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Calano nascite, aumentano i figli unici: rischio solitudine

25 Novembre 2019
Calano nascite, aumentano i figli unici: rischio solitudine

Il calo delle nascite fa prevedere l’incremento dei figli unici. Problema della solitudine e dei genitori iperprotettivi: il pediatra consiglia cosa fare. 

“Un Paese di figli unici, spesso soli e iperprotetti”. Così il pediatra di Milano Italo Farnetani, intervistato da Adnkronos Salute, commenta gli ultimi dati Istat sulla natalità: nel 2018 ci sono oltre 18 mila nati in meno rispetto all’anno prima.

“La diminuzione della natalità – afferma Farnetani all’Adnkronos Salute – riflette l’andamento dell’economia reale, pertanto non ci dobbiamo stupire di questo trend negativo. Ho sempre interpretato come segno di maturità da parte dei genitori quello di intraprendere una gravidanza in modo consapevole, cioè quando possono garantire ai figli un una crescita idonea e sicura”.

“Questo continuo calo della natalità – aggiunge il pediatra – potrebbe incrementare già nell’immediato futuro il numero dei figli unici, fenomeno favorito anche dall’innalzamento dell’età della prima gravidanza per le madri, con la riduzione successiva dell’arco di anni in età fertile”.

Il figlio unico, con genitori non proprio giovanissimi, “presenta alcuni rischi: spesso è infatti circondato da una maggiore attenzione da parte di madri e padri”, che non sono ‘distratti’ da fratelli e sorelle. “In questi casi è elevato il rischio che si trasformino in genitori molto protettivi – dice Farnetani – e che riducano il loro ruolo educativo per l’impossibilità, proprio come avviene nel genitore protettivo, di mettere i limiti adeguati”.

“Nello stesso momento, soprattutto nei primi anni di vita, quando sarebbe maggiore la relazione con i familiari e in primo luogo con i fratelli, un figlio unico passa molte ore della giornata da solo, con una minor quantità di stimoli e interazioni con i coetanei.

Questo problema della solitudine – conclude il pediatra – è accentuato nella società contemporanea dall’insicurezza percepita o reale dell’ambiente esterno, che costringe i bambini a non potersi muovere liberamente fuori casa, passeggiare al parco, incontrare gli amichetti, fare piccole commissioni”. Generazioni che andranno incontro a una vita al chiuso e più solitaria, dunque. “Una prospettiva che deve far riflettere”, conclude Farnetani.


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