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Avvocati: diritto alla pensione anche se mancano contributi?

22 Novembre 2019 | Autore:
Avvocati: diritto alla pensione anche se mancano contributi?

L’avvocato conserva il trattamento pensionistico presso la cassa Forense anche se è verificato il pagamento di una contribuzione inferiore a quella dovuta?

L’obbligo di versare i contributi previdenziali utili alla pensione, per liberi professionisti, non ricade sul cliente o sul committente, a differenza di quanto previsto in merito ai lavoratori dipendenti: per ciò che riguarda questi ultimi, difatti, è il datore di lavoro ad essere obbligato al versamento della contribuzione.

Il professionista, invece, è obbligato al versamento in prima persona: peraltro, salvo l’eventuale rivalsa/contributo integrativo, i contributi previdenziali dovuti sono tutti a suo carico, diversamente da quanto previsto per i lavoratori dipendenti ed i collaboratori, per i quali la contribuzione è prevalentemente a carico del datore di lavoro e del committente.

Ma che cosa succede se si scopre tardivamente, cioè una volta intervenuta la prescrizione, che dei contributi previdenziali non sono stati versati? Si perde il diritto alla pensione? Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, non può essere accreditato un anno intero di contributi se non è raggiunta una retribuzione minima, pari al 40% del trattamento minimo per ciascuna delle 52 settimane dell’anno.

Questa disposizione, però, non può essere applicata per estensione ai liberi professionisti: a tale proposito, la Cassazione ha chiarito che, per gli avvocati, nessuna norma della legge professionale prevede, così come invece avviene per i lavoratori dipendenti, che l’annualità non possa essere accreditata se i versamenti contributivi risultano inferiori al dovuto [1].

Dunque, per gli avvocati, diritto alla pensione anche se mancano contributi?

Sulla questione, si è recentemente pronunciata la Cassazione [2]: nello specifico, la pronuncia verte sulla richiesta della Cassa Forense di dichiarare l’inefficacia di due annualità, ai fini del calcolo della pensione di vecchiaia liquidata a un avvocato iscritto, per le quali il pagamento dei contributi non era stato integrale. In particolare, per le due annualità in questione mancava il versamento del contributo minimo e di una parte del contributo integrativo, irrecuperabili in quanto prescritti.

A questo proposito, la Cassa sosteneva che la legge di riforma della previdenza forense [3] disponesse, ai fini del conseguimento della pensione di vecchiaia, il versamento della contribuzione integrale, comprensiva sia del contributo soggettivo, commisurato al reddito lrpef, che del contributo integrativo, commisurato al volume d’affari ai fini Iva.

Aggiungeva anche che, dopo il 2005, è stata emanata una norma che prevede l’inefficacia a fini pensionistici dell’anno oggetto di omissione contributiva, anche parziale [4].

Parziale versamento dei contributi: il professionista perde l’anno ai fini della pensione?

La Cassazione, con la sua recente pronuncia [2], che in parte si rifà a una nota sentenza del 2012 [1], ha chiarito che nessuna norma della previdenza forense prevede che il versamento parziale dei contributi determini la perdita o la riduzione dell’anzianità contributiva e dell’effettività di iscrizione alla Cassa. La normativa, invece, prevede solo il pagamento di somme aggiuntive per l’omissione contributiva.

La legge di riforma della previdenza forense [3] non dispone infatti che la contribuzione debba essere «integrale» ai fini del diritto alla pensione, ma specifica che la pensione è commisurata alla contribuzione effettivamente versata, escludendo la spettanza della prestazione economica in assenza di contributi, al contrario di quanto avviene per i dipendenti. Per questi ultimi, vige il principio di automaticità delle prestazioni, sulla cui base le prestazioni previdenziali e di disoccupazione spettano al dipendente anche se il datore non ha versato i relativi contributi all’Inps. Il principio è inapplicabile alla previdenza dei liberi professionisti, dato che l’iscritto e beneficiario delle prestazioni è anche il solo tenuto al pagamento della contribuzione.

