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Modifica del cognome: ultime sentenze

26 Dicembre 2019
Modifica del cognome: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: modifica del cognome; riconoscimento della facoltà di cambiare il proprio cognome; richiesta del cambiamento di cognome del minorenne; cognome dei genitori italiani adottivi.

L’autorizzazione al cambio del cognome

È illegittimo il provvedimento con il quale il Ministero dell’interno nega senza congrua motivazione l’autorizzazione al cambio del cognome ad un cittadino straniero adottato da una famiglia italiana, di cui voleva acquisire il cognome; essendo ampio il riconoscimento della facoltà di cambiare il proprio cognome, a fronte del quale la sfera di discrezionalità riservata alla Pubblica amministrazione deve intendersi circoscritta alla individuazione di puntuali ragioni di pubblico interesse che giustifichino il sacrificio dell’interesse privato del soggetto al cambiamento del proprio cognome, ritenuto anch’esso meritevole di tutela dall’ordinamento, il provvedimento ministeriale negativo deve essere specificamente e congruamente motivato .

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. I, 06/08/2019, n.925

Domanda di cambiamento del cognome: le motivazioni

La domanda di mutamento del cognome, oltre che per le cause tassative indicate dalla legge, può essere motivata anche da intenti soggettivi ed atipici, purché meritevoli di tutela e non contrastanti con il pubblico interesse alla stabilità e certezza degli elementi identificativi della persona e del suo status giuridico e sociale e non può essere respinta per il solo fatto che non vi sia un rapporto di parentela o similare tra l’interessato alla modificazione del cognome e il titolare del cognome.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. I, 13/03/2013, n.676

L’istanza di modifica del cognome del minore 

La richiesta del cambiamento di cognome, in ipotesi di soggetto minorenne, deve necessariamente provenire dai soggetti che ne hanno la rappresentanza legale, quindi, nel caso di specie dagli esercenti la potestà genitoriale.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 26/11/2018, n.11410

La domanda reiterata di modifica del cognome

Se è certamente vero che il nome di ciascun soggetto dell’ordinamento è destinato ad assolvere la funzione della sua identificazione e il diritto al nome costituisce un rilevante diritto assoluto della persona la cui tutela risulta garantita sia dal codice civile che dalla carta costituzionale, e dunque non è consentito domandare reiteratamente la modifica del cognome per poi, acclaratene le sfavorevoli conseguenze, chiedere una nuova modifica, atteso il rilevante effetto sugli atti di stato civile che la modifica del cognome comporta, tuttavia il diniego opposto deve contenere una congrua motivazione, non potendosi limitare l’amministrazione a opporre una ragione di ordine meramente quantitativo, senza effettuare la correlata, indispensabile, comparazione dell’interesse vantato dal ricorrente, assurto tuttavia a interesse generale, con quello pubblico alla certezza degli atti e dei rapporti giuridici (nella specie, il ricorrente aveva già chiesto e ottenuto di modificare il proprio cognome in quanto ritenuto possibile fonte di scherno nel contesto territoriale di appartenenza, laddove invece i propri figli avevano mantenuto il cognome originario, sicché la successiva richiesta sarebbe stata giustificata dalla necessità di ricostituire quell’unità familiare, certamente consistente anche nell’interesse personale diretto del ricorrente di essere chiamato come i propri discendenti nonché quello degli stessi di essere denominati con lo stesso cognome del padre, discendenti i quali hanno spiegato intervento adesivo al ricorso in esame).

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. I, 21/02/2011, n.283

La modifica del cognome del figlio naturale

Deve essere accolta un’istanza volta alla modifica del cognome del figlio naturale ex art. 262 c.c. (da quello materno a quello paterno) per soddisfare il diritto del minore ad evitare un danno alla sua identità personale, intesa anche come proiezione della sua personalità sociale, quando, in assenza di contrasto fra i genitori, la stessa risulta presentata congiuntamente (nel caso di specie, la richiesta era volta anche ad evitare che i due fratelli germani avessero cognomi diversi).

Corte appello Catania, 30/06/2010

Rilevanza pubblica degli atti di modifica del cognome

Poiché l’ordinamento (art. 153 ss., r.d. 9 settembre 1939 n. 1238 e art. 89 ss., d.P.R. 3 novembre 2000 n. 396) prevede espressamente, proprio per la rilevanza pubblica degli atti di modifica del cognome, che venga garantita un’adeguata pubblicità agli atti del relativo procedimento, i soggetti nominati nei documenti del procedimento non sono titolari di un diritto assoluto alla riservatezza sui dati racchiusi nei relativi documenti (in accoglimento di tale principio è stato riconosciuto al figlio il diritto di accedere agli atti di autorizzazione al cambiamento del cognome da parte della figlia della nuova moglie del proprio genitore).

T.A.R. Pescara, (Abruzzo) sez. I, 09/02/2012, n.48

Giudizio di rettificazione degli atti dello stato civile

In pendenza di giudizio di rettificazione degli atti dello stato civile, promosso per ottenere la modifica del cognome attribuito al bambino a seguito di dichiarazione di nascita della madre, sul presupposto della nascita avvenuta dopo trecento giorni dalla data di omologazione della separazione consensuale, può essere instaurato autonomo giudizio di accertamento dello “status” del figlio da parte dell’ex coniuge, dovendosi escludere qualsiasi relazione di pregiudizialità e quindi la necessità della sospensione ai sensi dell’art. 295 c.p.c.

Tribunale Napoli, 19/03/1991

Modifica del cognome concessa con decreto del Prefetto

Il sistema normativo delineato dal d.P.R. n. 396 del 2000 distingue nettamente tra due fattispecie di cambiamento del cognome, quella che viene concessa con decreto del prefetto e quella di competenza del Ministro dell’interno, disciplinata dagli artt. 84 e seguenti del medesimo d.P.R.: orbene se è vero che parte della giurisprudenza ha escluso che la Prefettura sia titolare di una potestà discrezionale, il cui esercizio possa e debba concludersi con la ponderazione dell’interesse privato con quello pubblico, è tuttavia altresì vero che resta evidente l’esigenza di una meditata individuazione della serietà del fatto e dei connessi motivi di rilievo anche morale dell’istanza.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. I, 21/02/2011, n.283

Procedimento per l’aggiunta al proprio di altro cognome

La pubblicità del procedimento per il cambiamento del cognome o per l’aggiunta al proprio di altro cognome è assicurata dall’affissione all’albo pretorio del sunto della domanda, mentre le ragioni del terzo, esposte per iscritto, trovano la loro naturale sede di esame nelle determinazioni finali dell’autorità ministeriale.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 18/12/2007, n.642

Cambiamento del cognome per figli minorenni in possesso della doppia cittadinanza

Gli art. 12 Ce e 17 Ce devono essere interpretati nel senso che ostano al fatto che, in circostanze come quelle della causa principale, l’autorità amministrativa di uno Stato membro respinga una domanda di cambiamento del cognome per figli minorenni residenti in questo Stato e in possesso della doppia cittadinanza, dello stesso Stato e di un altro Stato membro, allorché la domanda è volta a far si che i detti figli possano portare il cognome di cui sarebbero titolari in forza del diritto e della tradizione del secondo Stato membro.

Corte giustizia UE, 02/10/2003, n.148

Violazione del diritto all’identità personale

È illegittimo, per violazione del diritto all’identità personale che è parte essenziale del patrimonio della persona umana, l’art. 165 r.d. n. 1238 del 1939, in quanto non prevede che quando la rettifica degli atti dello stato civile, intervenuta per ragioni indipendenti dal soggetto cui si riferisce, comporti il cambiamento del cognome, il soggetto stesso possa ottenere dal giudice il riconoscimento del diritto a mantenere il cognome originariamente attribuitogli ove questo sia nel frattempo divenuto autonomo segno distintivo della sua identità.

Corte Costituzionale, 03/02/1994, n.13



10 Commenti

  1. Non mi piace il mio cognome: si tratta di un cognome che richiama una parolaccia, una parola ridicola e vergognosa… La legge mi consente di cambiare cognome?

    1. La legge ti consente di cambiare cognome. Si tratta però di una richiesta che ha carattere eccezionale ed è ammissibile solo in presenza di particolari situazioni collegate a interessi meritevoli di tutela. La legge elenca i casi tassativi in cui è possibile cambiare nome o cognome: perché ridicolo o vergognoso; perché rivela l’origine naturale (ad esempio il cognome «Trovato» per un bambino di genitori ignoti).Non si tratta di un diritto soggettivo, che scatta automaticamente in presenza dei presupposti indicati dalla legge, ma di un «interesse legittimo» che richiede pur sempre un vaglio di opportunità da parte della pubblica amministrazione che deve verificare la compatibilità tra l’interesse del richiedente e quello della collettività.

  2. Salve, potreste spiegarmi n quali casi si può cambiare nome o cognome? Quali cognomi non è possibile chiedere? Quale procedura occorre seguire per cambiare nome o cognome? Vi ringrazio anticipatamente

    1. La legge elenca i casi tassativi in cui è possibile cambiare nome o cognome: perché ridicolo o vergognoso; perché rivela l’origine naturale (ad esempio il cognome «Trovato» per un bambino di genitori ignoti). Non si può chiedere l’attribuzione di cognomi di importanza storica (ad esempio Cavour) o comunque tali da indurre in errore circa l’appartenenza del richiedente a famiglie illustri o particolarmente note nel luogo in cui si trova l’atto di nascita del richiedente o nel luogo di sua residenza.Per cambiare nome o cognome bisogna presentare un’istanza al prefetto della provincia del luogo di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l’ufficio dello stato civile dove si trova l’atto di nascita al quale la richiesta si riferisce.Nell’istanza con la domanda di cambio nome o cognome l’istante deve indicare:le ragioni per cui ritiene di dover cambiare nome o cognome; la modificazione che si vuole apportare al nome o al cognome oppure il nome o il cognome che si intende assumere. La domanda deve essere presentata in Prefettura e sottoscritta dal richiedente in presenza del dipendente addetto a riceverla o inviata per posta ordinaria allegando fotocopia di un documento di riconoscimento. Per i minori la domanda va redatta e sottoscritta da entrambi i genitori.

  3. Vorrei sapere se è possibile dare al figlio anche il cognome della madre. Avevo letto alcune informazion i sul web, ma preferisco chiedere direttamente a voi del sito che rispondete sempre con cortesia e chiarezza. Grazie

    1. La Corte Costituzionale ha riconosciuto la possibilità del doppio cognome ossia di dare al figlio anche il cognome della madre in aggiunta a quello del padre. Il doppio cognome potrà essere attribuito, al momento della nascita, quando entrambi i genitori siano d’accordo. L’attribuzione del doppio cognome implica che il cognome della madre viene affiancato a quello del padre (e, quindi, non si sostituisce ad esso). In buona sostanza il figlio porterà i cognomi di entrambi i genitori. Il cognome della madre verrà riportato dopo quello del padre e mai prima. Pertanto, in una coppia di genitori dove il padre si chiama «Mario Rossi» e la madre «Francesca Bianchi», il figlio Antonio potrà chiamarsi o «Antonio Rossi» oppure «Antonio Rossi Bianchi», ma mai «Antonio Bianchi» o «Antonio Bianchi Rossi».L’accordo dei genitori di dotare il figlio del doppio cognome deve essere dichiarato verbalmente all’ufficiale di Stato. Non è necessario alcun documento per dimostrare tale accordo tra i genitori: basta la semplice dichiarazione di nascita, anche nel caso in cui venga resa (in caso di coppia sposata) da uno solo dei genitori. Quindi, nell’ipotesi in cui sia il padre a “registrare” il figlio in Comune dopo la nascita, egli potrà farsi portavoce dell’accordo con la madre e chiedere il doppio cognome, anche senza bisogno di portare uno scritto che certifichi tale intesa. Del resto è quanto già avviene per il nome del bambino: esso viene registrato sulla base della presunzione che la dichiarazione paterna (quando sia questi a recarsi all’anagrafe da solo) sia il frutto di una scelta condivisa con la madre.Nel caso in cui i genitori abbiano un cognome composto da più elementi lo potranno trasmettere al figlio, sempre se si accorderanno per il doppio cognome, esclusivamente nella sua interezza.

  4. Sono maggiorenne e vorrei cambiare il mio cognome con quello materno, sia perché mi ha cresciuto solo mia madre, sia perché il mio cognome non mi piace e mi mette in imbarazzo. Conosco il procedimento e so che l’autorizzazione viene data dal prefetto solo in presenza di motivi da lui ritenuti meritevoli. Se il prefetto dovesse autorizzare il cambio di cognome, di questo, verrebbe informato mio padre? Con lui non sono in buoni rapporti da molti anni. Si può, in un primo momento, aggiungere il cognome materno per poi eliminare il cognome paterno in un secondo momento?

    1. Dando per nota, in base a quanto affermato nel quesito, la procedura relativa al cambio di nome e cognome, si procede a rispondere alle due domande.1) Se il prefetto dovesse autorizzare il cambio di cognome, di questo, verrebbe informato mio padre?Certamente si, se non altro per l’ovvia ragione che il genitore deve conoscere, non foss’altro per ragioni di mero tipo burocratico, il mutamento delle generalità del proprio figlio.Ma non solo. Probabilmente la informativa al genitore andrebbe fatta prima di ottenere l’autorizzazione prefettizia. Infatti l’istanza che è tenuto a depositare il soggetto maggiorenne va solitamente corredata da una serie di documenti tra i quali è annoverata la dichiarazione di assenso di eventuali “soggetti cointeressati” accompagnata dalla fotocopia di un documento di identità degli stessi; e certamente, considerando che il rapporto con il padre rappresenta la ragione primaria della richiesta del lettore (che dovrà essere adeguatamente motivata), egli può certamente ritenersi un “soggetto cointeressato”.In ogni caso, la dichiarazione di assenso del padre non è obbligatoria, altrimenti la legge indicherebbe tassativamente i soggetti dei quali vada prodotta tale dichiarazione (cosa che invece non fa) ; dunque potrebbe bastare quella della madre del lettore (visto che lo stesso intende assumere il cognome di quest’ultima).Pertanto, astrattamente, il lettore potrebbe anche depositare l’istanza senza né informare suo padre, né raccoglierne il consenso al cambio di cognome; tuttavia, va tenuto presente che, a seguito della domanda presentata, il prefetto, dopo aver assunto le necessarie informazioni, autorizza il richiedente ad affiggere un avviso contenente il sunto della domanda nel Comune di residenza attuale dell’interessato e nel Comune di nascita (qualora non coincidano). Tale affissione dovrà avere la durata di trenta giorni. Dunque è prevista una precisa forma di pubblicità della domanda, proprio allo scopo di mettere eventuali soggetti interessati anche nelle condizioni di opporsi alla richiesta di cambio di cognome.Ed inoltre, con il decreto che autorizza la pubblicazione, il prefetto può anche disporre che il richiedente notifichi a determinate persone il sunto della domanda qualora, dai motivi in essa illustrati ovvero dall’istruttoria svolta, emerga l’esistenza di terzi che possano avere un interesse contrario al suo accoglimento.Pertanto è più che verosimile che tale prescrizione possa essere disposta nei riguardi del padre del lettore ove risulti mancante una dichiarazione di assenso di quest’ultimo a corredo della domanda; in tal caso sarà cura del lettore dar prova non solo dell’avvenuta affissione e della sua durata, ma anche della eventuale specifica notifica richiesta dal prefetto.Eventuali interessati (e quindi anche il padre del lettore) potranno fare opposizione, con atto notificato al prefetto, entro 30 giorni dalla scadere dei termini previsti per la affissione oppure entro 30 giorni dalla ricezione della eventuale notifica disposta dal prefetto.Una volta decorso tale termine senza che siano state presentate opposizioni, il prefetto potrà emettere (sempre con decreto) il proprio provvedimento (motivato) di concessione o diniego al cambio di cognome.Alla luce di quanto esposto si ritiene quantomeno consigliabile al lettore di informare suo padre dell’intenzione di effettuare il cambio di cognome pur senza necessariamente assumerne il previo consenso.