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Spiare Whatsapp è reato?

25 Novembre 2019
Spiare Whatsapp è reato?

Le conseguenze per chi legge i messaggi e le chat sullo smartphone altrui.

Dentro lo smartphone nascondiamo gran parte della nostra vita privata. Ecco perché è proprio accedendo ad esso che si possono scoprire i segreti di una persona. Statisticamente, gran parte dei matrimoni finisce proprio a causa di un telefonino. Ma la memoria di un cellulare potrebbe dire molto anche a un datore di lavoro, a una coinquilina, a un genitore che vuol sapere qualcosa di più del figlio. 

Alzi la mano chi non ha mai sbirciato, con la coda dell’occhio, il display del telefonino di un’altra persona quando viene aperto davanti a tutti. È un gesto istintivo: inutile negarlo. Ed allora è altrettanto frequente chiedersi se spiare Whatsapp è reato. Intendiamoci: non parliamo dell’inserimento, all’interno dell’altrui smartphone, di software-spia in grado di captare le conversazioni e inviarle a distanza. Ci riferiamo al più tradizionale impossessamento dell’oggetto altrui, come un tempo si faceva col diario dei segreti, per sapere cosa c’è dentro. 

Vediamo cosa a riguardo ha detto la giurisprudenza. 

La chat è tutelata come la corrispondenza

L’articolo 15 della Costituzione tutela la corrispondenza privata e collega alla sua violazione una tutela penale [1]. 

La norma afferma: «La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge».

Le email, ma anche le chat, sono le nuove forme di corrispondenza. Non è, infatti, lo strumento usato a rendere segreto o meno il contenuto, ma la forma della sua spedizione, riservata e non pubblica. Un sms non è né più né meno di una vecchia lettera imbustata e inviata con il postino. Quindi, chi legge un sms commette lo stesso reato di chi sottrae dalla busta delle lettere l’altrui corrispondenza.

Spiare chat sullo smartphone: quali rischi?

Chi spia le email, accedendo all’account privato altrui, commette il reato di accesso abusivo a sistema informatico [2] perché è costretto a violare le credenziali di accesso o – se ne è già a conoscenza – a usarle senza l’altrui autorizzazione.

Stesso discorso si può fare con le chat. Secondo la Cassazione, peraltro, il fatto di essere a conoscenza del codice di sblocco dell’altrui telefonino non legittima ad accedervi in difetto del consenso del relativo titolare. Così, ad esempio, la moglie che abbia saputo dal marito la password della sua email per controllare, su richiesta del primo, l’arrivo di email, ma poi lo faccia sistematicamente anche per verifica se vi sono tracce di tradimenti, commette reato.

Il punto è che, quando si entra nella sfera privata altrui si commette sempre reato, sia o meno necessario usare una password di accesso.

Tuttavia, una pronuncia del tribunale di Roma del 30 marzo 2016 ha sostenuto una tesi inversa, almeno quando si tratta della chat su WhatsApp del coniuge o del convivente. Se questi lascia incustodito il cellulare, privo di password di accesso e, quindi, alla mercé di chiunque (ad esempio, abbandonandolo sul divano), leggere le altrui chat non è reato. Ciò perché, quando si convive sotto lo stesso tetto – si legge nella sentenza – si condividono gli stessi spazi e, inevitabilmente, la privacy si attenua. La sentenza osserva come, laddove non vi sia stato uno specifico comportamento nel predisporre idonee attenzioni, «non può ritenersi illecita la scoperta casuale del contenuto dei messaggi, per quanto personali, facilmente leggibili su di un telefono lasciato incustodito in uno spazio comune dell’abitazione familiare».

Il reato è ancora più grave se si usano software spy in grado di captare il contenuto del dispositivo e inviarlo su di un altro. Si rischia in questa ipotesi un anno di carcere ai sensi dell’articolo 615 quater del Codice penale. In questo caso, è punita la disponibilità di strumenti idonei ad accedere illecitamente ad altri sistemi informatici (il cellulare della persona presa di mira) con un anno di reclusione.

Posso fare una foto alla chat di Whatsapp?

Se è vero che spiare la chat altrui è vietato, è anche vero che non importa come ciò avvenga: se con l’uso di strumenti informatici, con gli occhi o immortalando le conversazioni con degli scatti fatti con un altro telefonino. 

Ti sei mai chiesto cosa potrebbe fare tuo marito se, accedendo al tuo cellulare, dovesse trovare le chat tra te e un confidente e dovesse poi fotografarle? Oltre alla litigata, potrà chiedere la separazione e potrebbe, nella causa, chiedere l’addebito a tuo carico perché colpevole di infedeltà. E qui sta il bello: la prova acquisita in modo illecito, ossia violando la privacy, non può essere presa in considerazione in una causa. Almeno questo è l’orientamento di diversi giudici (con qualche precedente contrario). Il che significa che il “cornuto” sarà anche “mazziato” non potendo dimostrare il tradimento. Né di conseguenza la moglie – a questo punto “ex” – subirà l’addebito. Anzi, potrà pretendere il mantenimento se non ha un reddito sufficiente per vivere da sola. 

Non è tutto per il pover’uomo che ha scoperto la chat tra la moglie e il suo amante: si troverà denunciato per l’accesso al telefonino altrui. Insomma, dovrà anche subire la condanna penale.

La prova contro chi spia WhatsApp

Ora, ti potrai porre un’ultima domanda: in caso di denuncia, come fare a stabilire che il colpevole ha davvero spiato WhatsApp? La risposta è molto più semplice di quanto credi. Nel processo penale, bastano le dichiarazioni della vittima a incriminare l’imputato. La prima è, infatti, un testimone di se stesso; il secondo no. Insomma, la parte offesa è sempre avvantaggiata. Sicché, il titolare del cellulare “intercettato” potrebbe limitarsi a fornire alla polizia la sua versione dei fatti per far incriminare il rivale.

note

[1] Art. 15 Cost.

[2] Cass. sent. n. 13057/2016.


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