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Divieto di avvicinamento persona offesa: ultime sentenze

24 Dicembre 2019
Divieto di avvicinamento persona offesa: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: misure cautelari; applicazione della misura del divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa; individuazione dei luoghi “per relationem”.

In cosa consiste il divieto di avvicinamento? Mediante il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento, il giudice prescrive all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa e di mantenere una certa distanza da tali luoghi o dalla persona offesa. Per saperne di più, leggi le ultime sentenze.

Divieto di avvicinamento: applicabilità

In tema di misure cautelari, il collocamento della persona offesa in una struttura protetta non preclude l’applicabilità della misura del divieto di avvicinamento alla stessa previsto dall’art. 282-ter c.p.p., non influendo tale ricovero sull’attualità del pericolo di recidiva ed essendo il provvedimento cautelare rivolto a tutelare il diritto della persona offesa ad esplicare la propria personalità e la propria vita di relazione in condizioni di assoluta sicurezza, a prescindere dal luogo in cui essa si trovi.

Cassazione penale sez. III, 27/03/2019, n.23472

Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa

In tema di misure cautelari personali, è legittima l’ordinanza che dispone, ex art. 282-ter c.p.p., il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa senza indicare specificamente i luoghi oggetto di divieto, in quanto la predetta individuazione deve avvenire “per relationem” con riferimento ai luoghi in cui, di volta in volta, si trovi la persona offesa, con la conseguenza che, ove tali luoghi, anche per pura coincidenza, vengano ad essere frequentati anche dall’imputato, costui deve immediatamente allontanarsi dagli stessi: e ciò perché, diversamente ragionando, si consentirebbe all’agente di avvicinarsi alla persona offesa nei luoghi non rientranti nell’elenco tassativo eventualmente definito dal giudice, frustrando così la “ratio” della norma, tesa alla più completa tutela del diritto della persona offesa di poter esplicare la propria personalità e la propria vita di relazione in condizioni di assoluta sicurezza.

Cassazione penale sez. VI, 29/01/2019, n.7633

Divieto di avvicinamento alla persona offesa: revoca della misura cautelare

La revoca di una misura cautelare – nella specie costituita dal divieto di avvicinamento alla persona offesa ex art. 282 bis c.p.p., per il reato di stalking, ancora efficace, non essendo scaduto il relativo termine, “per la mancanza del fascicolo d’ufficio” – senza acquisire il parere del P.M., salvo poi ripristinarla, a seguito del ritrovamento del fascicolo, su istanza della parte civile, sia pure richiedendo il parere al P.M., costituisce violazione grave e inescusabile relativa a comportamenti abnormi, non previsti da alcuna normativa e connotati da inescusabile negligenza, non risultando neanche che fossero state disposte presso la cancelleria le dovute ricerche, ed essendosi dovuta attivare la parte offesa per chiedere il ripristino della misura cautelare, segnalando che il fascicolo era stato rinvenuto in cancelleria.

Cassazione civile sez. un., 12/04/2018, n.9156

Divieto di avvicinamento: l’individuazione dei luoghi

In tema di misure cautelari personali, è legittima l’ordinanza che dispone, ex art. 282 -ter cod. proc. pen., il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa senza indicare specificamente i luoghi oggetto di divieto, in quanto la predetta individuazione deve avvenire “per relationem” con riferimento ai luoghi in cui, di volta in volta, si trovi la persona offesa, con la conseguenza che, ove tali luoghi, anche per pura coincidenza, vengano ad essere frequentati anche dall’imputato, costui deve immediatamente allontanarsi dagli stessi .

Cassazione penale sez. V, 26/03/2018, n.18139

L’ordinanza non contenente l’elenco tassativo dei luoghi

In tema di misure cautelari personali, è legittima l’ordinanza che dispone, ex art. 282-ter cod. proc. pen., il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa senza indicare specificamente i luoghi oggetto di divieto, in quanto la predetta individuazione deve avvenire “per relationem” con riferimento ai luoghi in cui, di volta in volta, si trovi la persona offesa, con la conseguenza che, ove tali luoghi, anche per pura coincidenza, vengano ad essere frequentati anche dall’imputato, costui deve immediatamente allontanarsi dagli stessi.

