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Notifica raccomandata a persona deceduta

24 Novembre 2019
Notifica raccomandata a persona deceduta

Che succede se ritiri una cartella di pagamento o un avviso di accertamento intestato a un familiare ormai morto se non vi è indicazione degli eredi nella busta della lettera?

È arrivato il postino: dice di dover consegnare una raccomandata a un certo sig. Mario Rossi. Si tratta di tuo padre, ma tuo padre è morto appena un anno e mezzo fa. Che fai? Accetti la lettera oppure la rimandi al mittente? E se dovessi optare per la prima soluzione potresti, in un momento successivo, dire che la notifica non è corretta? La questione è tanto più delicata quanto più si tiene conto del contenuto della raccomandata: si tratta di una cartella esattoriale spedita da Agenzia Entrate Riscossione. Non sapevi che tuo padre avesse lasciato dei debiti e ora il rischio di doverli pagare, avendo già accettato l’eredità, ti lascia col fiato sospeso. 

Per sapere come comportarti devi conoscere le regole sulla notifica raccomandata a persona deceduta. 

Qui di seguito, ti darò alcune indicazioni su come agire nell’ipotesi in cui dovesse pervenire, agli eredi, una richiesta di pagamento per una persona defunta. Ma procediamo con ordine.

Ritiro raccomandata: è accettazione dell’eredità?

Posso intuire già il tuo primo cruccio: il ritiro di una raccomandata per conto di una persona defunta equivale ad accettazione di eredità? 

Di certo già saprai che l’accettazione implica anche la responsabilità, pro quota, di tutti i debiti lasciati dal de cuius. Una responsabilità che diventa addirittura solidale (ossia per l’intero) se si tratta di imposte e cartelle esattoriali relative a imposte sui redditi (come Irpef, Irap, Ires) e imposte di successione. 

Peraltro, una volta effettuata l’accettazione di eredità questa non può essere più rinunciata. Ti ricordo, infine, che l’accettazione dell’eredità può consistere sia in una dichiarazione espressa fatta al notaio, sia in un comportamento tacito incompatibile con la volontà di rinunciarvi (ad esempio la vendita dei beni del defunto o il prelievo al bancomat).

Posso, tuttavia, darti già una buona notizia: il ritiro di una raccomandata per conto del defunto non si considera accettazione tacita dell’eredità. Sicché, se anche firmi il registro del postino ed ancora non hai dichiarato se vuoi o meno divenire erede, tale atto non ha alcuna ripercussione giuridica. 

Attento però. Se la notifica riguarda una cartella esattoriale da ritirare all’ufficio postale e, nella dichiarazione sostitutiva sottoscritta allegata alla relata di notifica, tu affermi di essere erede legittimato a ricevere la raccomandata al posto del destinatario defunto, allora si configura una accettazione tacita dell’eredità. 

Notifica raccomandata a persona deceduta: quando è valida?

La legge [1] stabilisce che gli eredi devono comunicare all’ufficio delle imposte del domicilio fiscale del defunto le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale. La comunicazione può essere presentata direttamente all’ufficio o trasmessa mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso si intende fatta nel giorno di spedizione. Questo serve per garantire le notifiche nel modo corretto. Solo dopo 30 giorni dalla suddetta comunicazione le notifiche vanno indirizzate alla residenza dei singoli eredi ed a nome di questi ultimi (la cartella deve cioè essere intestata “Sig. Antonio Rossi”). In caso contrario, la cartella è da considerarsi nulla.

Ma cosa succede se tale dichiarazione non viene eseguita o viene effettuata in ritardo? In tal caso vigono le seguenti regole.

Per stabilire se è valida la notifica di una raccomandata o una cartella di pagamento a una persona ormai morta, prima ancora della dichiarazione eseguita dagli eredi all’Agenzia delle Entrate, bisogna verificare due aspetti:

  • l’intestazione della raccomandata;
  • il luogo in cui essa è stata spedita. 

Vediamo singolarmente tali regole.

Intestatario della raccomandata 

La regola generale è la seguente: entro un anno dal decesso, tutte le raccomandate vanno intestate impersonalmente agli eredi del defunto. Sono nulle, quindi, le cartelle e le altre lettere intestate al soggetto deceduto.

