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Incauto acquisto: ultime sentenze

20 Aprile 2021
Incauto acquisto: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: reato di incauto acquisto e carenza di dati probatori; differenza tra ricettazione e incauto acquisto; provenienza illecita delle cose acquistate.

Cos’è l’incauto acquisto? Chi commette tale contravvenzione? Chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato. Per saperne di più, leggi le ultime sentenze.

Cos’è l’incauto acquisto

Ai fini dell’integrazione della fattispecie di reato prevista dall’art. 648 c.p., è richiesto che l’imputato acquisti o, comunque, riceva cose di provenienza delittuosa al fine di trarne profitto. Pertanto, elemento essenziale per la configurabilità del reato sotto il profilo materiale è l’acquisto del possesso di cose di illecita provenienza (delitto presupposto), mentre, sotto il profilo dell’elemento psicologico, è necessario che l’imputato sia consapevole della provenienza delittuosa del bene in suo possesso. A tal fine il giudice di merito è tenuto ad indagare se, date le particolari modalità del fatto, l’agente poteva, all’atto della ricezione, acquisto od occultamento del bene, aver raggiunto la certezza della sua illecita provenienza e, dunque, dell’anteriorità di un reato commesso da altri, consistendo in ciò il discrimine con la fattispecie di cui all’art. 712 c.p. (incauto acquisto).

Tribunale Nola, 07/01/2021, n.2129

Ricettazione ed incauto acquisto: differenze e rilevanza del dolo

Il discrimine tra il reato di ricettazione e di acquisto di cose di sospetta provenienza risiede nel diverso grado di adesione psichica al fatto, più intenso nel dolo eventuale della ricettazione che non nel semplice sospetto dell’incauto acquisto. Il dolo della ricettazione, integrato non solo dalla certezza dell’illiceità della res, ma anche dalla consapevole accettazione di tale concreta possibilità, si pone ad un livello di maggiore adesione alla fattispecie tipica rispetto al semplice sospetto, il quale, invece, potendo suscitare nel soggetto agente un atteggiamento di mera disattenzione o noncuranza, costituisce elemento tipico dell’incauto acquisto.

Tribunale Napoli sez. V, 23/07/2020, n.4720

Reato di incauto acquisto: la cornice edittale

Sono manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 712 c.p., censurato per violazione degli artt. 3 e 27, comma 3, Cost., nella parte in cui non è previsto il massimo edittale ovvero non è prevista l’ammenda non superiore a 516 euro. Invero, il delitto di ricettazione (art. 648 c.p.) e la contravvenzione di omessa denuncia di cose provenienti da delitto (art. 709 c.p.) — dai quali dovrebbe evincersi la manifesta sproporzione del trattamento sanzionatorio previsto per la contravvenzione di acquisto di cose di sospetta provenienza di cui all’articolo censurato — sono strutturalmente inidonei a fungere da tertium comparationis, presentando una cornice edittale strutturalmente diversa. Infatti, il delitto di ricettazione — indubbiamente più grave rispetto alla contravvenzione di cui all’art. 712 c.p. — è sanzionato con la pena cumulativa della reclusione e della ammenda, anche nella ipotesi attenuata del fatto di particolare tenuità, e non già con la previsione alternativa dell’arresto e dell’ammenda, come previsto dall’art. 712 c.p., mentre il reato di omessa denuncia di cose provenienti da delitto di cui all’art. 709 c.p., punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516, postulando un acquisto in buona fede di denaro o di cose provenienti da delitto, è concepita come ipotesi alternativa e meno grave rispetto a quella dell’incauto acquisto, che invece presuppone l’acquisto di cose che appaiano di sospetta provenienza criminosa già al momento dell’acquisto.

Inoltre, la cornice edittale prevista per il reato di incauto acquisto, che prevede l’arresto sino a sei mesi ovvero l’ammenda non inferiore a 10 euro, consente un’ampia modulazione della pena da irrogare nel caso concreto, proprio al fine di garantirne l’individualizzazione, anche tenendo conto del valore del bene acquistato, assicurando così al giudice la possibilità di irrogare una pena proporzionata al disvalore del fatto, e di consentire il pieno rispetto del principio della finalità rieducativa della pena (sentt. nn. 68 del 2012, 161 del 2009 e 324 del 2008).

