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Consenso informato chirurgia estetica: ultime sentenze

29 Giugno 2021
Consenso informato chirurgia estetica: ultime sentenze

Intervento di chirurgia estetica; responsabilità del medico; violazione dell’obbligo di consenso informato.

Intervento di chirurgia estetica mal riuscito

La responsabilità del chirurgo in relazione al danno conseguente all’eseguito intervento di chirurgia estetica, al quale sia seguito un inestetismo più grave di quello che si mirava a eliminare o attenuare, è conseguente all’accertamento che il paziente non sia, stato adeguatamente informato di tale possibile esito, ancorché l’intervento risulti correttamente eseguito. Il paziente, infatti, con la chirurgia estetica, insegue un risultato non declinabile in termini di tutela della salute, circostanza che fa presumere come il consenso all’intervento non sarebbe stato prestato se egli fosse stato compiutamente informato dei relativi rischi, senza che sia necessario accertare quali sarebbero state le sue concrete determinazioni in presenza della dovuta informazione.

Nel caso di specie, si trattava dei danni patiti da una donna in conseguenza del non corretto intervento chirurgico estetico di “mastoplastica additiva correttiva”, in relazione al quale il modulo di consenso informato risultava del tutto carente, non facendo alcun riferimento ai possibili rischi, effetti collaterali e controindicazioni.

Tribunale Palermo sez. III, 06/06/2019, n.2821

Gli obblighi informativi a carico del chirurgo

In tema di rapporto tra medico e paziente, affinchè si abbia il c.d. consenso informato è necessario che esso sia ragionevolmente completo, ossia che il paziente venga preventivamente reso edotto del tipo di intervento cui sarà sottoposto, delle difficoltà connesse, degli effetti conseguibili e degli eventuali rischi prevedibili per la sua salute.

A tutela del consenso e della salute di quest’ultimo, il chirurgo plastico (ovvero estetico) ha l’onere di tratteggiare in modo dettagliato il risultato che intende raggiungere a seguito dell’operazione, le modalità dell’intervento, e di prospettare realisticamente i rischi e le possibili conseguenze pregiudizievoli connesse all’intervento.

Parimenti, il paziente ha l’onere di prestare la dovuta attenzione alle informazioni che gli vengono fornite, al fine di valutare l’opportunità di sottoporsi all’intervento, di cui andrà ad assumere consapevolmente il rischio prospettato dallo specialista, nell’esercizio della propria autonomia privata.

Quindi, è onere del chirurgo, prima di procedere a un’operazione, al fine di ottenere un valido consenso del paziente, specie in caso di chirurgia estetica, informare questi dell’effettiva portata dell’intervento, degli effetti conseguibili, delle inevitabili difficoltà, delle eventuali complicazioni, dei prevedibili rischi coinvolgenti probabilità di esito infausto.

Tribunale Bari sez. II, 19/02/2018, n.753

Chirurgia estetica: l’importanza del consenso informato

Nell’intervento di chirurgia estetica assume rilevanza centrale il consenso informato: sul punto, l’attrice non ha mai sostenuto di non essere stata adeguatamente informata sugli inestetismi previsti come esiti eventuali degli interventi del tipo praticato. La consulenza, d’altro canto, ha posto in evidenza che il consenso informato fu adeguatamente somministrato prima di ciascuno degli interventi chirurgici effettuati.

Tribunale Bari, 16/06/2016, n.3366

Chirurgia estetica: contenuto del consenso informato

In tema di colpa professionale medica, chirurgia maxillo-facciale, non connotata dall’urgenza ma finalizzata a migliorare l’aspetto fisico del paziente in funzione della sua vita di relazione oltre che a regolarne la postura dentale, il consenso informato del paziente esclude la colpa del sanitario solo se esso non si limiti alla semplice enumerazione dei possibili rischi ed alla prospettazione delle possibili scelte, ma investa non soltanto la mera riuscita dell’intervento ma anche il giudizio globale su come la persona risulterà all’esito di quest’ultimo.

(Nella specie, la suprema Corte ha ritenuto carente la motivazione assolutoria adottata dalla Corte d’appello relativamente alla condotta di un chirurgo che, benché avesse concordato l’operazione di osteotomia mandibolare con altri specialisti su una paziente per eliminare l’eccessiva sporgenza degli incisivi superiori da cui la predetta era affetta, anziché sconsigliare l’intervento alla luce degli enormi rischi che esso comportava, vi procedeva ugualmente, provocando alla donna tumefazioni e gonfiori permanenti al viso, difficoltà respiratorie e perdita di sensibilità al labbro, così costringendola ad un ulteriore intervento riparatore a distanza di quattro anni).