(In motivazione, la S.C. ha precisato che, diversamente ragionando, si consentirebbe all’agente di avvicinarsi alla persona offesa nei luoghi non rientranti nell’elenco tassativo eventualmente definito dal giudice, frustrando così la “ratio” della norma, tesa alla più completa tutela del diritto della persona offesa di poter esplicare la propria personalità e la propria vita di relazione in condizioni di assoluta sicurezza).

Cassazione penale sez. V, 14/03/2016, n.28677

Astensione del difensore dalle udienze

In tema di astensione del difensore dalle udienze, è illegittimo il provvedimento con cui il giudice di merito rigetti l’istanza di rinvio del difensore di imputato sottoposto a misura cautelare non custodiale, in quanto l’art. 4, lett. b) del vigente codice di autoregolamentazione di categoria disciplina esclusivamente, quale ipotesi ostativa all’esercizio del diritto di astenersi, la condizione dell’ imputato in stato di custodia o di detenzione. (Fattispecie in tema di divieto di avvicinamento alla persona offesa).

Cassazione penale sez. V, 06/04/2017, n.25985

Incontro occasionale: l’obbligo di mantenere una certa distanza

In tema di misure cautelari personali, è legittima l’ordinanza che dispone, ex art. 282-ter cod. proc. pen., oltre al divieto di avvicinamento all’abitazione e al luogo di lavoro della vittima, anche l’obbligo di mantenere una determinata distanza, (nella specie di 300 metri), in caso di incontro occasionale con la persona offesa, in quanto l’indicazione specifica nel titolo cautelare dei luoghi oggetto del divieto attiene solo a quelli in cui l’accesso è inibito in via assoluta all’indagato.

Cassazione penale sez. VI, 13/09/2016, n.42021

Reato di atti persecutori

In tema di misure cautelari personali, il divieto di avvicinamento previsto dall’art. 282 ter cod. proc. pen. deve contenere l’indicazione specifica dei luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa solo quando le modalità della condotta criminosa non manifestino un campo di azione che esuli dai luoghi che costituiscono punti di riferimento della propria quotidianità di vita, dovendo, invece, il divieto di avvicinamento essere riferito alla stessa persona offesa, e non ai luoghi da essa frequentati, laddove la condotta, di cui è temuta la reiterazione, si connoti per la persistente ed invasiva ricerca di contatto con la vittima, in qualsiasi luogo questa si trovi. (Fattispecie in tema di atti persecutori).

Cassazione penale sez. V, 08/03/2016, n.30926

Richiesta di revoca o sostituzione di misura cautelare 

La richiesta di revoca o di sostituzione di misura cautelare (nel caso di specie il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese), non presentata nel corso dell’udienza, deve essere notificata a pena di inammissibilità presso il difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa anche qualora si tratti di procedimento di atti persecutori, in quanto tale fattispecie incriminatrice (al pari dei maltrattamenti in famiglia) deve di per sé considerarsi inclusa tra quelle caratterizzate da violenza alla persona.

Cassazione penale sez. VI, 09/02/2016, n.6864

Luoghi oggetto di proibizione

In tema di misure cautelari personali, il provvedimento con cui il giudice dispone, ex art. 282 -ter c.p.p., il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa deve necessariamente indicare in maniera specifica e dettagliata i luoghi oggetto della proibizione, perché solo in tal modo il provvedimento assicura sia l’esigenza di praticabilità della misura, sia la necessità di contenere le limitazioni imposte all’indagato nei confini strettamente necessari alla tutela della vittima.

Cassazione penale sez. V, 27/01/2016, n.27905

Minacce a distanza e progressione criminosa

In tema di atti persecutori, è legittima l’adozione della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, ex art. 282 ter cod. pen., anche nel caso in cui la condotta sia consistita solo in minacce a distanza, quando sussiste il fondato timore di una progressione criminosa.

