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I potenziali eredi devono pagare i debiti tributari?

25 Novembre 2019
I potenziali eredi devono pagare i debiti tributari?

Il solo fatto di essere eredi non comporta l’obbligo di dover pagare le cartelle esattoriali o gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate. 

C’è una stretta relazione tra quanto andremo a dire in questo articolo e quanto già spiegato in Notifica raccomandata a persona deceduta. Il minimo comune è che non bisogna spaventarsi se si riceve una cartella esattoriale o un avviso di pagamento per conto di un familiare venuto a mancare pochi mesi prima. C’è tutto il tempo per correre ai ripari e numerose sono le pieghe in cui è possibile rifugiarsi per contestare la notifica dell’atto. 

Certo, non è bello scoprire, all’indomani della dipartita di un caro, che questi ha lasciato debiti con il fisco. Né è bello ricorrere a un avvocato per mettere a posto le “carte di famiglia”. Ma da qui a fasciarsi la testa ne passa di tempo. La ragione è semplice e può essere spiegata anche a chi non ha competenze né di diritto tributario, né di diritto civile. 

In questo articolo ti spiegheremo se i potenziali eredi devono pagare i debiti tributari. Ti illustreremo tutte le ragioni per contestare la cartella esattoriale o l’avviso dell’Agenzia delle Entrate, per non pagarla o per ridurne l’ammontare, per capire quando pagare e quando invece fare ricorso. Ma procediamo con ordine.

La differenza tra erede e potenziale erede

La parola “chiamato all’eredità” ti dice qualcosa? Se non sai che significa, eccoti la spiegazione.

Sia che il defunto abbia lasciato testamento che non lo abbia fatto, tutti coloro che potenzialmente potrebbero succedergli sono detti “chiamati all’eredità”. Si tratta dei soggetti menzionati nel testamento o, in essenza di questi, indicati dalla legge come aventi diritto alla successione. Essi però diventano eredi solo nel momento in cui accettano l’eredità. A riguardo, ti ricordo che l’accettazione è un atto che può essere sia espresso (con una dichiarazione rilasciata al pubblico ufficiale) che tacito (ossia con un comportamento che inequivocabilmente denota tale volontà). 

Dunque, volendo usare un termine di uso comune, i potenziali eredi sono i cosiddetti chiamati all’eredità, ossia coloro che, pur avendo diritto alla successione (per legge o testamento) ancora non hanno deciso se accettarla o rinunciarvi. 

I potenziali eredi non pagano i debiti tributi

La differenza sostanziale tra l’erede e il chiamato all’eredità è che quest’ultimo, non avendo ancora acquisito attività e passività della successione, non risponde dei debiti del defunto. In buona sostanza, il chiamato all’eredità, che non ha ancora dichiarato se intende accettare o rifiutare l’eredità, non può essere obbligato a pagare il debito tributario del de cuius. 

Risultato: se un potenziale erede riceve una cartella esattoriale o un avviso di pagamento può contestarlo.

Mirco Rossi sta mettendo a posto le carte del padre Antonio, appena defunto, in modo da capire quali sono i suoi debiti e il patrimonio attivo lasciato. Solo all’esito di tale verifica deciderà se accettare o meno l’eredità del genitore. Un giorno però il postino bussa alla sua porta e gli notifica una cartella esattoriale. La cartella è intestata Sig. Mirco Rossi, erede del sig. Antonio Rossi. Mirco non deve pagare la cartella ma per non farsi pignorare i beni deve prima contestarla davanti al giudice affinché sia annullata. Mirco infatti è ancora un “chiamato all’eredità”, un “potenziale erede” e non un erede in tutto e per tutto. Come tale non deve pagare.

La notifica della cartella esattoriale e degli atti tributari

C’è un altro aspetto che consente agli eredi di contestare i debiti tributari ereditati: le modalità di notifica dell’atto fiscale. 

Gli eredi hanno l’obbligo di comunicare all’ufficio delle imposte le proprie generalità in modo che le eventuali cartelle o avvisi di pagamento pervengano al loro stesso indirizzo. Tale dichiarazione esplica effetto dopo 30 giorni: allo scadere di essi infatti le notifiche devono essere indirizzate alla residenza dei singoli eredi ed a nome di questi ultimi (la cartella deve cioè essere intestata “Sig. Mirco Rossi”). In caso contrario, la cartella è da considerarsi nulla.

Prima che tale dichiarazione venga eseguita gli atti fiscali devono essere notificati nei seguenti termini:

nel primo anno dalla morte del de cuius, all’ultimo indirizzo di residenza di quest’ultimo e impersonalmente a tutti gli eredi (ad es. Eredi del sig. Antonio Rossi);

dopo il primo anno, personalmente ai singoli eredi alla rispettiva residenza (ad es. Sig. Mirco Rossi). 

L’erede che riceve una cartella a nome del parente defunto (ad es. sig. Antonio Rossi) non è tenuto a riceverla. Né questa può essere notificata con il deposito alla casa comunale come per le persone irreperibili. Difatti il sig. Antonio Rossi non esiste più e mai potrebbe andare a ritirare la raccomandata. 

La contestazione dell’estratto di ruolo

Ogni erede è legittimato a presentarsi all’Agenzia Entrate Riscossione e chiedere un estratto di ruolo a nome del defunto, di cui è potenziale erede, anche al solo fine di stabilire quanti sono i debiti residui e se convenga o meno accettare l’eredità. Ciò che però non può fare è impugnare l’estratto di ruolo trattandosi di un debito tributario solo potenziale. Il principio è stato stabilito dalla Commissione tributaria provinciale di Rieti [1]. 

il ricorso contro l’estratto di ruolo avanzato da un potenziale erede è inammissibile per difetto di legittimazione passiva, rilevando che la qualità di eredi si acquista solo con l’accettazione dell’eredità (prova questa che deve fornire l’Agente della riscossione). Infatti il semplice chiamato all’eredità (ossia l’erede potenziale che non ha dichiarato se intende accettare o rifiutare) non può ricevere alcuna intimazione di pagamento, e quindi non può essere chiamato a pagare il debito tributario del de cuius. Di conseguenza tale soggetto, pur essendo legittimato a chiedere l’estratto di ruolo e ad acquisire notizie dagli enti impositori circa l’ammontare del debito tributario gravante, non ha alcuna veste per impugnare tale atto.

Come ridurre l’importo di cartelle esattoriali e avvisi di accertamento

C’è un’ultima attività che deve eseguire l’erede prima di pagare e che potrebbe implicare una notevole riduzione dell’atto impositivo. Innanzitutto deve chiedere lo sgravio delle sanzioni: queste non sono mai dovute dagli eredi (anche da quelli che accettano l’eredità quindi). Le sanzioni sono in capo a chi commette l’illecito (il de cuius) e non si trasferiscono su nessun altro.

Per chiedere la cancellazione delle sanzioni è di solito sufficiente un’istanza in autotutela.

In secondo luogo bisogna fare una verifica dei debiti caduti in prescrizione. In una cartella esattoriale c’è sempre qualche importo scaduto per via del decorso del tempo. Ragion per cui, in tal caso, bisognerà selezionare i debiti ancora “in vita” e quelli prescritti. Per questi ultimi però bisognerà fare ricorso, non essendo di solito sufficiente l’istanza in autotutela. 


note

[1] CTP Rieti. sent. n. 87/2019.


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