva, che qui appare inesistente anche prima della separazione, non può e non deve essere imposta per legge. È frutto di un lavoro di cura genitoriale. Non ci si può “scoprire genitori” solo al momento della separazione e/o per evitare di contribuire materialmente alla crescita dei propri figli.
    Con ciò, non tutto è perduto in questo caso. Il padre ha tempo per mettersi in discussione ed intraprendere un percorso di crescita genitoriale e col tempo e la pazienza coltivare un rapporto affettivo con la prole, cosa che dal racconto sembra essere assente.

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