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M5s: inizia il dopo-Di Maio

23 Novembre 2019
M5s: inizia il dopo-Di Maio

Il momento di forte caos politico aiuta solo i partiti estremisti. 

Tutti sapevano che Di Maio non era più in grado di controllare l’escalation dei suoi dissidenti interni. Nessuno però immaginava che il contraccolpo definitivo sarebbe venuto dall’esterno, ossia dai suoi stessi elettori. Che ora hanno accelerato il processo di cambiamento del leader. Il voto sulla piattaforma Rousseau ha manifestato quanto la base sia contraria ora alle scelte del vertice. E, a sorpresa,  contro le stesse indicazione del capo politico Di Maio il quale aveva ritenuto di non dover presentare candidati alle prossime regionali in Emilia e in Calabria, ha invece optato per presentare liste autonome dei 5 Stelle, correndo da soli. Un suicidio secondo alcuni: il M5s, nel momento della sua più profonda crisi, si appresta a combattere populisti da un lato e sardine dall’altro. Di fatto un atto di guerra contro il Pd e il suo candidato, il governatore uscente Stefano Bonaccini, che anche per la mancata desistenza dei pentastellati rischia di perdere la regione rossa per eccellenza consegnandola alla Lega. 

E se anche Di Maio ha commentato laconicamente la notizia con n semplice «Nessuna ripercussione sul governo», è chiaro che invece le conseguenze saranno a breve visibili. 

Governo in crisi?

Secondo Zingaretti «Il M5s sta attraversando una fase di transizione e anche Luigi Di Maio ha detto che ha bisogno di un rinnovamento interno. Dunque dobbiamo dare un attimo di tempo al movimento per completare questa fase di transizione». Rousseau ha sconfessato Di Maio. E questo potrà avere implicazioni sul Governo. In realtà nessuno nel Pd, e neanche a Palazzo Chigi, mette in dubbio che la crisi cronica in cui sembra essersi avviluppato il M5s da qualche settimana, resa ora più forte dopo il voto degli iscritti che ha sconfessato la linea di Di Maio, è una vera e propria mina piantata sotto l’esecutivo giallo-rosso. E la scelta di Rousseau, vista dal Pd, fotografa l’impasse: dall’Ilva alla giustizia, da Alitalia alla legge elettorale, non si riesce ad andare né avanti né indietro.

Le reazioni del M5s su Di Maio

Come scrive Italia Oggi questa mattina in edicola, «la reazione di alcuni «colonnelli» non si è fatta attendere. Per il presidente della Camera, Roberto Fico, «urge un momento di riflessione profonda». Per il presidente dell’Antimafia, Nicola Morra, il voto su Rousseau «dimostra che un uomo solo al comando scoppia». Più esplicito, il senatore Dino Giarrusso: «Un segnale di enorme debolezza della leadership attuale del movimento che si vuole nascondere». «Se si perdesse in Emilia e in Calabria», ha spiegato, «la colpa sarebbe di chi ha deciso di candidarsi e non della leadership. Questa è una strada folle per chi coordina il primo gruppo politico nazionale presente in parlamento. Una leadership ormai senza lucidità e alla fine dei suoi giorni e delle sue ore». La consigliera regionale del Lazio, Roberta Lombardi, già primo capogruppo alla Camera, commentando il voto che ha decretato la scelta di correre alle regionali in Emilia-Romagna e Calabria ha invitato il movimento ad usare Rousseau «non come scudo dietro cui nascondersi», ma per scegliere se allearsi con il centrodestra o con il centrosinistra o non fare alleanze. Infine ha invitato a prendere coscienza dell’inevitabile, ovvero che il ruolo del capo politico singolo ha fallito». 

Ora tutti invocano Beppe Brillo

Ora la patata bollente ritorna a Beppe Grillo, fondatore, garante e anche burattinaio del MoVimento. I giornalisti gli hanno chiesto provocatoriamente «Siete pronti a sostituire Di Maio?» «Vi state biodegradando?». E lui: «Noi biodegradabili? Siete diventati comici». Di fatto, gli interni al MoVimento invocano proprio il comico a mettere a posto la situazione e riparare le falle, sostituendo la leadership.

Situazione incandescente

La situazione scricchiola da tutte le parti. Il PD, senza una gamba, ha iniziato a dialogare con la Lega per mettere mano alla legge elettorale. Nello stesso tempo, Renzi ha alzato il tiro contro la manovra. L’Italia sta per perdere la più grande industria del Paese (e dell’Europa): l’Ilva. Lo Stato promette altri soldi ad Alitalia. Milioni di lavoratori senza posto stanno per riversarsi sulle strade. 

Chi riuscirà a mettere ordine a tutto questo caos?



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