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Scioglimento della società: ultime sentenze

14 Dicembre 2019
Scioglimento della società: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: causa di scioglimento della società; dissidio insanabile tra soci; mancanza dell’organo amministrativo di una società in accomandita semplice; perdita della continuità aziendale.

Lo scioglimento della società

Al verificarsi di una delle cause che determinano lo scioglimento della società non può conseguire, quale effetto automatico ed in assenza di espressione di volontà derogativa dei soci alle statuizioni previste dal codice civile, l’estinzione della società e la cancellazione della stessa dal registro delle imprese, dal momento che l’organizzazione sociale pur dopo lo scioglimento rimane in vita fino a quando non siano stati accertati ed estinti tutti i rapporti di debito e di credito anche verso i terzi, attraverso il ricorso alla procedura di liquidazione.

Tribunale Rieti, 01/08/2019, n.4

La restituzione dei finanziamenti effettuati dai soci in favore della società costituenti

I finanziamenti effettuati dai soci in favore della società costituenti apporti in conto capitale, destinati a confluire in apposita riserva in conto capitale e non ad essere iscritti tra i debiti, non danno luogo ad un credito esigibile, se non per effetto dello scioglimento della società e nei limiti dell’eventuale attivo del bilancio di liquidazione, più simile al capitale di rischio che a quello di credito, connotandosi proprio per la postergazione della sua restituzione al soddisfacimento dei creditori sociali e per la posizione del socio quale “residual claimant”.

Consegue a quanto innanzi che va ritenuta priva di causa la restituzione avvenuta prima dello scioglimento dell’impresa sociale e dell’esito della liquidazione, con il soddisfacimento di tutti i creditori sociali (nel caso concreto i convenuti devono essere, quindi, condannati alla restituzione di quanto illegittimamente percepito dalla società).

Tribunale Napoli sez. VII, 22/05/2019, n.5272

Sas senza amministratore: è causa di scioglimento della società?

Costituisce causa di scioglimento, ex artt. 2272, n. 2, seconda parte, 2293 e 2315 c.c., la perdurante mancanza dell’organo amministrativo di una s.a.s. che ha comportato una paralisi suscettibile di impedire alla società la prosecuzione, per un periodo significativamente prolungato, del compimento di qualsiasi operazione.

(Nel caso di specie, risulta accertato che una s.a.s. sia rimasta per quasi tre anni priva dell’amministratore, non essendosi i soci accordati né sulla nomina di un nuovo accomandatario né sulla liquidazione dell’ente, con conseguente mancata presentazione e approvazione dei rendiconti di tre esercizi).

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 12/04/2019, n.3680

Perdita della continuità aziendale: conseguenze

Il venir meno della continuità aziendale non integra una causa legale di scioglimento della società, bensì piuttosto, a seconda che sia o meno reversibile, una situazione di insolvenza o crisi, che costituisce uno dei più rilevanti e ricorrenti presupposti per dare avvio a quelle che il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza definisce procedure regolate della crisi o dell’insolvenza. La conseguenza della perdita della continuità aziendale è che i principi di redazione del bilancio non sono più quelli di cui all’art. 2426 c.c. ma quelli imposti dalla prospettiva liquidatoria.

Tribunale Milano, 22/02/2019, n.1784

Perdita di continuità aziendale: costituisce causa di scioglimento della società?

La perdita della continuità aziendale non integra alcuna delle cause di scioglimento della società previste dall’art. 2484 c.c., neppure quella di cui al n. 2), relativa all’impossibilità di raggiungere l’oggetto sociale: tale ultima disposizione esige una nozione “ontologica”, oltrechè funzionale ed assoluta, del relativo impedimento. La causa di scioglimento richiede che ci si trovi di fronte ad un quadro tale da frustrare in modo irreversibile la finalità sottostante alla permanenza del vincolo societario.

Tribunale Bologna Sez. spec. Impresa, 29/04/2019

Dissidio insanabile tra soci: è causa di scioglimento della società?

In una società composta da due soci, quando il dissidio fra gli stessi risulta insanabile e si riflette sulla gestione dell’impresa al punto da rendere impossibile il conseguimento dell’oggetto sociale, si verifica, ai sensi dell’art. 2272 n. 2 cod. civ. non un motivo di recesso del socio, bensì una causa di scioglimento della società.