Per i dipendenti è, tuttavia, prevista la regola del cosiddetto minimale per la pensionabilità (vedi Contributi minimi e massimi), che prevede il mancato accredito dell’annualità intera ai fini della pensione, in caso di retribuzione imponibile inferiore a determinate soglie.

Quest’ultima regola non vale per gli avvocati: l’annualità ai fini della pensione, dunque, può essere accreditata a favore dell’iscritto a Cassa Forense anche se il versamento del contributo soggettivo o integrativo avviene in modo parziale.

Parità di trattamento

La Cassa Forense sosteneva anche che il riconoscimento di un’annualità ai fini della pensione, a fronte del mancato integrale pagamento dei contributi da parte dell’avvocato, andasse a discapito sia della gestione previdenziale che, di conseguenza, di tutti gli iscritti, ledendo così il principio di solidarietà.

A questo proposito, la Cassazione ha osservato che il riconoscimento dell’annualità ai fini della pensione, nonostante il versamento parziale dei contributi, può effettivamente danneggiare la Cassa e gli iscritti, a seconda del sistema di calcolo utilizzato e della collocazione temporale dei versamenti omessi.

Tuttavia, questo è un effetto ineliminabile della mancanza, nell’ambito della legge professionale, di una disposizione che ricolleghi alla parziale omissione contributiva l’annullamento di quanto versato e dell’annualità ai fini pensionistici.

Il problema può essere comunque superato attraverso l’adozione di controlli più rigorosi sulle comunicazioni e sulle dichiarazioni inviate dagli iscritti, per procedere tempestivamente al recupero di quanto dovuto e non versato.

In sostanza, per la Corte prevale l’esigenza di certezza dei rapporti giuridici rispetto all’esatta corrispondenza tra quanto accreditato ai fini della pensione e quanto versato, senza limiti di tempo; peraltro, questa eventuale mancata corrispondenza non lede il principio di uguaglianza, né il principio di solidarietà su cui si basa il sistema previdenziale.

Inefficacia dei versamenti parziali

La Cassa Forense sosteneva, infine, l’inefficacia a fini pensionistici dell’anno oggetto di omissione contributiva, anche parziale, per via di quanto disposto dal regolamento sui contributi prescritti [4]. Questo regolamento, però, si applica solo alle pensioni liquidate dopo la sua entrata in vigore.

Nessuna norma della previdenza forense prevede che la parziale omissione del versamento dei contributi determini la perdita o la riduzione dell’anzianità contributiva e dell’effettività di iscrizione alla Cassa, poichè la normativa prevede solo il pagamento di somme aggiuntive.

L’obbligo contributivo gravante sul professionista si compone di un contributo soggettivo, commisurato al reddito Irpef e determinato sulla base di scaglioni di reddito, con una misura minima predeterminata e un contributo integrativo ossia una maggiorazione percentuale su tutti i corrispettivi rientranti nel volume annuale d’affari ai fini Iva. Nessuna disposizione della legge professionale prescrive che l’annualità non possa essere accredidata ove i versamenti siano inferiori a una determinata soglia. Non sussiste in definitiva la regola del cosiddetto minimale per la pensionabilità, come invece previsto per i lavoratori dipendenti.

note

[1] Cass. Sent. n. 5672/2012.

[2] Cass. Sent. n. 30421/2019.

[3] Artt. 2, 10 e 11 L. n. 576/1980.

[4] Norma contenuta nel “Regolamento per la costituzione della rendita vitalizia reversibile in caso di parziale omissione di contributi per i quali sia intervenuta la prescrizione”, deliberato dal Comitato dei delegati del 16.12.2005 e approvato con delibera interministeriale del 24.7.2006, pubblicato in G.U. del 16.8.2006, successivamente modificato in “Regolamento per il recupero di anni resi inefficaci a causa di parziale versamento di contributi per i quali sia intervenga la prescrizione” deliberato da Comitato dei delegati del 23.9.2011 e approvato con delibera interministeriale del 27.12.2011.


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