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Abuso dei mezzi di correzione: ultime sentenze

16 Dicembre 2019
Abuso dei mezzi di correzione: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: intento correttivo ed educativo; reato di abuso dei mezzi di correzione; rapporti tra i reati di abuso dei mezzi di correzione e di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli; sistematico ricorso alla violenza.

Abuso di mezzi di correzione

Integra il reato di maltrattamenti in famiglia e non quello meno grave di abuso di mezzi di correzione la condotta di un padre che sistematicamente mette in atto condotte prevaricatorie nei confronti dei figli imponendo loro un regime di vita mortificante e violento.

Cassazione penale sez. VI, 26/06/2019, n.37635

Lo ius corrigendi genitoriale non contempla atti di violenza

Deve escludersi che sia la finalità educativa ad animare gli atti abituali di violenza posti in essere nei confronti dei figli minori ex art. 571 c.p., poiché questi devono ritenersi oggettivamente esclusi dalla fattispecie dell’abuso dei mezzi di correzione, dovendo valutarsi tali solo quelli per loro natura a ciò deputati, che tradiscono l’importante e delicata funzione educativa.

Cassazione penale sez. V, 28/02/2019, n.26366

Atti violenti nei confronti dei figli 

In tema di rapporti tra maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione, nel caso di uso sistematico di violenza fisica e morale, come ordinario trattamento del minore affidato, anche se sorretto da “animus corrigendi”, deve escludersi la configurabilità del meno grave delitto previsto dall’art. 571 c.p.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che integri il delitto di maltrattamenti la condotta di sistematico ricorso ad atti violenti tenuta dal ricorrente nei confronti dei figli minori della propria convivente, a nulla rilevando il preteso intento educativo).

Cassazione penale sez. III, 06/11/2018, n.17810

Uso della violenza finalizzato a scopi educativi

L’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore, anche se sostenuto da animus corrigendi, non può rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti, giacché in generale è ipotizzabile un abuso (punibile in maniera attenuata) in caso di lecito uso; ne deriva che mai può essere considerato lecito l’uso della violenza finalizzato a scopi educativi, sia per il primato che l’ordinamento attribuisce alla dignità della persona, anche del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non più, come in passato, semplice oggetto di protezione (se non addirittura di disposizione) da parte degli adulti, sia perché non può perseguirsi, quale meta educativa, un risultato di armonico sviluppo di personalità, sensibile ai valori di pace, di tolleranza, di connivenza, utilizzando un mezzo violento che tali fini contraddice.

Ufficio Indagini preliminari Bari, 19/10/2018

Maltrattamenti in famiglia e abuso dei mezzi di correzione

Ai fini della definizione della linea di demarcazione fra il delitto di maltrattamenti in famiglia e quello di abuso dei mezzi di correzione, non può tenersi in alcuna considerazione la circostanza che gli atti vessatori siano compatibili con un intento correttivo ed educativo proprio della concezione culturale di cui l’agente sia portatore.

Cassazione penale sez. VI, 03/07/2018, n.43283

Maltrattamenti in famiglia e abuso dei mezzi di correzione: differenze

L’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore affidato, anche ove fosse sorretto da animus corrigendi, non può, rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti.

Cassazione penale sez. VI, 15/03/2018, n.26927

Quando è escluso il reato di abuso dei mezzi di correzione?

L’elemento materiale del reato di abuso dei mezzi di correzione richiede un abuso inteso come eccesso nell’uso di mezzi giuridicamente leciti (nella specie, la Corte ha escluso la responsabilità di una insegnante che aveva trattenuto per un braccio su una bambina per sottrarla alle possibili aggressioni dei compagni di scuola, atteso che tale condotta era evidentemente finalizzata a preservare la incolumità della piccola alunna mentre non rilevava, nei termini della realizzazione dell’elemento materiale del reato, quella incapacità a gestire situazioni di conflitto all’interno della classe sulla base della quale la Corte di Appello aveva fondato il giudizio di responsabilità penale per il reato de quo).

Cassazione penale sez. VI, 11/04/2018, n.20236

L’esercizio del potere di correzione al di fuori dei casi consentiti

In tema di rapporti tra il reato di abuso dei mezzi di correzione e quello di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli, deve escludersi che l’intento educativo e correttivo dell’agente costituisca un elemento dirimente per far rientrare il sistematico ricorso ad atti di violenza commessi nei confronti di minori nella meno grave previsione di cui all’art. 571 c.p.

Ne consegue che l’esercizio del potere di correzione al di fuori dei casi consentiti, o con mezzi di per sé illeciti o contrari allo scopo, deve ritenersi escluso dalla predetta ipotesi di abuso e va inquadrato nell’ambito di diverse fattispecie incriminatrici.

Cassazione penale sez. VI, 03/07/2017, n.47299

Ripetuto ricorso alla violenza psicologica e fisica

L’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore affidato, anche lì dove fosse sostenuto da “animus corrigendi”, non può rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti.

