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Politica: è caos totale

23 Novembre 2019 | Autore:
Politica: è caos totale

Il M5S è in crisi. Le difficoltà coinvolgono la coalizione di maggioranza. Il Pd apre alla Lega. Governo a rischio; possibili elezioni anticipate.

Nelle famiglie, in classe a scuola e sugli ambienti di lavoro il malessere e le crisi di qualcuno si propagano agli altri e rendono nervosi tutti. Succede in tutte le comunità, anche in politica, dove per natura i confronti tendono a diventare scontri e i dissidi si inaspriscono facilmente.

Stavolta il membro in crisi è il Movimento 5 Stelle: lo ha ammesso in questi giorni lo stesso leader Luigi Di Maio, quando ha affermato che sta attraversando una fase di difficoltà, e a ben vedere le difficoltà maggiori riguardano proprio lui dentro al Movimento. Fatica a imporre la sua linea di fronte ai numerosi dissidenti e per non indebolirsi ricorre alla base del partito, a volte a sorpresa, come ha fatto in questi giorni quando ha interpellato gli elettori sulla piattaforma Rousseau per decidere la partecipazione alle prossime regionali in Emilia Romagna e in Calabria.

Il risultato del voto ha sconfessato la linea ufficiale del vertice pentastellato: i grillini vogliono che il Movimento corra da solo, non in alleanze con il Pd o altri. Da qui però è esplosa la polveriera e si è arrivati al caos pressoché totale in tutto l’ambito politico. Cerchiamo di capire il perché analizzando i comportamenti dei partiti in questi giorni.

Il primo a preoccuparsi è stato il Pd: senza la coalizione elettorale col Movimento rischia di perdere l’Emilia Romagna, quando ancora non ha assorbito il colpo della recente sconfitta in Umbria. Zingaretti adesso sembra aver perso la pazienza, anzi proprio le staffe: «non è che possiamo continuare a governare da avversari», ha detto ai suoi.

Già, perché la crisi dell’alleato di governo non è solo interna ma mette a rischio la stessa tenuta dell’attuale maggioranza. Zingaretti lo sa bene e gioca d’anticipo, rivolgendosi alla Lega. La sua proposta parte dall’incontro sulla legge elettorale e sul nuovo sistema da decidere: per accontentare Salvini il Pd è disposto a cedere sul proporzionale e favorire l’impianto maggioritario, che però penalizzerebbe i partiti più piccoli, sia a destra sia a sinistra che al centro.

La partita che si gioca sulla legge elettorale è molto più ghiotta, politicamente parlando, delle “normali” questioni di governo, dall’Ilva all’Alitalia, compresa anche la nuova legge di Bilancio, dove infatti non si riesce a trovare soluzioni proprio perché manca una linea comune tra i partiti di maggioranza. In questi giorni sono stati più gli emendamenti presentati dalle forze che sostengono il Governo che quelli proposti dall’opposizione.

Il premier Conte si rende conto delle difficoltà e propone di «dare un attimo di tempo al movimento per completare questa fase di transizione» che dovrebbe portare al suo rinnovamento. Ma la spaccatura è profonda; addirittura la nuova “gestione collegiale” della direzione politica incontra dissensi tra gli esponenti più importanti del Movimento, da Fico a Lombardi a Morra.

Grillo adesso arriva a Roma per tentare di ricucire, a costo di rinnovare la dirigenza e sostituire lo stesso Di Maio, che intanto anziché incontrare il fondatore del Movimento è partito per la Sicilia. Di Maio non vuole andarsene, Il Pd non vuole attendere che l’alleato risolva i suoi problemi interni; ne ha già abbastanza dei suoi, dalle prossime regionali ai rapporti con Italia Viva di Renzi.

Renzi stesso da un lato si rende conto che provocare una crisi è pericoloso perché rischierebbe di «consegnare l’Italia alla Destra» ma dall’altro lato è d’accordo con Di Maio, contro il Pd, sul proporzionale nella nuova legge elettorale. Insomma, nessuno lo dice ma sembra proprio che tutti abbiano messo in conto preventivo la possibilità di caduta del Governo che renderebbe inevitabili le elezioni anticipate. Adesso il fulcro è la crisi del Movimento e molto dipende da come si risolverà: Di Maio è il principale sostegno a Conte, se andrà via lui il Governo potrà cadere da un momento all’altro; probabilmente subito dopo aver approvato la manovra finanziaria. Così si voterebbe in primavera.


note

Immagine: 123rf.com


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