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Lesione del rapporto parentale: ultime sentenze

2 Marzo 2022
Lesione del rapporto parentale: ultime sentenze

Soggetti legati da uno stretto vincolo di parentela; lesione del rapporto parentale e incidenza che tale lesione assume sulla vita futura del congiunto superstite; liquidazione del danno non patrimoniale.

Indice

Il danno da perdita del rapporto parentale

Al fine di garantire non solo un’adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l’uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, il danno da perdita del rapporto parentale deve essere liquidato seguendo una tabella basata sul sistema a punti, che preveda, oltre l’adozione del criterio a punto, l’estrazione del valore medio del punto dai precedenti, la modularità e l’elencazione delle circostanze di fatto rilevanti, tra le quali, da indicare come indefettibili, l’età della vittima, l’età del superstite, il grado di parentela e la convivenza, nonché l’indicazione dei relativi punteggi, con la possibilità di applicare sull’importo finale dei correttivi in ragione della particolarità della situazione, salvo che l’eccezionalità del caso non imponga, fornendone adeguata motivazione, una liquidazione del danno senza fare ricorso a tale tabella.

Cassazione civile sez. III, 10/11/2021, n.33005

Effettività e consistenza della relazione parentale

Gli appartenenti al nucleo parentale diversi dal coniuge e dai figli (in particolare i nonni, i nipoti, i generi e le nuore) hanno diritto di ottenere ristoro per la perdita del proprio congiunto anche se con questo non conviventi, purché dimostrino l’effettività e la consistenza della relazione parentale.

Tribunale Ancona sez. II, 05/10/2021, n.1195

Natura e prova del danno parentale

Il danno non patrimoniale derivante da lesione del rapporto parentale subìto iure proprio dal congiunto della vittima si concreta nello sconvolgimento dell’esistenza e da radicali cambiamenti dello stile di vita conseguenti al decesso del congiunto; tale danno invece non si configura se dall’evento conseguano meri disagi, fastidi, disappunti, ansie, ovvero la perdita delle abitudini e dei riti propri della quotidianità della vita. Con l’ulteriore precisazione che tale danno non può ritenersi sussistente in re ipsa (cioè per il solo fatto del vincolo parentale venuto meno) ma richiede la prova, precisa e circostanziata, dello sconvolgimento di vita patito, non potendo risolversi in mere enunciazioni di carattere del tutto generico e astratto, eventuale ed ipotetico.

Tribunale Velletri sez. II, 30/09/2021, n.1763

Riconoscimento del danno conseguente alla lesione del rapporto parentale

In tema di danno conseguente alla lesione del rapporto parentale (e non soltanto alla sua perdita), si afferma che esso debba essere riconosciuto in relazione a qualsiasi tipo di rapporto che abbia le caratteristiche di una stabile relazione affettiva, indipendentemente dalla circostanza che esso sia intrattenuto con un parente di sangue o con un soggetto che non sia legato da un vincolo di consanguineità naturale ma che abbia con il danneggiato analoga relazione di affetto, di consuetudine di vita e di abitudini.

Tribunale Palermo sez. II, 28/09/2021

Risarcibilità del danno da lesione del rapporto parentale

Il danno non patrimoniale conseguente alla definitiva e radicale lesione del rapporto parentale che legava la vittima del sinistro ai suoi congiunti va risarcito indipendentemente dalla sussistenza di eventuali danni biologici a carico dei familiari della vittima, da liquidare autonomamente.

Corte appello L’Aquila sez. I, 20/09/2021, n.1375

Liquidazione del danno da lesione del rapporto parentale

Il danno derivante dalla perdita del rapporto parentale rientra nel genus di danno non patrimoniale, ricollegabile alla lesione del diritto all’intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia, la cui tutela è ricollegabile agli artt. 2,29 e 30 della Costituzione. Tale danno si concretizza non solo nella perdita delle abitudini e dei riti propri della quotidianità famigliare, ma anche nello sconvolgimento dell’esistenza, nonché nella sofferenza interiore derivante dal venir meno del rapporto con il congiunto.

Il risarcimento del danno da perdita parentale va liquidato in via equitativa, tenendo conto delle tabelle del Tribunale di Milano e del rapporto di vicinanza e di affetto, nonché tenendo conto che l’unitario danno non patrimoniale subito dal congiunto si compone sia dell’interiore sofferenza morale soggettiva, sia di quella riflessa sul piano dinamico -relazionale.

