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Dichiarazione infedele: ultime sentenze

1 Novembre 2021
Dichiarazione infedele: ultime sentenze

Reato di dichiarazione infedele; bene giuridico protetto; dolo specifico della finalità dell’evasione.

Omessa dichiarazione di somme di denaro detenute all’estero

Non integra il reato di dichiarazione infedele l’omessa dichiarazione di mere somme di denaro detenute all’estero, riguardando la disposizione dell’art. 4 del d.lgs. n. 74 del 2000 esclusivamente la condotta di chi, al fine di evadere le imposte dei redditi o sul valore aggiunto, presenta una dichiarazione infedele relativa a quelle imposte, laddove le somme di denaro detenute da un contribuente italiano su conto corrente di una banca estera (così come uno strumento finanziario o un bene immobile) non sono di per sé sole parte del reddito imponibile del contribuente italiano, nel quale rientrano esclusivamente le rendite – “id est” gli interessi conseguiti da un investimento finanziario – che il bene detenuto all’estero dovesse eventualmente produrre. (Principio affermato in fattispecie di reato di riciclaggio).

Cassazione penale sez. VI, 04/05/2021, n.19849

Accertamento tributario e termini

In tema di accertamento tributario, i termini sono raddoppiati ex artt. 43, comma 3, d.P.R. n. 600 del 1973 e 57, comma 3, d.P.R. n. 633 del 1972 in presenza di seri indizi, con conseguente obbligo di denuncia penale, del reato di dichiarazione infedele, integrabile anche da condotte elusive a fini fiscali (nella specie operazioni riconducibili all’abuso del diritto commesse anteriormente alla depenalizzazione operata dall’art. 10 bis st.contr.), purché riconducibili a quelle previste dagli artt. 37, comma 3, e 37 bis, d.P.R. n. 600 del 1973, richiedendo la fattispecie di cui all’art. 4, d.lgs. n. 74 del 2000 la mera indicazione, anche senza l’uso di mezzi fraudolenti, di elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo ed elementi passivi fittizi quando ricorrano le altre condizioni ivi previste e si superino le relative soglie di punibilità.

Cassazione civile sez. trib., 28/04/2021, n.11156

Reato di dichiarazione infedele: configurabilità

Ai fini della configurabilità del reato di dichiarazione infedele di cui all’art. 4, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, nell’ipotesi di società in accomandita semplice, tenuta a presentare le dichiarazioni ai fini delle imposte sui redditi con imputazione del risultato di esercizio direttamente a ciascun socio, in proporzione alla sua quota di partecipazione, l’imposta sui redditi evasa deve essere calcolata avendo riguardo al reddito dei singoli soci.

Cassazione penale sez. III, 14/09/2020, n.31195

Società in accomandita semplice e reato di dichiarazione fiscale infedele

Il reato di cui all’art. 4 d.lg. n. 74 del 2000 (dichiarazione infedele) può essere integrato anche mediante la presentazione della dichiarazione in nome della società in accomandita semplice, e, però, in tal caso, l’imposta sui redditi evasa deve essere calcolata avendo riguardo al reddito dei singoli soci.

Cassazione penale sez. III, 14/09/2020, n.31195

Il reato di dichiarazione infedele dei redditi ai fini Irpef

Il reato di dichiarazione infedele dei redditi ai fini Irpef di cui all’art. 4 d.lg. n. 74 del 2000 sussiste anche qualora l’evasione di imposta riguardi redditi di derivazione illecita, salvo che i relativi proventi siano stati assoggettati a sequestro o confisca penale nello stesso periodo di imposta in cui si è verificato il presupposto impositivo, dal momento che solo in tale ipotesi i provvedimenti ablatori determinano, in relazione al principio della capacità contributiva di cui all’art. 53 Cost., una riduzione del reddito imponibile.

(In applicazione del principio, la Corte ha affermato che non rileva, ai predetti fini, il provvedimento ablatorio disposto contestualmente alla sentenza di condanna di primo grado, quale ulteriore conseguenza sanzionatoria ex art. 12-bis d.lg. n. 74 del 2000).

Cassazione penale sez. III, 14/02/2020, n.18575

Redditi di derivazione illecita

La l. n. 537 del 1993, art. 14, comma 4, dispone che, “nelle categorie di reddito di cui all’art. 6, comma 1, t.u.i.r., approvato con d.P.R. n. 917 del 1986, devono intendersi ricompresi, se in esse classificabili, i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo se non già sottoposti a sequestro o confisca penale”.

