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Mansioni inferiori Jobs act

7 Dicembre 2019
Mansioni inferiori Jobs act

La possibilità di modificare le mansioni del lavoratore ha subito, per effetto delle riforme più recenti, un parziale ampliamento.

Sei stato assunto per svolgere un determinato lavoro ed, oggi, il tuo datore di lavoro ti chiede di fare altro? E’ legittima la richiesta di modifica delle mansioni? In linea generale, come vedremo, se vieni assunto per svolgere una certa attività non dovresti essere chiamato a fare altro. Tuttavia, esiste la possibilità di modificare le mansioni inizialmente attribuite al dipendente. Il cambio delle mansioni, però, è legittimo solo se viene effettuato entro certi limiti.

Di recente, tuttavia, ci sono state delle modifiche che hanno parzialmente ampliato la possibilità di adibire il dipendente a mansioni inferiori con il Jobs Act.

Non si tratta, comunque, di una legittimazione del demansionamento. La possibilità di cambio delle mansioni resta fortemente vincolata ed è possibile solo al ricorrere di determinate condizioni legittimanti.

Cosa sono le mansioni?

Il contratto di lavoro è un accordo in base al quale il datore di lavoro offre al lavoratore un determinato tipo di lavoro, che prevede lo svolgimento di determinate attività, ed in cambio offre al lavoratore uno stipendio mensile.

Il rapporto di lavoro ha, dunque, un oggetto ben preciso, ossia, lo svolgimento da parte del dipendente di determinate attività che rientrano nel profilo professionale per cui è stato assunto. Queste attività sono le mansioni.

Per comodità, nel contratto di lavoro, le mansioni vengono indicate molto spesso con riferimento al contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro.

Nel Ccnl, infatti, nella sezione “Classificazione del personale“, vengono indicati i livelli di inquadramento contrattuale del personale e, in ogni livello, le figure professionali che vi rientrano.

Spesso, per ogni figura professionale, vengono indicate anche le relative mansioni, ossia le attività concrete che il lavoratore assunto con quel profilo professionale deve svolgere.

In altri casi, nel contratto di lavoro non si fa richiamo al Ccnl ma viene allegato al contratto stesso un mansionario (detto anche job description) che elenca le mansioni che il dipendente dovrà svolgere e che rientrano nelle attività tipiche del profilo professionale per cui è stato assunto.

Se, ad esempio, vieni assunto come “responsabile vendite”, nel mansionario ci sarà scritto che dovrai occuparti di curare la rete commerciale di vendita, coordinare gli addetti all’ufficio vendite e gli agenti esterni, organizzare campagne di promozione commerciale, rispondere a reclami o richieste dei consumatori, etc.

Cos’è il livello di inquadramento?

Come abbiamo detto, un insieme di mansioni forma un profilo professionale. Nell’esempio fatto, le varie attività descritte costituiscono il profilo professionale del responsabile vendite. I Ccnl prevedono vari livelli di inquadramento del personale a seconda del livello di complessità delle mansioni esercitate e del grado di responsabilità ed autonomia del dipendente.

I vari profili professionali, dunque, devono essere inquadrati in uno dei livelli di inquadramento del personale previsti nel Ccnl, a seconda delle loro caratteristiche. Ad esempio, il Ccnl Commercio prevede un inquadramento su sei livelli, da quello più in alto e con mansioni più complesse, a quello con mansioni più operative. Per ognuno dei livelli, vengono indicati dei profili professionali che vi appartengono.

Ad esempio, al primo livello del Ccnl Commercio appartengono i lavoratori con funzioni ad alto contenuto professionale anche con responsabilità di direzione esecutiva, che sovraintendono alle unità produttive o ad una funzione organizzativa con carattere di iniziativa e di autonomia operativa nell’ambito delle responsabilità ad essi delegate, e vi rientrano profili professionali come capo di servizio, capo di ufficio tecnico, amministrativo, commerciale, legale.

Viceversa, al sesto livello del Ccnl Commercio appartengono i lavoratori che compiono lavori che richiedono il possesso di semplici conoscenze pratiche, come, ad esempio, l’usciere, l’imballatore, il fattorino, il custode o il portiere.

Esiste uno stretto legame tra livello di inquadramento e stipendio. Infatti, il Ccnl prevede i cosiddetti minimi tabellari, ossia gli stipendi minimi da corrispondere al personale, in base al livello di inquadramento del dipendente. Ne consegue che se sei inquadrato al primo livello hai uno stipendio più alto mentre se sei inquadrato nei livelli inferiori hai uno stipendio via via più basso.

Cos’è la categoria legale?

Oltre alle mansioni ed al livello di inquadramento, il personale viene inquadrato anche in base alla categoria legale. La legge [1] prevede, infatti, che i lavoratori si distinguono in:

  • dirigenti;
  • quadri;
  • impiegati;
  • operai.

