Diritto e Fisco | Articoli

Quando spetta l’accompagnamento

28 Novembre 2019 | Autore:
Quando spetta l’accompagnamento

Indennità di accompagnamento: requisiti, condizioni, importo. Come si chiede l’accompagnamento? Cosa fare nel caso di rigetto della domanda?

Le persone che, a causa della loro grave patologie, sono invalide e non possono affrontare autonomamente la vita quotidiana, hanno il diritto di ricevere assistenza dallo Stato. I sussidi che l’ordinamento giuridico riconosce a queste persone sono di diverso tipo: si va dalle agevolazioni su ticket e acquisto di prodotti sanitari fino al taglio dell’iva o al collocamento mirato. Nei casi di invalidità totale, la legge riconosce anche un beneficio di natura meramente economica; un vero e proprio contributo, insomma, che non fa reddito né può essere pignorato: si tratta dell’indennità di accompagnamento. Quando spetta?

Come ti piegherò nel corso di questo articolo, l’accompagnamento spetta solamente a coloro ai quali è stato riconosciuto il massimo grado di invalidità e l’impossibilità di vivere senza l’aiuto di qualcuno. Dunque, essere invalido al 100% non conferisce il diritto automatico all’accompagnamento. Se l’argomento ti interessa perché pensi di trovarti anche tu in questa situazione oppure perché qualche tuo parente o familiare versa in una grave condizione di disabilità, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando spetta l’indennità di accompagnamento.

Accompagnamento: cos’è?

L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica che lo Stato (o meglio, l’Inps) riconosce soltanto a determinate persone. Per la precisione, l’accompagnamento spetta ai cittadini per i quali è stata accertata la totale inabilità (pari al 100%) residenti in forma stabile in Italia, indipendentemente dal reddito personale annuo e dall’età.

A chi spetta l’accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento è un beneficio economico erogato a favore degli invalidi civili totali a causa di minorazioni fisiche o psichiche per i quali è stata accertata l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita.

Dunque, l’indennità di accompagnamento spetta solamente a colui il quale sia invalido civile al 100% e, alternativamente:

  • sia incapace di deambulare autonomamente;
  • sia incapace di compiere gli atti più comuni della vita di tutti i giorni (mangiare, lavarsi, ecc.).

Indennità di accompagnamento: quanto spetta?

Alla persona totalmente invalida che sia anche incapace di deambulare autonomamente oppure sia incapace di compiere gli atti più comuni della vita quotidiana spetta l’indennità di accompagnamento pari a 517,84 euro (importo previsto per il 2019).

L’accompagnamento viene corrisposta per dodici mensilità, a partire dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda o dalla data indicata dalle commissioni sanitarie nel verbale di riconoscimento dell’invalidità civile inviato dall’Istituto. Il pagamento dell’indennità viene sospeso in caso di ricovero a totale carico dello Stato per un periodo superiore a 29 giorni.

Come chiedere l’indennità di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento non viene attribuita d’ufficio, cioè automaticamente, dall’Inps, ma soltanto su richiesta della parte interessata. Per la precisione, la persona che ritiene di possedere i requisiti sopra descritti deve recarsi dal proprio medico di famiglia per la compilazione online del certificato medico introduttivo, perché sia attestata la patologia invalidante.

Bisogna poi trasmettere telematicamente il certificato medico all’Inps, accedendo direttamente alla propria area personale mediante codice pin oppure tramite patronato o associazioni di categoria. L’inoltro della domanda tramite la propria area personale è molto semplice: basta selezionare il servizio denominato “Invalidità civile – Invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari”.

L’Inps provvederà a fissare la visita medica di accertamento presso la commissione Asl integrata da un medico Inps; i tempi per la convocazione possono essere lunghi, anche di diversi mesi. La commissione medica dovrà valutare la gravità della patologia (o delle patologie) e la capacità di incidere sulla vita dell’invalido.

Accompagnamento: come fare ricorso?

A seguito della visita, la commissione potrebbe non concedere l’indennità di accompagnamento, ad esempio perché non ritiene che l’invalido sia incapace di deambulare autonomamente. La persona a cui è stato negato l’accompagnamento può fare ricorso in tribunale entro il termine di sei mesi dalla notifica dell’esito delle visita.

Il ricorso va presentato al tribunale territorialmente competente e consiste nella richiesta della nomina di un consulente tecnico d’ufficio (un medico legale) che rivaluti le condizioni di salute del ricorrente.

Nel caso di ulteriore esito negativo, è ancora possibile impugnare la perizia sfavorevole entro trenta giorni e procedere, entro ulteriori trenta giorni, con un ricorso nel quale bisogna contestare specificamente le risultanze della visita ed, eventualmente, chiedere al giudice il rinnovo delle operazioni peritali (cioè, una nuova consulenza tecnica). Sarà poi il tribunale, con sentenza, a stabilire se l’invalidità spetti o meno e in che percentuale.

note

Autore immagine: 123rf.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube