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Responsabilità dei soci: ultime sentenze

20 Dicembre 2019
Responsabilità dei soci: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: responsabilità dei soci; cancellazione della società dal registro delle imprese; soci di una società di capitali; responsabilità del socio cedente; azione di responsabilità del socio di una Srl.

La responsabilità dei soci 

Dopo la cancellazione della società dal Registro delle Imprese, la responsabilità dei soci ai sensi dell’art. 2495 comma 2 cc., assorbe quella ex art. 2476 cc. quando non sussiste alcun danno causale fra il comportamento colposo dedotto dall’attore ed il danno lamentato.

L’obbligo di restituzione duplica e sorpassa la corrispondente responsabilità per colpa del liquidatore quale redattore del bilancio.

Tribunale Catania Sez. spec. Impresa, 20/02/2018, n.814

Cancellazione della società dal registro delle imprese

In tema di società, nelle ipotesi di cancellazione della stessa dal registro delle imprese, i relativi debiti non si estinguono, ma si trasmettono, in forza di un fenomeno assimilabile alla successione “mortis causa”, ai soci, nei limiti in cui questi abbiano ricevuto utili in base al riparto a seguito di bilancio finale di liquidazione.

Da tale ultima condizione dipende la possibilità di proseguire o instaurare l’azione da parte del creditore sociale nei confronti dei soci, rimanendo a carico del creditore medesimo l’onere di dimostrare il presupposto della responsabilità dei soci, provando l’esistenza del debito sociale, la qualità di socio del soggetto o dei soggetti convenuti, la distribuzione dell’attivo risultante dal bilancio finale di liquidazione, la riscossione pro-quota di tale attivo da parte dei soci convenuti.

Tribunale Ascoli Piceno, 07/01/2019, n.5

Responsabilità del socio limitata al bene conferito

I soci di una società di capitali non hanno titolo per avanzare pretese risarcitorie nei confronti del terzo che con il suo comportamento illecito abbia danneggiato la società, con conseguente depauperamento del patrimonio personale degli stessi soci, per la perdita del capitale investito nella società e della possibilità di incassare utili di gestione.

La perfetta autonomia patrimoniale inerente alla personalità giuridica della società, comporta infatti la netta separazione tra il patrimonio sociale e quello personale dei soci, dalla quale derivano l’esclusiva imputazione alla società stessa dell’attività svolta in suo nome e delle relative conseguenze patrimoniali passive, essendo la responsabilità del socio limitata al bene conferito, e l’esclusiva legittimazione della società all’azione risarcitoria nei confronti del terzo che con la propria condotta illecita abbia recato pregiudizio al patrimonio sociale; mentre gli effetti negativi sull’interesse economico del socio costituiscono mero riflesso di detto pregiudizio e non conseguenza diretta ed immediata dell’illecito.

Cassazione civile sez. III, 30/05/2019, n.14778

Responsabilità dell’ex socio accomandatario

In materia di responsabilità del socio cedente, a norma dell’art. 2290 c.c. questa è limitata alle obbligazioni sorte fino al momento in cui la cessione e quindi lo scioglimento del rapporto societario con cessazione della qualità di socio accomandatario portato a conoscenza dei terzi con la trascrizione dell’atto di cessione nel registro imprese.

Pertanto, l’ex socio accomandatario è responsabile per i debiti fiscali maturati prima del suo recesso e neppure l’intervenuta estinzione della compagine sociale fa venir meno la responsabilità del socio per le obbligazioni pregresse.

Comm. trib. reg. Potenza, (Basilicata) sez. II, 14/03/2019, n.128

Società a responsabilità limitata: la responsabilità del socio

La responsabilità del socio di società a responsabilità limitata prevista dall’art. 2476, comma 7, c.c. presuppone non soltanto che il socio abbia partecipato all’attività dannosa, ma che il suo comportamento si connoti in termini di “intenzionalità “, cosicché occorre dare la prova della volontà del socio cogestore di cagionare specifiche lesioni patrimoniali alla società o a terzi mediante l’induzione dell’amministratore all’inadempimento dei suoi doveri o, quanto meno, della piena consapevolezza del socio della contrarietà dell’atto di gestione a norme di legge o dell’atto costitutivo o ai principi di corretta amministrazione nonché delle sue possibili conseguenze dannose. In particolare, non è sufficiente, né decisivo il rapporto di parentela tra due soggetti soci.