La relativa declaratoria può essere domandata in giudizio da ciascuno dei soci, indipendentemente dalla sua eventuale responsabilità circa le cause del dissidio stesso, questo essendo rilevante, ai fini dello scioglimento, nella sua obiettività, salvo alla parte convenuta il potere di paralizzare la domanda proponendo a sua volta domanda di esclusione contro l’attore e dimostrando che la causa del dissidio è imputabile esclusivamente a lui.

Tribunale Monza sez. I, 21/01/2019, n.93

Cause di scioglimento delle società personali

Il dissidio fra i soci, benché non annoverato espressamente dall’art. 2272 cod. civ. tra le cause di scioglimento delle società personali, può assumere rilevanza a tal fine. Perché tale situazione possa risolversi in quella generale contemplata dal n. 2 del citato art. 2272 è tuttavia necessario che il conflitto tra i soci sia tale da rendere « impossibile » il conseguimento dell’oggetto sociale. L’incidenza del dissidio sulla gestione dell’impresa deve cioè essere idonea a rendere obiettivamente non più conveniente la continuazione dell’attività sociale e conseguentemente inutile e improduttiva la permanenza del vincolo sociale. E perché si determini una situazione siffatta è peraltro necessario che il conflitto sia insanabile. » Il Tribunale in sede contenziosa non può invece procedere alla nomina del liquidatore giudiziale richiesta dai ricorrenti, poiché tale potere è riservato al Presidente del Tribunale ex art. 2275, primo comma, c.c.

Tribunale Milano, 16/11/2018

Morte del socio di una società di persone: determina lo scioglimento della società?

La morte del socio di una società di persone non determina necessariamente lo scioglimento generale della società, né la formale liquidazione della stessa, sebbene la società sia costituita da due soli soci, in quanto è applicabile la disciplina dello scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio ex art. 2284 c.c., dovendo il socio superstite procedere innanzitutto alla liquidazione della quota spettante agli eredi dell’altro socio, fatte salve le eccezioni previste dallo stesso art. 2284 c.c., mentre lo scioglimento della società consegue solo se, nei termini di cui all’art. 2272 c.c., n. 4, la pluralità dei soci non viene ricostituita.

Tribunale Reggio Calabria sez. I, 10/11/2018, n.1643

Socio recedente prima dello scioglimento della società

Nel caso di scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio, perfezionatosi prima del verificarsi di una causa di scioglimento della società, al socio uscente spetta la liquidazione della sua quota, ai sensi dell’art. 2289 c.c., e non la quota di liquidazione risultante all’esito del riparto fra tutti i soci, in quanto il presupposto per l’assorbimento del procedimento di liquidazione della quota del socio in quello di liquidazione della società è costituito dalla coincidenza sostanziale tra i due, la quale sussiste solo ove il primo attenga ad un diritto non ancora definitivamente acquisito, quando si verifichino i presupposti per l’apertura del secondo.

Tribunale Roma sez. XVI, 27/08/2018, n.16614

Mutamento dello scopo giuridico

Lo scioglimento della società non produce l’estinzione del soggetto giuridico, ma il mutamento del suo scopo, subentrando a quello fisiologico di esercizio in comune di una attività economica per trarne profitto, quello di definire i rapporti sociali pendenti e ripartire tra i soci l’eventuale attivo mediante la liquidazione.

Al riguardo, si ribadisce che in tema di società di persone (nella specie, società in nome collettivo), la mancata ricostituzione della pluralità dei soci nel termine di sei mesi non determina l’estinzione, ma solamente lo scioglimento della società e la liquidazione e, pertanto, la massa dei rapporti attivi e passivi che facevano capo alla compagine sociale prima dello scioglimento conserva il proprio originario centro di imputazione.

Tribunale Frosinone, 18/04/2018, n.382

Società di persone composta da due soci: gli effetti del decesso di un socio

In tema di società di persone composta da due soli soci, per effetto del coordinamento tra l’art. 2284 c.c. e 2272 n. 4 c.c., in caso di morte di un socio, la mancata ricostituzione della pluralità dei soci nel termine di sei mesi va considerata come condicio iuris priva di efficacia retroattiva, sicchè in difetto di detta ricostituzione lo scioglimento della società si verifica alla scadenza del semestre in pendenza del quale il socio superstite, oltre ad optare per la ricostituzione, può scegliere tra le diverse alternative di cui all’art. 2384 c.c.

