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Perdita chance di lavoro: quale tassazione?

20 Novembre 2019
Perdita chance di lavoro: quale tassazione?

Tassabilità delle somme erogate al lavoratore dipendente per risarcimento del danno. 

A seguito di una vertenza legale avviata contro l’azienda presso cui lavori, il tuo datore ti ha proposto un cospicuo risarcimento. Prima di firmare l’accordo, ti chiedi se l’importo dovrà essere dichiarato al Fisco. In pratica, vuoi sapere se le somme che riceverai saranno tassate o meno. In particolare, ti interessa conoscere la tassazione per la perdita di chance di lavoro. Si tratta, infatti, di una delle voci del risarcimento che ti verrà erogata.

La Cassazione è, di recente, tornata su questa interessante problematica fiscale [1]. Nella pronuncia, i giudici ripercorrono i chiarimenti forniti in merito dall’Agenzia delle Entrate in tutti questi anni. Conviene, dunque, fare chiarezza sull’argomento anche perché è proprio dalla tassazione dell’indennizzo che si può valutare la congruità o meno del risarcimento offerto.

Procediamo, dunque, con ordine e cerchiamo di capire qual è la tassazione per la perdita di chance di lavoro.

Il risarcimento del danno va tassato?

La regola è molto semplice. Le voci del risarcimento che sostituiscono il reddito non percepito a causa del danno vengono tassate; difatti, se tale danno non fosse esistito, il reddito altrimenti ricevuto dalla vittima sarebbe stato soggetto a imposizione fiscale.

Viceversa, le altre voci del risarcimento, come il danno biologico e, in generale, quello morale non è soggetto a tassazione.

Il risarcimento del datore di lavoro va tassato?

Secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, le somme percepite dal contribuente a titolo risarcitorio:

  • sono soggette a imposizione fiscale solo se destinate a reintegrare un danno concretizzatosi nella mancata percezione di redditi;
  • non sono soggette a imposizione perché non costituiscono reddito imponibile se, invece, sono volte a riparare un pregiudizio di natura diversa.

Tale principio è sancito da una circolare dell’Agenzia delle Entrate [2] secondo cui, laddove l’indennizzo vada a compensare in via integrativa o sostitutiva la mancata percezione di redditi di lavoro, oppure il mancato guadagno, le somme corrisposte, in quanto sostitutive di reddito, vanno assoggettate a tassazione e così ricomprese nel reddito complessivo del soggetto percipiente.

Al contrario, se il risarcimento è rivolto a indennizzare il lavoratore delle perdite subìte (il cosiddetto danno emergente), ed ha quindi la specifica funzione di reintegrazione patrimoniale, non va tassato. Infatti, in quest’ultimo caso il denaro viene versato a titolo di risarcimento del danno alla persona del soggetto leso; manca quindi qualsiasi funzione sostitutiva o integrativa di eventuali trattamenti retributivi. Pertanto, gli indennizzi non concorreranno alla formazione del reddito delle persone fisiche per mancanza del presupposto impositivo.

Si tassano solo le indennità dirette a sostituire un reddito non conseguito, quindi, dirette a risarcire il cosiddetto lucro cessante. Non si tassano invece le indennità risarcitorie erogate al fine di reintegrare il patrimonio del soggetto, oppure al fine di risarcire la perdita economica subìta dal patrimonio, il danno emergente [3].

Esclusione da un concorso: l’indennità si tassa?

Non è tassabile, pertanto, il risarcimento ottenuto da un dipendente dalla perdita di chance, consistente nella privazione della possibilità di sviluppi e progressioni nell’attività lavorativa. Si pensi al caso di dell’ingiusta esclusione da un concorso per la progressione in carriera: il titolo al risarcimento del danno, connesso alla perdita di chance, infatti, non ha natura di reddito, poiché consiste nel ristoro del danno emergente dalla perdita di una possibilità attuale [4].

Reiterazione contratto a tempo determinato: l’indennità si tassa?

Secondo la Cassazione, l’indennità corrisposta al lavoratore che abbia più volte subìto un’illegittima apposizione di termini al suo rapporto di lavoro, con la stipula di reiterati contratti a termine nel pubblico impiego, si configura come risarcimento del danno da perdita di chance, in quanto il lavoratore è rimasto ingiustamente confinato in una situazione d’incertezza e di precarietà, e quindi tale risarcimento non è assoggettabile a Irpef [5]


note

[1] Cass. sent. n. 27011/2019.

[2] Ag. Entrate risoluzione 155/E/2002.

[3] Ag. Entrate risoluzione 356/E/2007

[4] Cass. sent. n. 3632/2019.

[5] Cass. sent. n. 19715/2019; Cass. S.U. sent. n. 5072/2016.


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