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Affidamento condiviso: giorni

25 Novembre 2019
Affidamento condiviso: giorni

Collocamento e calendario di visita: come decide il giudice in caso di separazione tra coniugi.

Quando i genitori si separano senza trovare un accordo sull’affidamento dei figli, a decidere è il giudice. Le regole valgono sia per le coppie sposate che per quelle di conviventi. Il tribunale dovrà stabilire sia l’affidamento che la collocazione dei minori.

Quando si parla di affidamento ci si riferisce ai poteri di scelta nelle questioni più importanti per la vita dei figli, che spettano sia al padre che alla madre. Il «collocamento», invece, attiene alla semplice residenza, al luogo ove i figli andranno abitualmente a vivere. 

Ebbene, se l’affidamento è, di norma, «condiviso» da entrambi i genitori (sicché, tutti e due avranno diritto di adottare le scelte inerenti all’istruzione, crescita, educazione e salute dei bambini), il collocamento è abitualmente fissato presso la madre, tenendo tuttavia conto delle preferenze espresse dal minore (che, da 12 anni in su, deve essere obbligatoriamente sentito).

Lo scontro attiene spesso ai giorni di visita del genitore non collocatario: quando questi può vedere i bambini, prenderli da scuola, farli dormire da sé? Non esistono regole: tutto è rimesso alla decisione del giudice che, fermo restando la necessità di contemperare i diritti e doveri dei genitori, deve comunque privilegiare l’interesse superiore dei minori. Sorge quindi il problema dell’affidamento condiviso e dei giorni in cui viene esercitato il diritto alle visite: insomma, il cosiddetto calendario. 

Di solito, si tiene innanzitutto conto dell’età del bambino, del lavoro del genitore non collocatario e della distanza tra questi e il genitore invece collocatario. Ad esempio, tanto più è piccolo il bambino, tanto più è ridotto il diritto di visita del padre, proprio per dare la possibilità alla madre dell’allattamento e delle cure che i neonati necessitano. Al crescere dell’età aumenteranno anche i tempi di permanenza presso l’altro genitore. 

Collocamento dei figli

Il Codice civile prevede  che il giudice debba stabilire i tempi e le modalità della presenza dei figli minori presso ciascun genitore. Si tratta di una norma di amplissima elasticità motivata dal fatto che ogni caso sottoposto al vaglio dell’autorità giudiziaria rappresenta un caso a se stante.

Come diremo in seguito, l’affidamento condiviso non impone e non prevede, ai fini della sua attuazione pratica, una matematica suddivisione dei tempi di permanenza del minore con ciascun genitore.

Anche se il figlio minorenne ha il diritto di trascorrere tempi di durata sostanzialmente analoga con ciascun genitore, è evidente che ciò che deve essere salvaguardata e perseguita è soprattutto la qualità del tempo rispetto alla quantità.

I genitori possono liberamente accordarsi per la collocazione e il diritto di visita del figlio. La soluzione in assoluto più diffusa nella prassi prevede che il figlio o i figli minori risiedano in prevalenza presso l’abitazione del genitore ritenuto più idoneo: questo genitore è detto “collocatario“.

Ben si può avere un affidamento condiviso del minore e, nello stesso tempo, la sua collocazione prevalente e residenza presso uno solo dei genitori.

Il collocamento prevalente è quello che garantisce maggiormente l’interesse esclusivo del minore perché il continuo e periodico cambiamento della collocazione e della gestione del quotidiano provoca nel minore la perdita di punti di riferimento stabili.

Tempo di permanenza dei figli presso i genitori separati

Di recente, la Cassazione ha ricordato che affido condiviso non significa pari tempo con i genitori. Non si può pensare di far vivere un bambino con una valigia sempre in mano, costringendolo a restare “senza fissa dimora”. La sua residenza abituale e principale resta quella del genitore collocatario – la madre – fermo restando il diritto dell’altro genitore di mantenere solidi legami con questi. 

Alla fine dei conti, il tempo non viene diviso paritariamente con la forbice: 50% all’uno, 50% all’altro. C’è infatti da tenere conto della scuola, delle ore per fare i compiti, lo sport e le attività post scolastiche. C’è poi il sonno chiaramente. Tutto ciò deve avvenire nel rispetto della stabilità mentale e psicologica del bambino. Il residuo tempo libero sarà diviso tra i genitori. Questo è il senso del rispetto dei pari diritti tra i genitori. 

L’affido condiviso non equivale all’affido paritario, non ci deve essere una perfetta ripartizione di tempi con entrambi i genitori: il giudice può stabilire un regime secondo cui il figlio rimane con il genitore collocatario per un tempo ben superiore rispetto all’altro, senza per questo violare i principi dell’affido condiviso, che non presuppone necessariamente, come da prassi ampiamente consolidata, tempi uguali o simili di permanenza del figlio con entrambi i genitori.

Tali concetti sono stati espressi più volte dalla giurisprudenza. Da ultimo, con una recente ordinanza [1] la Cassazione ha ribadito che l’affido condiviso non vuol dire trascorrere il medesimo tempo con entrambi i genitori. 

La regola, infatti, non esclude che il figlio possa essere collocato prevalentemente presso uno dei due genitori con uno specifico regime di visita per l’altro. Ed è il giudice a stabilire in concreto le modalità di esercizio del diritto di visita sempre nel rispetto dell’esclusivo interesse del minore. 

Preliminarmente, osservano i giudici «che la regola dell’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori non esclude che il minore sia collocato presso uno dei genitori e che sia stabilito uno specifico regime di visita con l’altro genitore» [2]. 

Peraltro, affermano, «attiene al potere del giudice di merito stabilire le concrete modalità di esercizio del diritto di visita, che non sono sindacabili nelle loro specifiche articolazioni nel giudizio di legittimità, ove è invece possibile sollevare censure solo – laddove lo stesso – si sia ispirato, nel disciplinare le frequentazioni del genitore non convivente con il minore, a criteri diversi da quello fondamentale dell’esclusivo interesse del minore». 

Insomma, non ci sono giorni prestabiliti e predefiniti in cui il figlio debba stare con il padre o con la madre: se non c’è accordo tra i due, è il giudice a definirli secondo l’interesse e l’età del bambino, i suoi impegni scolastici e non. Di solito, al padre viene assegnata la possibilità di vedere il figlio dalle 2 alle 3 volte a settimana, con weekend e festività alternate. 

Qual è il genitore collocatorio

L’individuazione del genitore collocatario – ossia presso cui i figli andranno a vivere – deve avvenire all’esito di un giudizio volto a valutare solo l’interesse morale e materiale della prole, in merito alle capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione determinata dalla disgregazione dell’unione, tenendo conto, in base a elementi concreti, del modo in cui il padre e la madre hanno in precedenza svolto i propri compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità a un assiduo rapporto, nonché della personalità di ciascun genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore.

Calendario visita dei figli

Con il collocamento prevalente si devono stabilire tempi e modalità di frequentazione dei figli minori da parte del genitore non collocatario, al fine di garantire rapporti equilibrati e costanti con entrambi i genitori. Di regola l’accordo di separazione o la sentenza del giudice (con congrua motivazione) specifica quando il genitore non collocatario può ospitare o incontrare i figli, quando essi devono trasferirsi presso la sua abitazione, con quale dei genitori i figli devono passare festività o vacanze. Come detto, è il tribunale – in assenza di accordo tra i genitori – a definire i calendari di visite. Difficilmente, si potrà stabilire un obbligo di frequentazione quotidiano, che potrebbe comportare una forte destabilizzazione fisica e psicologica per il ragazzo, oltre alle conseguenze che ciò avrebbe sul suo studio.