Corte Costituzionale, 25/07/2019, n.207

Il grado di adesione psichica al fatto di reato

Incorre nell’imputazione per il reato di ricettazione il prevenuto che abbia acquistato o comunque ricevuto, allo scopo di trarne profitto, da persona non identificata, un telefono cellulare di accertata provenienza furtiva. Il reato di ricettazione si differenzia dall’incauto acquisto per il diverso grado di adesione psichica al fatto di reato, più intenso nel dolo eventuale della ricettazione che non nel semplice sospetto dell’incauto acquisto.

Ebbene, il dolo della ricettazione è integrato non solo dalla certezza dell’illiceità della cosa, ma anche dalla consapevole accettazione di tale concreta possibilità, e dunque si pone a un livello di maggiore adesione alla fattispecie tipica rispetto al semplice sospetto, il quale, invece, potendo suscitare nell’agente un atteggiamento di semplice disattenzione o noncuranza, costituisce elemento tipico dell’incauto acquisto.

Corte appello Cagliari sez. I, 01/10/2018, n.819

Condanna per incauto acquisto: quando si esclude?

In materia di incauto acquisto, la carenza di dati probatori che suffraghino la presenza di condizioni che, all’atto della ricezione della cosa, avrebbero dovuto indurre l’indagato al sospetto, indipendentemente dal fatto che quest’ultimo vi sia stato o meno, impedisce la condanna per il reato in questione.

Tribunale Napoli sez. I, 04/01/2018, n.11247

La provenienza illecita delle cose acquistate

L’elemento che distingue il reato di ricettazione da quello di incauto acquisto è l’intensità della rappresentazione della provenienza illecita delle cose acquistate. Tuttavia, anche per quest’ultimo reato la prova del sospetto del compratore deve essere ‘univocamente’ deducibile.

Cassazione penale sez. II, 21/10/2015, n.45218

Acquisto di telefoni cellulari oggetto di furto

La disponibilità materiale della refurtiva non rappresenta un indice sicuro della partecipazione al pregresso reato di furto; infatti, dal punto di vista logico, sullo stesso piano si pongono le diverse ipotesi della ricettazione delle cose rubate e dell’incauto acquisto delle stesse. (Fattispecie in cui è stata pronunciata sentenza di assoluzione degli imputati, detentori di due telefoni cellulari già oggetto di furto).

Tribunale Perugia, 05/03/2015, n.29

Incauto acquisto e bancarotta per distrazione di cose di sospetta provenienza

In merito al rapporto tra incauto acquisto e bancarotta per distrazione di cose di sospetta provenienza, sussiste nell’ipotesi un caso di diversa qualificazione dello stesso fatto materiale, da un lato in quanto la disomogeneità dell’elemento psicologico delle due fattispecie incriminatici preclude il riconoscimento del concorso formale, dall’altro perché le due norme non sono in rapporto di reciproca specialità e ancora perché l”incauto acquisto’ non è elemento costitutivo del reato complesso di bancarotta patrimoniale nel quale quindi non può essere assorbito.

Cassazione penale sez. V, 05/11/2014, n.51134

Accertamento della legittima provenienza

La fattispecie contravvenzione di incauto acquisto che punisce chi, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo (nel caso di specie ignoto) si abbia motivo di sospettare che provengano genericamente da reato.

Tribunale Napoli sez. I, 14/04/2014, n.2868

Acquisizione di cose provenienti da reato

Non può esservi derubricazione del reato di cui all’art. 648 c.p. nel reato di incauto acquisto ex art. 712 c.p. quando l’oggetto materiale riguardi denaro, in quanto tale ultima fattispecie può configurarsi solo in relazione all’acquisizione di cose provenienti da reato e non invece di denaro.

Ufficio Indagini preliminari Torino, 20/06/2011

Qualificazione del fatto a titolo di incauto acquisto

La regola della «concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata», enunciata dall’art. 546, comma 1, lett. c), c.p.p., rende non configurabile il vizio di legittimità allorquando nella motivazione il giudice abbia dato conto soltanto delle ragioni in fatto e in diritto che sorreggono il suo convincimento, in quanto quelle contrarie devono considerarsi implicitamente disattese perché del tutto incompatibili con la ricostruzione del fatto recepita e con le valutazioni giuridiche sviluppate.

(La Corte ha affermato il principio in questione escludendo la denunciata carenza di motivazione della sentenza di condanna per il reato di ricettazione, evidenziando come correttamente non fosse stata espressamente confutata la tesi difensiva che propugnava la qualificazione del fatto a titolo di incauto acquisto, siccome trattavasi di deduzione difensiva logicamente incompatibile con la decisione adottata).