È verosimile che, se non altro per disinteresse (quale quello mostrato sino ad oggi nei confronti del figlio) l’uomo non muoverà opposizioni alla domanda anche qualora il prefetto dovesse disporre la notifica della domanda nei suoi confronti o ritenere di interpellarlo nella fase istruttoria della procedura.2) Si può, in un primo momento aggiungere il cognome materno per poi eliminare il cognome paterno in un secondo momento?Si tratta di una procedura astrattamente possibile ma che, tuttavia, è da sconsigliare poiché la presentazione di due domande di mutamento di cognome potrebbe far ritenere poco credibili (dettate cioè da una sorta di indecisione sulla identità che si intende assumere) le motivazioni alla base della seconda istanza, favorendone quindi il rigetto.Si tenga presente, infatti, che quello ad ottenere il cambio del cognome (o del nome) non è un diritto di ciascun cittadino, ma un semplice interesse legittimo.Il suggerimento al lettore è quindi di riflettere bene sin da ora su cosa vuole effettivamente in modo da mostrarsi convinto e determinato al momento della presentazione dell’istanza: e cioè se per il lettore potrebbe bastare assumere anche il cognome materno in aggiunta a quello paterno o se desidera, invece, portare il solo cognome di sua madre.Un consiglio pratico è, in ogni caso, quello di recarsi presso i competenti uffici della Prefettura e parlare col funzionario addetto a questo tipo di istanze, non solo per assumere la documentazione necessaria al deposito della domanda ma anche per sottoporgli eventuali dubbi sulla documentazione occorrente a corredo dell’istanza atta a favorirne l’accoglimento. Un colloquio informale con l’impiegato prefettizio potrà rivelarsi senz’altro utile a comprendere la prassi dello specifico ufficio e decidere meglio come muoversi. Si noti, in ogni caso, che tra le domande di cambio di cognome più ricorrenti rientrano proprio quelle di aggiunta di cognome materno a quello paterno o di sostituzione del cognome materno a quello paterno e che, pertanto, se adeguatamente motivata dalle ragioni esposte dal lettore (il fatto cioè di essere stata cresciuto solo da sua madre e di provare imbarazzo dal fatto di portare il cognome paterno), è da ritenere a parere dello scrivente che l’istanza potrà trovare facile accoglimento nonostante la (eventuale, se pur improbabile) opposizione del padre.

  5. Voglio cambiare nome perché ormai mi sono abituato a quello col quale quasi tutti mi chiamano, anche al lavoro. Dal momento che però questo nome non é presente nei miei documenti, spesso ho problemi. Vorrei tenere il mio vero nome come secondo nome e correggerlo. Conosco già la procedura per poter effettuare la modifica. Per evitare che la Prefettura si rifiuti di accettare la mia richiesta, come posso motivarla al meglio? Considerando che vivo da solo, quanto é necessario il documento attestante l’assenso dei cointeressati al caso? Se viene accettata la domanda, cosa succede, oltre all’affissione della richiesta all’albo pretorio del Comune di nascita e di residenza? Trascorsi i 30 giorni di affissione della richiesta, come bisogna procedere?

