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Riconoscimento del figlio: ultime sentenze

14 Luglio 2021
Riconoscimento del figlio: ultime sentenze

Impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento del figlio nato da genitori non sposati; rigetto della concessione del termine per effettuare il riconoscimento del figlio.

Il riconoscimento di figlio naturale

La presunta inidoneità del padre naturale a svolgere il compito genitoriale non costituisce impedimento al riconoscimento del figlio (nel caso di specie il tribunale ha affermato che anche le anomalie comportamentali riferite dalla madre circa contegni inadeguati assunti dal padre nei suoi confronti – reati di minaccia ed ingiuria -, non fossero sufficienti a concretizzare quel pericolo di danno gravissimo per lo sviluppo psicofisico del minore, tale da giustificare il sacrificio del diritto alla bigenitorialità).

Tribunale Torino sez. VII, 09/02/2021, n.680

Danno allo sviluppo psicofisico del minore

Il riconoscimento del figlio naturale ai sensi dell’art. 250 c.c. deve essere escluso nel solo caso di pericolo di danno gravissimo per lo sviluppo psico -fisico del minore. Negare al padre il riconoscimento ed al minore il legame con la discendenza paterna, con le proprie origini e con una parte decisiva della propria identità personale, rappresenta infatti una misura estrema, l’ultima ratio cui ricorrere ove nessun altro provvedimento sia idoneo a tutelare l’interesse del minore. Invero, la decisione rimessa al giudice dall’articolo 250 c.c. in tema di riconoscimento non mira a valutare la capacità genitoriale del ricorrente e, tanto meno, a valutare le modalità di esercizio della responsabilità genitoriale, ma solo a verificare se sussistano ragioni concrete talmente gravi da pregiudicare in senso assoluto e definitivo l’interesse del minore in caso di riconoscimento da parte del secondo genitore.

Tribunale Torino sez. VII, 30/11/2020, n.4256

Impugnazione del riconoscimento consapevolmente falso

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 263 c.c., censurato per contrasto con gli artt. 2 e 3 Cost., nella parte in cui non esclude la legittimazione ad impugnare il riconoscimento del figlio da parte di chi lo abbia effettuato nella consapevolezza della sua non veridicità. Invero, non è possibile fondare la valutazione di irragionevolezza postulata dal giudice a quo sulla disparità di trattamento con la disciplina di cui all’art. 9, comma 1, l. 19 febbraio 2004, n. 40, che preclude espressamente l’impugnazione al coniuge o al convivente che abbia prestato il proprio consenso a tecniche di procreazione medicalmente assistita: la differente natura delle fattispecie impedisce, infatti, di considerare la scelta normativa dell’indicato art. 9 come un idoneo tertium comparationis ai fini della valutazione della ragionevolezza estrinseca della disposizione censurata.

D’altra parte, nel caso dell’impugnazione del riconoscimento consapevolmente falso da parte del suo autore, il bilanciamento tra il concreto interesse del soggetto riconosciuto e il favore per la verità del rapporto di filiazione non può costituire il risultato di una valutazione astratta e predeterminata e non può implicare ex se il sacrificio dell’uno in nome dell’altro, essendo imposto al giudice di tenere conto di tutte le variabili del caso concreto (sentt. nn. 170 del 1999, 494 del 2002, 162 del 2014, 272 del 2017; ord. n. 7 del 2012).

Corte Costituzionale, 25/06/2020, n.127

La verità biologica

Il riconoscimento del figlio da parte di colui che sa dì non essere il genitore naturale non preclude la successiva impugnazione al fine di ristabilire la verità biologica. In tal caso, tuttavia, il giudice dovrà bilanciare il favor veritatis con altri valori costituzionali e tener conto, in particolare, del diritto del figlio all’identità personale, che non è esclusivamente correlata alla verità biologica ma anche ai legami affettivi e personali sviluppatisi all’interno della famiglia. Questo è quanto affermato dalla Corte costituzionale che ha dichiarato non fondata la questione di legittimità sollevata in relazione all’articolo 263 del codice civile laddove non esclude la legittimazione a impugnare il riconoscimento del figlio da parte di chi lo abbia effettuato nella consapevolezza della sua non veridicità.

Corte Costituzionale, 25/06/2020, n.127

Consenso dell’altro genitore al riconoscimento del figlio

Ove al Tribunale ordinario sia richiesto di pronunciare sentenza che tenga luogo del consenso dell’altro genitore al riconoscimento di un figlio nato fuori del matrimonio, in pendenza di procedura di adottabilità, nel corso del quale sia stata erroneamente dichiarata inammissibile l’istanza di sospensione del genitore che ha richiesto il riconoscimento dello status, il medesimo provvedimento non può essere adottato dal Tribunale ordinario in attesa che divengano definitive le statuizioni del Tribunale per i minorenni, tenuto conto che non ricorre l’ipotesi di sospensione ex lege prevista dall’art. 22 l. n. 184 del 1983 relativa alla dichiarazione giudiziale di maternità e paternità.

Cassazione civile sez. VI, 11/06/2020, n.11208

Impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento del figlio: quando va rigettata?

In tema impugnazione del riconoscimento dei figli per difetto di veridicità (non essendo i minori nati dai presunti genitori ma da diversi genitori, a seguito di pratiche di maternità surrogata), la rimozione dello status dei minori quali figli della coppia genitoriale tale dichiaratasi, risulta contrario all’interesse degli stessi, qualora si tratti di una relazione fondata su un rapporto, già riconosciuto dall’ordinamento, per diversi anni di vita dei figli e risultato solido e positivo.

Un diverso esito comprometterebbe la certezza dell’identità dei figli, privandoli del legame legale di filiazione pienamente riconosciuto fino al (solo eventuale) riconoscimento di altro status (non potendo essere riconosciuti dalla madre partoriente ovvero dalla madre donatrice dei gameti).

Inoltre tale condizione di indeterminatezza non potrebbe che produrre conseguenze negative sulla identità personale dei minori, e sulla percezione della loro identità tra i terzi, stante il mutamento di status. Con la rimozione del vincolo di filiazione dagli atti dello stato civile, la condizione dei minori anche nella società muterebbe, perderebbero lo status di figli, con il rischio di non conseguirne uno diverso, e comunque anche qualora il diverso riconoscimento dello stato di figli adottivi intervenisse, ciò oltre ad assicurare minori diritti sarebbe conoscibile nel contesto sociale. Tali eventi potrebbero produrre conseguenze indubbiamente pregiudizievoli per i minori. Peraltro è lo stesso ordinamento ad assicurare tutela alla situazione di fatto; gli art. 236 e 237 c.c., infatti, prevedono che in mancanza di atto di nascita la prova della filiazione possa essere data con il possesso continuo dello stato di figlio, risultante da una serie di fatti che nel loro complesso vengano a dimostrare le relazioni di filiazione e di parentela fra una persona e la famiglia a cui essa pretende di appartenere, precisando che lo stato di figlio si prova con il trattamento, la fama e il nome.

Le norme richiamate attengono alla prova della filiazione, e non alla costituzione dello status, ma evidenziano l’importanza che anche il legislatore nazionale ha da sempre attribuito alla situazione di fatto.

Tribunale Roma, 11/02/2020, n.2991

Figlio nato da genitori non coniugati 

Nell’azione di impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento di un figlio nato da genitori non uniti in matrimonio, l’altro genitore, che pure abbia operato il riconoscimento, è litisconsorte necessario nel giudizio, secondo la regola dettata all’art. 250 c.c. che pone un principio di natura generale da applicarsi, pertanto, anche nell’ipotesi disciplinata dall’art. 263 c.c., perché l’acquisizione di un nuovo “status” da parte del minore è idonea a determinare una rilevante modifica della situazione familiare, della quale resta in ogni caso partecipe l’altro genitore.

Cassazione civile sez. I, 17/04/2019, n.10775

Impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento del figlio

L’impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio è proponibile anche se il riconoscimento sia avvenuto in mala fede, in quanto l’autore era consapevole di non essere genitore biologico.

