L’esperto | Articoli

Truffa del cartellino: ultime sentenze

26 Aprile 2021
Truffa del cartellino: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: falsa attestazione del pubblico dipendente relativa alla sua presenza in ufficio; timbratura del cartellino o della scheda magnetica; danno alla Pubblica Amministrazione; truffa aggravata.

La timbratura del cartellino o della scheda magnetica

La falsa attestazione del pubblico dipendente relativa alla sua presenza in ufficio, riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, integra il reato di truffa aggravata ove il soggetto si allontani senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o della scheda magnetica, i periodi di assenza, sempre che questi ultimi siano economicamente apprezzabili.

Corte appello Taranto, 27/11/2020, n.626

La truffa del cartellino

Integra la fattispecie di truffa la condotta di colui che proceda all’alterazione delle presenze sul posto di lavoro mediante cancellazione delle timbrature reali e sostituzione, ovvero inserimento ex novo di timbrature false più favorevoli, con l’intento proprio di trarne vantaggio a danni dell’amministrazione datrice di lavoro.

Tribunale Pescara, 28/05/2020, n.775

Truffa del cartellino ad opera del dirigente medico 

Le reiterate ed ingiustificate assenze dal posto di lavoro del dirigente medico che timbra il cartellino presso una struttura diversa da quella assegnatagli, allontanandosi subito dopo dal luogo di lavoro per svolgere pratiche personali, arreca alla P.A. un danno patrimoniale e integra un’ipotesi di truffa.

Cassazione penale sez. II, 28/05/2019, n.29628

Allontanamento del pubblico dipendente dal luogo di lavoro senza timbrare il cartellino

La falsa attestazione del pubblico dipendente relativa alla sua presenza in ufficio, riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, integra il reato di truffa aggravata ove il soggetto si allontani senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o della scheda magnetica, i periodi di assenza, che rilevano di per sé – anche a prescindere dal danno economico cagionato all’ente truffato fornendo una prestazione nel complesso inferiore a quella dovuta – in quanto incidono sull’organizzazione dell’ente stesso, modificando arbitrariamente gli orari prestabiliti di presenza in ufficio, e ledono gravemente il rapporto fiduciario che deve legare il singolo impiegato all’ente; di tali ultimi elementi è necessario tenere conto anche ai fini della valutazione della configurabilità della circostanza attenuante di cui all’art. 62 c.p., comma 1, n. 4.

Cassazione penale sez. II, 30/11/2018, n.3262

Dirigente pubblico delega ad altri la timbratura del proprio cartellino

Integra i reati di truffa ai danni di un ente pubblico e di falsa attestazione della propria presenza in servizio, la condotta del dirigente (nella specie, veterinario) che deleghi ad altri la timbratura del proprio ‘cartellino’ personale in orari diversi da quelli in cui l’agente si trova effettivamente presso il luogo di lavoro.

Cassazione penale sez. III, 23/10/2018, n.10921

Falsa attestazione della presenza in servizio: è truffa aggravata

La falsa attestazione del pubblico dipendente relativa alla sua presenza in ufficio, riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, integra il reato di truffa aggravata ove il soggetto si allontani senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o della scheda magnetica, i periodi di assenza, che rilevano di per sé — anche a prescindere dal danno economico cagionato all’ente truffato fornendo una prestazione nel complesso inferiore a quella dovuta — in quanto incidono sull’organizzazione dell’ente stesso, modificando arbitrariamente gli orari prestabiliti di presenza in ufficio, e ledono gravemente il rapporto fiduciario che deve legare il singolo impiegato all’ente; di tali ultimi elementi è necessario tenere conto anche ai fini della valutazione della configurabilità della circostanza attenuante di cui all’art. 62, comma 1, n. 4 c.p.

Cassazione penale sez. II, 18/10/2018, n.7005

L’alterazione del badge del dipendente comunale

L’alterazione del badge da parte del dipendente comunale non è una condotta che può integrare il reato di falso in atto pubblico, in quanto il “cartellino” non è un atto pubblico. Così la Cassazione ha annullato la condanna per il reato ex articolo 483 del codice penale a due dipendenti comunali che timbravano il cartellino con modalità tali da attestare falsamente la loro presenza negli uffici. Per la Corte qui rileva il reato di truffa aggravata ai danni dell’ente locale e non anche quello di falso, posto che il badge rileva solo nel rapporto con il datore di lavoro, rapporto che è di diritto privato, essendo cioè privo di rilevanza esterna.

Cassazione penale sez. V, 18/07/2018, n.41426

Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto

Non è applicabile la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto nelle ipotesi in cui l’agente evidenzi una sostanziale consuetudine a porre in essere comportamenti illeciti. Ciò integra il requisito dell’abitualità che esclude l’applicazione dell’articolo 131-bis del codice penale. Ad affermarlo è la Cassazione che ha respinto il ricorso di un medico, condannato per truffa perché abitualmente faceva timbrare da altri il proprio cartellino.

Per la Corte in tale ipotesi non ricorre, come sostenuto dal ricorrente, l’istituto della continuazione che di per sé non esclude la tenuità del fatto in quanto nella fattispecie vi è stata una ripetitività di un comportamento, ovvero la reiterazione di una medesima condotta, che impedisce, l’applicazione della causa di non punibilità.

Cassazione penale sez. II, 13/07/2018, n.38997

La condotta fraudolenta del pubblico dipendente

Integra il reato di truffa la falsa attestazione del pubblico dipendente della sua presenza in ufficio, risultante dal cartellino marcatempo o dai fogli di presenza, trattandosi di una condotta fraudolenta oggettivamente idonea ad indurre in errore l’amministrazione.

Cassazione penale sez. II, 11/04/2018, n.20130

Falsa attestazione della presenza del pubblico dipendente sui cartellini marcatempo

Integra il delitto di truffa aggravata la falsa attestazione del pubblico dipendente circa la presenza in ufficio, riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, laddove sia oggettivamente idonea a indurre in errore l’amministrazione di appartenenza circa la presenza su luogo di lavoro e il pubblico dipendente si allontani senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o della scheda magnetica, i periodi di assenza, sempre che siano da considerare economicamente apprezzabili. Ciò posto, l’assenza dal posto di lavoro per oltre un’ora, quantunque non rilevantissima, è da ritenere sicuramente apprezzabile dal punto di vista patrimoniale per l’integrazione del reato.

Corte appello Napoli sez. III, 26/02/2018, n.607

Omessa segnalazione di allontanamenti del dipendente

L’omessa segnalazione di allontanamenti intermedi del dipendente impedisce il controllo di chi è tenuto alla retribuzione, sulla quantità e qualità della prestazione lavorativa svolta, per il recupero del periodo di assenza, se previsto, e per la detrazione del compenso mensile, dando luogo appunto al reato di truffa.

Cassazione penale sez. II, 21/02/2018, n.9900

L’uso del cartellino di ingresso per alterare i dati sulla presenza

Sussiste la circostanza aggravante dell’abuso di prestazione d’opera nel fraudolento utilizzo, da parte del lavoratore, del proprio cartellino elettronico di ingresso al fine di alterare i dati relativi alla presenza in ufficio. (Fattispecie relativa ad una truffa commessa in danno della ASL da alcuni dipendenti, il cui cartellino elettronico veniva utilizzato da un collega invalido per farli risultare falsamente presenti).

Cassazione penale sez. II, 16/02/2018, n.22972

Licenziamento disciplinare

In tema di licenziamento disciplinare, ricorre l’ipotesi di falsa attestazione della presenza in servizio con modalità fraudolente, prevista dall’art. 55 quater del d.lgs. n. 165 del 2001, in caso di timbratura del cartellino marcatempo non corrispondente alla reale situazione di fatto, giacché la falsa attestazione del pubblico dipendente riportata sui cartellini marcatempo o sui fogli di presenza costituisce condotta fraudolenta oggettivamente idonea ad indurre in errore il datore di lavoro circa la presenza effettiva sul luogo di lavoro, ed integra il reato di truffa aggravata ove il pubblico dipendente si allontani senza far risultare i periodi di assenza, sempre che siano economicamente apprezzabili.

Cassazione civile sez. lav., 06/09/2016, n.17637

Difetto di imputabilità per incapacità di intendere e di volere

Deve ritenersi ricompresa nella disposizione normativa secondo cui il giudice può pronunciare sentenza di proscioglimento nei confronti di “persona non punibile per qualsiasi causa” anche l’ipotesi di difetto di imputabilità per incapacità di intendere e di volere, a condizione che non debba essere applicata una misura di sicurezza personale, in considerazione dell’assenza di pericolosità sociale dell’imputato (confermata, nella specie, la sentenza di non luogo a procedere nei confronti di un dirigente asl, accusato di aver timbrato il cartellino segnatempo attestante la presenza sul luogo del lavoro dal quale, però, si allontanava senza effettuare le prestazioni lavorative, in ragione dell’accertato difetto di imputabilità essendo il medesimo affetto da un disturbo delirante cronico).

Cassazione penale sez. II, 13/01/2015, n.4397



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. Se il dipendente comunale timbra il cartellino ma non resta al Comune a lavorare, posso denunciarlo? Tutte le mattine vado in palestra e mi capita di incontrareun dipendente comunale che si allena per ore. Tramite voci di corridoio, ho scoperto che timbra il cartellino e, piuttosto che restare a lavorare, se ne va in giro. Posso denunciarlo per truffa ai danni dello Stato?

    1. Il dipendente comunale, quando timbra il cartellino e, invece di trattenersi sul luogo di lavoro, va in palestra o in giro a fare spese, commette il reato di truffa ai danni del comune (che è un’articolazione dello stato), quindi una truffa ai danni dello stato, aggravata e, pertanto, procedibile d’ufficio. Ciò comporta che sia sempre possibile, da parte di ogni cittadino, presentare una denuncia nei confronti di quel dipendente del comune che non faccia il suo dovere. La pena prevista per il delitto di truffa aggravata è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da 309 a 1.549 euro. Ovviamente il comune potrà prendere ulteriori provvedimenti disciplinari nei confronti del dipendente, quali la sospensione dal servizio o, addirittura, il licenziamento. Poichè, quando un dipendente comunale timbra il cartellino ma non lavora commette una truffa ai danni dello stato, possiamo affermare che chiunque, in qualunque momento, può denunciare un dipendente del comune che non fa il suo dovere.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube