Cannabis a scopo terapeutico: ecco gli ultimi studi

23 Novembre 2019
Cannabis a scopo terapeutico: ecco gli ultimi studi

Cannabis terapeutica e cannabis light: ecco tutto ciò che c’è da sapere. 

Di cannabis a uso medico se sente parlare da molti anni, mentre di recente sono fioriti i negozi che vendono prodotti a base di cannabis light. Tuttavia, su questi temi c’è ancora molta confusione, per questo gli esperti della Società italiana di farmacologia (Sif) hanno cercato fare il punto della situazione a vari livelli e individuare le criticità sulla dispensazione del farmaco tanto discusso.

Dunque, a che punto siamo con le regole? Dal 2006, i medici italiani possono prescrivere preparazioni magistrali realizzate dal farmacista a partire dalle inflorescenze della pianta coltivata dietro autorizzazione di un organismo nazionale per la cannabis, essiccate e macinate, da assumere sotto forma di decotto o per inalazione. Dal 2013, inoltre, i neurologi possono prescrivere ai loro pazienti che soffrono di sclerosi multipla un prodotto registrato come medicinale abase di estratti di cannabis che ha l’effetto di ridurre gli spasmi dolorosi dati da questa patologia.

Attualmente, la cannabis ad uso medico trova indicazione in molte situazioni, soprattutto caratterizzate da dolore cronico di natura neoplastica o reumatica. Ma, tra i suoi effetti c’è anche l’aumento dell’appetito, per cui può risultare utile nella cachessia neoplastica e nell’anoressia.

Cannabis ad uso medico: a cosa può servire?

In una nota che La Legge per Tutti ha appena ricevuto dall’agenzia di stampa Adnkronos, si fa riferimento a interessanti studi presentati al congresso della Sif a Firenze riguardo a un possibile impiego dei cannabinoidi nella cura anche dell’epilessia, della schizofrenia, dell’ischemia cerebrale e di sindromi rare come la distrofia muscolaredi Duchenne. Si tratta di applicazioni “che potrebbero aumentare la qualità e l’aspettativa di vita di molti pazienti. Tuttavia, rimangono ancora molti nodi da sciogliere prima di poter impiegare questi prodotti sui pazienti”, avvertono gli specialisti. In primis, occorrono studi clinici che possano stabilire con esattezza le dosi di farmaco necessarie per ottenere il giusto effetto, tenendo conto dell’età e del peso dei pazienti.

Ad esempio, l’uso di questi prodotti sarebbe utile nell’infanzia, ma il metabolismo pediatrico di questi farmaci è ancora oscuro. Occorre poi verificare il comportamento dei cannabinoidi in associazione con gli altri farmaci che già il paziente assume, dal momento che la terapia con cannabinoidi viene proposta in quei pazienti che già assumono altri medicinali. Infine, va posta attenzione alle reazioni avverse che, soprattutto in caso di assunzione di alte dosi, potrebbero essere importanti.

Al di là dei possibili utilizzi, da qualche anno gli esperti ravvisano disomogeneità da regione a regione per le indicazioni già approvate. Il caso della Toscana, capofila nella terapia con cannabinoidi, dal momento che i farmaci a base dei suoi principi attivi risultano sempre disponibili presso medici e farmacisti (oltre che quindi i dati sulla farmacovigilanza), è paradigmatico: nel primo semestre del 2018 le prescrizioni di cannabinoidi hanno riguardato 2618 pazienti, con un’età media di 60 anni, di cui il 65% erano donne.

Prescrizione dei cannabinoidi

Pur essendo la prescrizione possibile a tutti, anche ai medici di medicina generale, sono soprattutto anestesisti, reumatologi e neurologi a farne uso, poiché i pazienti che ne necessitano sono affetti da patologie di ordine specialistico. Dal 2006 al 2018, si sono verificati 103 eventi avversi. Si tratta soprattutto di disordini psichiatrici e del sistema nervoso centrale (ad esempio disforia, stordimento, sopore, ansia), seguiti da disturbi uditivi, gastrointestinali e cardiaci.

“C’è una grande variabilità nella prescrizione di cannabinoidi tra regione e regione – spiega Alfredo Vannacci, professore associato di Farmacologia e tossicologia dell’Università di Firenze e membro Sif – Anche all’interno della stessa regione, pur essendoci linee guida ministeriali sulla preparazione galenica del prodotto finale, manca uno standard di produzione, per cui esiste una variabilità da farmaciaa farmacia nella composizione del prodotto finale: il rapporto tra i due componenti principali, cioè Thc e Cbd non è sempre lo stesso”.

Di fatto, quindi, un paziente in terapia cronica che si reca presso due diverse farmacie può trovare due prodotti diversi, che hanno quindi un effetto leggermente diverso e, di conseguenza, effetti avversi differenti. Da risolvere, poi, una serie di criticità farmacologiche, legate proprio alla proporzione tra i due componenti principali dei cannabinoidi. “Definendo meglio la farmacologia si troverà il rapporto ottimale tra Thc e Cbd, e questo rapporto potrà variare in base alla patologia da curare – commenta
Vannacci – Attualmente il composto FM2, prodotto dallo Stabilimento Chimico farmaceutico militare di Firenze ha un buon equilibrio ma mancano sufficienti dati clinici”.