    1. La procedura di cambiamento del nome e del cognome è disciplinata dal Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile (DPR n. 396/2000), dagli artt. 89-94. Il cambiamento del nome/cognome ha carattere eccezionale e, secondo la giurisprudenza, è ammissibile soltanto in presenza di particolari situazioni collegate ad interessi meritevoli di tutela dei soggetti istanti. Più precisamente, la legge individua ipotesi specifiche in cui è possibile modificare il nome/cognome: “chiunque può cambiare il nome o aggiungere al proprio un altro nome ovvero cambiare il cognome, anche perché ridicolo o vergognoso o perché rivela l’origine naturale”. Secondo la giurisprudenza formatasi sul tema, la domanda di mutamento, oltre che per le cause tassative indicate dalla legge, può essere motivata anche da intenti soggettivi ed atipici, purché meritevoli di tutela e non contrastanti con il pubblico interesse alla stabilità e certezza degli elementi identificativi della persona e del suo status giuridico e sociale. In altri termini, non è possibile modificare il nome o cognome in qualsiasi momento e a proprio piacimento, ma servono presupposti specifici, che rivelino interessi meritevoli di tutela e che comunque non creino problemi in ordine all’identificazione della persona. Il cittadino non ha infatti un vero e proprio diritto soggettivo al cambiamento del nome/cognome, ma un interesse legittimo sottoposto al vaglio della Pubblica Amministrazione (Prefettura territorialmente competente). I motivi per i quali si chiede il cambiamento del nome/cognome devono essere espressamente indicati nella domanda da presentare alla Prefettura. Nel caso specifico, non ricorre nessuna delle ipotesi tassative indicate dalla legge (nome/cognome ridicolo, vergognoso o rivelatore dell’origine naturale –per esempio riconducibile a famiglia nota per vicende di cronaca). Per tale ragione, la domanda dovrebbe indicare, in modo chiaro e approfondito, l’esistenza di un interesse concreto e meritevole che non contrasti con l’interesse pubblico. Il lettore potrebbe dunque indicare la necessità di cambiare nome perché è quello il nome con il quale questi viene identificato e riconosciuto nella società, anche in ambito lavorativo e che sarebbe interessato a formalizzare il cambiamento anche per una maggiore certezza di identificazione. Potrebbe anche affermare, con riferimento al cognome, che la modifica si rende necessaria per ragioni di semplificazione e per evitare problemi di identificazione ed errori che condizionano la sua vita quotidiana. Quanto alla procedura, la dichiarazione dei cointeressati è solo eventuale e non obbligatoria: viene richiesta solo qualora vi siano familiari che condividano con l’istante l’interesse al cambiamento del nome/cognome. Se il Prefetto ritiene che la domanda sia meritevole di essere presa in considerazione, autorizza il lettore, con decreto, a fare affiggere all’albo pretorio del suo comune di nascita e di attuale residenza un avviso contenente il sunto della domanda. L’affissione deve avere la durata di giorni trenta consecutivi e deve risultare dalla relazione fatta dal responsabile in calce all’avviso. Il decreto di autorizzazione della pubblicazione può stabilire che il richiedente notifichi a determinate persone il sunto della domanda. Chiunque ne abbia interesse può fare opposizione alla domanda entro il termine di trenta giorni dalla data dell’ultima affissione ovvero dalla data dell’ultima notificazione alle persone interessate. Decorso il termine di 30 giorni, il lettore deve presentare al prefetto un esemplare dell’avviso con la relazione attestante l’eseguita affissione e la sua durata nonché la documentazione comprovante le avvenute notificazioni, ove prescritte. Il prefetto, accertata la regolarità delle affissioni e delle notificazioni e vagliate le eventuali opposizioni, provvede sulla domanda con decreto. Se, all’esito del procedimento sopra descritto, il prefetto autorizza il cambiamento o la modificazione del nome o del cognome, emette apposito decreto di autorizzazione. Tale decreto deve essere annotato, su richiesta del lettore, nell’atto di nascita del richiedente, nell’eventuale atto di matrimonio e negli atti di nascita di coloro che ne hanno derivato il cognome.

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