Cassazione civile sez. I, 21/02/2019, n.5242

Il riconoscimento del figlio infraquattordicenne

Il riconoscimento del figlio minore infraquattordicenne nato fuori dal matrimonio, già riconosciuto dall’altro genitore, che si oppone, costituisce un diritto di rilevanza costituzionale, che non solo non si contrappone all’interesse superiore del minore, ma anzi concorre a definirlo, in quanto incide sul diritto di quest’ultimo alla genitorialità piena e non dimidiata, quale espressione dell’identità personale, sicché è precluso non dal mancato riscontro di uno specifico interesse del minore al riguardo, ma solo dall’accertamento della forte probabilità che, già dalla mera attribuzione della genitorialità, possa derivare una compromissione grave e irreversibile dello sviluppo del minore.

(La Suprema corte ha pertanto confermato la sentenza di merito, la quale, sul presupposto che il riconoscimento del minore, nonché l’attribuzione del cognome, ha presupposti giuridicamente diversi rispetto all’esercizio della responsabilità genitoriale, che ben potrebbe essere esclusa o limitata, ha ritenuto non ostativo al riconoscimento da parte del padre, cittadino straniero, la circostanza che quest’ultimo fosse gravato da numerosi precedenti penali, per reati comunque non violenti, e che fosse mosso anche dal proposito di conseguire vantaggi personali, quanto all’ottenimento del permesso di soggiorno).

Cassazione civile sez. I, 14/02/2019, n.4526

Richiesta di riconoscimento di maternità

In conseguenza di un parto anonimo, il diritto della madre biologica di effettuare il riconoscimento del figlio, a carattere indisponibile, non è precluso, ai sensi dell’art. 11, ult. comma, l. n. 184 del 1983, dalla sopravvenuta declaratoria di adottabilità del minore, a meno che alla stessa non sia seguito l’affidamento preadottivo del minore; pertanto, in conseguenza della dichiarazione di adottabilità non viene meno il diritto della madre biologica a richiedere la concessione di un termine per procedere al riconoscimento del minore.

(Nella specie, la S.C., nel ritenere che il contegno assunto dalla madre biologica, la quale al momento del parto aveva dichiarato di non voler essere nominata, non fosse condizione sufficiente ai fini della declaratoria dello stato di adottabilità, ha cassato la sentenza impugnata e rinviato alla corte d’appello, la quale aveva erroneamente affermato che, in conseguenza della dichiarazione di adottabilità, fosse venuto meno l’interesse della madre biologica ad impugnare la decisione di primo grado che le aveva negato la concessione del termine per provvedere al riconoscimento del figlio).

Cassazione civile sez. I, 03/12/2018, n.31196

Riconoscimento dei figli: nomina più curatori speciali

In tema di impugnazione del riconoscimento del figlio per difetto di veridicità, qualora l’azione riguardi più minori, non è sempre necessario nominare curatori speciali diversi per ciascuno di essi; tale obbligo sussiste, infatti, nel solo caso in cui si verifichi tra i figli un conflitto di interessi, anche potenziale, ipotesi che non ricorre, tuttavia, per il solo fatto che i minori siano parti di un giudizio in posizioni processuali non contrapposte.

Cassazione civile sez. I, 22/08/2018, n.20940

Impugnazione del riconoscimento del figlio naturale per difetto di veridicità

L’azione di impugnazione del riconoscimento del figlio naturale per difetto di veridicità postula, a norma dell’art. 263 cod. civ., la dimostrazione della assoluta impossibilità che il soggetto che abbia inizialmente compiuto il riconoscimento sia, in realtà, il padre biologico del soggetto riconosciuto come figlio. Ai fini probatori, la cosiddetta analisi dei polimorfismi del Dna costituisce l’unico mezzo di prova diretto e non presuntivo della paternità e viene effettuata procedendo al confronto tra il profilo genetico del figlio con quello di entrambi i genitori; una volta individuate nel figlio le caratteristiche genetiche di provenienza materna, viene valutato se vi sia o meno corrispondenza con quelle di provenienza paterna e, in caso negativo, l’indagine si conclude con l’esclusione certa della paternità.

