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Affidamento in prova: ultime sentenze

24 Dicembre 2019
Affidamento in prova: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: misure alternative alla detenzione; affidamento in prova al servizio sociale; presupposti per la concessione dell’affidamento in prova al servizio sociale; revoca dell’affidamento in prova al servizio sociale.

Affidamento in prova al servizio sociale: presupposti

Nel concedere l’affidamento in prova al servizio sociale occorre valutare l’idoneità rieducativa della misura alternativa alla detenzione richiesta, la condotta del condannato antecedente e successiva alla commissione dei reati e il processo di revisione critica seguito durante il trattamento penitenziario.

Cassazione penale sez. I, 12/04/2019, n.20798

Atto di richiesta di affidamento in prova

La nomina del difensore di fiducia effettuata nel procedimento di sorveglianza all’atto della richiesta di affidamento in prova al servizio sociale non spiega effetti nel procedimento per la revoca della misura stessa.

Cassazione penale sez. I, 07/06/2019, n.36964

Revoca affidamento in prova al servizio sociale

In sede di revoca dell’affidamento in prova al servizio sociale, ai fini della determinazione del residuo periodo di pena da espiare, il giudice deve espressamente motivare in ordine alla decorrenza della revoca stessa, prendendo in esame non solo la gravità oggettiva e soggettiva del comportamento che ha dato ad essa luogo, ma anche la condotta complessivamente tenuta dal condannato durante il periodo di prova trascorso e la concreta incidenza delle prescrizioni imposte a suo carico.

Il tribunale di sorveglianza, pertanto, nell’esercizio del suo ampio potere discrezionale, potrà disporre la revoca, con effetto retroattivo (o parzialmente tale), quando il comportamento del condannato riveli, da data antecedente la decisione, l’inesistente adesione al processo rieducativo, purché motivi adeguatamente al riguardo.

Cassazione penale sez. I, 12/09/2019, n.40843

Revoca dell’affidamento in prova al servizio sociale: criteri valutativi 

Relativamente al tema riguardante la revoca dell’affidamento in prova al servizio sociale (nella specie, trattavasi di affidamento terapeutico ex articolo 94 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990), ai fini della determinazione della pena residua da espiare, il Tribunale di sorveglianza deve procedere sulla scorta di una valutazione discrezionale, da condurre, caso per caso, considerando il periodo di prova trascorso dal condannato nell’osservanza delle prescrizioni imposte e il concreto carico di queste, nonché la gravità oggettiva e soggettiva del comportamento che ha dato luogo alla revoca.

(Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto che fosse mancato tale apprezzamento, avendo il Tribunale di sorveglianza provveduto alla revoca automatica ex tunc della misura dell’affidamento richiamando genericamente la violazione della prescrizione accessoria alla misura stessa e la regola del divieto di intrattenere relazioni con altri appartenenti alla comunità residenziale; mentre, nell’ottica del suindicato apprezzamento, il Tribunale avrebbe dovuto anche considerare la finalità dell’affidamento terapeutico, riconosciuto anche in funzione di garanzia e tutela del diritto alla salute del soggetto sottopostovi).

Cassazione penale sez. I, 05/02/2019, n.7109

L’aggravante del metodo mafioso per agevolare il clan

La mancata concessione dei benefici penitenziari, con la condanna all’ergastolo ostativo, si determina anche quando l’aggravante del metodo mafioso per agevolare il clan non è stata formalmente contestata, ma verificata come sussistente dal Tribunale di sorveglianza, attraverso l’esame del contenuto della sentenza di condanna.

Ad affermarlo è la Cassazione respingendo il ricorso contro la decisione del Tribunale di sorveglianza di negare, una volta accertata la collaborazione impossibile, la concessione della liberazione condizionate, dell’affidamento in prova al servizio sociale, della semilibertà o della detenzione domiciliare, in considerazione dell’ostatività derivante dai reati commessi.

Cassazione penale sez. I, 26/06/2019, n.41235

Esito positivo dell’affidamento in prova al servizio sociale

In tema di misure alternative alla detenzione, in caso di cumulo “esecutivo” di più titoli di condanna a pene detentive e pecuniarie, l’effetto estintivo dell’esito positivo dell’affidamento in prova al servizio sociale si estende, qualora il condannato versi in disagiate condizioni economiche, esclusivamente alla pena pecuniaria irrogata con la pena detentiva oggetto della misura alternativa, e non già all’intera pena pecuniaria risultante dal cumulo.

Cassazione penale sez. I, 17/05/2019, n.27343

Affidamento in prova: la prescrizione

Fra le prescrizioni che accompagnano l’affidamento in prova al servizio sociale non può ricomprendersi, nel caso di soggetto condannato per illecito edilizio, la demolizione delle opere da lui abusivamente realizzate, non rientrando una tale prescrizione nel novero di quelle tipizzate dall’art. 47, commi 5, 6 e 7, l. 26 luglio 1975, n. 354. (In motivazione la Corte ha aggiunto che una simile prescrizione non riguarda nè i rapporti dell’affidato con il servizio sociale, nè il genere di vita che dovrà tenere nel corso della misura, ne’ l’astensione da attività illecite, e neppure, per analogia, l’adoperarsi in favore della vittima del reato).

Cassazione penale sez. I, 22/03/2019, n.29860

Tribunale di sorveglianza

In tema di esecuzione della pena pecuniaria irrogata congiuntamente alla pena detentiva, qualora il condannato abbia presentato istanza di affidamento in prova al servizio sociale, spetta al tribunale di sorveglianza, e non al giudice dell’esecuzione, la competenza a decidere sull’istanza di sospensione dell’esecuzione della pena pecuniaria, trattandosi dell’anticipazione degli effetti della decisione di cui all’art. 47, comma 12, ord. pen.

Cassazione penale sez. I, 06/03/2019, n.12775

Fatto incompatibile con la prosecuzione della prova

La revoca della misura alternativa dell’affidamento in prova al servizio sociale non consegue automaticamente al mero riscontro di violazioni della legge penale o delle prescrizioni dettate dalla disciplina della misura stessa, in quanto spetta al giudice valutare, fornendo adeguata motivazione, se tali violazioni costituiscano, in concreto, un fatto incompatibile con la prosecuzione della prova.

Cassazione penale sez. I, 18/02/2019, n.13376

Valutazione dello stato di tossicodipendenza o di alcool dipendenza

In tema di affidamento in prova al servizio sociale, richiesto per ragioni terapeutiche a norma dell’art. 94 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, il tribunale di sorveglianza, chiamato a verificare, per l’applicazione della misura, il presupposto soggettivo dello stato di tossicodipendenza o di alcool dipendenza certificato da struttura sanitaria pubblica, può motivatamente escluderne la sussistenza quando l’accertamento risulti effettuato a distanza di tempo dall’ingresso in carcere e sulla base delle sole dichiarazioni del detenuto, non risultando alcuna precedente conoscenza dello stesso da parte dei servizi di tossicodipendenza ed emergendo, inoltre, l’assenza di terapie di sostegno o di supporto e di segni fisici di intossicazione ed astinenza, nonché l’assenza di prove cliniche, al momento della carcerazione, rivelanti i metaboliti prodotti dal consumo dello stupefacente.

Cassazione penale sez. I, 12/02/2019, n.13651

La mancata ammissione degli addebiti

Ai fini dell’affidamento in prova al servizio sociale, non configura una ragione ostativa la mancata ammissione degli addebiti; occorre, invece, valutare se il condannato abbia accettato la sentenza e la sanzione inflittagli, in quanto ciò che assume rilievo è l’evoluzione della personalità successivamente al fatto nella prospettiva di un ottimale reinserimento sociale.

Cassazione penale sez. I, 08/02/2019, n.10586

Affidamento in prova al servizio sociale: la continua reperibilità dell’interessato

L’affidamento in prova al servizio sociale presuppone la continua reperibilità dell’interessato, sia prima dell’applicazione della misura alternativa alla detenzione che nel corso dell’esecuzione della stessa, atteso che soltanto così può valutarsi il comportamento e, segnatamente, l’osservanza delle prescrizioni.

Cassazione penale sez. I, 17/01/2019, n.22442



1 Commento

  1. salve sono in detenzione domiciliare da 9 mesi in un gruppo appartamento psichiatrico.
    o il permesso per andare la domenica a casa di mio padre per stare insieme
    o fatto la domanda di affidamento in prova ai servizi sociali
    o il permesso di andare a fare dei giri con gli accompagnatori dell’apparamento.
    volevo sapere come può cambiare la mia vita con l’affidamento in prova ai servizi sociali? il mio avvocato mi a detto che non cambierà di molto ma vorrei sapere nuovi pareri.
    quali prescrizioni pensante dovrei rispettare?
    cerco un consiglio grazie

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