Un’altra decisione, relativa alle frequentazioni e ai tempi di permanenza del minore di tenera età con il genitore non collocatario, ha individuato nel compimento dei 4 anni una sorta di spartiacque ai fini di determinare la tempistica, precisando che prima di quell’età i periodi di permanenza possano essere limitati a causa anche delle abitudini di vita del minore, per potere essere ampliati dopo il compimento del quarto anno [3] .


note

[1] Cass. ord. n. 24937/2019.

[2] Cfr., tra le altre, Cass. n. 22219/18; n. 18131/2913

[3] Cass. 9 gennaio 2014 n. 273

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente
Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere Dott. CAIAZZO Luigi Pietro – Consigliere
Dott. SCALIA Laura – Consigliere
Dott. CAMPESE Edoardo – Consigliere
Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10358/2018 proposto da:

(OMISSIS), difeso e rappresentato, giusta procura in calce al ricorso dall’avv. (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS) presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS) che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS);

– controricorrente –
avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di VENEZIA, depositata il 08/01/2018;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 21/05/2019 da Dott. FIDANZIA ANDREA. FATTI DI CAUSA

Con decreto depositato in data 8 gennaio 2018 la Corte d’Appello di Venezia, in parziale accoglimento del reclamo proposto da (OMISSIS) ed in parziale riforma del decreto del Tribunale di Rovigo del (OMISSIS), ha ridotto ad Euro 500,00 il contributo mensile dovuto dal reclamante per il mantenimento del figlio minore (OMISSIS), confermando le statuizioni del giudice di primo grado concernenti l’iscrizione del bambino a scuola e l’esercizio del diritto di visita.

La Corte d’Appello ha, in primo luogo, condiviso l’impostazione del giudice di primo grado in ordine al trasferimento scolastico del minore dalla scuola elementare sita in (OMISSIS), luogo di residenza del padre, a quella di (OMISSIS), luogo di residenza della madre presso la quale (OMISSIS) e’ stato collocato.

La Corte d’Appello ha, inoltre, rigettato l’istanza del padre di ampliamento del diritto di visita sul rilievo che il regime dallo stesso proposto (due pernottamenti infrasettimanali nelle settimane in cui non gli compete il week end e due pomeriggi, uno con pernotto ed uno fino alle 21 nelle settimane in cui gli compete il week end, oltre a tutti i pomeriggi fino alle 16) sarebbe estremamente articolato e frammentario, disfunzionale rispetto alla esigenze di stabilita’ e serenita’ che devono connotare la quotidianita’ del minore.

Avverso questo decreto ha proposto ricorso per cassazione (OMISSIS) affidandolo a sei motivi.

(OMISSIS) si e’ costituita in giudizio con controricorso, depositando altresi’ la memoria ex articolo 380 bis.1 c.p.c..

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo (OMISSIS) ha dedotto la violazione e falsa applicazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 in relazione all’articolo 111 Cost., commi 1 e 2, per avere la Corte d’Appello completamente omesso di valutare le severe critiche alla CTU, con conseguente violazione del principio del contraddittorio.

In particolare, lamenta il ricorrente che il decreto impugnato non contiene alcun cenno in ordine alle censure dallo stesso formulate sulla parzialita’ dimostrata dalla CTU sia nel primo grado sia come autonomo motivo di impugnazione in grado d’appello, ove si denunciava l’omessa motivazione sulle contrarie e specifiche deduzioni sulle lacune, pregiudizi, gravi carenze metodologiche dell’elaborato peritale.

2. Il motivo e’ inammissibile.

Va preliminarmente osservato che, anche recentemente, questa Corte ha statuito che l’onere di specifica indicazione dei motivi non puo’ ritenersi soddisfatto qualora il ricorso per cassazione (principale o incidentale) sia basato sul mero richiamo dei motivi di appello ragionamento applicabile anche ai motivi di reclamo – atteso che una tale modalita’ di formulazione del motivo rende impossibile individuare la critica mossa ad una parte ben identificabile del giudizio espresso nella sentenza impugnata, rivelandosi del tutto carente nella specificazione delle deficienze e degli errori asseritamente individuabili nella decisione. (Sez. 6 – 5, n. 1479 del 22/01/2018).

