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Distruzione delle scritture contabili: ultime sentenze

14 Dicembre 2019
Distruzione delle scritture contabili: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: reati tributari; distruzione di scritture contabili; occultamento di documenti contabili; omessa tenuta della contabilità; mancata produzione della contabilità aziendale per causa di forza maggiore.

Distruzione delle scritture contabili: cosa deve dimostrare il contribuente?

Nel caso di distruzione delle scritture contabili il contribuente non è esonerato dall’attivarsi adeguatamente per rimediare al danno ma ha l’obbligo di adoperarsi per ricostruire i dati e gli elementi dei quali non sia più in possesso, ciò in virtù di un principio giurisprudenziale secondo il quale chi ha perso incolpevolmente la documentazione deve dare dimostrazione anche di non essere neppure in grado di acquisire copia delle fatture presso i fornitori dei beni o dei servizi.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. IX, 18/07/2019, n.4440

Dolo specifico di evasione delle imposte

In materia di occultamento o distruzione di documenti contabili ai fini della integrazione del reato di cui all’articolo 10 del Dlgs 74/2000, è necessario il dolo specifico di evasione delle imposte, il quale è rappresentato dalla circostanza che il soggetto attivo sia animato nella sua condotta dalla finalità di conseguire, per sé o per altri, una evasione di imposta o un indebito rimborso, ovvero il riconoscimento di un inesistente credito di imposta, senza che sia necessaria la realizzazione di questo obiettivo. Tale elemento deve essere concreto, essendo necessario accertare, non solo che l’agente attraverso la distruzione o l’occultamento voleva evadere il fisco, ma anche che questa condotta fosse in concreto oggettivamente idonea a determinare un siffatto risultato.

Si tratta, infatti, di un reato di pericolo concreto con dolo di danno rispetto all’evasione. Ciò posto, nella fattispecie, la Corte d’appello ha confermato la condanna per l’imputato che, avvalendosi di “teste di legno”, quali amministratori di diritto di varie società, le gestiva di fatto ponendo in essere atti diretti all’occultamento e distruzione delle scritture contabili.

Corte appello Roma sez. I, 28/03/2018, n.2647

Distruzione e occultamento di documenti: differenze

La condotta del reato previsto dall’art. 10 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, può consistere sia nella distruzione che nell’occultamento delle scritture contabili o dei documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari, con conseguenze diverse rispetto al momento consumativo, giacché la distruzione realizza un’ipotesi di reato istantaneo, che si consuma con la soppressione della documentazione, mentre l’occultamento – consistente nella temporanea o definitiva indisponibilità della documentazione da parte degli organi verificatori – costituisce un reato permanente, che si protrae sino al momento dell’accertamento fiscale, dal quale soltanto inizia a decorre il termine di prescrizione.

(Nella fattispecie, relativa alla contestazione dell’occultamento “o comunque” della distruzione delle scritture contabili, la S.C., nel ritenere che detta contestazione concernesse in via principale l’occultamento, ha osservato che l’imputato, per avvalersi della dedotta maturazione della prescrizione in conseguenza della qualificazione della condotta come distruttiva, avrebbe dovuto dimostrare sia la circostanza che la documentazione contabile era stata distrutta, e non semplicemente occultata, sia l’epoca di tale distruzione).

Cassazione penale sez. III, 25/05/2016, n.14461

Responsabilità penale per la distruzione delle scritture contabili

La condotta sanzionata dall’art. 10 d.lg. n. 74 del 2000 è solo quella, espressamente contemplata dalla norma, di occultamento o distruzione delle scritture contabili obbligatorie e non anche quella della loro mancata tenuta, espressamente sanzionata in via meramente amministrativa dall’art. 9 d.lg. n. 471 del 1997.

La responsabilità penale per la distruzione delle scritture contabili non discende unicamente dall’aver coperto la carica di amministratore pro-tempore; deve al contrario essere provato chi abbia effettivamente posto in essere tale condotta illecita nel periodo in cui gestiva la società.

Cassazione penale sez. III, 03/06/2015, n.28581

La possibile distruzione delle scritture contabili del contribuente non elimina le possibilità di difesa in capo al soggetto accertato, sebbene le renda, inevitabilmente, più complesse. In mancanza di prove prodotte dal contribuente, resta, dunque, valida la ricostruzione di ricavi e reddito effettuata induttivamente dall’Ente impositore.

Comm. trib. prov.le Campobasso sez. I, 21/05/2013, n.75

Bancarotta fraudolenta e distruzione delle scritture contabili obbligatorie

In tema di bancarotta fraudolenta documentale, l’amministratore di fatto è penalmente responsabile per la sottrazione e/o distruzione delle scritture contabili obbligatorie, non rilevando che egli sia privo delle capacità e delle conoscenze amministrativo-contabili che si rendono necessarie per gestire una società di capitali (nella specie, società a responsabilità limitata), né che l’attività da lui prestata abbia carattere meramente materiale e non di rappresentanza.