(In applicazione del principio, la S.C. ha riqualificato, ai sensi dell’art. 572 cod. pen., la condotta dell’insegnante della scuola materna di ripetuto ricorso alla violenza, sia psicologica che fisica nei confronti dei bambini, per finalità educative, non rilevando in senso contrario il limitato numero di episodi di violenza che ciascun bambino, singolarmente considerato, aveva subito).

Cassazione penale sez. VI, 15/02/2017, n.11956

Atti di violenza verso gli alunni

L’intento educativo e correttivo non consente la qualificazione degli atti di violenza sistematicamente posti in essere da un’insegnante in danno di alunni minori come abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, dovendosi invece ravvisare la più grave fattispecie di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli.

Cassazione penale sez. VI, 05/10/2016, n.48703



4 Commenti

  1. Un insegnante a mio parere ha abusato dei mezzi di correzione e disciplina. Capisco che bisogna armarsi di tutta la pazienza del mondo quando hanno di fronte bambini e ragazzi e può facilmente accadere che per porre rimedio alle intemperanze più incontrollate debbano far ricorso a mezzi di correzione e di disciplina a volte anche molto severi. Però a tutto c’è un limite! Ora, vorrei capire quando c’è reato. Quando si verifica un abuso dei mezzi di correzione e disciplina?

    1. Condizione necessaria per il verificarsi di un caso di abuso dei mezzi di correzione e disciplina, è che l’abuso stesso possa generare un pericolo di malattia alla persona che ha subìto il comportamento eccessivamente severo. Ed è importante sottolineare che è sufficiente il semplice pericolo di causare un danno alla salute della vittima dell’abuso per realizzarsi il reato. Ma cosa si intende per pericolo di malattia? La risposta è almeno all’apparenza semplice: il pericolo di arrecare una malattia si realizza quando il mezzo di correzione e disciplina può causare il pericolo di lesioni all’incolumità fisica o alla serenità psichica di chi lo subisce. Mentre è facile capire cosa si intende per lesioni fisiche (danni al corpo o alle sue funzioni), è più difficile comprendere cosa siano i pericoli psichici. È stata la Cassazione a specificare questo concetto, affermando che per malattia della mente deve intendersi tutta una serie di problematiche psichiche che vanno ad esempio dallo stato d’ansia all’insonnia, dalla depressione ai disturbi del carattere e del comportamento. Per accertare questi stati di malessere si può far ricorso a perizie mediche e di specialisti, ma il giudice nell’accertare il fatto può far ricorso anche alle semplici regole dettate dall’esperienza. Dunque per un genitore o un insegnante basta spingersi al di là del semplice rimprovero per rischiare di commettere un reato di abuso dei mezzi di correzione e disciplina? Ovviamente no, nel senso che in determinati casi resta comunque possibile per il genitore o l’insegnante fare ricorso a mezzi di correzione fisici o morali più severi della norma ma, come specificato dalla Cassazione, tali mezzi di disciplina non devono essere utilizzati in maniera insensata o eccessiva, ma alla base deve pur esserci un comportamento del bambino o del ragazzo pericoloso, dannoso o insolente. Dunque nei casi più estremi, quando sia assolutamente necessario ai fini educativi e di disciplina, è ammesso il ricorso anche a mezzi di correzione duri, senza però sfociare nella vera e propria violenza fisica, mai tollerata dalla legge. Lo stesso schiaffo ad esempio è infatti ammesso solo se lieve e non in grado di creare un pericolo alla salute del bambino o del ragazzo che lo riceve. Infine è bene ricordare che si può incorrere in abuso dei mezzi di correzione e disciplina anche solo al verificarsi di un singolo episodio, non essendo necessario che gli abusi siano ripetuti nel tempo e abituali.

  2. Inoltre, visto che siete sempre molto disponibili nel fornire le risposte ai quesiti dei vostri lettori, vorrei porvi un’altra domanda. Quali sono le pene previste per l’abuso dei mezzi di correzione e disciplina?

    1. Il codice penale prevede per chi commette l’abuso la reclusione fino a sei mesi. Ciò però solo quando si causi un pericolo di malattia nel corpo e nella mente di chi ha subìto l’abuso. È prevista infatti una pena aggravata nel caso in cui, dall’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, la vittima subisca una vera e propria lesione personale e una pena ancora più aggravata, da tre a otto anni di reclusione, se dall’abuso dei mezzi di correzione e disciplina derivi addirittura la morte. Resta chiaro però che né le lesioni né la morte devono essere voluti dal responsabile, il quale, in caso contrario, andrebbe incontro a responsabilità per i reati di lesioni o di omicidio con le rispettive pene. Oltre alla reclusione, è prevista poi per i casi più gravi di abusi commessi ai danni di un congiunto o di un convivente, anche la misura dell’allontanamento dalla casa familiare.

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