Cartelle esattoriali: dimezzati i tempi di prescrizione

22 Novembre 2019
Cartelle esattoriali: dimezzati i tempi di prescrizione

Irpef ed Iva si prescrivono come le tasse locali: la rivoluzionaria sentenza taglia-cartelle esattoriali. 

Farà la gioia di quanti non sono riusciti ad entrare nella rottamazione la notizia secondo cui ora anche le cartelle esattoriali per crediti erariali, ossia per le tasse dovute allo Stato, si prescrivono in cinque anni e non più dieci. Proprio come le imposte dovute alla Regione o al Comune. 

A dirlo è l’ennesima commissione tributaria, nella specie quella di Milano, autorevole per i suoi precedenti che spesso hanno influenzato la stessa Cassazione. Del resto la Suprema Corte aveva già avallato questa interpretazione solo l’anno scorso (leggi Cartella esattoriale: prescrizione sempre di cinque anni). 

Viene quindi via via abbandonato il vecchio orientamento secondo cui Irpef, Iva, Irap ed Ires si prescrivono in 10 anni. Si tratta infatti di debiti da pagare una volta all’anno e, per essi, il codice civile stabilisce la prescrizione quinquennale. Non importa, sostiene la CTP, che il presupposto di imposta vari sulla base del reddito dichiarato: il debito si rinnova annualmente e, come tale, si prescrive nel termine breve, al pari dell’Imu, della Tari e delle tradizionali bollette per le utenze domestiche. 

Quali saranno ora gli effetti della pronuncia? La prima cosa che bisogna fare è recuperare all’Agenzia Entrate Riscossione un estratto di ruolo con la lista delle cartelle notificate e non ancora pagate. Dall’elenco poi si andranno a decurtare i debiti per cartelle notificate prima degli ultimi cinque anni. Dopodiché non si dovrà fare nulla se non attendere che l’Esattore compia il prossimo passo: una intimazione di pagamento, un preavviso di fermo o di ipoteca, un pignoramento. Solo allora ci si potrà opporre con un’impugnazione alla Commissione Tributaria. E lì sollevare l’eccezione di prescrizione della cartella.

Se in giudizio Agenzia Entrate Riscossione non riesce a dimostrare l’invio, prima del compimento del quinquennio, di raccomandate con solleciti, il debito dovrà essere annullato. 

La sentenza, seppur anticipata da altre timide pronunce, ha qualcosa di rivoluzionario per via del tribunale da cui proviene: la cartella per Irpef ed Iva rientra tra i crediti che sia pagano «periodicamente ad anno». D’altronde l’obbligazione nei confronti del fisco nasce quando la persona fisica comincia a produrre reddito e cessa soltanto con la morte (perché anche i pensionati pagano le imposte dirette). E questo implica l’applicazione del termine di prescrizione più breve rispetto a quello decennale. 

Anche le Sezioni unite civili della Cassazione [3] hanno stabilito che chi non impugna l’atto di riscossione rende definitivo il credito ma si giova della prescrizione breve, mentre la conversione del termine in quello ordinario decennale si applica soltanto nel caso in cui si faccia ricorso contro la cartella e si perda la causa. In tale ultima ipotesi, difatti, a doversi prescrivere non è più la cartella ma la sentenza. 


note

[1] CTP Milano, sent. n. 3544/19.

[2] Cass. sent. n. 30362/2018 del 23.11.2018

[3] Cass. S.U. sent. n. 23397/2016.


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