Cassazione penale sez. IV, 29/10/2015, n.4541

Chirurgia estetica: mancanza del consenso informato

La violazione dell’obbligo di consenso informato in relazione ad un intervento di chirurgia estetica determinante un inestetismo più grave di quello che si mirava ad eliminare o ad attenuare, determina ordinariamente la responsabilità del medico per il danno derivatone, anche qualora l’intervento sia stato correttamente eseguito.

La particolarità del risultato perseguito dal paziente e la sua normale non declinabilità in termini di tutela della salute consentono, infatti, di presumere che il consenso non sarebbe stato prestato se l’informazione fosse stata offerta e rendono superfluo l’accertamento, invece necessario quando l’intervento sia volto alla tutela della salute e la stessa risulti pregiudicata da un intervento pur necessario e correttamente eseguito, sulle determinazioni cui il paziente sarebbe addivenuto se dei possibili rischi fosse stato informato.

Nel caso concreto, accertata la mancanza del consenso informato in ordine all’intervento cui l’attrice si è sottoposta, deve ritenersi che l’assenza di informazioni complete sul tipo di intervento eseguito e sui possibili esiti negativi ha inciso sulla sfera di autodeterminazione dell’attrice stessa, che non ha potuto decidere se sottoporsi o meno all’intervento, decisione che con ogni probabilità si sarebbe conclusa con un rifiuto dell’intervento medesimo qualora fosse stata correttamente informata sui possibili esiti dello stesso.

Tribunale Bari, sezione 2, 14/04/2015, n. 1659

Chirurgia estetica: l’esito peggiorativo per il paziente

Quando ad un intervento di chirurgia estetica segua un inestetismo più grave di quello che si mirava ad eliminare o attenuare, la responsabilità del medico per il danno derivatone è conseguente all’accertamento che il paziente non sia stato adeguatamente informato di tale possibile esito, ancorché l’intervento risulti correttamente eseguito.

Infatti, con la chirurgia estetica, il paziente insegue un risultato non declinabile in termini di tutela della salute, ciò che fa presumere come il consenso all’intervento non sarebbe stato prestato se egli fosse stato compiutamente informato dei relativi rischi, senza che sia necessario accertare quali sarebbero state le sue concrete determinazioni in presenza della dovuta informazione.

Cassazione civile sez. III, 06/06/2014, n.12830

Chirurgia estetica: l’accertamento della responsabilità penale

Ai fini dell’accertamento della responsabilità penale, il consenso informato non integra una scriminante dell’attività medica poiché, espresso da parte del paziente a seguito di una informazione completa sugli effetti e le possibili controindicazioni di un intervento chirurgico, rappresenta solo un vero e proprio presupposto di liceità dell’attività del medico che somministra il trattamento, al quale non è attribuibile un generale diritto di curare, a prescindere dalla volontà dell’ammalato. E ciò vale a fortiori nell’ambito della chirurgia estetica, per sua natura non connotata dall’urgenza, ma finalizzata a migliorare l’aspetto fisico del paziente in funzione della sua vita di relazione.

Cassazione penale sez. IV, 27/11/2013, n.2347

L’inadeguatezza delle informazioni fornite dal chirurgo al paziente

Nel trattamento sanitario volontario, per la validità del consenso del paziente, è necessario che il professionista lo informi dei benefici, delle modalità di intervento e dei rischi prevedibili, dovere particolarmente incombente nella chirurgia estetica, nella quale esso deve comprendere anche la possibilità del paziente di conseguire un effettivo miglioramento dell’aspetto fisico.

La violazione di tale dovere qualifica come danno gli esiti, soprattutto se evitabili, dell’intervento di chirurgia estetica.

(Nel caso di specie l’inadeguatezza delle informazioni fornite dal chirurgo al paziente ha impedito di ritenere effettivamente volute, in quanto previste, le negative conseguenze dell’intervento di chirurgia estetica).