Tribunale Perugia sez. III, 18/01/2019, n.80

Società in nome collettivo: la natura della responsabilità

In tema di società in nome collettivo, la responsabilità del socio di una s.n.c., ancorché solidale, è di natura sussidiaria e pertanto non è tenuto ad eseguire la prestazione cui è obbligata la società, ma deve soltanto sopportare le conseguenze dell’inadempimento di questa.

Tribunale Cosenza sez. I, 22/04/2018, n.948

Società in nome collettivo: la responsabilità del socio

In tema di reati tributari, la possibilità che ciascuno dei soci di una società in nome collettivo debba rispondere del reato di cui all’art. 10-ter d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, in base al vincolo della responsabilità solidale ed illimitata per le obbligazioni sociali di cui all’art. 2291 cod. civ., non esclude la responsabilità penale del socio al quale, avendo egli presentato la dichiarazione dei redditi, l’ente creditore abbia rivolto la richiesta di adempimento dell’obbligazione tributaria.

Cassazione penale sez. III, 13/06/2018, n.2834

Socio illimitatamente responsabile

La sentenza di condanna emessa in una controversia che coinvolge il creditore della società ed una società di persone costituisce titolo esecutivo anche nei confronti del socio illimitatamente responsabile, poiché dall’esistenza dell’obbligazione sociale ne scaturisce inevitabilmente la responsabilità del socio.

Corte appello Brescia sez. lav., 04/05/2018, n.96

Onere della prova

La struttura del diritto azionato da un socio amministratore contro un altro socio amministratore a titolo di danno personale e diretto, e quindi la sua natura di azione di responsabilità del socio ad instar dell’art. 2395 c.c., onera il socio amministratore attore della piena prova di tutti i relativi elementi costitutivi

Tribunale Milano, 27/02/2018, n.2170

La cessazione della responsabilità del socio uscente

Nella società in nome collettivo la responsabilità del socio uscente cessa nel momento in cui detto mutamento viene pubblicato presso il registro delle imprese, ovvero cessa dal momento in cui è portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei; in caso contrario, detto mutamento non è opponibile ai terzi che lo hanno ignorato senza colpa.

Tribunale Alessandria, 19/07/2017, n.747

Società in accomandita semplice: la responsabilità del socio accomandatario

In tema di società in accomandita semplice, la responsabilità del socio accomandatario per le obbligazioni contratte dalla società (nella specie relative ad IVA e IRAP) è illimitata e non circoscritta alle somme conferitegli in base al bilancio finale di liquidazione nonostante l’estinzione della società conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, atteso che tale evento non determina l’estinzione dell’obbligazione sociale ma solo il suo trasferimento in capo ai soci, i quali ne rispondono secondo lo stesso regime di responsabilità vigente “pendente societate”.

Cassazione civile sez. VI, 23/05/2017, n.12953

Le manifestazioni di volontà espresse dai soci

La responsabilità del socio non è sussumibile in quella dell’amministratore di fatto, ma occorre considerare le manifestazioni di volontà espresse dai soci, anche in forme ufficiose, ma tali da evidenziare l’ingerenza o l’influenza effettiva spiegata da costoro sugli amministratori.

Tribunale Roma sez. III, 12/12/2016, n.23021



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5 Commenti

  1. Salve. Vorrei sottoporre alla vostra attenzione una questione.
    Una società immobiliare deve stipulare una polizza fideiussoria a garanzia delle obbligazioni risultanti da un contratto preliminare. Si rivolge ad un Broker (Società X) che, a sua volta, chiedendo informalmente informazioni alla mia società (Y), fa stipulare una fideiussione rilasciata da una società (Z) poi rivelatasi non abilitata al rilascio di garanzie nei confronti del pubblico. La società immobiliare vuole quindi chiamare in causa le tre società per risarcimento del danno. Quali responsabilità si possono configurare a carico della mia società (Y)?