Cassazione penale sez. II, 07/01/2010, n.13606

Acquisto doloso e colposo di merce proveniente da reato

Nell’attuale formulazione, l’applicazione dell’art. 1, comma 7, del d.l. n. 35/05 è esclusa qualora il fatto costituisca reato: ciò rende assai problematico individuare uno spazio concreto per l’operatività della norma, in quanto le ipotesi di acquisto doloso e colposo di merce proveniente da reato risultano rispettivamente coperte, sul piano penale, dalla ricettazione (art. 648 c.p.) e dall’incauto acquisto (art. 712 c.p.).

Pertanto, solo l’eliminazione dell’inciso “salvo che il fatto costituisca reato” renderebbe con sicurezza applicabile, in tale specifica situazione di acquisto (ed alla luce del generale principio di specialità), la sanzione amministrativa pecuniaria, eliminando il carattere ridondante della disposizione.

Cassazione penale sez. II, 07/07/2009, n.35080

Incauto acquisto e deontologia forense

Atteso che, in materia di deontologia forense, non v’è alcuna distinzione tra l’attività professionale e quella privata dell’avvocato, la seconda comunque rilevando ai fini di una valutazione disciplinare, non può affermarsi che i fatti riconnessi al procedimento penale definito con sentenza irrevocabile di condanna del ricorrente, in quanto non inerenti all’attività professionale ma alla vita privata del professionista, non possano essere sottoposti a giudizio disciplinare. Deve essere ritenuto disciplinarmente responsabile l’avvocato che si renda colpevole del reato di incauto acquisto. (Nella specie, è confermata la sanzione della censura).

Cons. Naz.le Forense, 15/12/2006, n.163

Incauto acquisto per uso personale di supporti audiovisivi

L’incauto acquisto per uso personale di supporti audiovisivi, fonografici, informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni della l. n. 633 del 1941 integra gli estremi della contravvenzione prevista dall’art. 712 c.p., mentre l’acquisto di cose di provenienza altrimenti illecita, ovvero non provenienti da reato, configura l’illecito amministrativo di cui all’art. 1 comma 7 d. l. 14 marzo 2005 n. 35, conv. nella l. 14 maggio 2005 n. 80.

Cassazione penale sez. un., 20/12/2005, n.47164

Tutela dei programmi per elaboratore elettronico

L’esistenza di una libera offerta sulla rete internet di programmi per elaboratore e di c.d. software utilities rende estremamente difficoltosa la selezione delle offerte da parte di un minorenne considerata la attrazione che il settore dell’informatica esercita sui minori escludendo pertanto l’elemento soggettivo richiesto per integrare il reato di incauto acquisto previsto e punito dall’art. 712 c.p., tanto più ove si consideri che se il produttore intende impedire la abusiva duplicazione dei propri programmi può inserire nei medesimi dispositivi idonei allo scopo.

Tribunale minorenni Cagliari, 26/01/2000



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11 Commenti

  1. Ho acquistato su piattaforma e-commerce e-bay un cellulare Iphone XS 64G. Dato che il venditore non aveva ancora feedback, decido di acquistarlo tramite il canale di Paypal, così da essere tutelato nel caso mi fosse spedito un “pacco vuoto”. Ebay e Paypal, sponsorizzano l’acquisto tramite quest’ultimo, offrendoti il risarcimento nel caso non arrivi l’oggetto acquistato.Il prezzo pattuito era di 705 euro, non un valore da far scaturire un ragionevole dubbio sulla provenienza. Dopo qualche giorno il telefono non si aggancia più alla rete telefonica; scopro purtroppo che il telefono è stato sottoposto a un blocco a causa di una denuncia di furto/smarrimento.Appena apprendo questa notizia, mi reco immediatamente e spontaneamente al comando dei Carabinieri del mio paese, per consegnare il bene e sporgere querela.Il mio dubbio, per il quale vi scrivo, si pone nelle conseguenze che posso avere da tale acquisto. I carabinieri mi hanno detto che molto probabilmente potrei essere perseguibile per ricettazione e incauto acquisto.

