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Irpef, Iva, Irap, Ires: quando vanno in prescrizione

24 Novembre 2019
Irpef, Iva, Irap, Ires: quando vanno in prescrizione

Imposte erariali e cartelle esattoriali: convalidata l’interpretazione secondo cui tanto i tributi quanto le relative cartelle esattoriali si prescrivono in cinque anni e non dieci.

Tiene banco, da alcuni anni, la questione sulla prescrizione delle tasse erariali da pagare ogni anno. Si tratta dell’Irpef, Iva, Irap e Ires. Si è ritenuto a lungo che queste tre imposte, di cui il creditore è lo Stato, così come le relative cartelle esattoriali emesse in caso di omesso pagamento, si prescriverebbero in 10 anni applicando quindi il termine di prescrizione ordinaria. Più di un giudice, però, ha ritenuto in passato che la corretta prescrizione sarebbe sempre di cinque anni. Come mai questo dibattito e su cosa si fonda il contrasto in giurisprudenza? Di recente, la Commissione Tributaria Provinciale di Milano – sicuramente una delle più influenti d’Italia – ha aderito all’interpretazione più favorevole al contribuente [1]. È il caso di illustrare i termini della questione, spiegando cioè quando vanno in prescrizione Irpef, Iva, Irap e Ires nonché cosa bisogna fare nel caso in cui si riceva una cartella di pagamento per una di tali imposte.   

Prescrizione imposte: quando?

La regola generale vuole che tutti i debiti si prescrivono sempre in 10 anni, salvo che la legge disponga diversamente. 

Esiste poi un’eccezione prevista da una norma del Codice civile secondo cui tutti i debiti da pagare tutti gli anni o per frazioni più brevi dell’anno (ad esempio una volta ogni sei mesi, ogni tre mesi ,ecc.) cadono in prescrizione in cinque anni.

Per le imposte degli enti locali (Regioni, Province, Comuni) non v’è stato alcun dubbio nel ritenere che la prescrizione sia sempre di cinque anni. Parliamo quindi di Imu, Tasi, Tari, ma anche delle multe stradali dovute al Comune e delle altre sanzioni amministrative. I cinque anni valgono anche per le relative cartelle esattoriali emesse nel caso di omesso versamento di tali importi. Così, chi riceve una cartella per omesso versamento di Imu e contravvenzioni stradali sa che il debito “scadrà” dopo cinque anni dalla notifica della cartella stessa.

Per il bollo auto poi esiste una regola ulteriore: la prescrizione è di tre anni.

Il dubbio si è, invece, posto per le imposte erariali, quelle cioè dovute allo Stato, come Irpef, Iva, Irap e Ires. In assenza di specifiche indicazioni da parte della legge, si è sempre pensato che la prescrizione fosse quella ordinaria di 10 anni.

Senonché, poco alla volta, si è aperto un altro filone secondo cui la prescrizione di Irpef, Iva, Irap e Ires sarebbe sempre di cinque anni. E così anche per le relative cartelle esattoriali. Come mai?

Irpef, Iva, Irap e Ires: prescrizione in cinque anni

La ragione di questa interpretazione più favorevole al cittadino sta nel fatto che anche tali imposte vanno pagate tutti gli anni. Nessuno dubita infatti che chi produce reddito debba liquidare l’imposta all’Agenzia delle Entrate secondo le scadenze imposte dalla legge. Stesso discorso per Iva, Ires ed Irap. 

Proprio sulla base di tale argomentazione, la Commissione Tributaria Provinciale di Milano ha ritenuto doversi applicare, per tali imposte erariali, da versare annualmente, la prescrizione di cinque anni.

Ritorna a 10 anni, invece, la prescrizione delle imposte erariali indirette come l’imposta di bollo, l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria, il canone Rai, ecc., che infatti non vanno pagate tutti gli anni, ma solo in occasione del presupposto di imposta. 

Le altre posizioni della giurisprudenza

Questa interpretazione è stata sposata anche da numerosi giudici di merio [2], mentre altri hanno sostenuto che il ragionamento non sarebbe corretto. Se anche è corretto dire che Iva, Irpef, Irap e Ires vanno corrisposte una volta all’anno, è altrettanto vero però che il presupposto di imposta – ossia il reddito su cui applicare l’aliquota – varia sempre a seconda dell’attività del contribuente. Ragion per cui ben potrebbe essere che, magari, un anno non si debba versare nulla allo Stato per mancato raggiungimento del limite minimo tassabile al netto delle detrazioni fiscali. Ecco perché dunque, secondo tale interpretazione, non avrebbe senso parlare di imposte sempre uguali ogni anno.

Negli ultimi tre anni, però, la Cassazione, almeno per quanto riguarda le cartelle di pagamento per Irpef e Iva ha ribadito la tesi della prescrizione in cinque anni. Prima le Sezioni Unite [3] e poi una pronuncia del 2018 [4] hanno confermato che, anche per le cartelle emesse per imposte erariali, la prescrizione è sempre di cinque anni.

Che fare se si riceve una richiesta di pagamento tasse prescritta?

Quando arriva una cartella per il pagamento di imposte prescritte, bisogna contestare la cartella nel termine di 60 giorni dinanzi alla commissione tributaria. Potrebbe però succedere che, quando arriva la cartella, la prescrizione non si è ancora formata ma che si formi successivamente, negli anni a venire, in assenza di ulteriori lettere di diffida da parte di Agenzia Entrate Riscossione. In tale caso, non ci si può più muovere impugnando la precedente cartella, essendo ormai decorsi i 60 giorni di tempo per la sua contestazione. Bisognerà allora attendere il successivo atto dell’Esattore e impugnare quest’ultimo per intervenuta prescrizione della precedente cartella. 


note

[1] CTP Milano, sent. n. 3544/19.

[2] CTR Catania, sent. n. 4963/2011; Trib. Roma, sent. n. 981/1990. Cass. ord. n. 20213/2015. CTP Avellino, sent. n. 267/2017M, CTR Catanzaro sent. n. 173/16; CTP Reggio Calabria, sent. del 16.04.2014; CTR Lombardia, sent. n. 1883/16/2018.

[3] Cass. S.U. sent. n. 23397/2016.

[4] Cass. sent. n. 30362/2018 del 23.11.2018


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