    1. Dalla domanda di mediazione emerge che la società immobiliare istante lamenta un danno derivante dalla stipula di una polizza fideiussoria rilasciata dalla società “z” poi rivelatasi non abilitata al rilascio di garanzie nei confronti del pubblico. Secondo l’istante, la società “x” alla quale la stessa si è rivolta avrebbe consigliato la stipula della suddetta polizza “sentita società “y” del lettore. Tanto dimostra che il rapporto diretto di consulenza assicurativa si è svolto tra la cliente e la società “x” e che la società del lettore sia stata coinvolta solo indirettamente, ma non è dato comprendere se tale coinvolgimento sia consistito in una mera segnalazione o in un vero e proprio parere sull’opportunità della stipula di quella determinata polizza. Ad ogni modo, nella fattispecie in esame, possono ravvisarsi, a parere di chi scrive, due differenti responsabilità:
      a) la responsabilità della società “z” che ha rilasciato la polizza pur non essendo abilitata: nel caso di specie, sembra che la garanzia fideiussoria sarebbe servita alla cliente nell’ambito di operazioni immobiliari (immobili da costruire). Ebbene, la legge prevede che la fideiussione sia rilasciata da una banca, da un’impresa esercente le assicurazioni o da intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui all’articolo 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni. La polizza serve infatti a garantire, nel caso in cui il costruttore incorra in una situazione di crisi del costruttore, la restituzione delle somme e del valore di ogni altro eventuale corrispettivo effettivamente riscossi e dei relativi interessi legali maturati fino al momento in cui la predetta situazione si è verificata. In generale e a prescindere dalla concreta operazione negoziale alla quale accede la garanzia fideiussoria, sono indispensabili, ai sensi del Testo Unico Bancario (artt. 106 e 107), per il soggetto emittente, il possesso dei requisiti di abilitazione e l’iscrizione presso l’albo della Banca d’Italia. L’aver abusivamente rilasciato una garanzia fideiussoria in assenza di abilitazione comporta certamente responsabilità, anche penale, visto l’art. 132 del TUB che punisce il reato di esercizio abusivo del credito: “Chiunque svolge, nei confronti del pubblico una o più attività finanziarie previste dall’articolo 106, comma 1, in assenza dell’autorizzazione di cui all’articolo 107 o dell’iscrizione di cui all’articolo 111 ovvero dell’articolo 112, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da euro 2.065 ad euro 10.329”;
      b) la responsabilità del consulente della società “x” per aver consigliato la stipula di una polizza senza approfondire, con le proprie cognizioni tecniche, la sussistenza dell’abilitazione o meno della società emittente. Il codice civile in generale e l’art. 183 del Codice delle assicurazioni private in particolare obbligano il consulente a comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza nei confronti dei contraenti e degli assicurati. Dal momento che la cliente si è rivolta in via diretta alla società “x”, stipulando un mandato volto all’individuazione e alla stipula di una fideiussione idonea allo scopo perseguito e rappresentato, il consulente potrebbe rispondere per colpa (nella specie, negligenza) nell’adempimento della propria prestazione professionale, per non aver verificato l’idoneità del soggetto fideiussore e aver consigliato un prodotto inadeguato.

      Venendo alla posizione della società “y” del lettore, occorrerebbe verificare se, nel mandato sottoscritto con la società “x”, è fatta menzione della consulenza esterna da parte di essa, con coinvolgimento nella negoziazione con il cliente. Solo in tale ultimo caso, laddove la società “y” del lettore sia stata chiamata a fornire un parere tecnico determinante per l’operazione, potrebbe rispondere, seppur in via indiretta, del danno causato al cliente. Se, invece, la società “y” del lettore risulta coinvolta informalmente dal broker e ha fornito una mera segnalazione, nessuna responsabilità può esserle imputata, poiché dovere di verificare le informazioni spettava comunque al broker, unico consapevole delle richieste e delle esigenze del cliente. A prescindere dall’analisi circa la responsabilità dei tre soggetti chiamati in mediazione, corre l’obbligo di precisare che il danno è risarcibile esclusivamente se provato dal cliente. Questi dovrebbe dimostrare di aver subito un pregiudizio patrimoniale, oltre a provare che lo stesso sia imputabile alla condotta delle tre società (nesso causale).