Cannabis light e canapa shop

Nel 2018 il Consiglio Superiore di Sanità aveva ‘bocciato’ la diffusione di prodotti a base di cannabis light. Di fatto, prodotti per uso umano a base di cannabislight non sono autorizzati: si tratta soltanto di articoli come profumatori per ambienti o altri da collezione. Ma gli esperti della Sif hanno voluto vederci chiaro.

“Andando a verificare la composizione di questi prodotti – aggiunge Vannacci – effettivamente si è visto che la concentrazione di Thc è molto bassa, come prescritto dalla legge. In compenso, però, sono presenti altri cannabinoidi in concentrazioni variabili, fra cui il Cbd”. Con il cambio di due governi in poco tempo, non c’è stato tempo per una normativa che armonizzi perfettamente i pareri nei confronti della cannabis light.

“Dunque, fermo restando che per legge non potrebbero essere assunti, di fatto i negozi che vendono cannabis light restano aperti sino a che non vi sia una legge che imponga il contrario, e non può essere escluso che chi compra questi prodotti possa farne un uso improprio”, conclude.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

6 Commenti

  1. La somministrazione di canapa medica è, da sempre, causa di numerose controversie. C’è molta perplessità sul suo utilizzo per finalità terapeutiche, spesso confuso con quello ricreativo. Il ministero della Salute ha riconosciuto l’uso terapeutico dei cannabinoidi e, ad oggi, nel nostro Paese, è legale l’uso di medicinali vegetali a base di cannabis per la terapia del dolore.

  2. Io ora non voglio fare quella arretrata o altro, però vi invito a leggere queste dichiarazioni. A me questa opinione, direi anche autorevole, fa riflettere. «La cannabis è una sostanza d’abuso molto diffusa fra i giovanissimi e proprio fra gli under 30 il suicidio, con circa 350 casi l’anno, è tuttora la terza causa di morte – afferma Maurizio Pompili, direttore del Servizio per la prevenzione del suicidio dell’azienda ospedaliero-universitaria S. Andrea di Roma e ordinario di Psichiatria all’università Sapienza di Roma – Nel nostro Paese si registrano ogni anno 4.000 suicidi, di questi il 9% viene compiuto da ragazzi fra i 15 e i 29 anni. Una fascia d’età nella quale è diffusissimo l’uso di cannabis: si stima infatti che almeno un ragazzo su cinque abbia provato a fumare marijuana, con una tendenza inarrestabile all’incremento dei consumi negli ultimi anni. Una droga – sottolinea – molto pericolosa per il benessere psichico».

  3. Ma è reato vendere cannabis light? avevo letto di sfuggita una sentenza che stabiliva che commercializzare cannabis light equivale allo spaccio di droga. Potete darmi conferma o smentirmi? Potreste fornirmi gli estremi della sentenza? Vi ringrazio in anticipo

    1. Vendere cannabis light è reato. Lo conferma la Cassazione nelle motivazioni della sentenza [Cass. pen. SS.UU. sent. n. 30475/2019] con cui aveva scritto di recente la parola «fine» sulla vicenda della cosiddetta canapa leggera. Non è punibile, invece, la coltivazione o il commercio della canapa per prodotti autorizzati dalla Legge 242/2016, come fibre e carburanti. A questo punto, e dopo il pronunciamento delle Sezioni Unite della Suprema Corte, commercializzare cannabis light equivale allo spaccio di droga, in quanto non è permessa la cessione di foglie, di olio, di resina e delle inflorescenze derivati da questa pianta. Non importa se il contenuto di thc sia basso: tutt’al più, i derivati messi in vendita devono essere privi di effetti psicotropi o droganti. Oppure, il livello di thc compreso tra 0,2% e 0,6% venga raggiunto nel momento in cui matura una coltivazione legale.

  4. Grazie mille per la chiarezza e le informazioni che mi avete fornito. ora, non vorrei chiedere troppo, ma come mai la Cassazione è arrivata a questa sentenza? Quali sono le motivazioni della sentenza?

    1. Secondo la Cassazione, non è condivisibile il principio secondo cui una percentuale di Thc inferiore allo 0,6% non comporti un effetto drogante. Quella percentuale – spiegano i giudici – è la soglia ammessa per scagionare l’agricoltore che utilizza delle qualità di canapa consentite dalla legge. Ciò non vuol dire, precisa la sentenza, che siano legali i derivati della cannabis light e, quindi, anche il loro commercio quando sono diversi da quelli indicati dalla normativa. Interessante «l’assist» che la Cassazione lancia al Parlamento: nella sentenza, la Suprema Corte suggerisce che il legislatore può intervenire di nuovo sulla regolamentazione delle attività imprenditoriali coinvolte nella coltivazione e nella vendita dei derivati della cannabis light. Il che non dispiacerebbe ai commercianti del settore, costretti a chiudere bottega dopo le critiche rivolte dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il vicepremier leghista, infatti, aveva annunciato controlli più ferrei sui negozi di cannabis che lo stesso Salvini considera – come da lui sostenuto pubblicamente – «luoghi di spaccio». Tanto è bastato per far partire una raffica di querele per diffamazione contro Salvini e di cause contro lo Stato da parte dei negozianti che, a loro parere, sono stati messi in cattiva luce dal ministro, oltre ad essere stati economicamente danneggiati.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube