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Sintomi carenza di ferro

7 Dicembre 2019 | Autore: Roberta Jerace
Sintomi carenza di ferro

Che cos’è il ferro e a cosa serve; sintomi della carenza di ferro; cause della carenza di ferro; diagnosi e cura della carenza di ferro; guida normativa agli integratori alimentari; fonti alimentari di ferro.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la carenza di ferro è una condizione patologica molto comune negli esseri umani, tanto che si stima che potrebbero esserne interessate fino a due miliardi di persone. I sintomi della carenza di ferro possono non presentarsi immediatamente poiché questa condizione rimane asintomatica a lungo o può presentare sintomi lievi che risultano comuni ad altre patologie.

Se ti riconosci nei sintomi più comuni dell’anemia sideropenica, il primo passo è consultare il tuo medico di base che dopo aver diagnosticato la causa della tua carenza di ferro potrà indicarti come correggere la dieta per integrare questo prezioso minerale e/o suggerirti un integratore alimentare per sopperire alla mancanza di ferro presente nel tuo organismo.

Attenzione all’acquisto degli integratori, poiché questo mercato non è esente da truffe nei confronti del consumatore, meglio quindi informarsi su quali sono i criteri che i venditori e i produttori sono tenuti a rispettare in base alla nostra legge.

Che cos’è il ferro e a cosa serve

Il ferro è un minerale fondamentale per la nostra salute, è essenziale per alcune funzioni biologiche come ad esempio la formazione dell’emoglobina; questa è una proteina globulare che si trova all’interno dei globuli rossi, e il ferro è parte della struttura di questa proteina.

Compito essenziale dell’emoglobina è quello di consentire il trasporto dell’ossigeno dai polmoni alle cellule e di eliminare l’anidride carbonica. La molecola del ferro serve anche per la produzione di mioglobina, una proteina il cui compito è quello di fissare l’ossigeno nei muscoli. I compiti del ferro nel nostro organismo sono molti altri, ad esempio viene utilizzato nella sintesi di alcuni ormoni, è presente in numerosi enzimi ed è necessario per la produzione del tessuto connettivo.

La maggior parte del ferro contenuto nel corpo umano si trova nel sangue (circa il 70%), circa il 10% è conservato nei muscoli e il restante 20% costituisce una riserva che si trova all’interno di alcuni organi come fegato, milza, midollo osseo. Questa riserva risulta necessaria quando per esempio è in corso un’emorragia e il corpo deve disporre di una riserva di ferro utile alla produzione di nuovi globuli rossi. Il quantitativo di ferro presente negli esseri umani si aggira intorno a 2 grammi per una donna e 6 grammi per un uomo.

Sintomi della carenza di ferro

La carenza di ferro, si verifica quando non vi sono scorte sufficienti nell’organismo per far fronte alle esigenze di funzionamento dello stesso; quando questa carenza si protrae nel tempo fino a impedire all’organismo di produrre globuli rossi che siano sani allora si parlerà di anemia sideropenica.

La carenza di ferro può rimanere asintomatica a lungo nel tempo, ma generalmente il deficit di ferro è evidenziato da alcuni sintomi tipici della carenza di ferro, anche se presenti in forma lieve, tra cui:

  • debolezza, stanchezza e facile affaticamento;
  • palpitazioni o battito cardiaco irregolare;
  • mal di testa, cefalee, capogiri;
  • sensibilità al freddo o al raffreddamento;
  • sonnolenza, sindrome delle gambe senza riposo;
  • maggiore suscettibilità alle infezioni;
  • bruciore della lingua, ulcere alla lingua, ragadi ai lati della bocca;
  • fragilità di unghie e capelli;
  • rigonfiamento della milza.

Cause della carenza di ferro

Le cause della carenza di ferro possono essere molteplici, tra le più comuni ritroviamo:

  • l’insufficiente introduzione di ferro attraverso l’alimentazione, come nel regime alimentare dei vegetariani che non include l’assunzione di carne o nelle diete ricche di cereali integrali che inibiscono l’assorbimento del ferro;
  • nelle donne in età fertile il ciclo mestruale è la causa più comune di carenza di ferro, soprattutto quando le perdite ematiche sono copiose; ma anche la gravidanza può essere un periodo a rischio di anemia a causa della maggiore richiesta del minerale necessaria a supportare la crescita del feto;
  • il malassorbimento che caratterizza alcune malattie infiammatorie intestinali come il morbo di Crohn, diarrea o altre alterazioni gastrointestinali possono portare al deficit di ferro;
  • perdite ematiche dovute a sanguinamento di naso, emorroidi, ulcere o sanguinamento gastrointestinale, riducono il quantitativo di minerale dell’organismo;
  • infine, malattie come insufficienza renale, tubercolosi e alcuni tumori possono avere come sintomo la carenza di ferro.

Diagnosi e cura della carenza di ferro

Per valutare il quantitativo di ferro nell’organismo si ricorre agli esami ematici, in particolare i dosaggi da effettuare sono:

  • sideremia (cioè il ferro nel sangue);
  • ferritina (ovvero le scorte presenti nell’organismo);
  • transferritina (molecola di trasporto);
  • emocromo (ossia la formula del sangue che permette di valutare diversi parametri tra cui il colore e la dimensione dei globuli rossi che in caso di anemia appaiono alterati).

