Ecco cosa fa venire il Parkinson: siamo tutti a rischio

25 Novembre 2019
Ecco cosa fa venire il Parkinson: siamo tutti a rischio

L’uso eccessivo di antibiotici  favorisce l’insorgenza della malattia di Parkinson: questi medicinali modificano la flora intestinale. Uno studio dimostra il legame.

Dalla ricerca scientifica arriva un nuovo monito contro l’uso eccessivo di antibiotici orali, quelli presi per bocca. È una scoperta importante: un’elevata esposizione a questi farmaci è stata infatti collegata a un aumento del rischio di malattia di Parkinson, che può verificarsi anche a molti anni di distanza, perché quanto accade nel nostro corpo rimane per lungo tempo silente, senza manifestare effetti.

Lo dimostra adesso uno studio pubblicato dai ricercatori dell’ospedale universitario di Helsinki, in Finlandia, sulla rivista scientifica ‘Movement Disorders’. Il contenuto è diffuso ora in Italia dalla nostra agenzia stampa Adnkronos Salute che ci spiega cosa provoca il Parkinson; una volta appreso il fenomeno e il meccanismo che lo innesca, potremo constatare che siamo tutti a rischio di contrarre questa grave malattia.

Lo studio ha trovato una forte correlazione tra antibiotici orali e Parkinson. Le associazioni più forti tra il morbo di Parkinson e l’uso degli antibiotici sono state individuate dagli studiosi nel caso degli antibiotici ad ampio spettro e di quelli che agiscono contro batteri e funghi anaerobici. Anche la tempistica dell’esposizione agli antibiotici, cioè per quanto tempo viene protratta la cura con questi medicinali, è sembrata avere importanza.

Lo studio suggerisce che un uso eccessivo di alcuni antibiotici può predisporre alla malattia di Parkinson a distanza di 10-15 anni. Un legame che sembrerebbe chiamare in causa gli effetti dirompenti di questi medicinali sull’ecosistema microbico intestinale.

“Il legame tra l’esposizione agli antibiotici e il morbo di Parkinson è coerente con la visione attuale, secondo cui in una proporzione significativa di pazienti la patologia del Parkinson può avere origine proprio nell’intestino, ed essere correlata a cambiamenti” nella flora batterica “anni prima dell’inizio dei tipici sintomi motori come lentezza, rigidità e tremore”, commenta il leader del team di ricerca, Filip Scheperjans, del Dipartimento di Neurologia dell’ospedale universitario di Helsinki.

“Era già noto che la composizione dei batteri dell’intestino nei pazienti con Parkinson fosse anomala, ma la causa non era ancora chiara. I risultati giunti adesso – evidenzia lo studioso – suggeriscono che alcuni antibiotici comunemente usati, potrebbero essere un fattore che predispone al Parkinson”.

La dimostrazione scientifica arriva dal fatto che nell’intestino sono stati osservati cambiamenti patologici tipici della malattia di Parkinson fino a 20 anni prima della diagnosi. Lo studio ha confrontato l’esposizione agli antibiotici negli anni 1998-2014 in 13.976 pazienti con malattia di Parkinson con un campione di controllo di 40.697 soggetti sani, di pari età sesso e luogo di residenza. I dati emersi sembrano chiari e dimostrano l’esistenza della correlazione tra antibiotici e Parkinson.

La scoperta potrà avere implicazioni sulla prescrizione di antibiotici, in futuro. Oltre al problema della resistenza e alla diffusione dei superbug (i super batteri che si adattano agli antibiotici e sopravvivono nonostante essi), d’ora in poi, afferma Scheperjans,”la prescrizione di antibiotici dovrebbe anche tenere conto degli effetti potenzialmente di lunga durata sul microbioma intestinale e sullo sviluppo di alcune malattie”, a partire proprio dal Parkinson.

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Immagine: 123rf.com


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