Alla luce di tanto il danno va liquidato tenendo conto della sussistenza di uno o entrambi i profili di cui si compone il danno non patrimoniale ed apprezzare la gravità ed effettiva entità del danno in considerazione dei concreti rapporti col congiunto, dimostrati anche per presunzione, quali la maggiore o minore prossimità del legame parentale, la qualità dei legami affettivi, la sopravvivenza di altri congiunti, la convivenza o meno col danneggiato, l’età delle parti ed ogni altra circostanza utile.

Tribunale Ivrea sez. I, 29/07/2021, n.773

Morte causata da un illecito

In tema di danno non patrimoniale risarcibile derivante da morte causata da un illecito, il pregiudizio risarcibile conseguente alla perdita del rapporto parentale che spetta “iure proprio” ai prossimi congiunti riguarda la lesione della relazione che legava i parenti al defunto e, ove sia provata l’effettività e la consistenza di tale relazione, la mancanza del rapporto di convivenza non è rilevante, non costituendo il connotato minimo ed indispensabile per il riconoscimento del danno.

Cassazione civile sez. III, 25/06/2021, n.18284

Onere probatorio incombente sul danneggiato

Il danno esistenziale da perdita del rapporto parentale non può considerarsi in re ipsa, in quanto così facendo risulterebbe snaturata la sua funzione risarcitoria, posto che il risarcimento verrebbe concesso non in conseguenza dell’effettivo accertamento di un danno, bensì in conseguenza della mera lesione. Peraltro va precisato che la prova del danno non patrimoniale da uccisione (o anche da lesione) dello stretto congiunto può essere data anche a mezzo di presunzioni.

Tribunale Milano sez. I, 19/05/2021, n.4239

Risarcimento del danno da lesione del rapporto parentale

Il risarcimento del danno da ‘lesione’ del rapporto parentale non coincide con il danno da ‘perdita’ del rapporto parentale in quanto nel primo caso si ha riguardo allo sconvolgimento dell’esistenza, rivelato da fondamentali e radicali cambiamenti dello stile di vita, dovuto alle gravi lesioni subìte dal parente, mentre nel secondo caso si tutela l’interesse all’intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia, nonché all’inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell’ambito della famiglia. Inoltre, diversi sono i fatti costitutivi posti alla base delle due pretese, consistenti rispettivamente nella lesione del bene della salute del congiunto e nel decesso dello stesso.

Tribunale Milano sez. X, 14/05/2021, n.4075

Liquidazione del danno da perdita di congiunto

Il danno da perdita del rapporto parentale rappresenta una particolare ipotesi di danno non patrimoniale, derivante dalla lesione del diritto all’intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia, all’inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell’ambito della peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela è ricollegabile agli artt. 2,29 e 30 della Costituzione. Tale pregiudizio consiste non solo nella perdita delle abitudini e dei riti propri della quotidianità, bensì nello sconvolgimento dell’esistenza, rivelato da fondamentali e radicali cambiamenti dello stile di vita, nonché nella sofferenza interiore derivante dal venir meno del rapporto. Tale danno, al pari del danno non patrimoniale in genere, deve essere considerato nel suo complesso e la liquidazione dovrà essere unitaria, sì da ricomprendere ogni pregiudizio ad esso ricollegabile. In particolare, trattandosi di vittime secondarie, al fine di adeguatamente risarcire la lesione del rapporto parentale andranno tenute in considerazione le circostanze del sinistro, la sofferenza per la tragica perdita del familiare, l’età della vittima, nonché quella degli attori, il grado di parentela e l’intensità del legame tra la vittima e ciascun prossimo congiunto.

Tribunale Lecco sez. II, 26/03/2021, n.171

Morte del congiunto

In virtù del principio di unitarietà e onnicomprensività del risarcimento del danno non patrimoniale, deve escludersi che al prossimo congiunto di persona deceduta in conseguenza del fatto illecito di un terzo possano essere liquidati sia il danno da perdita del rapporto parentale che il danno esistenziale, poiché il primo già comprende lo sconvolgimento dell’esistenza, che ne costituisce una componente intrinseca.

