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Pagare con soldi falsi è reato?

22 Novembre 2019
Pagare con soldi falsi è reato?

Contraffazione: cosa rischia chi consegna una banconota contraffatta a un negoziante in buona fede o, al contrario, consapevole del falso?

Nel tuo portafogli c’è una banconota da 50 euro. Non ricordi più chi te l’abbia data: probabilmente, si tratta del resto di qualche acquisto fatto con un pezzo da 100 euro, ritirato a sua volta al bancomat. Fatto sta che, quando sei andato a consegnarla al benzinaio, il tizio alla pompa ti ha detto che è falsa e te l’ha restituita, invitandoti a strapparla o a consegnarla in banca.

Non ci stai proprio all’idea di perdere quasi un decimo del tuo stipendio per una frode che chissà chi ti ha fatto. Così hai deciso di spacciarla a qualche altra persona che, ingenua come te, non sappia distinguere i soldi veri dalle contraffazioni. Ti chiedi, però, cosa potresti rischiare: al rifornimento ti è andata bene, ma qualcun altro potrebbe denunciarti per frode? Pagare con soldi falsi è reato? Cerchiamo di fare il punto della situazione e di comprendere quali sono gli obblighi di ogni cittadino nel momento in cui si accorge di avere una banconota non autentica in mano. Lo faremo tenendo conto di una recente sentenza emessa dalla Cassazione [1] che ha affrontato appunto il tema dello “spaccio di soldi falsi”. Ma procediamo con ordine.

Cosa fare se ci si accorge di una banconota falsa?

Se ti accorgi di avere tra le mani una banconota falsa, la devi strappare o cestinare. Se anche la porti in polizia o ai carabinieri, nessuno ti dirà grazie o ti rimborserà. In buona sostanza, il rischio di avere tra le mani dei soldi contraffatti ricade unicamente sul possessore che ne sopporta la perdita.
Se hai dubbi sulla genuinità dei soldi, puoi portarli in banca dove lo sportellista ti dirà se sono contraffatti o meno e, in quel caso, provvederà egli stesso al ritiro e al macero. Se, invece, anche lo sportellista è nel dubbio, la banconota sarà spedita alla Banca d’Italia che la sottopone al controllo del Nucleo Analisi Nac. Se, all’esito delle verifiche, i soldi dovessero risultare autentici, il possessore riceverà il rimborso con vaglia cambiario. In caso contrario, non gli verrà dato nulla.

Cosa si rischia a pagare con soldi falsi?

Il semplice fatto di detenere nel portafogli soldi falsi non costituisce reato, né la polizia potrà dirti nulla se si accorge che, in tasca, hai 100 euro contraffatte. Il reato scatta, però, nel momento in cui spendi i soldi con la consapevolezza che non sono autentici.

Dunque, in buona sostanza, non è responsabile penalmente il soggetto che, in buona fede, consegna una banconota falsa, mentre commette reato chi è in malafede, ossia è consapevole di spacciare un pezzo contraffatto.

Possiamo, quindi, individuare tre differenti ipotesi:

  • soggetto che, inconsapevolmente, riceve una banconota falsa e, altrettanto in buona fede, la usa per pagare non sapendo di consegnare una contraffazione: in questo caso, non si rischia alcuna incriminazione penale, né si commette illecito amministrativo;
  • soggetto che, inconsapevolmente, riceve un pezzo falso, ma se ne accorge in un momento successivo e, per sbarazzarsene, lo “spaccia” a un negoziante o a qualsiasi altra persona per scaricare su di lui la perdita: in tal caso, si commette reato [2] punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 1.032;
  • soggetto che, in mala fede, crea o si procura banconote false allo scopo di spacciarle [3]. Si tratta del classico falsario che, ovviamente, subisce un trattamento penale molto più grave.

Quando pagare con soldi falsi è reato

A questo punto, la parte più difficile diventa distinguere la prima dalla seconda ipotesi, ossia stabilire quando c’è la consapevolezza di consegnare una banconota falsa. Se è vero, infatti, che non commette reato chi spende soldi falsi credendo che siano veri e che, invece, può essere incriminato chi è consapevole del proprio gesto, bisognerebbe entrare nella testa dell’agente e scoprire qual è il suo grado di conoscenza dell’argomento. Compito davvero improbo. Così, secondo i giudici, ci si può accorgere dell’eventuale malafede dall’analisi del comportamento tenuto dal soggetto. Ad esempio, la bugia detta al commerciante di non avere altri soldi che le 50 euro false per pagare un prodotto di 5 euro porta la Cassazione ad affermare l’intento di frode e la consapevolezza che la banconota che la persona voleva dare al commerciante era falsa.

Ed ancora il fatto di non essersi sottratto all’identificazione in caso di successivo controllo da parte delle autorità o l’aver lasciato un documento di riconoscimento [4] potrebbe dimostrare la buona fede dell’agente. Nello stesso tempo, il fatto di custodire nel portafogli numerose banconote da 100 euro tutte quante false potrebbe essere indice del terzo e più grave reato: quello di spaccio in malafede.

È reato collezionare monete false?

Il reato scatta solo quando c’è la consegna ad altri soggetti, fatta in malafede, delle banconote false. Chiunque, dunque, è libero di collezionarle a casa, a meno che la polizia, nel rinvenire i pezzi contraffatti, non si accorga, dalle modalità della custodia, che queste erano dirette allo spaccio (si pensi a chi conservi le banconote contraffatte in un caveau).

Approfondimenti

Per maggiori approfondimenti, leggi:

note

[1] Cass. sent. n. 47230/19.
[2] Art. 457 cod. pen.
[3] Art. 455 cod. pen.
[4] Trib. Terni, sent. n. 36 del 12.01.2012.; Cass. sent. n. 25500/2007. Cass. sent. n. 25500/2007. Trib. Trani, sent. del 24.02.2005.


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