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Prove illegittimamente acquisite: ultime sentenze

23 Dicembre 2019
Prove illegittimamente acquisite: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: prove assunte al di fuori dei casi consentiti dalla legge; inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite; assenza del presupposto della spontaneità; immagini registrate da un impianto di videosorveglianza.

Quali sono le prove illegittimamente acquisite?

Le “prove illegittimamente acquisite” come disciplinate dall’art. 191 c.p.p. sono quelle assunte al di fuori dei casi consentiti dalla legge e non quelle che presentino vizi parziali nel corso della loro formazione.

Di conseguenza, qualora alcune risposte della persona esaminata in sede giudiziale fossero frutto di domande poste in modo non consentito potrebbe venire in discussione l’eventuale esclusione ex art. 191 c.p.p. delle specifiche risposte dal novero del materiale utilizzabile ai fini della decisione, ma non certamente la inutilizzabilità dell’intero esame.

Cassazione penale sez. III, 04/03/2010, n.16854

Prove illegittimamente acquisite: l’inutilizzabilità

L’inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite vale anche per il diritto tributario, cosicché l’autorizzazione giudiziaria per l’accesso ai locali adibiti ad abitazione principale del contribuente è subordinata alla presenza di gravi indizi di violazioni tributarie. Pertanto le prove eventualmente acquisite in violazione di tale precetto comportano illegittimità dell’atto che ne segue.

Comm. trib. reg. Bari, (Puglia) sez. VII, 16/01/2017, n.74

Limiti e divieti all’utilizzazione della prova

L’inutilizzabilità, per carenza di spontaneità, delle dichiarazioni rese dall’indagato alla p.g. ai sensi dell’art. 350, comma 7, c.p.p. non si comunica al successivo interrogatorio cui il pubblico ministero, edotto di tali dichiarazioni, sottoponga l’indagato, poiché – non operando in tema di inutilizzabilità il principio della propagazione previsto, invece, per la materia delle nullità – la sanzione processuale della inutilizzabilità rimane circoscritta alle prove illegittimamente acquisite e non incide sulle altre risultanze probatorie, pur se ad esse collegate.

Cassazione penale sez. I, 29/09/2015, n.45550

Videoregistrazioni effettuate con telecamere di sicurezza

Le videoregistrazioni effettuate dai privati con telecamere di sicurezza sono prove documentali, acquisibili ex art. 234 c.p.p., sicché i fotogrammi estrapolati da detti filmati ed inseriti in annotazioni di servizio non possono essere considerate prove illegittimamente acquisite e non ricadono nella sanzione processuale di inutilizzabilità.
Cassazione penale sez. II, 04/02/2015, n.6515

Utilizzazione della prova

Il principio secondo cui la nullità di un atto rende invalidi gli atti consecutivi, che dipendono da quello dichiarato nullo, non trova applicazione in materia di inutilizzabilità, riguardando quest’ultima solo le prove illegittimamente acquisite e non quelle la cui acquisizione sia avvenuta in modo autonomo e nelle forme consentite.

(Fattispecie in cui si è affermato che la violazione dell’art. 430 bis c.p.p. – concretatasi nella acquisizione illegittima, da parte del p.m., di informazioni da soggetto indicato nella richiesta di incidente probatorio ammesso dal g.i.p. prima dell’illegittima assunzione delle predette informazioni – non determina la nullità dell’incidente probatorio in cui il p.m. abbia utilizzato per le contestazioni dette informazioni illegittimamente acquisite).

Cassazione penale sez. V, 20/11/2014, n.12697

Prove acquisite con interferenza illecita nella vita privata

Sono inutilizzabili, in quanto acquisite in violazione della norma dell’art. 615-bis c.p., le prove ottenute attraverso una interferenza illecita nella vita privata. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto inutilizzabile una registrazione illegittimamente effettuata da un coniuge delle conversazioni intrattenute, in ambito domestico, dall’altro coniuge con un terzo).

Cassazione penale sez. V, 30/05/2014, n.35681

Regole per l’assunzione della prova

La violazione di una qualsiasi norma che detti regole per l’assunzione della prova può comportare una irregolarità che, avuto riguardo alla sua natura e gravità, può determinare la nullità assoluta o relativa, secondo il principio di tassatività, ex art. 177 c.p.p., conseguenza che, tuttavia, non può derivare dall’inosservanza del divieto di cui all’art. 149 disp. att. c.p.p., trattandosi di norma regolamentare cui non è collegata alcuna sanzione processuale.

Cassazione penale sez. V, 26/09/2013, n.8367

Ammissione, acquisizione e richiesta delle prove

Il saggio fonico, pur non costituendo prova “diretta” in quanto non è attività tipica di documentazione fornita di una propria autonomia conoscitiva, non rientra tra le prove illegittimamente acquisite di cui è vietata l’utilizzazione ai sensi dell’art.191 c.p.p., ma tra quelle “atipiche” non disciplinate dalla legge (art.189 c.p.p.), ed è da considerarsi legittima perché volta ad assicurare l’accertamento idoneo dei fatti, senza pregiudizio per la libertà morale dei dichiaranti.

(In motivazione la Corte ha precisato che il saggio fonico non è equiparabile ad una intercettazione tra presenti in quanto è del tutto indifferente il contenuto delle frasi pronunciate, non valutabile né a favore né contro chi le pronuncia, ma utilizzabile come mero parametro di riferimento ai fini dell’espletamento di una perizia e, quindi, acquisibile senza formalità).

Cassazione penale sez. II, 12/04/2013, n.18286

Estensione dell’inutilizzabilità alle prove derivanti dall’atto inutilizzabile

Il principio secondo cui la nullità di un atto rende invalidi gli atti consecutivi, che dipendono da quello dichiarato nullo, non trova applicazione in materia di inutilizzabilità, riguardando quest’ultima solo le prove illegittimamente acquisite e non altre la cui acquisizione sia avvenuta in modo autonomo e nelle forme consentite.

Cassazione penale sez. II, 29/11/2011, n.44877

Inosservanza della normativa in materia di dati personali

Le immagini registrate da un impianto di videosorveglianza di un esercizio commerciale senza l’osservanza delle forme stabilite in materia di dati personali (nella specie per la mancanza dell’informativa di cui all’art. 13 d.lg. n. 196 del 2003), benché siano qualificate inutilizzabili dall’art. 11 comma 2 d.lg. n. 196 del 2003, non possono considerarsi prove illegittimamente acquisite, delle quali a norma dell’art. 191 c.p.p. è vietata l’utilizzazione nel processo penale.

Ufficio Indagini preliminari Termini Imerese, 02/04/2009

Valenza probatoria dei documenti posti a base dell’accertamento

In ordine alla valenza probatoria dei documenti posti a base dell’accertamento, vi sono due orientamenti giurisprudenziali contrapposti: il primo che ritiene che gli accertamenti tributari sono validi comunque siano stati acquisiti gli elementi di prova non esistendo nel diritto tributario un principio generale di inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite, salvo la verifica dell’attendibilità in considerazione della natura e del contenuto dei documenti, nonché delle eventuali preclusioni di carattere specifico. Pertanto gli organi di controllo possono utilizzare tutti i documenti dei quali siano venuti in possesso salvo la verifica della loro attendibilità.

Un secondo orientamento che, invece, ritiene che le disposizioni che regolano le procedure rogatoriali laddove violate comportano l’inutilizzabilità ex art. 191 c.p.p. delle prove assunte all’estero. In proposito si deve osservare che il procedimento tributario è un procedimento avente natura documentale e, pertanto, al fine di garantire il legittimo esercizio del diritto di difesa costituzionalmente previsto, i criteri di valutazione della prova documentale devono essere particolarmente rigorosi tanto più che gli effetti che ne derivano al contribuente non sono soltanto relativi al recupero dei tributi, in ipotesi, evasi ma comportano altresì l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. IX, 13/04/2017, n.1722

Annullamento del provvedimento di sequestro probatorio 

L’annullamento del provvedimento di sequestro probatorio impedisce il mantenimento del vincolo sul bene, ma non l’utilizzabilità degli elementi acquisiti ai fini dell’emissione di un successivo decreto di sequestro preventivo, i quali non possono ritenersi prove illegittimamente acquisite ai sensi dell’art. 191cod. proc. pen.

Cassazione penale sez. II, 20/01/2017, n.4887



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5 Commenti

  1. Mia moglie mi ha messo alle calcagna un investigatore privato. Me ne sono accorto troppo tardi e ora temo che questi possa essere in possesso di foto e video compromettenti. Al di là di ciò che può aver riferito il detective a chi lo ha ingaggiato, quale valore legale potrebbero avere le sue dichiarazioni in un eventuale processo contro di te? Se, ad esempio, dovessi separarmi da mia moglie e in quel frangente dovesse spuntare fuori il report con tanto di scatti e di relazione scritta, il giudice è obbligato a tenerne conto?