Cassazione civile sez. III, 26/03/2021, n.8622

Perdita del rapporto parentale

Il danno non patrimoniale da lesione o perdita del rapporto parentale non è rigorosamente circoscritto ai familiari conviventi, poiché il rapporto di convivenza, pur costituendo elemento probatorio utile a dimostrarne l’ampiezza e la profondità, non assurge a connotato minimo di esistenza di rapporti costanti di reciproco affetto e solidarietà, escludendoli automaticamente in caso di sua mancanza. In particolare, nessun rilievo può essere attribuito, al fine di negare il riconoscimento di tale danno, all’unilateralità del rapporto di fratellanza e all’assenza di vincolo di sangue, non incidendo essi negativamente sull’intimità della relazione, sul reciproco legame affettivo e sulla pratica della solidarietà.

Nel caso di specie, il Tribunale ha riconosciuto il diritto dell’attore al risarcimento del danno per la perdita del rapporto parentale con il cognato, deceduto a 16 anni in un sinistro stradale, del quale lo stesso si era occupato sin dalla nascita, in quanto il padre naturale del ragazzo aveva abbandonato la famiglia facendo perdere le sue tracce.

Tribunale Lecce sez. I, 04/03/2021, n.634

La maggiore o minore prossimità del legame parentale

La perdita o lesione del rapporto parentale, che si compone dell’interiore sofferenza morale soggettiva e di quella riflessa sul piano dinamico-relazionale, è risarcibile a titolo di danno non patrimoniale avendo cura di tenere in considerazioni tutte le circostanze che attengano alle persone coinvolte ed al legame tra di loro esistente. A tal proposito, sono indicatori unanimemente riconosciuti i concreti rapporti col congiunto, la maggiore o minore prossimità del legame parentale, la qualità dei legami affettivi (anche se al di fuori di una configurazione formale), la sopravvivenza di altri congiunti, la convivenza o meno col danneggiato, l’età delle parti.

Cassazione civile sez. III, 26/02/2021, n.5417

Lesione del rapporto parentale e risarcimento del danno

In tema di lesione del rapporto parentale, in assenza di una situazione di convivenza, che costituisce un connotato essenziale attraverso cui si esteriorizza l’intimità delle relazioni di parentela, anche allargate, il diritto al risarcimento deve fondarsi sulla prova positiva dell’esistenza di un vincolo affettivo, prova che è invece presunta per i familiari legati alla vittima da uno stretto legame di parentela (genitori, coniuge, figli o fratelli).

Corte appello Bari sez. III, 18/02/2021, n.273

Decesso per trasfusione di sangue infetto

Il fatto illecito costituito dalla morte o dalle gravissime lesioni patite dal congiunto a causa di trasfusioni con sangue infetto dà luogo ad un danno non patrimoniale presunto, consistente nella conseguenze pregiudizievoli sul rapporto parentale, allorché tale lesione vada a colpire soggetti legati da uno stretto vincolo di parentela, restando irrilevante, per l’operare di detta presunzione, la sussistenza di una convivenza tra gli stretti congiunti e la vittima del sinistro.

Corte appello Messina sez. II, 11/02/2021, n.108

Gravità ed effettiva entità del danno

Il danno non patrimoniale da perdita o lesione del rapporto parentale non è circoscritto ai familiari conviventi e nessun rilievo può essere attribuito all’unilateralità del rapporto di fratellanza nell’escludere la risarcibilità di tale danno. Il giudice è tenuto a verificare, in base alle evidenze probatorie acquisite, la gravità ed effettiva entità del danno in considerazione dei concreti rapporti col congiunto, tenendo conto di ogni circostanza del caso.

Cassazione civile sez. III, 05/11/2020, n.24689

Unilateralità del rapporto di fratellanza

Il danno non patrimoniale da lesione o perdita del rapporto parentale non è rigorosamente circoscritto ai familiari conviventi, poiché il rapporto di convivenza, pur costituendo elemento probatorio utile a dimostrarne l’ampiezza e la profondità, non assurge a connotato minimo di esistenza di rapporti costanti di reciproco affetto e solidarietà, escludendoli automaticamente in caso di sua mancanza. In particolare, nessun rilievo può essere attribuito, al fine di negare il riconoscimento di tale danno, all’unilateralità del rapporto di fratellanza ed all’assenza di vincolo di sangue, non incidendo essi negativamente sull’intimità della relazione, sul reciproco legame affettivo e sulla pratica della solidarietà.

Cassazione civile sez. III, 05/11/2020, n.24689

Danno esistenziale o da sconvolgimento dell’esistenza

In tema di risarcimento dei danni, il danno non patrimoniale iure proprio del congiunto è ristorabile in caso non solo di perdita ma anche di mera lesione del rapporto parentale (con riferimento al danno morale in favore dei prossimi congiunti della vittima di lesioni colpose).