Quando si assume un dipendente occorre, dunque, definire innanzitutto la categoria legale e quindi il livello di inquadramento nel Ccnl e le mansioni attribuite. Anche la categoria legale dipende dal ruolo del dipendente nella realtà aziendale, dal suo livello di autonomia e dalla sua posizione gerarchica nei confronti della struttura aziendale.

Cos’è lo ius variandi?

Chiarito come deve essere inquadrato il personale e cosa sono le mansioni, passiamo ora a chiederci se il datore di lavoro può modificare in modo unilaterale le mansioni attribuite al dipendente. Questo potere di modifica unilaterale delle mansioni viene detto ius variandi.

La legge [2] prevede che il lavoratore debba essere adibito:

  • alle mansioni per le quali è stato assunto;
  • a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito;
  • a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte.

La regola generale, dunque, è l’immodificabilità delle mansioni. Se sei stato assunto come “macellaio specializzato” di cui al terzo livello di inquadramento del Ccnl Commercio non puoi essere chiamato a fare altro.

Tuttavia, ci sono due possibilità di legittima modifica delle mansioni:

  • il dipendente viene adibito alle mansioni corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito;
  • il dipendente viene adibito a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte.

La prima ipotesi si verifica quando il lavoratore viene chiamato per un certo tempo a svolgere mansioni superiori. Ad esempio, il macellaio specializzato viene chiamato a svolgere mansioni di “capo reparto” inquadrato al secondo livello del Ccnl Commercio.

La legge prevede che, nel caso di assegnazione a mansioni superiori, il lavoratore ha diritto al trattamento economico corrispondente all’attività svolta e l’assegnazione diviene definitiva, salvo diversa volontà del lavoratore, ove la medesima non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi o, in mancanza, dopo sei mesi continuativi.

Il Ccnl Commercio prevede che dopo tre mesi di mansioni superiori maturi il diritto all’assegnazione definitiva delle nuove mansioni. La seconda ipotesi si verifica quando il cambiamento di mansioni avviene nel medesimo livello di inquadramento.

Ad esempio, il macellaio specializzato viene adibito a mansioni di commesso specializzato, sempre appartenente al terzo livello.

Prima del Jobs Act, il cambio mansioni era possibile solo se le nuove mansioni erano equivalenti alle precedenti. Oggi, invece, dopo l’intervento del Jobs Act [2] è sufficiente che le nuove mansioni appartengano allo stesso livello di inquadramento. Può sembrare una modifica di poco conto. In realtà, la nuova norma amplia notevolmente la possibilità di ius variandi del datore di lavoro.

Infatti, il concetto di mansioni equivalenti elaborato dalla Corte di Cassazione [3] faceva riferimento a quelle mansioni che consentivano di tutelare il patrimonio professionale del lavoratore, anche nel senso che la nuova collocazione gli consenta di utilizzare, ed anche di arricchire, il patrimonio professionale precedentemente acquisito, in una prospettiva dinamica di valorizzazione delle capacità di arricchimento del proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze.

Ne deriva che, nella vecchia normativa, anche un cambio mansioni nell’ambito dello stesso livello di inquadramento poteva dirsi non rispettoso del criterio di equivalenza e, dunque, illegittimo.

Infatti, in passato, la giurisprudenza verificava l’equivalenza tra mansioni originarie e le nuove non solo in base al criterio formalistico del rispetto del livello di inquadramento, ma valorizzando la tutela delle specifiche competenze professionali del dipendente, in una prospettiva di valorizzazione del bagaglio di esperienze e competenze raggiunte.

La disciplina attuale, al contrario, attribuisce al datore di lavoro il potere di spostare il lavoratore tra le varie mansioni che fanno parte dello stesso livello di inquadramento contrattuale previsto nel Ccnl dando per scontato che tale operazione sia legittima e non leda le competenze acquisite dal lavoratore.

Assegnazione a mansioni inferiori: quando è legittima?

L’attuale testo della norma relativa allo ius variandi prevede, inoltre, che in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore, lo stesso può essere assegnato a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore purché rientranti nella medesima categoria legale.

In questo caso, lo ius variandi è legittimo anche se le nuove mansioni non appartengono allo stesso livello di inquadramento di quelle originarie bensì ad un livello inferiore. E’ il caso del macellaio specializzato (III livello del Ccnl Commercio) adibito a mansioni di cassiere comune (IV livello del Ccnl Commercio).

In questa ipotesi, tuttavia, si richiede un presupposto in più, ossia, la presenza di una riorganizzazione aziendale che incide sulla posizione del lavoratore. Ad esempio, l’azienda chiude il reparto macelleria e dovrebbe licenziare gli addetti ma offre loro un impiego ad un livello inferiore per salvare il posto di lavoro. In tale circostanza, comunque, la legge prevede che, anche se adibito a mansioni inferiori, il dipendente ha diritto alla conservazione del livello di inquadramento e del trattamento retributivo in godimento.


note

[1] Art. 2095 cod. civ.

[2] Art. 3 D.Lgs. 81/2015.

[3] Cass. 28.03.1995 n. 3623.


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