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Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici: ultime sentenze

23 Dicembre 2019
Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici; impiego di artifici idonei ad ostacolare l’accertamento della falsità contabile; comportamento del contribuente finalizzato all’evasione delle imposte; falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie.

Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici: configurabilità

È configurabile il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, previsto dall’art. 3 D.Lgs. n. 74 del 2000, anche nell’ambito del regime fiscale del consolidato nazionale, introdotto con il D.Lgs. n. 344 del 2003, sia pur solo con riferimento alla dichiarazione consolidata, in quanto unica rispetto alla quale può essere verificato il superamento della duplice soglia di punibilità richiesto dal primo comma dell’indicato articolo.

Cassazione penale sez. II, 18/10/2016, n.1673

Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici: il presupposto

Ai fini della configurabilità del delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3 d.lg. n. 74 del 2000), il presupposto dell’imposizione tributaria relativamente ai redditi derivanti dall’esercizio di arti o professioni, anche se assoggettati a ritenuta di acconto, va individuato nel momento in cui essi sono stati percepiti.

(Fattispecie in cui è stata ritenuto integrato il reato con riferimento ad un professionista che avendo maturato i compensi professionali per la gestione di un “trust”, lo aveva lasciato nella disponibilità del “trust”, così sottraendolo all’imposizione fiscale).

Cassazione penale sez. III, 19/03/2013, n.24533

Dichiarazione fraudolenta: la condotta del professionista

Il rilascio, da parte di professionista abilitato, di un mendace visto di conformità o di un’infedele certificazione tributaria, di cui rispettivamente agli artt. 35 e 36 d.lg. 9 luglio 1997 n. 241, ai fini degli studi di settore, costituisce un mezzo fraudolento, idoneo ad ostacolare l’accertamento e ad indurre l’amministrazione finanziaria in errore, tale da integrare il concorso del professionista nel reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici.

(In motivazione, la Corte ha precisato che, non trovando applicazione il principio di specialità di cui all’art. 15 c.p., il delitto indicato concorre con lo specifico reato previsto dall’art. 39 d.lg. n. 241 del 1997).

Cassazione penale sez. III, 13/03/2019, n.19672

Reato di associazione a delinquere

Anche la normale attività professionale (di regola quella di commercialista, ma anche, come nella specie, quella di avvocato, specie se esperto nella materia), qualora realizzata, pur nella sua formale aderenza ai canoni della professione, con lo scopo di concorrere alla realizzazione di un’associazione per delinquere, configura condotta penalmente rilevante per la sussistenza dell’articolo 416 del codice penale, trattandosi di reato che per la sua realizzazione comporta una condotta a forma libera, sottoposta alle sole condizioni che l’agente intenda aderire all’accordo associativo e che il suo comportamento sia, anche se parzialmente, funzionale alla realizzazione del progetto criminoso perseguito dai consociati.

Tale condotta, anzi, se essenziale per l’organizzazione della struttura associativa, qualifica detta partecipazione come quella di organizzatore dell’organismo criminoso (fattispecie in materia cautelare, dove la Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un avvocato, indagato in relazione al reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, segnatamente quelli di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e indebita compensazione, risultando spiegato in modo satisfattivo il ruolo strutturato svolto, tra l’altro, nella gestione di fatto nella gestione di crediti inesistenti della società e nell’individuazione di strategie utili al raggiungimento del fine fraudolento del gruppo e nell’occultamento del proventi illeciti).

Cassazione penale sez. III, 13/03/2019, n.24799

Scritture contabili obbligatorie

In tema di reati tributari, ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 3 d.lg. n. 74 del 2000 (dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici), premesso che non è sufficiente la sola falsa rappresentazione (realizzabile anche in forma omissiva), nelle scritture contabili obbligatorie, degli elementi sulla base dei quali si determina l’obbligazione tributaria, ma occorre anche un “quid plurius” costituito dall’uso di “mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l’accertamento“, deve ritenersi che siano tali tutti quegli accorgimenti la presenza dei quali imponga l’effettuazione di accertamenti fiscali e indagini penali che altrimenti non sarebbero stati necessari.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che correttamente fosse stato ravvisato l’uso di mezzi fraudolenti in un caso in cui era risultato che la società amministrata dall’imputato, avendo ricevuto pagamenti per servizi resi ad altra società, ne aveva contabilizzati solo una parte, dirottando l’altra, senza che di ciò risultasse traccia nelle proprie scritture contabili, sul conto corrente di una società fiduciaria facente capo ad un prossimo congiunto dell’imputato medesimo).

