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Dichiarazione infedele: ultime sentenze

23 Dicembre 2019
Dichiarazione infedele: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: reato di dichiarazione infedele; bene giuridico protetto; dolo specifico della finalità dell’evasione; presentazione della dichiarazione annuale; dichiarazione infedele delle imposte sui redditi presentata dall’amministratore di una società di persone.

Dichiarazione infedele: natura del reato

La dichiarazione infedele prevede un reato proprio a forma vincolata, sottoposto a soglie oggettive di punibilità e clausola di sussidiarietà, assistito da dolo specifico. Il bene giuridico protetto va individuato nell’interesse pubblico alla percezione del tributo e nell’interesse strumentale alla tutela della trasparenza e veridicità delle dichiarazioni annuali.

Il reato è di condotta, anche se il disvalore espresso è di danno, atteso che una dichiarazione che esponga in modo non veritiero gli elementi sulla base dei quali calcolare l’imposta integra per definizione “evasione fiscale” nell’accezione indicata dall’art. 1 co. 1 lett. f D. Lgs. 74/2000.

Tribunale Terni, 29/05/2018, n.595

Quando si perfeziona il reato di dichiarazione infedele?

Il delitto di dichiarazione infedele, previsto dall’art. 4 d.lg. 10 marzo 2000, n. 74, integra un reato istantaneo che si perfeziona al momento della presentazione della dichiarazione annuale, non rilevando l’eventuale presentazione di una successiva dichiarazione integrativa.

Cassazione penale sez. III, 08/04/2019, n.23810

Reato di dichiarazione infedele: l’elemento soggettivo

L’elemento soggettivo del reato di dichiarazione infedele è rappresentato dal dolo specifico della finalità dell’evasione.

(Nel caso di specie, si trattava di elementi passivi consistenti in Iva a credito non spettanti, pari  ad una somma superiore al 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, per i quali il dolo della finalità di evasione era insito nella condotta non ravvisandosi logicamente altre motivazioni).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I, 12/09/2018, n.4392

Dichiarazione infedele delle imposte sui redditi 

Per la verifica della sussistenza del reato di dichiarazione infedele delle imposte sui redditi nei confronti di un amministratore di società di persone la quantificazione dell’imposta evasa va riferita all’intera somma non dichiarata dai soci e non soltanto dal sodo amministratore.

Ad affermarlo è la Cassazione che scioglie il dubbio se il rappresentante legale risponda del reato di dichiarazione infedele quando la soglia di imposta evasa superi quella penalmente rilevante (150mila euro) calcolandola come somma dell’Irpef non dichiarata dai singoli soci ovvero soltanto considerando l’Irpef non dichiarata nella propria dichiarazione quale persona fisica/socio.

Secondo i giudici per la dichiarazione infedele, presentata da chi amministri una società di persone, si impone una valutazione unitaria dell’imposta evasa, anche ai fini della verifica della soglia di punibilità.

Cassazione penale sez. III, 27/03/2019, n.19228

Dichiarazione infedele: il parametro di calcolo dell’imposta Ires

In tema di successione di leggi penali, la modificazione “in melius” della norma extrapenale richiamata dalla disposizione incriminatrice esclude la punibilità del fatto precedentemente commesso solo se attiene a norma integratrice di quella penale.

(Fattispecie, in tema di dichiarazione infedele, in cui la Corte ha affermato che il parametro di calcolo dell’imposta Ires, modificato dall’art. 1, comma 61, l. 28 dicembre 2015, n. 208, non è norma integratrice della fattispecie penale, lasciando del tutto immutati gli elementi costitutivi e la soglia di punibilità del reato previsto dall’art. 4 d.lg. 10 marzo 2000, n. 74).

Cassazione penale sez. III, 29/01/2019, n.11520

Patteggiamento senza estinzione del debito per dichiarazione infedele

La previsione normativa che subordina, per i reati fiscali, l’applicazione del patteggiamento al pagamento del debito tributario (art. 13-bis, comma 2, d.lg. n. 74/2000) non si applica ai reati di dichiarazione infedele, omessa presentazione e occultamento o distruzione di scritture contabili.

È, pertanto, legittimo accedere a tale istituto – per i menzionati reati – anche senza estinzione del debito con il Fisco.