Cassazione civile sez. VI, 16/04/2018, n.9346

Accertamento dello scioglimento di società di persone

Costituisce causa di scioglimento della società in accomandita semplice, accertabile d’ufficio dal giudice, la mancanza, protratta per più anni, dell’amministratore, a causa del mancato accordo tra i soci sulla nomina di un nuovo amministratore, né sulla liquidazione della società.

Il tribunale può essere investito dell’accertamento dell’intervenuto scioglimento di una società personale per la sussistenza di una delle cause a tal fine previste dalla legge. Resta invece estraneo alla giurisdizione del tribunale l’ulteriore intervento di nomina in questa sede del liquidatore.

Tale potere è conferito, in caso di impossibilità dei soci a procedervi, al giudice, ma espressamente – come inequivocabilmente s’esprime il comma 1 dell’art. 2275 c.c. – al presidente del tribunale, inteso come capo dell’Ufficio: cui pertanto, come sempre avviene quando sia indicato non il giudice o il tribunale, ma uno specifico organo dell’ufficio giudiziario, va riconosciuta al riguardo competenza funzionale, e quindi esclusiva.

Tribunale Milano, 13/11/2017, n.11387



4 Commenti

  1. È stato molto facile costituire una società di persone con alcuni amici e diventarne socio, ma ahimé è molto più difficile invece uscirne, soprattutto quando non c’è accordo…. Come posso fare se, per ragioni di opportunità, convenienza, stanchezza e dissenso rispetto alle decisioni aziendali, intendo cedere le mie quote e uscire dalla società?

    1. Se si tratta di società a tempo indeterminato (quando cioè lo statuto non indica una data di cessazione della società), il socio può recedere in qualsiasi momento e uscire fuori dalla società.La stessa soluzione vale per il recesso da società a tempo determinato quando la durata fissata dallo statuto è superiore alla normale vita umana o alle prospettive lavorative; si pensi a due soci di 40 anni che costituiscono una società con durata di 50 anni. Una simile scadenza comporterebbe per i soci un’eccessiva restrizione, restando legati a vita alla società (seppure ancora vivi, a 90 anni non si lavora più). Sicché, anche in questo caso, il recesso è consentito in qualsiasi momento proprio al pari di quanto succede per le società a tempo indeterminato. È infatti pacifico che la durata lunghissima, e pertanto eccedente la presumibile esistenza in vita dei soci, è parificabile alla durata indeterminata e che, quindi, in tal caso, il socio ha diritto di recesso in ogni momento. Invece nel caso in cui la durata della società sia più ragionevole e non superi le aspettative di vita del socio o, comunque, il lasso di tempo in cui questi può lavorare, allora il recesso da una società a tempo determinato può avvenire solo per giusta causa.

  2. Buongiorno. C’è una situazione che mi turba fortemente e vorrei avere un vostro consiglio… C’è un vero e proprio dissidio interno fra i soci che ha provocato un vero e proprio impasse nella gestione ordinaria della società cosicché quest’ultima è impossibilitata a raggiungere l’oggetto per cui era stata costituita e, peggio ancora, gli organi sociali come l’assemblea non riescono a deliberare alcunché per sistematica mancanza del numero legale o impossibilità anche a formare una qualsiasi maggioranza. Il contrasto di vedute tra i soci può portare a una pronuncia giudiziale di scioglimento della società?

    1. A tal proposito il Tribunale di Palermo effettua due importanti precisazioni.La prima consiste nel delimitare il tipo di procedimento giudiziale azionato dai ricorrenti ai casi in cui si sia già verificata una causa legale di scioglimento e che questa risulti documentata dagli atti prodotti dalle parti in giudizio. Se così non è perché, ad esempio, sorgono contestazioni proprio sull’accertamento della singola causa di scioglimento, allora bisogna instaurare un vero e proprio giudizio ordinario sempre innanzi al Tribunale che, tuttavia, definirà la controversia con sentenza e (soprattutto) con tempi più lunghi e regole processuali diverse tendenti a rispettare il necessario contraddittorio fra le parti in causa.La seconda puntualizzazione del Tribunale siciliano invece riguarda l’ambito dei dissidi fra i soci che possono condurre alla pronuncia di scioglimento della società. Per i giudici infatti non basta addurre un semplice contrasto di vedute, seppur profondo e apparentemente insanabile, all’interno dell’assemblea: ciò che conta in quest’ultimo senso infatti è che tale conflitto abbia prodotto una continuata e reiterata impossibilità di funzionamento dell’organo assembleare al punto da precludere il normale svolgimento dell’attività sociale.

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