Il danno esistenziale o da sconvolgimento dell’esistenza è integrato ad esempio nel caso di abbandono del lavoro per potersi dedicare esclusivamente alla cura del figlio, bisognevole di assistenza in ragione della gravità delle riportate lesioni; nel caso di “assolutezza del sacrificio di sé” nell’assistenza verso il piccolo figlio macroleso; nel caso di impossibilità per una ragazza ventenne di fare la modella all’esito di intervento di chirurgia plastica con effetti deturpanti sul seno; nel caso dell’impossibilità di realizzare la propria “opzione di vita” consistente nell’ottenere il collocamento a riposo in ragione del mancato accredito di contributi da parte del datore di lavoro; nel caso di impossibilità di espletare l’attività di imprenditore per illegittima revoca di autorizzazione di polizia.

Tribunale Udine, 14/05/2020, n.406

Totale sconvolgimento delle abitudini di vita: è presupposto necessario per la risarcibilità del danno?

Il danno subito iure proprio dai congiunti della vittima di lesioni personali (c.d. danno da lesione del rapporto parentale) può manifestarsi in termini di sofferenza interiore, compromissione della salute o contrazione delle abitudini di vita, senza che, in quest’ultimo caso, per la sua risarcibilità sia necessario il totale sconvolgimento delle stesse.

Cassazione civile sez. III, 08/04/2020, n.7748

Accertamento del danno da lesione del rapporto parentale

Il danno biologico, il danno morale ed il danno alla vita di relazione rispondono a prospettive diverse di valutazione del medesimo evento lesivo, che può causare, nella vittima e nei suoi familiari, un danno medicalmente accertato, un dolore interiore e un’ alterazione della vita quotidiana, sicché il giudice di merito deve valutare tutti gli aspetti della fattispecie dannosa, evitando duplicazioni, ma anche “vuoti” risarcitori, e, in particolare, per il danno da lesione del rapporto parentale, deve accertare, con onere della prova a carico dei familiari della persona deceduta, se, a seguito del fatto lesivo, si sia determinato nei superstiti uno sconvolgimento delle normali abitudini tale da imporre scelte di vita radicalmente diverse.

Tribunale Brindisi, 11/03/2020, n.446

Lesione del rapporto parentale

Va cassata, in parte qua, la sentenza di merito che abbia escluso la liquidazione del danno non patrimoniale da lesione del rapporto parentale, a fronte di lesioni di non lieve entità riportate dal coniuge.

Cassazione civile sez. III, 31/01/2019, n.2788

Liquidazione del danno da perdita di persona

In tema di danno non patrimoniale da perdita di familiare questo può essere determinato in un’unica somma comprendente sia il cosiddetto danno morale in senso stretto, derivante dalla sofferenza per la perdita del congiunto, sia il cosiddetto danno esistenziale, derivante dalla lesione del rapporto parentale e dall’incidenza che tale lesione assume sulla vita futura del congiunto superstite.

Infatti laddove il fatto lesivo alteri profondamente l’assetto dei rapporti famigliari, provocando una rimarchevole dilatazione dei bisogni e dei doveri ed una determinante riduzione – se non annullamento – delle positività che dal rapporto parentale derivano, viene a determinarsi quello sconvolgimento delle abitudini di vita che, pur potendo avere diversa ampiezza e consistenza in termini di intensità e protrazione nel tempo in relazione alle diverse situazioni, deve trovare comunque obiettivazione nell’alterazione del modo di relazionarsi del soggetto sia all’interno del nucleo famigliare che all’esterno di esso nell’ambito dei rapporti della vita di relazione.

Tribunale Napoli sez. VIII, 27/12/2018, n.11130

Soggetti legati da un vincolo familiare non stretto

Il rapporto parentale di soggetti legati da un vincolo familiare non stretto (nonni, nipoti, genero, nuora), per potersi considerare leso, necessita della convivenza quale connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l’intimità dei rapporti parentali, anche allargati, caratterizzati da reciproci vincoli affettivi, di pratica della solidarietà, di sostegno economico, solo in tal modo il rapporto tra danneggiato primario e secondario assume rilevanza giuridica ai fini della lesione del rapporto parentale, venendo in rilievo la comunità familiare come luogo in cui, attraverso la quotidianità della vita, si esplica la personalità di ciascuno.

