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Riconoscimento del figlio: ultime sentenze

16 Dicembre 2019
Riconoscimento del figlio: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento del figlio nato da genitori non sposati; riconoscimento del figlio da parte di entrambi i genitori; rigetto della concessione del termine per effettuare il riconoscimento del figlio; figlio naturale concepito tramite maternità surrogata.

Figlio nato da genitori non coniugati 

Nell’azione di impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento di un figlio nato da genitori non uniti in matrimonio, l’altro genitore, che pure abbia operato il riconoscimento, è litisconsorte necessario nel giudizio, secondo la regola dettata all’art. 250 c.c. che pone un principio di natura generale da applicarsi, pertanto, anche nell’ipotesi disciplinata dall’art. 263 c.c., perché l’acquisizione di un nuovo “status” da parte del minore è idonea a determinare una rilevante modifica della situazione familiare, della quale resta in ogni caso partecipe l’altro genitore.

Cassazione civile sez. I, 17/04/2019, n.10775

Impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento del figlio

L’impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio è proponibile anche se il riconoscimento sia avvenuto in mala fede, in quanto l’autore era consapevole di non essere genitore biologico.

Cassazione civile sez. I, 21/02/2019, n.5242

Il riconoscimento del figlio infraquattordicenne

Il riconoscimento del figlio minore infraquattordicenne nato fuori dal matrimonio, già riconosciuto dall’altro genitore, che si oppone, costituisce un diritto di rilevanza costituzionale, che non solo non si contrappone all’interesse superiore del minore, ma anzi concorre a definirlo, in quanto incide sul diritto di quest’ultimo alla genitorialità piena e non dimidiata, quale espressione dell’identità personale, sicché è precluso non dal mancato riscontro di uno specifico interesse del minore al riguardo, ma solo dall’accertamento della forte probabilità che, già dalla mera attribuzione della genitorialità, possa derivare una compromissione grave e irreversibile dello sviluppo del minore.

(La Suprema corte ha pertanto confermato la sentenza di merito, la quale, sul presupposto che il riconoscimento del minore, nonché l’attribuzione del cognome, ha presupposti giuridicamente diversi rispetto all’esercizio della responsabilità genitoriale, che ben potrebbe essere esclusa o limitata, ha ritenuto non ostativo al riconoscimento da parte del padre, cittadino straniero, la circostanza che quest’ultimo fosse gravato da numerosi precedenti penali, per reati comunque non violenti, e che fosse mosso anche dal proposito di conseguire vantaggi personali, quanto all’ottenimento del permesso di soggiorno).

Cassazione civile sez. I, 14/02/2019, n.4526

Richiesta di riconoscimento di maternità

In conseguenza di un parto anonimo, il diritto della madre biologica di effettuare il riconoscimento del figlio, a carattere indisponibile, non è precluso, ai sensi dell’art. 11, ult. comma, l. n. 184 del 1983, dalla sopravvenuta declaratoria di adottabilità del minore, a meno che alla stessa non sia seguito l’affidamento preadottivo del minore; pertanto, in conseguenza della dichiarazione di adottabilità non viene meno il diritto della madre biologica a richiedere la concessione di un termine per procedere al riconoscimento del minore.

(Nella specie, la S.C., nel ritenere che il contegno assunto dalla madre biologica, la quale al momento del parto aveva dichiarato di non voler essere nominata, non fosse condizione sufficiente ai fini della declaratoria dello stato di adottabilità, ha cassato la sentenza impugnata e rinviato alla corte d’appello, la quale aveva erroneamente affermato che, in conseguenza della dichiarazione di adottabilità, fosse venuto meno l’interesse della madre biologica ad impugnare la decisione di primo grado che le aveva negato la concessione del termine per provvedere al riconoscimento del figlio).

Cassazione civile sez. I, 03/12/2018, n.31196

Riconoscimento dei figli: nomina più curatori speciali

In tema di impugnazione del riconoscimento del figlio per difetto di veridicità, qualora l’azione riguardi più minori, non è sempre necessario nominare curatori speciali diversi per ciascuno di essi; tale obbligo sussiste, infatti, nel solo caso in cui si verifichi tra i figli un conflitto di interessi, anche potenziale, ipotesi che non ricorre, tuttavia, per il solo fatto che i minori siano parti di un giudizio in posizioni processuali non contrapposte.