Nel caso di specie, il ricorrente ha richiamato pedissequamente i rilievi mossi con l’atto di reclamo senza specificare, neppure per sommi tratti, il contenuto delle critica formulata al decreto impugnato, se non formulando censure generiche in ordine alle lacune, ai pregiudizi ed alle gravi carenze metodologiche dell’elaborato peritali che avrebbero potuto essere svolte in un qualsiasi procedimento, impedendo cosi’ di cogliere la portata delle doglianze.

3. Con il secondo motivo e’ stata dedotta la violazione e falsa applicazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5 rispettivamente per difetto di motivazione e violazione dell’articolo 132 c.p.c., comma 2, n. 4, articolo 111 Cost. e articolo 118 disp. att. c.p.c. nonche’ per omessa valutazione di prove decisive.

Lamenta la ricorrente che la Corte d’Appello non ha valutato le prove decisive costituite dalle deposizioni, quali informatrici, delle maestre della scuola elementare di (OMISSIS), il cui contenuto e’ stato distorto dalla CTU, ed entrambi i giudici di merito, nonostante le tempestive censure svolte sul punto dalla difesa del ricorrente, hanno omesso ogni motivazione.

4. Il motivo e’ inammissibile per difetto di genericita’ ed autosufficienza.

Dall’esame del decreto impugnato non emerge traccia che sia stata dibattuta tra le parti la questione del valore probatorio delle deposizioni delle maestre della scuola di (OMISSIS) e dell’interpretazione che alle stesse sia stata data dalla CTU.

E’ principio consolidato di questa Corte che i motivi del ricorso per cassazione devono investire, a pena di inammissibilita’, questioni che siano gia’ comprese nel thema decidendum del precedente grado del

giudizio, non essendo prospettabili per la prima volta in sede di legittimita’ questioni nuove o nuovi temi di contestazione non trattati nella fase di merito, tranne che non si tratti di questioni rilevabili d’ufficio (Cass., 17/01/2018, n. 907; Cass., 09/07/2013, n. 17041). Ne consegue che, ove nel ricorso per cassazione siano prospettate come nel caso di specie – questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, e’ onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una statuizione di inammissibilita’ per novita’ della censura, non solo di allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di specificita’ del motivo, di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, nonche’ il luogo e modo di deduzione, onde consentire alla S.C. di controllare “ex actis” la veridicita’ di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione (Cass., 13/06/2018, n. 15430).

Nel caso di specie, il ricorrente non ha adempiuto a tale onere di specifica allegazione, essendosi limitato ad affermare genericamente di aver formulato uno “specifico motivo d’appello” senza indicarne il contenuto ed il luogo di deduzione.

5. Con il terzo motivo e’ stata dedotta la violazione e falsa applicazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3 in relazione alla violazione del principio di bigenitorialita’ espresso dalla L. n. 54 del 2006, dell’articolo 337 octies sull’ascolto del minore, della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, ratificata con L. n. 176 del 1991 e della Carta di Nizza del 2000.

Lamenta il ricorrente che nonostante si sia in presenza di un affido condiviso, la contrazione del periodo di visita del padre maschera un affido esclusivo di fatto, potendo il padre trascorrere con il minore solo quattro giorni al mese e due pomeriggi con pernottamento. La Corte d’appello ha erroneamente considerato come elemento di disturbo alla quiete del minore il mantenimento di una significativa relazione padre/figlio.

La violazione delle norme sulle bigenitorialita’ e dell’ascolto del minore hanno determinato un grave pregiudizio al bambino.

6. Con il quarto motivo e’ stata dedotta la violazione e falsa applicazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 in relazione all’articolo 132 c.p.c., comma 2, n. 4, articolo 111 Cost. e articolo 118 disp. att. c.p.c. nonche’ motivazione apparente.

Lamenta il ricorrente che il decreto impugnato si e’ limitato ad affermare che la frequentazione del minore con il padre e’ elemento di disturbo alla quiete del minore senza fornire alcuna argomentazione in fatto, cosi’ rendendo una motivazione perplessa, incomprensibile ed in contrasto con lo schema legale dell’affido condiviso.

7. Con il quinto motivo e’ stata dedotta la violazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3 in relazione all’articolo 8 CEDU relativo al rispetto della vita privata e familiare.

Lamenta il ricorrente che e’ stato leso il diritto alla sua serenita’ familiare, alla sua relazione affettiva con il figlio, diritto che non tollera ingerenze nemmeno dall’autorita’ giudiziaria se non in casi gravi e predefiniti.

8. Il terzo, il quarto ed il quinto motivo, da esaminare unitariamente in relazione allo stretto collegamento delle questioni trattate, sono in parte infondati ed in parte inammissibili.

Va preliminarmente osservato che la regola dell’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori non esclude che il minore sia collocato presso uno dei genitori e che sia stabilito uno specifico regime di visita con l’altro genitore (vedi Cass. n. 22219/18; n. 18131/2913).

Peraltro, attiene al potere del giudice di merito stabilire le concrete modalita’ di esercizio del diritto di visita, che non sono sindacabili nelle loro specifiche articolazioni nel giudizio di legittimita’, ove e’ invece possibile sollevare censure solo (il giudice di merito si sia ispirato, nel disciplinare le frequentazioni del

genitore non convivente con il minore, a criteri diversi da quello fondamentale previsto dall’articolo 155 c.c. dell’esclusivo interesse del minore.

Nel caso di specie, invece, il decreto impugnato ha evidenziato che l’ampliamento dell’esercizio del diritto di visita proposto dal padre darebbe luogo ad un regime estremamente articolato e frammentato, non funzionale alle esigenze di stabilita’ e serenita’ che devono necessariamente connotare la quotidianita’ del minore, argomentazione che soddisfa “il minimo costituzionale” richiesto dalla giurisprudenza consolidata di questa Corte secondo i principi della sentenza del Supremo Collegio n. 8053/2014, e che si fonda sull’esame delle dinamiche familiari anche alla luce delle risultanze della CTU.

Come gia’ sopra evidenziato, trattandosi di accertamento in fatto, non e’ sindacabile in sede di legittimita’.

9. Con il sesto motivo e’ stata dedotta la violazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5 per omesso esame di prove decisive concernenti la rispettiva situazione economica delle parti.

Lamenta il ricorrente che la Corte di merito ha omesso una reale valutazione della capacita’ patrimoniale delle parti, non spiegandosi come il decreto impugnato abbia affermato che il padre gode di un reddito mensile netto di Euro 3.057,00 mentre, in realta’, e’ pacifico che lo stesse percepisce una pensione di Euro 2.100,00 mensili.

Il ricorrente ha, inoltre, evidenziato che la moglie e’ proprietaria del 100% dell’abitazione in cui abita mentre lo stesso e’ titolare solo del 50% della propria abitazione.

10. Il motivo e’ inammissibile.

Va preliminarmente osservato che il ricorrente non ha minimamente indicato il fatto storico decisivo il cui esame sarebbe stato omesso dal decreto impugnato, limitandosi a sollecitare una diversa valutazione del materiale probatorio esaminato dai giudici di merito in ordine alla capacita’ reddituale delle parti.

Il rigetto del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, che si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso.

condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 2.200, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.

In caso di diffusione del presente provvedimento si omettano le generalita’ e gli altri dati identificativi, a norma del Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 52.


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