    1. L’indagine del detective privato viene di solito sintetizzata in un report scritto comprensivo di fotografie ed eventuali video allegati. La possibilità di introdurre detto materiale in un processo è subordinata innanzitutto al fatto che l’acquisizione sia avvenuta in modo lecito, senza cioè violare la riservatezza altrui. Numerose sentenze hanno infatti stabilito che una prova ottenuta illecitamente non è più prova e non può essere presa in considerazione dal giudice. Si pensi a una foto scattata da un ramo di un albero, in direzione della finestra di un’abitazione privata. Un altro esempio tipico è quello delle email o dei messaggi ottenuti tramite software spia. Per quanto riguarda i file audio, è legale registrare una conversazione intrattenuta con un’altra persona all’oscuro di ciò, a condizione però che non avvenga in casa sua (salvo che a procedere sia il convivente). Inoltre è vietato lasciare il registratore e allontanarsi. È quindi inutilizzabile il file audio ottenuto con un dispositivo nascosto all’interno dell’abitazione del soggetto “spiato” a meno che l’autore dell’intercettazione sia il coniuge, il figlio o altro convivente e questi sia fisicamente presente al momento della registrazione.

  2. Vorrei condividere con voi i punti qualificanti della riforma del processo civile proposta dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e che il Governo dovrebbe varare entro l’anno. Tra le novità spicca quella che prevede che gli avvocati potranno acquisire prove prima della causa: l’istruttoria sarà svolta prima della causa e non avverrà più davanti al giudice, che però conserva poteri di controllo. Gli avvocati potranno svolgere una nuova «attività istruttoria stragiudiziale» muovendosi non autonomamente ma nell’ambito della procedura di negoziazione assistita, che sarà potenziata ed estesa anche alle controversie di lavoro. Anticipare la raccolta delle prove in questa fase che precede l’avvio del processo significa, secondo i proponenti, ridurre i tempi complessivi di durata del processo stesso, definiti inaccettabili dallo stesso ministro Bonafede. Per lo stesso motivo, la riforma elimina l’obbligo di negoziazione assistita nelle cause di danni derivanti da circolazione stradale, dove nella grande maggioranza dei casi si era rivelata un inutile aggravio, e cancella la mediazione obbligatoria per le cause bancarie, finanziarie, assicurative e di colpa medica o sanitaria.

  3. Si possono portare in tribunale le prove dell’infedeltà raccolte dal detective privato? L’investigatore può testimoniare? Come provare un tradimento? Mi sono affidata a un’agenzia investigativa per trovare le prove dell’infedeltà del mio partner. Le foto, i filmati e le registrazioni fatte dall’investigatore privato possono essere portate in tribunale? Sono valide?

    1. Le prove raccolte da un detective sono valide, a meno che non vengano contestate. Nel processo civile vige il principio secondo cui i fatti sostenuti da una parte sono dati per veri a meno che non vengano contestati, in modo specifico, dalla controparte. Lo stesso vale per le prove: chi ad esempio produce una scrittura privata sottoscritta dalla controparte potrà beneficiarne, a meno che la controparte stessa non contesti la veridicità della firma. Stesso ragionamento per le registrazioni vocali: se porti in tribunale una conversazione telefonica registrata mentre parlavi con la controparte, questa potrà minarne la credibilità contestandola. La contestazione, però, deve essere dettagliata e specifica, nel senso che deve precisare per bene i motivi per cui la prova di controparte non è attendibile. Una contestazione generica è priva di pregio giuridico. Tutto ciò significa che le eventuali fotografie, riprese e registrazione vocali fornite dall’investigatore privato potranno essere smentite dalla parte contro cui sono state prodotte, purché la contestazione sia a sua volta credibile. Ad esempio, se la moglie porta in giudizio il marito ritenendo di essere stata tradita e produce, come prova a sostegno della propria tesi, una fotografia che ritrae suo marito in compagnia di una donna, l’uomo potrà contestare la foto dicendo che è stata modificata digitalmente (“photoshoppata”, insomma), oppure che l’immagine non certifica la data in cui il fatto è avvenuto.

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