Cassazione civile sez. I, 22/08/2018, n.20940

Impugnazione del riconoscimento del figlio naturale per difetto di veridicità

L’azione di impugnazione del riconoscimento del figlio naturale per difetto di veridicità postula, a norma dell’art. 263 cod. civ., la dimostrazione della assoluta impossibilità che il soggetto che abbia inizialmente compiuto il riconoscimento sia, in realtà, il padre biologico del soggetto riconosciuto come figlio. Ai fini probatori, la cosiddetta analisi dei polimorfismi del Dna costituisce l’unico mezzo di prova diretto e non presuntivo della paternità e viene effettuata procedendo al confronto tra il profilo genetico del figlio con quello di entrambi i genitori; una volta individuate nel figlio le caratteristiche genetiche di provenienza materna, viene valutato se vi sia o meno corrispondenza con quelle di provenienza paterna e, in caso negativo, l’indagine si conclude con l’esclusione certa della paternità.

Nel caso, invece, in cui venga accertata una compatibilità fra padre e figlio, viene determinata la percentuale di probabilità statistica che il soggetto in esame sia effettivamente il padre biologico.

Tribunale Spoleto, 07/08/2018, n.673

Riconoscimento del figlio nato da una coppia omosessuale

Va accolto il ricorso proposto da due donne, una delle quali ha effettuato il riconoscimento del figlio precedentemente nato dall’altra, per conseguire, ai sensi dell’art. 262 c.c., l’attribuzione al minore del cognome delle due genitrici, atteso che tale riconoscimento non è manifestamente illecito o abnorme, in quanto funzionale alla tutela dell’interesse del minore.

Tribunale Torino, 11/06/2018

Riconoscimento del figlio registrato dall’ufficiale dello stato civile

A fronte del riconoscimento del figlio registrato dall’ufficiale dello stato civile, deve trovare applicazione l’art. 262 c.c. anche nel caso di coppia same sex, ancorché il riconoscimento successivo sia stato effettuato non dal padre, in conformità alla littera legis, bensì dall’altra genitrice di sesso femminile.

Tribunale Torino sez. VII, 21/05/2018

Accertamento del concreto interesse del minore

Posto che il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio da parte di un genitore (quando vi sia già stato il riconoscimento dell’altro, che vi si oppone) costituisce espressione di un diritto di rilevanza costituzionale, che però può essere sacrificato a fronte del rischio della compromissione dello sviluppo psico-fisico del minore, il giudice (nel quadro di un bilanciamento tra l’affermazione della verità biologica e la conservazione degli assetti familiari in atto) deve accertare il concreto interesse al riguardo del minore, fermo che il riconoscimento non è impedito tanto da condotte moralmente censurabili o anche da pendenze penali di chi chiede di essere autorizzato al riconoscimento stesso, quanto alla condotta di vita di costui, che si traduca in gravi carenze genitoriali.

Cassazione civile sez. I, 28/02/2018, n.4763

Mancato riconoscimento del figlio

In materia di mancato riconoscimento del figlio, l’azione di regresso può essere esercitata dal genitore che ha provveduto in via esclusiva al mantenimento del minore unitamente alla domanda di dichiarazione giudiziale della paternità naturale, pur essendo il titolo eseguibile soltanto dopo il passaggio in giudicato della sentenza di accertamento della paternità naturale.

Cassazione civile sez. I, 21/02/2018, n.4208

Riconoscimento del figlio: i doveri propri della procreazione legittima

Il riconoscimento del figlio implica per il genitore tutti i doveri propri della procreazione legittima, incluso quello del mantenimento ex art. 148 c.c.. La relativa obbligazione si collega allo “status” genitoriale ed assume, di conseguenza, pari decorrenza, dalla nascita del figlio, con il corollario che l’altro genitore, il quale nel frattempo abbia assunto l’onere del mantenimento anche per la porzione di pertinenza del genitore giudizialmente dichiarato (secondo i criteri di ripartizione di cui al citato art. 148 c.c.), ha diritto di regresso per la corrispondente quota, sulla scorta delle regole dettate dall’art. 1299 c.c. nei rapporti fra condebitori solidali

Tribunale Reggio Emilia sez. I, 08/02/2018

Riconoscimento del figlio naturale e maternità surrogata

Va dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 263 c.c, sollevata in riferimento agli art. 2,3,30,31 e 117, comma 1, della Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nella parte in cui non prevede che l’impugnazione del riconoscimento del figlio minore per difetto di veridicità possa essere accolta solo quando sia rispondente all’interesse dello stesso.

Il giudice chiamato a pronunciarsi sull’impugnazione del riconoscimento del figlio naturale concepito tramite maternità surrogata è sempre tenuto ad effettuare una valutazione comparativa tra interesse alla verità e interesse del minore.

Corte Costituzionale, 18/12/2017, n.272



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