    1. Si ritiene possa escludersi categoricamente che la condotta descritta possa aver integrato il reato di ricettazione. Secondo il codice penale (art. 648), commette ricettazione chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare.Perché si integri la ricettazione occorre una decisa consapevolezza circa la provenienza delittuosa della cosa acquistata o ricevuta; non occorre invece sapere da quale preciso reato provenga (furto, rapina, truffa, ecc.). Poiché la ricettazione è solamente dolosa, dunque, è necessario dimostrare la consapevolezza di chi effettua l’acquisto, ovvero che l’acquirente, nonostante il ragionevole dubbio circa la provenienza del bene, abbia comunque accettato il rischio di commettere il reato (dolo eventuale).Nel caso esposto, il prezzo (tutto sommato elevato) dello smartphone non poteva indurre a pensare a un prodotto che fosse frutto di un precedente crimine. Diverso sarebbe stato il caso in cui il cellulare fosse costato molto meno.La giurisprudenza (Cass. sent. n. 41448/18 del 16.08.2018) ha escluso sussista il dolo (anche eventuale) tipico della ricettazione quando vi siano alcuni elementi che facciano pensare alla volontà assolutamente trasparente dell’acquirente di comperare un bene in piena legalità, elementi che possono essere costituiti anche dal canale di acquisto e dalle trasparenti modalità di pagamento. In questo senso, dunque, l’aver acquistato tramite e-bay è fatto che, in qualche modo, la tutela.Anche altra sentenza (Cass. sent. n. 47129/2014) ha ricordato che la ricettazione può essere esclusa se l’acquirente riesce a fornire una spiegazione attendibile delle modalità con cui ha ricevuto l’oggetto e del fatto che, in tale circostanza, non potesse sospettare che si trattasse di merce rubata. In altre parole, per far scattare la ricettazione, la mancata giustificazione del possesso di una cosa proveniente da delitto costituisce essa stessa già una prova della conoscenza dell’illecita provenienza.Diversa è invece la fattispecie dell’incauto acquisto; secondo il codice penale (art. 712), è punito colui che, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato.La differenza con la ricettazione sta nel fatto che non occorre la consapevolezza piena (o quasi, cioè il dubbio fondato) di acquistare un bene provento di un delitto per commettere il reato, ma è sufficiente che la compera avvenga in condizioni che oggettivamente avrebbero dovuto destare sospetto, utilizzando come modello di riferimento una persona di media avvedutezza.Dunque, mentre per la ricettazione occorre un dolo pieno oppure eventuale (l’accettazione del rischio, il quale presuppone che l’acquirente si sia comunque posto il dubbio circa l’illecita provenienza), per il reato di incauto acquisto non occorre tale elemento soggettivo (o psicologico): è sufficiente che fosse evidente la provenienza “sospetta” del bene affinché si integri il reato, a prescindere dalla coscienza che ne ha avuto l’acquirente.L’incauto acquisto è una mera contravvenzione, punita con pene decisamente più miti (l’arresto fino a sei mesi o l’ammenda non inferiore a dieci euro).Alla luce di tutto ciò, si ritiene da escludersi anche la possibilità che, nel caso esposto, possa configurarsi il reato di incauto acquisto: non sussistevano, infatti, elementi oggettivi che avrebbero potuto far pensare, utilizzando come parametro di riferimento l’uomo dalla comune avvedutezza, che si trattasse di bene frutto di reato.Alla luce di tutto ciò, il lettore ha fatto bene a recarsi immediatamente presso le autorità, dimostrando la sua buona fede. Non si reputa si possa fare altro, in quanto il lettore si è già prontamente attivato per aiutare la giustizia; ovviamente, dovrà rimanere a disposizione delle autorità nel caso in cui dovesse essere sentita per nuove informazioni. Il lettore dovrà essere sempre reperibile alle autorità, comunicando eventuali cambi di indirizzo di residenza oppure di recapito telefonico già fornito.

  2. Ragazzi, bisogna fare attenzione a chi vi propone a prezzi bassi merce che costerebbe un occhio della testa. Si tratta di merce rubata, non c’è niente da fare. Quindi, siate porudenti, perché dietro l’affare si può nascondere un reato… Se qualcuno ti offre un Rolex a tremila euro è verosimile che si tratti di una contraffazione o di un oggetto rubato. Se qualcuno ti vende un’auto priva di libretto di circolazione e di atto proprietà è più che probabile che il veicolo sia di provenienza illecita. Se un passante ti chiede 200 euro per un cellulare nuovo di zecca, ancora con la custodia, ma senza garanzia e prova d’acquisto, non potrai certo pensare che si tratti di un rivenditore autorizzato ambulante.

  3. Anche su internet bisogna alzare le antenne e mostrarsi prudenti. Specie quando vengono imbastiti siti privi di recensioni o di società sconosciute che, tuttavia, spacciano prodotti di marca a prezzi di gran lunga inferiori al mercato. Ma ho un dubbio… che succede quando c’è la garanzia di un intermediario qualificato come le piattaforme come Amazon o eBay? Cosa si rischia in caso di acquisto di merce rubata su eBay o Amazon?