Corte appello Roma sez. III, 20/11/2018, n.7318

Lesione del rapporto parentale: quali sono le cause?

Il danno da perdita del rapporto parentale spetta quando vi sia la rottura di tale rapporto anche con un soggetto non consanguineo, ma che rappresenti per il danneggiato la identica figura del padre; la lesione del rapporto parentale può essere determinata anche da un evento diverso dalla morte.

(Nella specie, un minore, a seguito di un testo del Dna errato, aveva considerato come padre un uomo con cui non aveva alcun legame di sangue; la Corte ha ritenuto che la rottura di questo legame fosse tale da generare un danno da perdita del rapporto parentale per il minore).

Cassazione civile sez. III, 21/08/2018, n.20835

Lesione del rapporto parentale: il danno non patrimoniale

E’ quindi fondato, sul punto, il motivo di appello che lamenta avere il tribunale esercitato un potere eccessivamente discrezionale nella quantificazione del danno, motivando la scelta di un importo risarcitorio più basso all’interno della forbice prevista per la categoria di congiunti a cui il soggetto appartiene è motivata dal fatto che nella fattispecie, ad alcuno dei congiunti non spetti il risarcimento del danno per lesione del rapporto parentale (in quanto non provato).

Conseguenza di tanto è che la liquidazione del danno non patrimoniale in favore dei genitori del defunto e della sorella deve attestarsi nei valori medi tenendo conto delle effettive qualità della persona deceduta e dell’effettivo valore dei rapporti venuti meno a seguito della sua dipartita.

Corte appello Potenza, 17/04/2018, n.196

Danno da perdita del rapporto parentale

Il fatto illecito, costituito dalla uccisione del congiunto, dà luogo ad un danno non patrimoniale presunto, consistente nella perdita del rapporto parentale, allorché colpisce soggetti legati da uno stretto vincolo di parentela, la cui estinzione lede il diritto all’intangibilità della sfera degli affetti reciproci e della scambievole solidarietà che caratterizza la vita familiare nucleare.

Perché, invece, possa ritenersi risarcibile la lesione del rapporto parentale subita da soggetti estranei a tale ristretto nucleo familiare (quali i nonni, i nipoti, il genero, o la nuora) è necessario che sussista una situazione di convivenza, in quanto connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l’intimità delle relazioni di parentela, anche allargate, contraddistinte da reciproci legami affettivi, pratica della solidarietà e sostegno economico, solo in tal modo assumendo rilevanza giuridica il collegamento tra danneggiato primario e secondario, nonché la famiglia intesa come luogo in cui si esplica la personalità di ciascuno, ai sensi dell’art. 2 Cost.

Tribunale Lucca, 03/05/2017, n.950

Il danno biologico

Il turbamento d’animo, il dolore o la sofferenza interiore non costituiscono un pregiudizio ontologicamente distinto dal danno biologico o dal danno da lesione del rapporto parentale, ma integrano una peculiare modalità di manifestazione che si accompagna all’unitario danno non patrimoniale, che deve essere considerata come ulteriore elemento valutativo nella liquidazione dell’importo risarcitorio.

Cassazione civile sez. III, 13/12/2016, n.25486

Lesione del rapporto parentale per morte del congiunto

Perché possa ritenersi risarcibile la lesione del rapporto parentale (per morte del congiunto) subita da soggetti estranei al ristretto nucleo familiare (quali i nonni, i nipoti, il genero, o la nuora) non è necessario che sussista una situazione di convivenza.

Cassazione civile sez. III, 20/10/2016, n.21230

Genitori del minore vittima di un incidente stradale

I genitori del minore vittima di un incidente stradale subiscono una lesione del rapporto parentale, sul piano sia relazionale che morale. Va risarcito il danno non patrimoniale conseguente all’aver assistito il figlio e averne condiviso sofferenze e disagi.

Tribunale Trieste, 02/08/2016, n.628

Lesione del rapporto parentale: la prova del danno

La lesione del rapporto parentale non costituisce un’ipotesi di danno in re ipsa.

Cassazione civile sez. III, 23/06/2016, n.12985

Lesione del rapporto parentale: la quantificazione del danno 

La quantificazione del danno alla lesione del rapporto parentale, di natura certamente catastrofale, non può che avvenire in via equitativa pura in ragione dell’assenza di criteri standardizzati o di riferimenti rinvenibili nell’ordinamento.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 06/04/2016, n.650



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