Nel caso, invece, in cui venga accertata una compatibilità fra padre e figlio, viene determinata la percentuale di probabilità statistica che il soggetto in esame sia effettivamente il padre biologico.

Tribunale Spoleto, 07/08/2018, n.673

Riconoscimento del figlio nato da una coppia omosessuale

Va accolto il ricorso proposto da due donne, una delle quali ha effettuato il riconoscimento del figlio precedentemente nato dall’altra, per conseguire, ai sensi dell’art. 262 c.c., l’attribuzione al minore del cognome delle due genitrici, atteso che tale riconoscimento non è manifestamente illecito o abnorme, in quanto funzionale alla tutela dell’interesse del minore.

Tribunale Torino, 11/06/2018

Riconoscimento del figlio registrato dall’ufficiale dello stato civile

A fronte del riconoscimento del figlio registrato dall’ufficiale dello stato civile, deve trovare applicazione l’art. 262 c.c. anche nel caso di coppia same sex, ancorché il riconoscimento successivo sia stato effettuato non dal padre, in conformità alla littera legis, bensì dall’altra genitrice di sesso femminile.

Tribunale Torino sez. VII, 21/05/2018

Accertamento del concreto interesse del minore

Posto che il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio da parte di un genitore (quando vi sia già stato il riconoscimento dell’altro, che vi si oppone) costituisce espressione di un diritto di rilevanza costituzionale, che però può essere sacrificato a fronte del rischio della compromissione dello sviluppo psico-fisico del minore, il giudice (nel quadro di un bilanciamento tra l’affermazione della verità biologica e la conservazione degli assetti familiari in atto) deve accertare il concreto interesse al riguardo del minore, fermo che il riconoscimento non è impedito tanto da condotte moralmente censurabili o anche da pendenze penali di chi chiede di essere autorizzato al riconoscimento stesso, quanto alla condotta di vita di costui, che si traduca in gravi carenze genitoriali.

Cassazione civile sez. I, 28/02/2018, n.4763

Mancato riconoscimento del figlio

In materia di mancato riconoscimento del figlio, l’azione di regresso può essere esercitata dal genitore che ha provveduto in via esclusiva al mantenimento del minore unitamente alla domanda di dichiarazione giudiziale della paternità naturale, pur essendo il titolo eseguibile soltanto dopo il passaggio in giudicato della sentenza di accertamento della paternità naturale.

Cassazione civile sez. I, 21/02/2018, n.4208

Riconoscimento del figlio: i doveri propri della procreazione legittima

Il riconoscimento del figlio implica per il genitore tutti i doveri propri della procreazione legittima, incluso quello del mantenimento ex art. 148 c.c.. La relativa obbligazione si collega allo “status” genitoriale ed assume, di conseguenza, pari decorrenza, dalla nascita del figlio, con il corollario che l’altro genitore, il quale nel frattempo abbia assunto l’onere del mantenimento anche per la porzione di pertinenza del genitore giudizialmente dichiarato (secondo i criteri di ripartizione di cui al citato art. 148 c.c.), ha diritto di regresso per la corrispondente quota, sulla scorta delle regole dettate dall’art. 1299 c.c. nei rapporti fra condebitori solidali

Tribunale Reggio Emilia sez. I, 08/02/2018

Riconoscimento del figlio naturale e maternità surrogata

Va dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 263 c.c, sollevata in riferimento agli art. 2,3,30,31 e 117, comma 1, della Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nella parte in cui non prevede che l’impugnazione del riconoscimento del figlio minore per difetto di veridicità possa essere accolta solo quando sia rispondente all’interesse dello stesso.

Il giudice chiamato a pronunciarsi sull’impugnazione del riconoscimento del figlio naturale concepito tramite maternità surrogata è sempre tenuto ad effettuare una valutazione comparativa tra interesse alla verità e interesse del minore.

Corte Costituzionale, 18/12/2017, n.272



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