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M5S: arriva la resa dei conti

22 Novembre 2019 | Autore:
M5S: arriva la resa dei conti

Il voto sulla Rousseau, contrario al volere del Capo, manda in crisi il Movimento. Di Maio, incrinato e accusato di fallimento, convoca i deputati.

Lo sforzo che Luigi Di Maio sta tentando di fare in queste ore è quello di evitare di finire come lo scorpione: attorniato da un anello di fuoco, sceglie il suicidio. Nel caso di Di Maio, un suicidio politico, si capisce. Per il capo politico del M5S arriva la resa dei conti. Soprattutto perché il fuoco che rischia di bruciarlo vivo (sempre in senso politicamente metaforico) non è stato appiccato all’esterno ma all’interno del Movimento 5 Stelle, già scosso da quando ha formato il Governo insieme al Pd, ed ora mezzo sconvolto dopo la decisione presa dai militanti attraverso la piattaforma Rousseau di correre alle regionali dell’Emilia Romagna e della Calabria. Contrariamente a quanto espresso da Di Maio.

Che il Capo sia messo in discussione da una parte dei pentastellati lo si sapeva da tempo. Che sia arrivato, però, sull’orlo del precipizio sembra, ormai, palese. Il voto della Rousseau sulle regionali ha il rumore di un forte ceffone al ministro degli Esteri. Non tanto – o non solo – per punirlo quanto per costringerlo a darsi una mossa e a riscattare il Movimento. Di Maio sa che dopo i risultati negativi dell’Umbria, rischia un’altra figuraccia. Soprattutto perché, in questo momento, correre da soli è come prendere una strada in discesa senza freni. Non a caso, oggi ha dovuto ammettere: «Non so quanto prenderemo – ha detto a Castelvetrano, nel Trapanese – ma lavoreremo per mettere qualche consigliere regionale». Magro bottino per uno che, ancora oggi, si vanta di essere al governo perché «il M5S è stata la prima formazione politica del Paese». Amarcord.

Di fronte ad un problema serio, il Capo cosa deve fare? Cercare di risolverlo o farsi da parte. Esclusa quest’ultima ipotesi – non si dimetterà mai – Di Maio cerca di correre ai ripari. Innanzitutto, cerca di «vendere» il risultato della Rousseau nel miglior modo possibile: «Il messaggio arrivato dal voto sulla piattaforma Rousseau – spiega – è un no ai tatticismi e un no alle manovre di palazzo. Noi siamo il M5S e ci presentiamo alle elezioni regionali».

Mossa numero due: difendere l’Esecutivo mettendo le mani avanti su una possibile (bisogna dire «possibile» per rispetto degli elettori che non si sono ancora espressi) sconfitta del suo Movimento e del Pd: «Io vedo tanta paura legata agli effetti sul Governo», dice infatti il capo della Farnesina. «Ma se siamo il M5S dobbiamo ricordare a tutti i cittadini che le elezioni regionali in Emilia Romagna non sono un voto di fiducia sul governo».

La terza mossa è la più complicata: rendere questi argomenti convincenti davanti ai suoi più stretti collaboratori, cioè ai vertici pentastellati. Ha davanti un muro di delusi che ogni giorno si fa più alto. Basti leggere ciò che l’ex capogruppo del M5S alla Camera, Roberta Lombardi, ha scritto oggi sulla sua pagina di Facebook: «Usiamo Rousseau per davvero, non come scudo dietro cui nascondersi! E non per procrastinare la presa di coscienza dell’inevitabile, ovvero che il ruolo del Capo politico singolo ha fallito e che l’unica grande riappropriazione della propria identità è lavorare come intelligenza collettiva, riconoscendola e rispettandola». Più chiaro di così.

Tenta di spegnere il fuoco attorno allo scorpione il presidente della Camera, Roberto Fico. Allargando, però, il problema: «Una riflessione sul capo politico? La riflessione dev’essere sul Movimento, sulla sua identità, sui progetti e sui programmi, è una riflessione vera a 360 gradi su tutto. Il Movimento 5 Stelle è in difficoltà- ammette Fico – perché dopo tanti anni di lotta, di progettazione, di assemblee sui territori, è entrato non solo in Parlamento e nelle istituzioni, ma anche al Governo del Paese, e ogni movimento che opta per una rivoluzione, quando arriva all’interno delle istituzioni e al governo, può cadere in molte contraddizioni e in delle difficoltà».

Proprio alla Montecitorio, mercoledì 27 novembre alle 20.30 (fregatura per chi voleva vedere Inter e Napoli impegnati in Champions League) si terrà un’assemblea dei deputati grillini, convocati da Di Maio per un «aggiornamento della situazione politica». Più che probabile che in quella sede lo scorpione cerchi di capire se l’anello di fuoco è chiuso del tutto attorno a noi o se c’è qualche via di fuga.



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