    1. In questi casi, secondo la Cassazione, non può contestarsi il reato di ricettazione a chi acquista sul canale eBay con pagamento tracciabile, sostenendo che ha accettato il rischio dell’illecita provenienza del bene. La Cassazione accogliendo il ricorso di un uomo condannato dai giudici di merito perché aveva acquistato dal noto sito di aste online 138 monete antiche, prive di interesse numismatico e ritrovate nel sottosuolo o nei fondali marini e, dunque, facenti parte del patrimonio indisponibile dello Stato. Per la Corte, nella fattispecie, manca l’intenzionalità della condotta che, come detto, è elemento determinante per la ricettazione. Difatti, il dolo «è configurabile in presenza della rappresentazione da parte dell’agente della concreta possibilità della provenienza della cosa da delitto e della relativa accettazione del rischio, non potendosi invece desumere da semplici motivi di sospetto». Quando, invece, il canale di acquisto è lecito (come appunto Amazon ed eBay), le modalità di vendita sono trasparenti e il pagamento viene eseguito con modalità tracciabili (di norma, tramite PayPal, bonifico o carta di credito) è molto più difficile, salvo ulteriori e più determinanti prove, parlare di reato da parte dell’acquirente. Conta poi anche la natura degli oggetti compravenduti che non deve destare sospetto.

  4. Due mesi fa ho ordinato telefonicamente un nuovo pc selezionando i componenti personalmente su un sito .Ho comprato anche una licenza windows 10e su loro consiglio ho inserito un tipo di memorie RAM diverse. Il costo totale è stato di 2.600 euro. Da pochi giorni il pc ha seri problemi: va in blocco totale. Ho contattato via chat il supporto Microsoft e, su loro consiglio, ho aggiornato i drivers dei vari componenti ed eliminato servizi e driver di altri programmi installati. Dal momento che i problemi al pc persistevano mi dissero che si trattava dell’hardware. Ho quindi contattato il venditore, ma il tecnico ha escluso il problema all’hardware. Al loro negozio di assistenza nella mia città mi hanno spiegato che se il blocco è stato causato da me installando programmi devo pagare io le spese di assistenza di 48 euro/h, se invece è causato dall’hardware pagano loro la manutenzione.Ho contattato una ditta che ripara pc in città. Se faccio riparare il mio pc a questa ditta, perdo la garanzia?

