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Ampliamento del balcone: ultime sentenze

18 Dicembre 2019
Ampliamento del balcone: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: ampliamento del balcone con trasformazione della facciata; realizzazione di un unico e più ampio balcone; variazione dell’assetto dei luoghi, della facciata dell’edificio e delle condizioni di abitabilità.

Ampliamento di un balcone: occorre il titolo edilizio?

Per l’ampliamento di un balcone con trasformazione della facciata dell’abitazione, comportante modifica della sagoma, del prospetto e della superficie occorre il titolo edilizio.

T.A.R. Potenza, (Basilicata) sez. I, 17/06/2019, n.506

Nozione di costruzione ai fini delle distanze

Nel concetto di costruzione, ai fini dell’osservanza delle distanze ai sensi dell’art. 9, d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, vanno considerati i balconi, nonché tutte le sporgenze destinate per i loro caratteri strutturali e funzionali ad ampliare la superficie abitativa dei vani che vi accedono, in specie laddove il balcone per dimensioni e caratteristiche (apprezzabile profondità e ampiezza) sia tale da integrare un “corpo di fabbrica”. Non vi rientra invece il concetto di risagomatura.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. I, 25/03/2019, n.276

Distanze nelle costruzioni

Nel calcolo delle distanze tra costruzioni, devono prendersi in considerazione le sporgenze costituenti per il loro carattere strutturale e funzionale veri e propri aggetti implicanti perciò un ampliamento dell’edificio in superficie e volume, come appunto i balconi formati da solette aggettanti anche se scoperti di apprezzabile profondità, ampiezza e consistenza.

Analogamente, gli sporti, cioè le sporgenze da non computare ai fini delle distanze perché non attinenti alle caratteristiche del corpo di fabbrica che racchiude il volume che si vuol distanziare, sono i manufatti come le mensole, le lesene, i risalti verticali delle parti con funzione decorativa, gli elementi in oggetto di ridotte dimensioni, le canalizzazioni di gronde e i loro sostegni, non invece le sporgenze, anche dei generi ora indicati, ma di particolari dimensioni, che siano quindi destinate anche ad estendere ed ampliare per l’intero fronte dell’edificio la parte utilizzabile per l’uso abitativo.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. I, 21/11/2013, n.1406

Limiti della manutenzione straordinaria

L’ampliamento di un balcone di circa 50 centimetri in larghezza per l’intera lunghezza di 4 metri, con la conseguente realizzazione di una maggiore superficie di 2 metri quadrati, eccede i limiti della manutenzione straordinaria.

Ciò in quanto l’intervento non è diretto ad una mera finalità conservativa, riguardante il ripristino o il rinnovamento di elementi dell’edificio, ma comporta la formazione di ulteriore superficie utile, all’esterno del volume del fabbricato, rispetto a quanto previsto dal titolo .

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. II, 06/09/2018, n.2049

Alterazione dell’originaria fisionomia dello stabile condominiale

E’ illegittima ogni pretesa di pagamento degli oneri concessori da parte del comune per tutti gli interventi descritti dalle lettere a) e b) e c) dell’articolo 31, comma 1 della legge n. 457 del 1978 in quanto opere di manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo ed igienico sanitario e come tali escluse dal pagamento del contributo.

Esula invece dal concetto di manutenzione straordinaria l’intervento di ampliamento dei balconi qualora alteri l’originaria fisionomia dello stabile condominiale non essendo applicabile a tale opera l’esenzione dal contributo prevista dall’articolo 9, lettera d) della legge n. 10/1977 in quanto tale esenzione si riferisce ad un ampliamento non superiore al 20 per cento dell’unità immobiliare e riguarda esclusivamente gli edifici unifamiliari.

Irrilevante risulta la circostanza che l’intervento non implichi un aumento del carico urbanistico, se il Comune ha commisurato il contributo di concessione al solo costo di costruzione e non alle spese di urbanizzazione. Ne consegue che l’ampliamento dei balconi di un condominio non è esente dal contributo richiesto dal Comune.

Consiglio di Stato, 14/04/2016, n. 1510

Variazione dell’assetto dei luoghi

L’ampliamento del balcone costituisce una variazione dell’assetto dei luoghi, della facciata dell’edificio e delle condizioni di abitabilità del corrispondente volume interno così che realizzarlo senza aver ottenuto alcun assenso dalla p.a. competente integra il reato di cui all’art. 44 lett. b) d.P.R. 380/2001.

Tribunale Napoli sez. I, 31/08/2015, n.11696

Ampliamento di un balcone: può qualificarsi come manutenzione straordinaria?

L’ampliamento di un balcone non può qualificarsi come una mera manutenzione straordinaria, atteso che in tale categoria rientrano – secondo quanto previsto dall’articolo 3, comma 1, lett. b), del d.P.R. n. 380 del 2001 – i lavori necessari per “”rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici…””.

L’ampliamento del balcone non è invece diretto a una mera finalità conservativa, perché non consiste nel ripristino o rinnovamento di elementi dell’edificio, ma comporta la formazione di ulteriore superficie utile non residenziale, all’esterno del volume del fabbricato, rispetto a quanto previsto dal titolo.

TAR Milano, 06/09/2018, n. 2049

Opere di ristrutturazione edilizia

La realizzazione di un intervento di ampliamento di un balcone ed il congiungimento di due sporti preesistenti per la realizzazione di un unico e più ampio balcone costituiscono opere di ristrutturazione edilizia ai sensi degli artt. 3 e 10, d.P.R. n. 380 del 2001, dal momento che realizzano un’oggettiva trasformazione della facciata del palazzo, comportante modifica della sagoma, dei prospetti e delle superfici. Il titolo edilizio per la realizzazione di tale intervento risulta, quindi, essere il permesso di costruire e la sanzione per la sua assenza è il ripristino dello stato dei luoghi ex art. 33, d.P.R. n. 380 del 2001

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 28/10/2011, n.5052

L’ampliamento di un balcone prospiciente

Poiché lo spazio di m. 2 esistente tra due fabbricati deve qualificarsi, a prescindere dall’appartenenza, come intercapedine, il giudice ordinario, adito con la denuncia di nuova opera, disapplica il provvedimento amministrativo, che in violazione di norme regolamentari comunali, integrative delle disposizioni del c.c., abbia permesso l’ampliamento di un balcone prospiciente su tale intercapedine ed ordina al convenuto di ripristinare lo stato dei luoghi.

Pretura Rossano, 25/05/1990



2 Commenti

  1. In casa mia non c’è più spazio dove mettere la roba. Quando vengono gli invitati per una cena non so dove farli sedere perché è troppo piccolo il salotto. Vorrei espandermi. L’acquisto di una nuova casa non è alla mia portata e non c’è nessuno dei dirimpettai disponibile a cedermi una camera che mi consenta – abbattendo il muro – di ampliare il mio appartamento. Un ingegnere mi ha detto che, se le prove di stabilità daranno buon esito, potrei ampliare il balcone. Un’idea di questo tipo sarebbe perfetta: mi accontenterei infatti anche di un piccolo spazio all’aperto, dal quale magari ricavare una veranda. Ma è legale? Si può allargare un balcone? Attendo un vostro riscontro grazie.

    1. Anche se, in teoria, l’ampliamento del balcone è un’opera non vietata dalla legge, per raggiungere questo obiettivo bisogna superare una serie di vincoli. Il primo, ovviamente, è il rispetto della normativa edilizia e urbanistica imposta dal Comune. Anche per pochi centimetri di spazio in più ricavati dal balcone aggettante, è necessario chiedere il permesso di costruire (la vecchia concessione edilizia). Il permesso amministrativo è infatti necessario perché la nuova opera realizza un aumento della volumetria. L’ampliamento del balcone non può essere considerato una manutenzione straordinaria, per la quale altrimenti la disciplina sarebbe stata differente. Il proprietario dell’appartamento infatti non fa altro che incrementare la superficie utile del proprio immobile e, peraltro, modifica il prospetto del palazzo. Il testo unico dell’edilizia, del resto, parla chiaro: nella manutenzione straordinaria rientrano i lavori per ripristinare o rinnovare parti anche strutturali dei fabbricati, compresi gli interventi per rifare i bagni o i servizi tecnologici. Sono invece escluse le opere che, come nella fattispecie, creano nuovi spazi all’esterno del volume del fabbricato in difformità dall’originario titolo edilizio.L’ampliamento del balcone non è, infatti, diretto a soddisfare mere finalità conservative, perché non consiste nel rispristino o rinnovamento di elementi dell’edificio, ma comporta la formazione di ulteriore superficie utile non residenziale, all’esterno del volume del fabbricato, rispetto a quanto previsto dal titolo.La legge prevede una sorta di “sanatoria” per tutte le violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta che non superino il 2% per singola unità immobiliare (inteso quindi con riferimento all’intero appartamento e non solo al balcone).

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