Corte d’Appello Roma, sezione 3, 10/01/2012, n. 89

Danni subiti a seguito dell’intervento di chirurgia estetica 

In merito all’azione risarcitoria esperita in relazione ai danni subiti a seguito dell’intervento di chirurgia estetica consistita in un’addominoplastica, non merita accoglimento il motivo di appello della sentenza di prime cure, inerente la mancanza del consenso informato della paziente, laddove la censura appaia nuova rispetto al thema decidendum introdotto col libello e nel quale il danno da mancato consenso informato non era richiesto.

Nel caso di specie, infatti, da un lato risulta violato il divieto di jus novorum di cui all’art. 345 c.p.c., per la formulazione in sede di gravame di una censura nuova rispetto a quelle di prime cure e dall’altro la tesi è totalmente sfornita di fondamento risultando, dagli atti di causa, ritualmente prestato il consenso dalla paziente.

Corte d’Appello Taranto, 10/09/2012, n. 501

Chirurgo plastico: quando risponde di lesioni personali?

Risponde del reato di lesioni colpose, il medico chirurgo plastico esecutore di un intervento di chirurgia estetica al volto mediante infiltrazione di uno specifico prodotto commerciale, in esito al quale la persona offesa abbia riportato lesioni personali consistenti in formazioni granulomatose nel derma, in difetto di esaustiva informativa della paziente in merito alla possibilità che la somministrazione del predetto prodotto potesse provocare simili complicanze, pur essendo accertato che la somministrazione per infiltrazione di qualsiasi sostanza estranea al derma può dar luogo alla formazione di granulomi anche a distanza di tempo: il consenso informato costituisce infatti condizione di legittimità dell’atto medico, soprattutto nei casi in cui l’intervento non è necessario per la tutela della vita o della salute del paziente, e non può esaurirsi nella comunicazione del nome del prodotto che verrà somministrato o di generiche informazioni, ma deve investire gli eventuali effetti negativi della somministrazione in modo che sia consentito al paziente di valutare congruamente il rapporto costi-benefici del trattamento e di mettere comunque in conto l’esistenza e la gravità delle conseguenze ipotizzabili.

Cassazione penale sez. IV, 08/05/2008, n.32423

L’esecuzione di un intervento chirurgico

In tema di responsabilità del medico connessa all’esecuzione di un intervento chirurgico, l’accertamento del consenso del paziente, essenziale per la liceità dell’atto operatorio, postula la precisa distinzione tra intervento di chirurgia estetica ed intervento operatorio a fini funzionali, al fine di stabilire se l’operazione in concreto eseguita sia diretta all’uno o all’altro tipo di intervento, conformemente alla richiesta dell’interessato, e se, nell’uno e nell’altro caso, quest’ultimo vi abbia acconsentito, dopo essere stato opportunamente informato dal chirurgo dell’effettiva portata dell’intervento, in relazione alla sua gravità, agli effetti conseguibili, alle inevitabili difficoltà, alle eventuali complicazioni ed ai prevedibili rischi coinvolgenti probabilità di esito infausto, così da poter decidere tra l’opportunità di procedere all’intervento, stante la ragionevole aspettativa di successo, e la necessità di ometterlo, in mancanza di prevedibili vantaggi, esclusi in ogni caso dalla certezza di esiti infausti permanenti.

Cassazione civile sez. III, 12/06/1982, n.3604



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3 Commenti

  1. Il danno da mancato consenso informato si può configurare anche quando l’intervento riesce e la patologia lamentata risulta risolta. La violazione del diritto di autodeterminazione del paziente, invero, gli impedisce di esercitare tutte le opzioni relative all’espletamento dell’atto medico e di beneficiare della conseguente diminuzione della sofferenza psichica. E il pregiudizio non può essere compensato dall’esito favorevole dell’intervento.

  2. la quantificazione effettuata a seguito della responsabilità professionale per colpa medica non può comprendere anche il danno da mancato consenso informato perché la violazione degli obblighi informativi priva il paziente dalla libertà di compiere scelte che riguardano la sua persona e di esercitare tutte le opzioni relative all’atto sanitario; si tratta quindi di una lesione del tutto indipendente dall’errata esecuzione dell’intervento.

  3. Il consenso informato è la manifestazione di volontà che il paziente, previamente informato in maniera esauriente dal medico sulla natura e sui possibili sviluppi del percorso terapeutico, dà per l’effettuazione di interventi di natura invasiva sul proprio corpo.

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