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Impugnazione del pubblico ministero: ultime sentenze

24 Dicembre 2019
Impugnazione del pubblico ministero: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: impugnazione del pubblico ministero; inammissibilità dell’impugnazione del pubblico ministero; proroga dei termini per l’impugnazione del pubblico ministero; inosservanza dell’obbligo di notificare alle parti private l’impugnazione del pm.

Impugnazione del pubblico ministero: ammissibilità

Ai fini dell’ammissibilità dell’impugnazione del pubblico ministero, il requisito previsto dall’art. 581, comma 1, lett. b), cod. proc. pen. relativo all’enunciazione delle richieste, è soddisfatto anche soltanto dalla richiesta di condanna, senza che sia necessaria la presenza di conclusioni sull’entità della pena da infliggere.

(In motivazione la Corte ha precisato che nessuna norma vieta di riservare al procuratore generale di udienza la mera quantificazione della pena irroganda, ed anzi tale possibilità può rilevarsi necessaria al fine di formulare una conclusiva richiesta di pena che tenga conto, anche in favore dell’imputato, del complessivo comportamento processuale tenuto dallo stesso, anche nel corso del giudizio di appello).

Cassazione penale sez. II, 15/09/2017, n.50098

Impugnazione del pm: valutazione dell’inammissibilità

In tema di ricorso per Cassazione, l’inammissibilità dell’impugnazione del pubblico ministero non discende automaticamente dal suo deposito nel giorno di scadenza del relativo termine, dopo l’orario di chiusura al pubblico dell’ufficio ricevente, ma dalla dimostrazione, posta a carico di chi deduca l’intempestività, che presso quell’ufficio sia vigente e rigidamente rispettato un determinato orario di apertura al pubblico e non sia invalsa la prassi di ricevere atti anche oltre l’orario di ufficio.

Cassazione penale sez. II, 07/02/2019, n.15605

Le limitazioni per l’impugnazione del pm

Al ricorso per cassazione proposto dal pubblico ministero avverso l’ordinanza del tribunale del riesame in materia di misure cautelari non si applicano le limitazioni previste per l’impugnazione del pubblico ministero dall’art. 608, comma 1-bis, c.p.p. introdotte dalla l. 23 giugno 2017, n.103, che si riferiscono alla sola ricorribilità delle sentenze di merito.

Cassazione penale sez. V, 15/12/2017, n.3037

Mancata impugnazione del pubblico ministero

Viola il divieto della “reformatio in peius” la sentenza del giudice d’appello che, in mancanza di impugnazione del pubblico ministero, abbia ritenuto la sussistenza di una circostanza aggravante esclusa dal giudice di primo grado, onde farne derivare la procedibilità d’ufficio del reato contestato.

Cassazione penale sez. IV, 08/11/2017, n.9123

Impugnazione del pm: quando è inammissibile?

Viola il divieto di “reformatio in peius” il giudice di appello che, nel caso in cui sia dichiarata inammissibile l’impugnazione del pubblico ministero e, quindi, in presenza di quella del solo imputato, pur provvedendo alla rideterminazione della pena finale in termini complessivamente inferiori a quelli stabiliti dalla sentenza impugnata, applica l’aumento per un’aggravante in misura superiore rispetto a quanto disposto dal giudice di primo grado, ancorchè su una pena base diminuita.

Cassazione penale sez. V, 14/12/2018, n.14353

Il termine per l’impugnazione del pm

Nel caso di proroga dei termini per la redazione della motivazione, disposta ai sensi dell’art. 154, comma 4 bis, disp. att. cod. proc. pen., il “dies a quo” per l’impugnazione del pubblico ministero decorre dalla scadenza del termine risultante dal provvedimento di proroga, qualora questo gli sia stato comunicato, e, in caso contrario, dalla comunicazione dell’avviso di deposito della sentenza.

(Nella fattispecie la Corte ha ritenuto validamente eseguita la comunicazione del provvedimento di proroga effettuata mediante posta elettronica non certificata, in quanto lo stesso pubblico ministero ricorrente aveva dichiarato di avere ricevuto tale comunicazione).

Cassazione penale sez. IV, 17/10/2018, n.58249

Revoca in esecutivo della sospensione condizionale della pena

È legittima la revoca “in executivis” della sospensione condizionale della pena riconosciuta in violazione dell’art. 164, comma 4, c.p. in presenza di una causa ostativa ignota al giudice di primo grado e nota a quello d’appello, che non sia stato investito dell’impugnazione del pubblico ministero né, comunque, di formale sollecitazione di questi in ordine all’illegittimità del beneficio, atteso che il potere di revoca che, in tal caso, il giudice d’appello può esercitare anche d’ufficio ha natura meramente facoltativa e surrogatoria rispetto a quello del giudice dell’esecuzione.

Cassazione penale sez. I, 10/05/2019, n.30709

Impugnazione del pm e condanna dell’imputato assolto nel giudizio di primo grado

Ove, nel giudizio di primo grado, della relazione peritale sia stata data la sola lettura senza esame del perito, il giudice d’appello che, su impugnazione del pubblico ministero, condanni l’imputato assolto nel giudizio di primo grado, non ha l’obbligo di rinnovare l’istruzione dibattimentale attraverso l’esame del perito.

(In motivazione, la Corte ha chiarito che in tal caso, avendo avuto la prova peritale sin dall’origine, per volontà delle parti, natura cartolare, non si tratterebbe di rinnovare in appello il medesimo atto istruttorio svolto nel giudizio di primo grado, ma di compiere ‘ex novo’ un diverso atto istruttorio al quale le parti avevano rinunciato).

Cassazione penale sez. un., 28/01/2019, n.14426

Impugnazione del pm: mancata notifica ai privati

L’inosservanza dell’obbligo di notificare alle parti private l’impugnazione del pubblico ministero, prescritto dall’art. 584 c.p.p., non produce l’inammissibilità della stessa impugnazione, nè la nullità del processo del grado successivo, determinando esclusivamente la mancata decorrenza del termine per l’impugnazione incidentale della parte privata, ove consentita.

Cassazione penale sez. IV, 02/10/2018, n.20810

Assenza di impugnazione del pm

Il giudice dell’appello, in assenza di impugnazione del Pubblico Ministero, non può ordinare la confisca dei terreni abusivamente lottizzati non disposta dal primo giudice, ostandovi il divieto di reformatio in pejus, sebbene all’omissione possa ovviarsi in sede esecutiva in ragione di quanto disposto dall’art. 676 c.p.p.

Cassazione penale sez. III, 28/09/2018, n.51820

Impugnazione del pm avverso sentenza di assoluzione

In sede di appello, in caso di impugnazione del pubblico ministero avverso sentenza di assoluzione articolata sulla base di motivi attinenti la valutazione della prova dichiarativa, il giudice deve disporre la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale attraverso l’esame dei soggetti che abbiano reso dichiarazioni rilevanti sui fatti del processo, sussistendo il diritto (anche) della parte pubblica al riesame dei testi di accusa e all’acquisizione e alla verifica di elementi di prova sopravvenuti suscettibili di incidere sulla valutazione della prova dichiarativa svalutata nella sentenza di primo grado (diritto che trova ora fondamento nel comma 3-bis dell’articolo 603 del codice di procedura penale e che già prima poteva desumersi dai principi espressi dalle sezioni Unite, nelle sentenze 28 aprile 2016, D., 19 gennaio 2017, P. e 21 dicembre 2017, T.).

Cassazione penale sez. II, 03/07/2018, n.39077



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2 Commenti

  1. Il pubblico ministero può a distanza di dieci anni dalla prima udienza chiedere al tribunale collegiale di integrare le aggravanti? Nel processo penale che mi vede imputato per la violazione degli artt. 110 e 479 c.p., il Tribunale si è riservato di decidere e il mio legale si è opposto a questa richiesta.

    1. È possibile una nuova contestazione alla luce dell’istruttoria dibattimentale.Il codice di procedura penale consente al pubblico ministero di:1. modificare l’imputazione, quando nel corso dell’istruzione dibattimentale il fatto risulta diverso da come è descritto nel decreto che dispone il giudizio, e non appartiene alla competenza di un giudice superiore (art. 516 cod. proc. pen.);2. contestare un reato concorrente o un’aggravante, non risultante nel decreto che dispone il giudizio, purché la cognizione non appartenga alla competenza di un giudice superiore (art. 517 cod. proc. pen.);3. contestare un fatto totalmente nuovo, se vi è consenso dell’imputato presente e non ne deriva pregiudizio per la speditezza dei procedimenti (art. 518 cod. proc. pen.). Nel caso prospettato dal lettore ricorre l’ipotesi numero 2, cioè quella della contestazione di un’aggravante inizialmente non prevista. La nuova contestazione, in buona sostanza, consente al p.m. di “aggiornare” l’accusa alla luce dei fatti emersi dall’istruttoria (acquisizione di documenti; escussione dei testi; ecc.).A fronte di questa possibilità, però, sussistono dei diritti per l’imputato. Innanzitutto, questi ha diritto ad un termine per la difesa, cioè ad un rinvio, affinché possa essere elaborata una nuova strategia difensiva (art. 519 cod. proc. pen.). In ogni caso l’imputato può chiedere l’ammissione di nuove prove relative alla nuova contestazione. Se l’imputato, poi, è assente, cioè non è presente all’udienza, la contestazione dovrà essere verbalizzata e il verbale gli dovrà essere notificato per estratto (art. 520 cod. proc. pen.).Bisogna poi prestare attenzione alla competenza del giudice. Infatti, ogni giudice ha una competenza propria, nel senso che si occupa di determinati reati: ad esempio, il giudice di pace si occupa di quelli molto lievi; il tribunale in composizione monocratica dei delitti leggermente più gravi; e così via fino alla corte d’assise. Orbene, se a seguito della nuova contestazione il reato risulta attribuito alla cognizione del tribunale in composizione collegiale anziché monocratica, l’inosservanza delle disposizioni sulla composizione del giudice deve essere rilevata o eccepita, a pena di decadenza, immediatamente dopo la nuova contestazione ovvero, se v’è rinvio, prima del compimento di ogni altro atto nella nuova udienza fissata (artt. 516 e 517 cod. proc. pen.). Se a seguito della nuova contestazione risulta un reato per il quale è prevista l’udienza preliminare, e questa non si è tenuta, l’inosservanza delle relative disposizioni è eccepita, a pena di decadenza, nello stesso termine anzidetto.V’è altro. La Corte Costituzionale (sentenze 23 – 25 giugno 2014, n. 184 e 26 maggio – 9 luglio 2015, n. 139) ha dato all’imputato la facoltà di chiedere l’applicazione della pena su richiesta delle parti (cioè il patteggiamento; art. 444 cod. proc. pen.) ovvero il rito abbreviato (art. 438 cod. proc. pen.) in seguito alla contestazione nel dibattimento di una circostanza aggravante, se questa era già desumibile dagli atti di indagine al momento dell’esercizio dell’azione penale. In altre parole, se l’aggravante contestata tardivamente era desumibile già dal fatto così come descritto nel decreto che disponeva il giudizio, l’imputato, a fronte della nuova contestazione, può chiedere di accedere al patteggiamento o al rito abbreviato, potendo così usufruire dello sconto di pena di un terzo.Quindi, ricapitolando, a fronte di una nuova contestazione si può:1. chiedere il rinvio dell’udienza;2. chiedere l’ammissione di nuove prove;3. eccepire il difetto di competenza del giudice;4. nel caso di contestazione tardiva, ricorrere ad un rito alternativo (patteggiamento o abbreviato);Infine, l’imputato non presente all’udienza ha diritto alla notifica del verbale contenente la contestazione.

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