Pensioni a rischio: l’allarme dell’Istat

25 Novembre 2019
Pensioni a rischio: l’allarme dell’Istat

18 mila nati in meno rispetto all’anno scorso: la bomba rischia di far saltare tutte le pensioni di domani. La metafora della piramide al contrario.

Sul sistema pensionistico italiano è innescata una bomba ad orologeria. Il rischio è che, a breve, mancheranno i soldi per pagare le pensioni a chi attualmente sta versando i contributi. Si tratta di una proiezione, se non nel brevissimo periodo, nel medio che, tuttavia, già i nostri figli potrebbero vedere realizzarsi, salvo intervengano seri (e dolorosi) correttivi. Secondo, infatti, gli ultimi dati Istat sulla natalità, nel 2018 ci sono oltre 18 mila nati in meno rispetto all’anno prima. Meno popolazione significa anche meno contributi previdenziali e, quindi, minori risorse per far fronte alle pensioni di domani. 

La vita media aumenta, le nascite si riducono. L’unico modo è sperare che i lavoratori muoiano prima – o poco dopo – la pensione. Di qui, i continui rialzi dell’età pensionabile, messi in crisi da qualche sporadico provvedimento elettorale che garantisce il prepensionamento.

Già nel lontano 1985, La Repubblica proiettava una situazione critica: non ci sarà pensione per chi oggi ha meno di trent’anni, dicevano i giornalisti. E non tanto per mangerie e ruberie; e neanche per la tradizionale pessima amministrazione della materia previdenziale. Il problema è la diminuzione della popolazione. Muore insomma la Catena di Sant’Antonio che ha tenuto in vita molti sistemi previdenziali europei: la base della piramide nutre il vertice. E quando la base, a sua volta, passa al vertice, viene nutrita dalla nuova base. Ecco, la questione è che ora la base si è ridotta ed è più ristretta del vertice. Abbiamo insomma una piramide al contrario, dove il numero di pensionati è maggiore a quello dei lavoratori. 

Molti Stati europei hanno messo le pezze a questa situazione, ma l’Italia, anche in questo, è dura a morire nelle abitudini. Ed oggi l’aumento della spesa previdenziale rischia di ipotecare il futuro dei nostri giovani.  


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