    1. È ormai prassi comune a molti venditori inserire nelle condizioni per la concessione della garanzia apposite clausole che ne prevedano l’esclusione, ad esempio, per i casi di smontaggio non autorizzato, o montaggio di parti non originali o non conformi alle specifiche tecniche previste.In questo caso, l’intervento di altre aziende, anche se specializzate nel settore, produrrebbe il venir meno della garanzia legale che, diversamente, per quanto accade per la durata della garanzia(che, grazie ad una norma imperativa, non può essere derogata sotto i due anni), produrrebbe il venir meno di tale forma di protezione a tutela del consumatore.Infatti, tra le condizioni di vendita del sito, s’evince all’art. 8.7 (v. sito) che “nessun tipo di garanzia è previsto per danni derivanti da un uso improprio o inappropriato, installazione errata,mancanza di manutenzione, riparazione non autorizzata o alterazioni del prodotto da parte dell’utente o di terze parti. La garanzia convenzionale del produttore viene fornita secondo le modalità illustrate sul sito o nella documentazione presente all’interno della confezione del prodotto”.Si sconsiglia, pertanto, ad oggi al lettore a parere dello scrivente, un intervento di personale non autorizzato, almeno in questo periodo di copertura della garanzia legale.Poco professionale risulta anche la risoluzione dei problemi telefonici, relativa all’errore di lettura delle ram di memoria, che lascia presagire ad una cattiva installazione/assemblaggio del pc adopera dei tecnici dell’azienda venditrice.Non era di certo il lettore la persona che doveva eseguire la corretta installazione delle componenti erroneamente assemblate.Difatti, non essendo un esperto, il lettore poteva tranquillamente danneggiare il suo nuovo computer; a dimostrazione del fatto che il tecnico al telefono è stato poco professionale dovendo, viceversa,adoperarsi per intervenire fisicamente sulle componenti.Inoltre, il fatto che la Ram funzionasse solo in uno slot e non in tutti fa presagire ad un ulteriore difetto del prodotto che dovrà essere verificato dai tecnici competenti.S’aggiunga che l’operatore ha consigliato al lettore di intervenire direttamente con le mani all’interno del prodotto, cosa che non dovrebbe essere mai fatta poiché, in astratto, fa venire meno la garanzia legale riconosciuta dal codice del consumo.Tanto premesso, quello che si consiglia al lettore è di fare un backup di tutto quanto inserito all’interno del suo nuovo PC e, quindi, procedere con la formattazione dello stesso.Una volta effettuata quest’operazione, re-installato il sistema operativo Windows 10, incluso nell’ordine, il lettore saprà con certezza l’origine di quei problemi.Infatti, se dovesse continuare ad andare in crash (e, quindi, a bloccarsi) sarebbe di certo un problema hardware che dovrà, conseguentemente, essere risolto dal venditore, essendo il bene ancora in garanzia.In quel caso, prima di far intervenire l’azienda venditrice, si consiglia al lettore di registrare tale problematica tramite un video effettuato anche con un telefonino, in modo da conservare la prova di tale anomalia.E’ bene pertanto che il lettore eviti di affidarsi ad altri operatori del settore in questo frangente, almeno fino allo spirare della garanzia legale dei due anni. Infatti, in questo modo, s’eviterebbe il rischio di eventuali contestazioni di manomissione ad opera altrui e si costringerebbe il venditore ad intervenire sul prodotto non conforme.Eventualmente, quello che il lettore potrebbe fare è ottenere una relazione da parte di questi tecnici esterni, circa il problema esistente sul PC, al fine di avere un domani una perizia attestante quelle problematiche congenite della macchina, ma senza operare fisicamente.Secondo il codice del consumo, in caso di difetto del prodotto, il lettore può chiedere, a sua scelta, di riparare il bene o di sostituirlo, senza spese in entrambi i casi, salvo che il rimedio richiesto sia oggettivamente impossibile, o eccessivamente oneroso rispetto all’altro.Inoltre, nel caso in cui la riparazione divenisse troppo onerosa, o arrecasse notevoli inconvenienti(quali, la mancata disponibilità del bene per lungo tempo), il lettore potrebbe richiedere, a sua scelta,una congrua riduzione del prezzo, o la risoluzione del contratto con richiesta di rimborso delle somme staggite (art. 130 del codice del consumo).
      Si noti che la questione “sito non protetto” è stata introdotta da Google per costringere i titolari di questi siti a conformarsi a delle chiavi di protezione. Tuttavia, non ci sono conseguenze per il mancato adeguamento. L’avviso di Google è proprio finalizzato a sortire gli effetti negativi per tutti coloro che non passeranno al protocollo più sicuro: o in primo luogo, se spaventati da un avviso sulla sicurezza nel momento in cui inseriscono i propri dati (ad esempio in un form di contatto o nell’inserimento della propria email per iscriversi alla newsletter) i visitatori di un sito saranno meno propensi a lasciare il proprio contatto;o infine, la segnalazione dei siti in HTTP avrà anche un riflesso negativo sulla reputazione dell’azienda stessa perché sarà percepita degli utenti (come nel caso specifico) come non sicura.

  5. Ci sono tante di quelle persone che fanno acquisti su Internet e che ingenuamente non si rendono conto che certi prezzi sono legati alla possibile commissione di un reato. Ma come si suol dire ignorantia legis non escusat. E quindi meglio capire come funziona e magari leggersi queste pronunce

  6. Io credo che bisogna essere con gli occhi aperti quando si incappa in certi siti perché se non vuoi rischiare di beccarti una bella sanzione, devi stare attento anche cosa compri e da chi lo compri. Perché vai a risparmiare ma poi ti ritrovi nei guai per qualche centinaio di euro

  7. Ma fatevele due domande quando comprate qualcosa che potrebbero avere una dubbia provenienza. Un Rolex non costerà mai 300 euro. Quindi, per apparire non fatevi imbrogliare perché se volete acquistare qualcosa di costoso dovete mettervi i soldi da parte e non cercare sconti o affari illeciti

  8. Comprate solo da negozi ufficiali e da siti sicuri. Bisogna fare attenzione a non incappare in giri di malviventi che vi propongono costi bassissimi per merce che ha prezzi molto elevati. A partire da un cellulare fino a borse firmate o gioielli preziosi. Io andrei a guardare prima i veri prezzi e poi cercherei di capire perché Tizio vuole vendermi quel prodotto a quel prezzo così basso. E poi se uno fa delle ricerche riesce a capire che potrebbe trattarsi di un incauto acquisto

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