  2. L’unione fa la forza, recita un vecchio adagio; niente di più vero: quando più persone si mettono insieme e uniscono le proprie capacità per raggiungere un obiettivo comune, il traguardo diventa senza dubbio più facile da raggiungere. ottenere risultati ragguardevoli, è possibile unire le proprie forze e lavorare per ottenere il miglior risultato possibile. Io e i miei soci abbiamo messo in comune i nostri patrimoni: ognuno ha dato la sua parte affinché, grazie al fondo comune così creato, possiamo avere i mezzi per andare avanti. Pare che ci stia andando bene. Spero che andrà sempre meglio!

  3. Cosa potrebbe succedermi se l’amministratore della società di cui sono socio dovesse iniziare a commettere una serie di illeciti tributari? Se, ad esempio, il Fisco iniziasse a sospettare che non vengono emessi scontrini e fatture, l’Agenzia delle Entrate potrebbe mettersi alla ricerca del “nero” sul mio conto corrente? Quali rischi potrei correre se la società dovesse essere ritenuta colpevole di evasione fiscale?

    1. Sul tema delle indagini bancarie nei confronti dei soci della società si è spesso pronunciata la Cassazione e non sempre in modo coerente. Ma è intervenuta una pronuncia che sembra aver messo “pace” tra le contrapposte interpretazioni. Avrai certamente sentito parlare di società di capitali: sono le Srl, le Spa e le Sapa. La loro caratteristica è che implicano una netta separazione tra il patrimonio sociale e quello dei soci. Con la conseguenza che questi ultimi non rischiano nel caso in cui la prima non paghi i propri debiti. Questo potrebbe farti pensare che anche da un punto di vista penale e tributario tu sia al sicuro. E, invece, non è sempre così automatico. Difatti, quando si tratta di reati, la responsabilità cade su chi ha commesso concretamente l’illecito che, nel caso di specie, non può certo essere una società in quanto soggetto non esistente. Il più delle volte, pertanto, la responsabilità ricade sull’amministratore o sui sindaci: insomma, su quelle cariche che hanno il potere decisionale o comunque hanno il dovere di controllo sull’operato della società. Ma ben potrebbe trattarsi, ad esempio in presenza di un amministratore prestanome, dell’amministratore di fatto (che magari è socio o addirittura terzo rispetto alla compagine sociale).Indagini sui conti dei soci di società di persone e Srl. La Cassazione, sul punto, ha innanzitutto rilevato che la norma autorizza gli uffici alla verifica di conti correnti formalmente intestati a terzi, ma che si presumano connessi e inerenti al reddito della società. Tale circostanza, è sicuramente ravvisabile nel rapporto familiare.
      Con specifico riferimento ai soci di società di persone, la Cassazione, pur rilevando un orientamento non sempre uniforme, ha ricordato che in tema di Iva l’ufficio può legittimamente utilizzare le risultanze dei conti dei soci, purché provi adeguatamente che quei movimenti siano in realtà riferibili a operazioni poste in essere dalla società. L’Amministrazione è così tenuta, anche tramite presunzioni, a provare il carattere fittizio dell’intestazione o comunque la sostanziale riferibilità all’ente Con riferimento alle società a responsabilità limitata, invece, i giudici di legittimità hanno richiamato i principi affermati in alcune decisioni, secondo i quali, in tema di infedeltà della dichiarazione Iva, le indagini bancarie possono riguardare anche i conti e depositi intestati a terzi, inclusi i familiari del socio, quando l’Ufficio ha motivo di ritenere, in base agli elementi indiziari raccolti, che siano stati utilizzati per occultare operazioni commerciali o una gestione extra-contabile della società. Nella pronuncia è stato così precisato che solo se c’è la dimostrazione della concreta riferibilità delle movimentazioni bancarie alle operazioni societarie trova applicazione la presunzione legale prevista dalla norma. In tale contesto, il giudice è tenuto a una verifica della sussistenza e attendibilità degli elementi indiziari prodotti dall’Ufficio a sostegno della riferibilità all’ente.

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