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Pensione opzione donna: le novità

24 Novembre 2019 | Autore:
Pensione opzione donna: le novità

Proroga opzione donna al 2020, indennità di buonuscita erogata in anticipo, convenienza per chi ha diritto alla reversibilità: gli ultimi chiarimenti.

La pensione con opzione donna continua ad essere un’interessante possibilità per le lavoratrici che vogliono cessare anticipatamente l’impiego: questo regime sperimentale, difatti, è stato prorogato al 2020 dalla nuova legge di bilancio.

Inoltre, sono stati recentemente forniti degli importanti chiarimenti sul diritto alla buonuscita per le dipendenti pubbliche che si pensionano con questa opzione, e sulla convenienza dello strumento per le lavoratrici che percepiscono la reversibilità.

Facciamo allora il punto sulla pensione opzione donna: le novità del 2020, gli ultimi chiarimenti sulla convenienza di questo regime sperimentale.

Ricordiamo che, allo stato attuale, questa pensione di anzianità può essere richiesta dalle lavoratrici dipendenti con almeno 58 anni di età e 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2018, e dalle autonome con almeno 59 anni di età e 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2018. A partire dalla data di maturazione dei requisiti, prima di percepire il trattamento è necessario attendere un periodo, detto finestra, pari a 18 mesi per le autonome ed a 12 mesi per le dipendenti.

La pensione con opzione donna, inoltre, comporta il ricalcolo contributivo dell’assegno: considerando che il sistema di calcolo contributivo della pensione si basa sulla contribuzione accreditata e sull’età pensionabile, e non sugli ultimi stipendi o redditi, come il sistema retributivo, solitamente il ricalcolo contributivo comporta una penalizzazione del trattamento, in media pari al 25%. Ma procediamo con ordine.

Pensione opzione donna 2020

La legge di bilancio 2020 prevede una proroga della possibilità di pensionarsi con l’opzione donna. Per la precisione, in base all’attuale testo (che, lo ricordiamo, potrebbe essere modificato sino all’approvazione definitiva della manovra), questa pensione di anzianità potrà essere richiesta dalle lavoratrici dipendenti con almeno 58 anni di età e 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2019, e dalle autonome con almeno 59 anni di età e 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2019.

In altre parole, la pensione potrà essere richiesta dalle nate sino al 31 dicembre 1961, se dipendenti, e dalle nate sino al 31 dicembre 1960, se autonome.

A partire dalla data di maturazione dei requisiti, prima di percepire il trattamento sarà ugualmente necessario attendere un periodo, detto finestra, pari a 18 mesi per le autonome ed a 12 mesi per le dipendenti.

I 35 anni di contributi, da possedere alla data del 31 dicembre 2019, non potranno essere raggiunti attraverso il cosiddetto nuovo cumulo [1], cioè sommando gratuitamente la contribuzione accreditata presso diverse casse.

Opzione donna: quando spetta il Tfs?

È stato recentemente chiarito in via ufficiale che, per le dipendenti pubbliche che richiedono la pensione con opzione donna, le liquidazioni in regime di Tfs, cioè di trattamento di fine servizio (indennità di buonuscita, indennità premio di servizio, indennità di anzianità) sono corrisposte entro 24 mesi più 90 giorni dal termine del rapporto.

Questo, a differenza di quanto avviene con la pensione quota 100: per i dipendenti pubblici che cessano dal servizio con diritto alla quota 100, difatti, i termini di pagamento decorrono dal momento in cui il diritto alla pensione sarebbe maturato, in base ai requisiti previsti per il trattamento di vecchiaia o anticipato, tenendo conto degli adeguamenti dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. Possono dunque trascorrere anche oltre 6 anni per ottenere la liquidazione con quota 100: da questo punto di vista, l’opzione donna ha una maggiore convenienza. Per capire meglio, qui la Guida al Tfs del pubblico impiego.

Opzione donna e diritto alla reversibilità

La pensione con opzione donna può risultare maggiormente conveniente anche per chi percepisce la pensione ai superstiti, di reversibilità o indiretta, paradossalmente a causa del minore importo del trattamento.

La pensione ai superstiti, difatti, può essere ridotta se il beneficiario supera determinati limiti di reddito:

  • se il reddito è superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo, la reversibilità è ridotta del 25%;
  • se il reddito è superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo, la reversibilità è ridotta del 40%;
  • se il reddito è superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo, la reversibilità è ridotta del 50%.

Se il minor importo della pensione con opzione donna determina il mancato superamento dei limiti di reddito, la beneficiaria può godere di una reversibilità più elevata; in questo modo, a seconda delle ipotesi, si compensa ampiamente la penalizzazione dell’opzione donna rispetto all’importo della pensione ordinaria (anticipata o di vecchiaia), senza ricalcolo contributivo. Bisogna comunque valutare caso per caso, in base all’importo della pensione ai superstiti e della pensione con opzione donna.

note

[1] Art.1, co. 239 e ss., L. 228/2012.

Autore immagine: 123rf.com


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