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Trasferimento della sede sociale all’estero: ultime sentenze

14 Dicembre 2019
Trasferimento della sede sociale all’estero: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: trasferimento della sede sociale all’estero; accertamento della fittizietà del trasferimento; mancata prosecuzione dell’attività di impresa della società trasferita all’estero; dichiarazione di fallimento.

Trasferimento della sede sociale all’estero e giurisdizione

Spetta al giudice italiano la giurisdizione in ordine alla dichiarazione di fallimento qualora risulti che al trasferimento della sede sociale all’estero della Società debitrice, deliberato quando la crisi era già in atto, non abbia fatto seguito anche la contestuale prosecuzione all’estero dell’attività di impresa, precedentemente svolta in Italia.

Corte appello Roma, 01/08/2016

Trasferimento della sede sociale all’estero e procedura fallimentare

Il trasferimento della sede sociale all’estero non sottrae la società dalla procedura fallimentare regolarmente istituita dinanzi al giudice italiano, laddove al trasferimento formale della sede non sia seguito l’effettivo spostamento del centro principale degli interessi della società, posto che a tal proposito deve aversi riguardo al luogo in cui si forma la volontà dell’ente e in cui operano abitualmente gli organi sociali.

Cassazione civile sez. un., 18/03/2016, n.5419

Competenza a decidere sulla procedura di insolvenza

Ai sensi del regolamento Ce n. 1346/2000 il trasferimento della sede sociale all’estero in epoca anteriore alla presentazione dell’istanza di fallimento comporta che la competenza a decidere sulla procedura di insolvenza sia del giudice dello stato membro ove si trovi il centro principale dell’impresa, di norma coincidente con la sede legale della società; tale presunzione può tuttavia essere superata quando vi siano elementi idonei a far ritenere detto trasferimento solo formale e fittizio con la conseguente affermazione, in questo caso, della giurisdizione del giudice italiano.

Corte appello Bologna, 21/05/2014

Istanza di fallimento 

È inopponibile al creditore che abbia chiesto il fallimento di una società la deliberazione di trasferimento all’estero della sede di quest’ultima, iscritta nel registro delle imprese successivamente alla proposizione di detta istanza, con conseguente sua insensibilità rispetto al corso della procedura alla stregua dell’art. 5 c.p.c. e sussistenza della giurisdizione italiana.

Cassazione civile sez. un., 25/06/2013, n.15872

Cancellazione dal registro delle imprese italiane

Laddove la cancellazione di una società dal registro delle imprese italiano sia avvenuta come conseguenza dell’asserito trasferimento all’estero (nella specie in Gran Bretagna) della sua sede sociale, il successivo accertamento della fittizietà del trasferimento – che quindi non comporta il venire meno della giurisdizione del giudice italiano, né determina, come effetto di quella cancellazione, il decorso del termine di cui all’art. 10 legge fall. – non è precluso dal fatto che non sia preventivamente intervenuto, alla stregua dell’art. 2191 cod. civ., alcun provvedimento di segno opposto alla predetta cancellazione, atteso che per poter fornire la prova contraria alle risultanze della pubblicità legale riguardanti la sede dell’impresa non occorre precedentemente ottenere dal giudice del registro una pronuncia che ripristini, anche sotto il profilo formale, la corrispondenza tra la realtà effettiva e quella risultante dal registro.

Cassazione civile sez. un., 18/04/2013, n.9414

Opposizione contro la sentenza dichiarativa di fallimento

La società risultante dal trasferimento della sede sociale all’estero deve ritenersi legittimata a proporre opposizione contro la sentenza dichiarativa di fallimento emessa nei confronti della società “originaria” quando gli ordinamenti dei due Stati interessati concordino nel ravvisare il mutamento della sede come mera modificazione, senza interferenze sull’identità dell’ente.

Tribunale Torino, 10/01/2007

Trasferimento nelle Isole Vergini Britanniche

Secondo quanto si desume dagli art. 2437 c.c. e 25, comma 3, l. 31 maggio 1995 n. 218, il trasferimento della sede sociale all’estero non fa venir meno la “continuità” giuridica della società trasferita, specie quando la legge applicabile nella nuova sede concordi con il determinarsi di tale effetto: nè, tanto meno, un mutamento di identità potrebbe essere ricollegato al contemporaneo cambiamento della denominazione sociale o alla eventuale invalidità degli atti cui tali vicende sono collegate.

Ne consegue che la società risultante a seguito delle indicate modificazioni deve ritenersi legittimata a proporre opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento emessa nei confronti della società “originaria”, nonché a proporre appello avverso la sentenza di primo grado che tale opposizione abbia respinto.

(Nella specie, di seguito alla dichiarazione di fallimento di una società a responsabilità limitata, si era costituita nel giudizio di opposizione promosso da quest’ultima, facendone proprie le istanze e le difese, una società diversamente denominata, qualificatasi come la risultante delle modificazioni della società fallita, la quale aveva trasferito la propria sede nelle Isole Vergini Britanniche, assumendo lo “status” di “International Business Company” con nuova denominazione. Sulla base dell’enunciato principio, la S.C. – rilevato come la legge applicabile nella nuova sede prevedesse, nell’ipotesi considerata, la “continuità” del nuovo ente rispetto a quello “originario” – ha quindi cassato con rinvio la sentenza impugnata, la quale, in accoglimento dell’eccezione del curatore fallimentare, aveva dichiarato inammissibile, per carenza di legittimazione attiva, l’appello proposto dall’anzidetta società contro la sentenza di primo grado, reiettiva dell’opposizione, sul rilievo che non risultava provata la “derivazione” della società appellante da quella dichiarata fallita).

Cassazione civile sez. I, 28/09/2005, n.18944

Trasferimento della sede sociale all’estero: non determina l’estinzione della società

Il trasferimento della sede sociale all’estero non determina l’estinzione della società nell’ipotesi in cui gli Stati interessati concordino sugli effetti dello spostamento. Per contro, non vi è continuità del soggetto giuridico qualora vengano meno lo statuto personale e la nazionalità italiani della società e questa assuma, in base al principio della sede, la nazionalità dello Stato verso il quale viene deliberato lo spostamento.

Cassazione civile sez. un., 23/01/2004, n.1244

Trasferimento della sede sociale all’estero e apertura del procedimento concorsuale

Il trasferimento della sede sociale all’estero, deliberato nell’imminenza dell’apertura del procedimento concorsuale, non fa venir meno la giurisdizione del giudice italiano a dichiarare il fallimento della società debitrice.

Cassazione civile sez. un., 23/01/2004, n.1244

La tutela del creditore pignoratizio

Il creditore pignoratizio delle azioni – ancorché, ai sensi dell’art. 2352 c.c., a lui competa, in luogo del socio suo debitore, il diritto di voto (anche) nelle deliberazioni concernenti il cambiamento dell’oggetto o del tipo di società o il trasferimento della sede sociale all’estero – non è legittimato ad esercitare il diritto di recesso di cui all’art. 2437 c.c., configurandosi questo come atto di disposizione in ordine alla partecipazione sociale, di esclusiva spettanza del socio, ed essendo d’altra parte la tutela del creditore pignoratizio affidata, in presenza di una diminuzione del valore delle azioni conseguente a quei deliberati mutamenti societari, all’istituto della vendita anticipata ex art. 2795 c.c.

Cassazione civile sez. I, 12/07/2002, n.10144

Perdita della nazionalità italiana

La delibera di trasferimento della sede sociale all’estero che comporti la perdita della nazionalità italiana si configura – a tutti gli effetti, ed in particolare rispetto alla previsione dell’art. 25 comma 2 lett. c, l. n. 218 del 1995 – quale vera e propria estinzione della società; dal punto di vista dell’ordinamento giuridico italiano infatti, tale “denazionalizzazione” avrebbe implicazioni ancor più drastiche e trancianti rispetto alle ordinarie ipotesi di scioglimento e di liquidazione di cui agli art. 2448 ss c.c., considerando ad esempio come la conseguente cancellazione della società – siccome non preceduta dalla procedura di liquidazione – renderebbe inoperante, tra l’altro, la garanzia a favore dei creditori prevista dall’art. 2456 comma 2 c.c.

Corte appello Trieste, 09/10/1999

Società trasferita all’estero e iscritta nel registro delle imprese italiano

Il trasferimento della sede sociale all’estero, pure legittimo, non può determinare la perdita della nazionalità italiana e quindi il venire meno degli obblighi e dei controlli previsti dall’ordinamento italiano sulla vita delle società di capitali.

La società deve pertanto rimanere iscritta nel competente registro delle imprese italiano e rimane soggetta, anche per il futuro, alla iscrizione, al deposito e alla pubblicità degli atti previsti dalla legge italiana.

Tribunale Verona, 05/12/1996



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