Cassazione penale sez. V, 19/02/2013, n.22181

Mancata conservazione delle scritture contabili

La distruzione delle scritture contabili, intervenuta al momento della comunicazione dell’ordine di esibizione da parte del giudice, per il decorso del termine di dieci anni non costituisce un motivo che giustifichi l’omissione poiché nel caso in cui, nel corso di un giudizio civile relativo all”an” della pretesa fatta valere, venga formulata istanza di esibizione documentale ex art. 210 c.p.c., la parte nei cui confronti tale istanza è formulata è tenuta a conservare la relativa documentazione fino a che il giudice – avuto riguardo anche al successivo giudizio sul “quantum”, dovendosi ritenere che la richiesta sia divenuta parte del dibattito processuale – non abbia definitivamente e negativamente provveduto e non si sia formato un irreversibile negativo giudicato; ne consegue che, ove la documentazione sia stata distrutta dopo la presentazione della relativa istanza e durante il tempo di attesa per la formazione della decisione definitiva sulla stessa, la mancata conservazione è suscettibile di essere valutata come argomento di prova ex art. 116 c.p.c.

Tribunale Roma sez. VIII, 27/08/2009, n.17702

Accertamento induttivo delle imposte dirette e dell’Iva

In tema di accertamento delle imposte dirette e dell’Iva, il comma 16 quater dell’art. 6 d.l. 24 novembre 1994 n. 646, conv. in l. 21 gennaio 1995 n. 22, nel disporre la non applicabilità dell’accertamento induttivo previsto, rispettivamente, dall’art. 39, comma 2, lett. c, d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, e dall’art. 55, comma 2, n. 1 e 2, d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, “qualora le cause dipendano” dalle eccezionali avversità atmosferiche e dagli eventi alluvionali avvenuti nel novembre 1994 nei comuni indicati, ed il soggetto passivo d’imposta abbia denunciato alla Guardia di finanza o agli uffici finanziari o ai Carabinieri o alla Polizia di Stato “la distruzione delle scritture contabili”, ha inteso riferirsi alle sole “scritture contabili” specificamente indicate nei richiamati art. 39, comma 2, lett. c, del d.P.R. n. 600 del 1972, e 55, comma 2, n. 1 e 2, del d.P.R. n. 633 del 1972, con esclusione, quindi, di qualsiasi altra scrittura in tali disposizioni non menzionata.

(Nella specie è stata esclusa l’applicabilità della disposizione dell’art. 6, comma 16 quater, del d.l. n. 646 del 1994, in quanto le scritture contabili menzionate nelle dette norme, relative agli anni oggetto di accertamento, al tempo degli eventi calamitosi erano in possesso della Guardia di finanza, che le aveva acquisite in epoca anteriore, sicché esse non potevano considerarsi distrutte a causa di quegli eventi eccezionali).

Cassazione civile sez. trib., 11/12/2006, n.26368

Eliminazione della documentazione con cancellature o abrasioni

L’art. 10 d.lg. 10 marzo 2000 n. 74, riproducendo sostanzialmente l’art. 4 comma 1 lett. b) l. 7 agosto 1982 n. 516, sanziona sia la distruzione delle scritture contabili, la quale, realizzandosi con l’eliminazione della documentazione mediante l’eliminazione del supporto cartaceo con cancellature o abrasioni, configura un reato di natura istantanea, sia l’occultamento totale o parziale delle scritture medesime che, perdurando l’obbligo di esibizione finché dura il controllo da parte degli organi verificatori, dà luogo invece ad un reato di natura permanente; sicché, qualora la medesima documentazione venga dapprima occultata e successivamente distrutta, si configura il concorso materiale dei due reati.

Cassazione penale sez. III, 17/01/2006, n.4871

Documentazione rinvenuta nella sede della società

Non è configurabile il reato di occultamento o distruzione delle scritture contabili ex art. 10 d.lg. 10 marzo 2000 n. 74, allorché consistente, anche se parziale, documentazione sia stata rinvenuta nella sede della società e sia per l’appunto questa la documentazione che ha consentito di acquisirne altra presso i terzi che avevano avuto rapporti commerciali con la stessa, in modo da potersi ipotizzare solo una qualche difficoltà incontrata dagli organi accertatori nella ricostruzione delle vicende gestionali della società ma non certo impossibilità o impedimento assoluto.

Tribunale Crotone, 14/04/2004

Distruzione accidentale delle scritture contabili

L’accertamento induttivo operato dall’ufficio Iva nei confronti del contribuente che non abbia potuto produrre la contabilità aziendale per causa di forza maggiore deve ritenersi illegittimo in quanto l’accidentale distruzione delle scritture contabili e dei documenti aziendali non può essere equiparata ad uno dei presupposti di cui all’art. 55 d.P.R. n. 633 del 1972.

Comm. trib. centr. sez. XIV, 30/11/1990, n.7903



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