Cassazione penale sez. V, 30/09/2015, n.4301

Come modulare il divieto di avvicinamento?

L’art. 282 ter c.p.p. consente di modulare il divieto di avvicinamento sia guardando ai luoghi frequentati dall’offeso che prendendo, come parametro di riferimento, direttamente il soggetto che ha patito l’azione delittuosa, potendo l’iniziativa cautelare essere strutturata imponendo all’indagato di tenersi ad una certa distanza dalla vittima.

Se la scelta cade sul divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, anche se cumulata con quella dei divieto immediatamente collegato alla persona offesa, l’imposizione, avuto esclusivamente riguardo a tale ultima prescrizione, deve rispettare la connotazione legale che lo vuole riferito a “determinati” luoghi. Il giudice deve quindi indicare necessariamente in modo specifico e dettagliata i luoghi rispetto ai quali è inibito l’accesso all’indagato, a pena di una censurabile indeterminatezza.

Cassazione penale sez. VI, 23/06/2015, n.28666



4 Commenti

  1. Se faccio una denuncia per stalking, il giudice poi può impedire alla persona che mi sta perseguitando di avvicinarsi nei luoghi che frequento abitualmente? Ho paura che questo disgraziato si presenti dove lavoro. Insomma, è un negozio e lui potrebbe fingere di venire ad acquistare qualcosa…mi mette tanta ansia e oaura. ora, sto frequqnetando alcuni amici e lui si è fissato che un tipo mi corteggia, ma in realtà non è così, infatti è gay, ma lui non lo sai e mi assilla… ecco questa cosa mi sta facendo preoccupare. non voglio che coinvolga i miei amici in questa brutta storia.

    1. Se, a seguito di denuncia, il pubblico ministero lo ritiene opportuno, può chiedere al giudice di emettere un provvedimento con cui si vieta allo stalker di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa. Mentre in passato la persona che aveva ricevuto il divieto di avvicinarsi ai posti frequentati dalla vittima rischiava, nel caso di trasgressione, di riceve soltanto una misura cautelare più afflittiva (tipo gli arresti domiciliari), ora la violazione di tale divieto rappresenta un reato autonomo.Secondo la legge, chiunque violi il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (ma anche l’obbligo di allontanarsi dalla casa familiare) è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.In poche parole, lo stalker che sia stato denunciato e che, nelle more del procedimento, sia raggiunto da ordinanza del giudice col quale gli si vieta di avvicinarsi alla persona offesa, non può più infischiarsene del divieto: il rischio, infatti, non è soltanto quello di ricevere una nuova misura cautelare, più severa, ma quella di essere processato per un nuovo, autonomo reato.

  2. Subisco continue ed assillanti telefonate…ritengo di essere vittima di stalking telefonico. Posso decidere di fare anche solo una denuncia, senza chiedere la punizione del colpevole?

    1. In presenza di stalking, la vittima può rivolgersi alle autorità e sporgere denuncia/querela entro il termine di sei mesi dall’ultimo atto persecutorio; in alternativa, prima ancora di giungere a tanto, la persona offesa può rivolgersi al questore affinché ammonisca lo stalker.L’ammonimento del questore è uno speciale rimedio introdotto dalla legge per fronteggiare le condotte persecutorie sempre più diffuse. Secondo la legge, fino a quando non è proposta querela per stalking, la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta.Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l’ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni. In pratica, la vittima di stalking, anziché sporgere una formale denuncia/querela al fine di far cominciare un vero e proprio procedimento penale, può scegliere una via più “blanda”, consistente nell’avvertire il questore che atti persecutori sono compiuti nei propri confronti.Il questore, se ritiene fondata la segnalazione della persona offesa, invia allo stalker un formale avvertimento. Si tratta di una sorta di ultimatum perché, se egli continuerà con la persecuzione, verrà senz’altro processato, senza nemmeno esserci bisogno di una successiva querela: dice infatti la legge che si procede d’ufficio quando lo stalking è commesso da soggetto già ammonito.Inoltre, in caso di condanna la pena è aumentata nei confronti di colui che aveva subito l’avvertimento del questore.

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