Cassazione penale sez. III, 23/11/2018, n.10800

Dichiarazione infedele e misura cautelare

La ritenuta sussistenza del “fumus commissi delicti” ai fini dell’adozione di una misura cautelare reale in relazione al reato di dichiarazione infedele previsto dall’art. 4 d.lg. 10 marzo 2000 n. 74 ben può fondarsi, ove trattisi di redditi derivanti dall’esercizio di professioni, sulla presunzione legale che costituiscano “ricavi”, ai sensi dell’art. 32 d.P.R. n. 600/1973, (pur dopo la modifica apportata dall’art. 7 quater, comma 1, lett. a, d.l. n. 193/2016, conv. con modif. in l. n. 225/2016), quelli risultanti da versamenti sui conti correnti del professionista che quest’ultimo non sia in grado di giustificare diversamente, nulla rilevando in contrario la parziale dichiarazione di incostituzionalità del citato art. 32, pronunciata con sentenza della Corte costituzionale n. 228/2014, avendo essa avuto ad oggetto l’equiparazione tra attività imprenditoriale ed attività professionale solo limitatamente ai prelevamenti dai conti correnti e non ai versamenti.

Cassazione penale sez. III, 10/05/2018, n.26274

Operazioni di versamento effettuate su conto corrente

I professionisti, ai fini dell’esclusione dal computo per la determinazione del reddito di imposta, devono dimostrare, con riferimento alle sole operazioni di versamento in conto corrente, che le stesse non rientrano tra i compensi riferibili alla loro attività, potendo diversamente costituire proventi utili ai fini dell’eventuale integrazione della fattispecie di dichiarazione infedele.

Cassazione penale sez. III, 10/05/2018, n.26274

Dichiarazione infedele e frode fiscale

In materia di reati tributari, il carattere residuale del reato di dichiarazione infedele, di cui all’art. 4 d.lg. n. 74 del 2000, esclude il concorso con il delitto di frode fiscale, previsto dall’art. 2 d.lg. n. 74 del 2000, quando la condotta materiale abbia ad oggetto la medesima dichiarazione, mentre non opera nel caso in cui siano contestate condotte diversa, una per le omissioni di elementi attivi del reddito e l’altra per elementi passivi inesistenti.

Cassazione penale sez. III, 17/01/2018, n.41260

Dichiarazione infedele e clausola di sussidiarietà

In materia di reati tributari, il carattere residuale del reato di dichiarazione infedele, di cui all’art. 4 del d.lgs n. 74 del 2000, ne esclude il concorso con il delitto di frode fiscale, previsto dall’art. 2 del citato d.lgs., quando la condotta materiale abbia ad oggetto la medesima dichiarazione, esclusa l’ipotesi di una iniziale contestazione dell’art. 4, d.lgs. 74/2000, relativamente alla sola condotta di omissione di elementi attivi, e, successivamente, con una incriminazione relativa all’art. 2, d.lgs. 74/2000 per l’indicazione di elementi passivi per operazioni relative a fatture oggettivamente inesistenti; in quanto l’art. 4, d.lgs. 74/2000 mira ad evitare la doppia incriminazione per la stessa condotta (anche se diversamente strutturata, una con frode e l’altra senza frode) ma non può essere invocato per l’incriminazione di condotte diverse, una per le omissioni di elementi attivi del reddito e l’altra per elementi passivi inesistenti (da fatture per operazioni inesistenti).

Cassazione penale sez. III, 17/01/2018, n.41260

Condotte puramente elusive ai fini fiscali: integrano il reato di dichiarazione infedele?

A seguito della introduzione dell’art. 10 bis l. 212/2000 (cd. Statuto del contribuente), ad opera del d.lg. n. 128/2015, che al comma 13 stabilisce che le operazioni abusive non danno luogo a fatti punibili ai sensi delle leggi penali tributarie, non è più configurabile il reato di dichiarazione infedele in presenza di condotte puramente elusive ai fini fiscali, in quanto detta disposizione esclude che operazioni esistenti e volute, anche se prive di sostanza economica e tali da realizzare vantaggi fiscali indebiti, possano integrare condotte penalmente rilevanti.

La portata dell’art. 4 d.lg. 74/2000, per effetto di tale innovazione, che ha sottratto all’area del penalmente rilevante le condotte costituenti mero abuso del diritto, è stata delimitata in negativo. Conseguentemente va revocata, ex art. 673 c.p.p. la sentenza di condanna in tutti quei casi in cui le operazioni che hanno comportato l’infedeltà della dichiarazione siano state effettivamente realizzate, seppur con finalità elusive.

Cassazione penale sez. III, 26/10/2017, n.9378



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