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Quanti testimoni si possono avere in una causa?

24 Novembre 2019
Quanti testimoni si possono avere in una causa?

La prova testimoniale e la fase istruttoria: come funziona il processo civile e quando è possibile vincere la causa. 

Sei in causa con il tuo vicino. L’avvocato che ti sta difendendo ti ha chiesto di procurarti le prove di ciò che affermi. Devi cioè dimostrare il diritto che intendi far valere e per la cui violazione chiedi il risarcimento del danno. Poiché si tratta di un episodio avvenuto in assenza di telecamere, l’unico modo per convincere il giudice di ciò che affermi è avvalerti di testimoni. Il testimone è, infatti, un mezzo di prova che, sebbene liberamente valutabile dal magistrato, costituisce tutt’oggi il principale mezzo per vincere le cause civili e penali. 

Qui, sorge, però, un dubbio: quanti testimoni si possono avere in una causa? Sai che il tuo avversario potrebbe chiamare diverse persone a lui vicine. A te toccherebbe contrastare tali dichiarazioni, ma non hai tanti amici quanti ne ha lui. Così ti poni il problema del numero di testimoni necessari e sufficienti a vincere il processo. Ecco allora alcuni chiarimenti che fanno al caso tuo. Ti serviranno a comprendere come funziona la prova testimoniale in una causa civile e quanti testimoni si possono avere. Nello stesso tempo, potrai anche comprendere meglio chi chiamare a rilasciare le dichiarazioni innanzi al giudice, in modo da avere maggiori chance di successo. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la testimonianza?

Avrai già visto, al cinema o in televisione, come si svolge la testimonianza: un soggetto, estraneo alle parti in causa, dichiara al giudice ciò che è a sua conoscenza. Deve essere un “testimone oculare”: deve cioè riferire solo ciò di cui è a diretta conoscenza per averlo visto con i propri occhi. Il testimone non può, quindi, fare valutazioni personali, esprimere giudizi o presunzioni, né può riferire in merito a fatti che conosce solo perché riferitigli da terzi. 

Le testimonianze sono, quindi, uno dei mezzi di prova necessari per dimostrare l’esistenza del proprio diritto. Ecco perché, senza prove, è impossibile vincere una causa.

Chiaramente, la prova principale resta sicuramente il documento scritto, meglio se stilato dal pubblico ufficiale con il notaio: esso ha valore di piena prova e non può essere contrastato se non con una querela di falso (un procedimento civile particolarmente complesso).

Ma non tutti i fatti vengono documentati per iscritto. Sicché, a volte bisogna accontentarsi dei testimoni oculari.

La testimonianza, però, è un mezzo di prova facilmente alterabile: non solo perché la vicinanza del testimone alla parte potrebbe alterare la sua ricostruzione dei fatti, ma anche perché il decorso del tempo e la sensibilità personale del teste possono influire sulle percezioni e sulla memoria dei fatti.

Ecco perché la legge stabilisce che il giudice valuti il testimone secondo il proprio prudente apprezzamento. In pratica, spetta al magistrato valutare l’attendibilità del teste.

Come avviene la prova testimoniale?

La parte che intende chiedere l’ammissione della prova testimoniale deve provvedervi nell’atto introduttivo del processo oppure nelle successive memorie autorizzate dal giudice.

La richiesta deve contenere l’indicazione specifica:

  • dei fatti, formulati in articoli separati, su cui le persone devono essere interrogate (i cosiddetti capitoli di prova);
  • delle persone da interrogare (i cosiddetti testimoni).

Indicazione dei fatti formulati in capitoli di prova 

La parte deve indicare i fatti riguardo ai quali intende valersi della prova testimoniale. La giurisprudenza precisa che i fatti devono essere indicati nei loro elementi essenziali (tempo, luogo e modalità essenziali di svolgimento) per consentire al giudice di valutarne l’utilità per la decisione della causa e per permettere alla controparte di articolare la prova contraria.

La specificazione dei fatti da illustrare nei capitoli di prova ha il duplice scopo di consentire all’avversario di formulare i capitoli di prova contraria indicando i propri testimoni e di dare modo al giudice di valutare se la prova richiesta sia concludente e pertinente.

I capitoli devono avere ad oggetto soltanto i fatti da provare, oggettivi e specifici, conosciuti dal teste. Non possono avere per oggetto apprezzamenti e valutazioni del teste, altrimenti sono inammissibili e l’eccezione è rilevabile anche d’ufficio.

Indicazione delle persone da interrogare 

La parte deve individuare i testimoni da interrogare, con riferimento ai singoli capitoli di prova sui quali vengono chiamati a rispondere.

La legge richiede che l’indicazione dei testi sia “specifica”, consenta cioè una sicura, inequivoca e sollecita identificazione del teste. Deve, quindi, indicare le loro generalità quanto più precisamente possibile (nome, cognome, luogo e data di nascita e se possibile luogo di residenza o domicilio).

In mancanza di indicazione dei testi, la prova è inammissibile.

La decisione del giudice sui testimoni da ammettere 

La decisione sull’ammissione dei capitoli di prova e dei testimoni è lasciata alla libera valutazione del giudice.

Il giudice stabilisce, quindi, quali sono i capitoli di prova indicati dagli avvocati e i testimoni ammessi.

C’è un numero minimo di testimoni?

Non esiste un numero minimo di testimoni. In teoria, si potrebbe vincere la causa anche con un solo testimone, se attendibile e sufficientemente preciso nelle dichiarazioni. 

Ad esempio, se una persona porta dinanzi al giudice cinque testimoni, ma nessuno di questi è convincente, la controparte con un solo teste a proprio vantaggio potrebbe risultare vincitrice.

Come deve essere la dichiarazione del testimone

Alla luce di ciò, è importante, quindi, stabilire come deve essere la dichiarazione del teste.

Egli deve essere in grado di ricordare le precise circostanze avvenute in sua presenza. Deve riferire solo ciò che ha visto in prima persona, astenendosi dal fare valutazioni personali che potrebbero invece far perdere pregio a quanto già affermato annacquando la sua credibilità. 

Le dichiarazioni devono anche essere credibili e verosimili, non eccedere quindi in precisione.

Marco è testimone di un incidente stradale. Si trovava sul marciapiede quando ha visto la macchina di Romeo andare a sbattere contro quella di Fabiana. Marco però sostiene che, in quel momento, l’auto di Romeo viaggiava a 83 km orari ed erano precisamente le 15.45. Il tutto può apparire inverosimile: non solo perché chi è all’esterno dell’abitacolo del mezzo non può conoscere la velocità esatta dello stesso, ma è anche improbabile che, a distanza di tanti anni, si tenga memoria dell’esatto minuto in cui si è verificato l’evento.

Quanti testimoni si possono avere in una causa

Se anche il Codice non fissa un limite massimo al numero di testimoni, di solito il giudice limita le liste presentate dalle parti per una ragione di economia processuale. Quindi, l’avvocato sarà chiamato, sugli stessi capitoli di prova, a scegliere solo alcuni dei testimoni indicati dal giudice. 

Il magistrato potrebbe, ad esempio, chiedere che, sugli stessi fatti, dichiarino non più di due persone. 

Il giudice può, quindi, ridurre discrezionalmente la lista dei testimoni sovrabbondanti ed eliminare quelli che non possono essere sentiti per legge o che riferirebbero sempre sugli stessi fatti. Spetterà alla parte allora selezionare i testimoni più credibili o comunque maggiormente capaci di esporre i fatti con precisione e dovizia di particolari.  

Non c’è, invece, un limite al numero di domande da fare ai testimoni, fermo restando il fatto che il giudice potrebbe ridurle eliminando quelle che sono ininfluenti ai fini del decidere e superflue. 



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