Fermo restando, dunque, che potrà ritenersi integrato il reato di dichiarazione infedele di cui al d.lg. n. 74 del 2000, art. 4 qualora l’evasione di imposta riguardi redditi di derivazione illecita, la seconda parte del citato articolo individua una condizione negativa di imponibilità nell’ipotesi di spossessamento dei proventi illeciti che avvenga per effetto di sequestro o confisca. L’operatività di tale meccanismo, secondo l’interpretazione data alla norma dalla costante giurisprudenza di legittimità, è tuttavia subordinata alla circostanza che il provvedimento ablatorio sia intervenuto nello stesso periodo di imposta cui il provento si riferisce. Il sequestro e la confisca dei proventi, in altri termini, sono opponibili al fisco purché intervengano nel medesimo periodo in cui si è verificato il presupposto imponibile.

Cassazione penale sez. III, 14/02/2020, n.18575

Richiesta di applicazione della pena

In tema di reati tributari, per i delitti di dichiarazione infedele e di omessa dichiarazione previsti dagli artt. 4 e 5 d.lg. 10 marzo 2000, n. 74, la richiesta di applicazione della pena è ammissibile solo quando vi sia stato l’integrale pagamento del debito tributario prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado pur se dopo la formale conoscenza, da parte dell’autore del reato, di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali, diversamente operando la causa di non punibilità prevista dall’art. 13, comma 2, del medesimo d.lg.

Cassazione penale sez. III, 02/10/2019, n.47287

Quando si perfeziona il reato di dichiarazione infedele?

Il delitto di dichiarazione infedele, previsto dall’art. 4 d.lg. 10 marzo 2000, n. 74, integra un reato istantaneo che si perfeziona al momento della presentazione della dichiarazione annuale, non rilevando l’eventuale presentazione di una successiva dichiarazione integrativa.

Cassazione penale sez. III, 08/04/2019, n.23810

Dichiarazione infedele delle imposte sui redditi 

Per la verifica della sussistenza del reato di dichiarazione infedele delle imposte sui redditi nei confronti di un amministratore di società di persone la quantificazione dell’imposta evasa va riferita all’intera somma non dichiarata dai soci e non soltanto dal sodo amministratore.

Ad affermarlo è la Cassazione che scioglie il dubbio se il rappresentante legale risponda del reato di dichiarazione infedele quando la soglia di imposta evasa superi quella penalmente rilevante (150mila euro) calcolandola come somma dell’Irpef non dichiarata dai singoli soci ovvero soltanto considerando l’Irpef non dichiarata nella propria dichiarazione quale persona fisica/socio.

Secondo i giudici per la dichiarazione infedele, presentata da chi amministri una società di persone, si impone una valutazione unitaria dell’imposta evasa, anche ai fini della verifica della soglia di punibilità.

Cassazione penale sez. III, 27/03/2019, n.19228

Dichiarazione infedele: il parametro di calcolo dell’imposta Ires

In tema di successione di leggi penali, la modificazione “in melius” della norma extrapenale richiamata dalla disposizione incriminatrice esclude la punibilità del fatto precedentemente commesso solo se attiene a norma integratrice di quella penale.

(Fattispecie, in tema di dichiarazione infedele, in cui la Corte ha affermato che il parametro di calcolo dell’imposta Ires, modificato dall’art. 1, comma 61, l. 28 dicembre 2015, n. 208, non è norma integratrice della fattispecie penale, lasciando del tutto immutati gli elementi costitutivi e la soglia di punibilità del reato previsto dall’art. 4 d.lg. 10 marzo 2000, n. 74).

Cassazione penale sez. III, 29/01/2019, n.11520

Dichiarazione infedele: natura del reato

La dichiarazione infedele prevede un reato proprio a forma vincolata, sottoposto a soglie oggettive di punibilità e clausola di sussidiarietà, assistito da dolo specifico. Il bene giuridico protetto va individuato nell’interesse pubblico alla percezione del tributo e nell’interesse strumentale alla tutela della trasparenza e veridicità delle dichiarazioni annuali.

Il reato è di condotta, anche se il disvalore espresso è di danno, atteso che una dichiarazione che esponga in modo non veritiero gli elementi sulla base dei quali calcolare l’imposta integra per definizione “evasione fiscale” nell’accezione indicata dall’art. 1 co. 1 lett. f D. Lgs. 74/2000.

Tribunale Terni, 29/05/2018, n.595

Reato di dichiarazione infedele: l’elemento soggettivo

L’elemento soggettivo del reato di dichiarazione infedele è rappresentato dal dolo specifico della finalità dell’evasione.

(Nel caso di specie, si trattava di elementi passivi consistenti in Iva a credito non spettanti, pari  ad una somma superiore al 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, per i quali il dolo della finalità di evasione era insito nella condotta non ravvisandosi logicamente altre motivazioni).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I, 12/09/2018, n.4392

Patteggiamento senza estinzione del debito per dichiarazione infedele

La previsione normativa che subordina, per i reati fiscali, l’applicazione del patteggiamento al pagamento del debito tributario (art. 13-bis, comma 2, d.lg. n. 74/2000) non si applica ai reati di dichiarazione infedele, omessa presentazione e occultamento o distruzione di scritture contabili.

È, pertanto, legittimo accedere a tale istituto – per i menzionati reati – anche senza estinzione del debito con il Fisco.

Cassazione penale sez. III, 23/11/2018, n.10800

Dichiarazione infedele e misura cautelare

La ritenuta sussistenza del “fumus commissi delicti” ai fini dell’adozione di una misura cautelare reale in relazione al reato di dichiarazione infedele previsto dall’art. 4 d.lg. 10 marzo 2000 n. 74 ben può fondarsi, ove trattisi di redditi derivanti dall’esercizio di professioni, sulla presunzione legale che costituiscano “ricavi”, ai sensi dell’art. 32 d.P.R. n. 600/1973, (pur dopo la modifica apportata dall’art. 7 quater, comma 1, lett. a, d.l. n. 193/2016, conv. con modif. in l. n. 225/2016), quelli risultanti da versamenti sui conti correnti del professionista che quest’ultimo non sia in grado di giustificare diversamente, nulla rilevando in contrario la parziale dichiarazione di incostituzionalità del citato art. 32, pronunciata con sentenza della Corte costituzionale n. 228/2014, avendo essa avuto ad oggetto l’equiparazione tra attività imprenditoriale ed attività professionale solo limitatamente ai prelevamenti dai conti correnti e non ai versamenti.

Cassazione penale sez. III, 10/05/2018, n.26274

Operazioni di versamento effettuate su conto corrente

I professionisti, ai fini dell’esclusione dal computo per la determinazione del reddito di imposta, devono dimostrare, con riferimento alle sole operazioni di versamento in conto corrente, che le stesse non rientrano tra i compensi riferibili alla loro attività, potendo diversamente costituire proventi utili ai fini dell’eventuale integrazione della fattispecie di dichiarazione infedele.

Cassazione penale sez. III, 10/05/2018, n.26274

Dichiarazione infedele e frode fiscale

In materia di reati tributari, il carattere residuale del reato di dichiarazione infedele, di cui all’art. 4 d.lg. n. 74 del 2000, esclude il concorso con il delitto di frode fiscale, previsto dall’art. 2 d.lg. n. 74 del 2000, quando la condotta materiale abbia ad oggetto la medesima dichiarazione, mentre non opera nel caso in cui siano contestate condotte diversa, una per le omissioni di elementi attivi del reddito e l’altra per elementi passivi inesistenti.

Cassazione penale sez. III, 17/01/2018, n.41260

Dichiarazione infedele e clausola di sussidiarietà

In materia di reati tributari, il carattere residuale del reato di dichiarazione infedele, di cui all’art. 4 del d.lgs n. 74 del 2000, ne esclude il concorso con il delitto di frode fiscale, previsto dall’art. 2 del citato d.lgs., quando la condotta materiale abbia ad oggetto la medesima dichiarazione, esclusa l’ipotesi di una iniziale contestazione dell’art. 4, d.lgs. 74/2000, relativamente alla sola condotta di omissione di elementi attivi, e, successivamente, con una incriminazione relativa all’art. 2, d.lgs. 74/2000 per l’indicazione di elementi passivi per operazioni relative a fatture oggettivamente inesistenti; in quanto l’art. 4, d.lgs. 74/2000 mira ad evitare la doppia incriminazione per la stessa condotta (anche se diversamente strutturata, una con frode e l’altra senza frode) ma non può essere invocato per l’incriminazione di condotte diverse, una per le omissioni di elementi attivi del reddito e l’altra per elementi passivi inesistenti (da fatture per operazioni inesistenti).

Cassazione penale sez. III, 17/01/2018, n.41260

Condotte puramente elusive ai fini fiscali: integrano il reato di dichiarazione infedele?

A seguito della introduzione dell’art. 10 bis l. 212/2000 (cd. Statuto del contribuente), ad opera del d.lg. n. 128/2015, che al comma 13 stabilisce che le operazioni abusive non danno luogo a fatti punibili ai sensi delle leggi penali tributarie, non è più configurabile il reato di dichiarazione infedele in presenza di condotte puramente elusive ai fini fiscali, in quanto detta disposizione esclude che operazioni esistenti e volute, anche se prive di sostanza economica e tali da realizzare vantaggi fiscali indebiti, possano integrare condotte penalmente rilevanti.

La portata dell’art. 4 d.lg. 74/2000, per effetto di tale innovazione, che ha sottratto all’area del penalmente rilevante le condotte costituenti mero abuso del diritto, è stata delimitata in negativo. Conseguentemente va revocata, ex art. 673 c.p.p. la sentenza di condanna in tutti quei casi in cui le operazioni che hanno comportato l’infedeltà della dichiarazione siano state effettivamente realizzate, seppur con finalità elusive.

Cassazione penale sez. III, 26/10/2017, n.9378



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