Ad esempio, nel caso di morte del sig. Mario Rossi, sarebbe nulla la lettera spedita a “Egr. Sig. Mario Rossi”, mentre è valida quella spedita a “Eredi del sig. Mario Rossi”.

Spirato l’anno, la raccomandata va inviata personalmente agli eredi, ossia indicando il loro nome e cognome: ci saranno quindi tante raccomandate per quanti sono gli eredi. Ad esempio, se al sig. Mario Rossi sono succeduti i figli Aldo Rossi, Rachele Rossi e Adele Rossi, il mittente dovrà spedire, a ciascuno di questi una autonoma lettera con su scritto quindi “Egr. sig. Aldo Rossi”, “Gent.ma sig.ra Rachele Rossi”, “Gent.ma sig.ra Adele Rossi”.

Attenzione: la notifica è valida solo se il destinatario ha già accettato l’eredità. Se questi invece deve ancora decidere se accettare o rinunciare, ogni richiesta di pagamento può essere ignorata. 

Luogo di ricevimento della raccomandata

Inoltre, sempre entro il primo anno dal decesso, tutte le raccomandate (intestate, come detto, impersonalmente agli eredi) vanno spedite all’ultimo indirizzo di residenza del defunto, anche se lì non vi abita più nessuno (in quel caso sarà compito degli eredi andare a verificare periodicamente nella cassetta delle lettere o comunicare, all’Agenzia delle Entrate, gli estremi degli eredi e le rispettive residenze). 

Dopo un anno dal decesso, invece, le raccomandate, questa volta intestate personalmente ai singoli eredi, andranno inviate all’indirizzo di residenza di questi ultimi.

Facciamo un esempio pratico.

Il defunto, sig. Mario Rossi, viveva in via Roma 21; la figlia Adele abita a piazza Cavour 87; il figlio Aldo vive, invece, a corso Scipione 3. Nel primo anno dalla morte del defunto, la raccomandata è valida se spedita ad “Eredi del sig. Mario Rossi – Via Roma 21. Invece dopo un anno, bisognerà spedire una raccomandata a “Sig.ra Adele Rossi, p.zza Cavour n. 87”, un’altra a “Sig. Aldo Rossi, corso Scipione n. 3”, ecc.

Non è necessario inviare obbligatoriamente la raccomandata a tutti gli eredi, potendosi agire solo nei confronti di uno di questi, tuttavia rispettando le seguenti regole:

  • per tutti i debiti, si può chiedere al singolo erede solo la parte del debito corrispondente alla sua quota di eredità;
  • per i debiti con il fisco, al singolo erede si può chiedere tutto l’importo se si tratta delle imposte sui redditi (ad es. Irpef, Irap, Ires) o delle imposte sulla successione.

Che succede se accetto una raccomandata indirizzata al defunto?

Potrebbe succedere che, tuttavia, per ignoranza, uno degli eredi (immaginiamo il coniuge del defunto o il figlio convivente) accetti una raccomandata, inviata al domicilio del defunto stesso, ma indirizzato a lui personalmente. Nell’esempio di poc’anzi, immaginiamo una cartella esattoriale intestata ancora al sig. Mario Rossi. 

Ebbene, tale notifica è nulla e la raccomandata può essere rifiutata senza subire conseguenze.

Tuttavia, l’erede che dovesse accettare la lettera non potrebbe più contestare la nullità della notifica in un momento successivo. Difatti, una volta che l’atto ha raggiunto il suo scopo – ossia entrare nel possesso del destinatario – eventuali vizi vengono automaticamente sanati.

A chi va consegnato l’avviso di accertamento per un contribuente deceduto?

Immaginiamo infine che la raccomandata provenga dall’Agenzia delle Entrate e contenga un avviso di accertamento per imposte non corrisposte dal defunto. Secondo la Cassazione [2], nel caso in cui il destinatario di un avviso di accertamento tributario sia deceduto, e gli eredi non abbiano provveduto alla dichiarazione di residenza di cui si è parlato in precedenza [1], è nulla la notificazione nei confronti del defunto, previo tentativo di consegna presso l’ultimo domicilio. Né è possibile consegnare l’avviso di giacenza al Comune, non essendo la morte del destinatario equiparabile alla sua irreperibilità ovvero al rifiuto di ricevere l’atto. 


note

[1] Art. 65, comma 2 del D.P.R. del 29 settembre 1973, n. 600

[2] Cass. sent. n. 9717/2015.


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