Cassazione penale sez. III, 15/10/2014, n.50308

Annotazione contabile del fittizio acquisto di un immobile

In tema di reati tributari, i delitti di dichiarazione fraudolenta previsti dagli art. 2 e 3, d.lg. n. 74 del 2000, si consumano nel momento della presentazione della dichiarazione fiscale nella quale sono effettivamente inseriti o esposti elementi contabili fittizi, essendo penalmente irrilevanti tutti i comportamenti prodromici tenuti dall’agente, ivi comprese le condotte di acquisizione e registrazione nelle scritture contabili di fatture o documenti contabili falsi o artificiosi ovvero di false rappresentazioni con l’uso di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l’accertamento.

(Fattispecie in cui la Corte ha annullato la sentenza impugnata che aveva affermato la responsabilità dell’imputato in ordine al reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, per verificare se a seguito dell’annotazione contabile del fittizio acquisto di un immobile tali elementi fossero poi confluiti nella dichiarazione dei redditi).

Cassazione penale sez. III, 20/05/2014, n.52752

Cosa occorre per la realizzazione del mezzo fraudolento?

In tema di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3 d.lg. 10 marzo 2000 n. 74), per la realizzazione del mezzo fraudolento è necessaria la sussistenza di un “quid pluris” rispetto alla falsa rappresentazione offerta nelle scritture contabili obbligatorie e, cioè, una condotta connotata da particolare insidiosità derivante dall’impiego di artifici idonei ad ostacolare l’accertamento della falsità contabile.

(Nella specie, è stato ritenuto responsabile del reato il socio accomandatario di una società che aveva mistificato il vero ammontare dei ricavi ottenuti da operazioni di vendita attraverso l’omessa registrazione dei contratti preliminari e l’incameramento di una parte del prezzo in contanti).

Cassazione penale sez. III, 22/11/2012, n.2292

Sequestro preventivo volto alla confisca per equivalente

Il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, di somma relativa a reato tributario (dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, nella specie realizzato attraverso una complessa operazione, tendente alla trasformazione di interessi in dividendi, ai fini dell’imponibilità fiscale prevista nella misura del 5 per cento) non è applicabile allorché la stessa non rientri nel patrimonio del reo od in quello di terzi, tra cui persone giuridiche, che siano riconducibili allo stesso (come nel caso delle cd. “società schermo”).

Tribunale Milano sez. riesame, 15/12/2011, n.283

Comportamento del contribuente

Integra il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3, D. Lgs. 10 marzo 2000, n. 74) qualsiasi comportamento del contribuente, maliziosamente teso all’evasione delle imposte ed accompagnato da una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie.

(Nella specie l’imputato, dopo aver costituito una società in accomandita semplice unitamente ad un correo, aveva conferito a quest’ultima un ramo di azienda della ditta di cui era titolare del valore di 2000 euro, avente però ad oggetto lavori relativi ad un contratto di appalto di oltre 9 mln. di euro, di cui più di 6 mln. spettanti alla ditta individuale, omettendo di indicare nella dichiarazione fiscale quest’ultima somma nonché il reddito di oltre 3 mln. di euro, pari alla differenza tra costi e ricavi, e provvedendo a sciogliere la società dopo soli otto mesi dalla sua costituzione).

Cassazione penale sez. III, 02/12/2011, n.1200

Concorso con il reato di occultamento o distruzione di documenti contabili

Il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3 d.lg. 10 marzo 2000, n. 74) può concorrere con il reato di occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10 del citato d.lg.), dovendosi escludere il concorso apparente di norme e il rapporto di genere a specie previsti dall’art. 15 c.p.

Cassazione penale sez. III, 01/12/2011, n.12455



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