La diagnosi di anemia passa attraverso una corretta anamnesi da parte del medico di base che può eventualmente indirizzarti verso uno specialista in gastroenterologia o ginecologia. Escludendo tutte le cause appartenenti ad altre patologie, è possibile iniziare ad assumere un quantitativo maggiore di ferro attraverso una dieta mirata per la carenza di ferro che ripristini i valori nella norma.

Tuttavia, in alcuni casi può essere necessaria l’assunzione di integratori per aumentare i livelli di ferro. Generalmente, i casi di carenza lieve o moderata regrediscono entro due o tre mesi, anche se, solitamente, per integrare le scorte è opportuno continuare l’assunzione di integratori di ferro per almeno sei mesi.

L’utilizzo degli integratori di ferro deve avvenire sotto stretto controllo medico, poiché solo in questo modo si possono evitare gli effetti collaterali e i problemi contrari cioè quelli relativi all’eccesso di ferro (che possono portare anche a problemi per l’apparato gastrointestinale, cardiocircolatorio e persino per il sistema nervoso). Si può, infatti, andare incontro a un avvelenamento da ferro che ha come sintomi principali ai quali dovrai prestare attenzione soprattutto i seguenti: nausea, vomito, dolori addominali, svenimento e insufficienza epatica.

Guida normativa agli integratori alimentari

Come nel caso del ferro, gli integratori alimentari possono essere benefici per la nostra salute e aiutarci a stare meglio, tuttavia, il mercato è anche ricco di truffe e quindi di insidie per i consumatori. Alcune indicazioni possono quindi rappresentare una guida agli integratori alimentari sia per chi acquista che per chi vende.

La legge obbliga sia il produttore che il venditore a rispettare alcune regole; ad esempio:

  • la legge obbliga a indicare chiaramente sulla confezione che si tratta di un integratore alimentare così che il consumatore non possa confonderlo con un alimento o un medicinale;
  • sulle etichette devono altresì essere presenti: il nome delle sostanze, l’indicazione dell’effetto nutritivo, la dose giornaliera raccomandata e quella da non superare al giorno, l’avvertenza di tenere lontano dalla portata dei bambini e la chiara indicazione che non si tratta di un sostituto di una dieta varia;
  • la legge europea stabilisce periodicamente un elenco aggiornato delle vitamine e dei minerali che è possibile utilizzare per la produzione di integratori alimentari;
  • mentre il ministero della Salute stabilisce l’elenco delle sostanze vegetali utilizzabili.

Se dovessi nutrire ancora altri dubbi, dovresti sapere che sempre il ministero della Salute mette a disposizione dell’utente un Registro nazionale degli integratori alimentari che è possibile consultare liberamente on-line dal sito del ministero.

Fonti alimentari di ferro

Adeguare le tue abitudini alimentari è come avrai capito fondamentale. Un primo passo nella giusta direzione è rappresentato dall’assunzione di vitamina C. L’acido ascorbico è infatti in grado di triplicare l’assorbimento del ferro, puoi trovarlo spesso già presente nella formulazione degli integratori, ma è facilmente reperibile in natura soprattutto negli agrumi. Ricorda, quindi, di condire la carne e le verdure con il succo di limone o consumare un bicchiere di spremuta d’arancia durante i pasti principali.

Il betacarotene contenuto in frutta e verdura come: albicocche, carote, barbabietole, peperoni rossi, bietole, pesche, uva nera, arance, mandarini, zucche, spinanci, pomodori, cime di rapa, prugne e mais, è una molecola preziosa in grado di migliorare notevolmente l’assorbimento del ferro.

L’assorbimento del ferro, invece, peggiora con l’assunzione di alcuni alimenti come caffè e tè a causa della presenza di tannini. Anche latticini, soia e noci rallentano l’assorbimento del ferro, sono quindi da consumare con moderazione come anche le uova e la crusca. Tra gli alimenti che contengono polifenoli (i principali inibitori del ferro) troviamo anche: mele, cacao, more, lamponi, mirtilli, menta e spezie.

Tra le principali fonti di ferro alimentare va fatta una distinzione fondamentale; sebbene le tabelle nutrizionali riportino un determinato quantitativo di minerale presente per ciascun cibo, va sottolineato che solo una parte del ferro disponibile in essi verrà assorbito, quindi, in base alla biodisponibilità del ferro si distinguerà ferro eme e ferro non-eme. Il ferro eme, quello facilmente assorbito dal corpo si trova in prodotti di origine animale come le carni rosse, il pollame, il fegato e il pesce grasso.

Il ferro non-eme contenuto negli alimenti vegetali come broccoli, spinaci, verdura a foglia verde, legumi (lenticchie, fagioli bianchi e rossi, piselli) non ha una buona biodisponibilità, ma è possibile aumentarla con le associazioni alimentari di cui sopra.

Altri alimenti che contengono ferro sono: i cereali integrali (bene quindi consumare pasta, pane e riso), il tofu, i semi, la frutta secca e l’uva passa; tutti questi cibi possono essere assunti per integrare il ferro nella tua dieta se questa dovesse risultare carente del minerale.

Anche l’assunzione di acido folico può essere fondamentale nel caso di carenza di ferro. La folina, il cui compito è quello di sostenere il midollo osseo nella produzione delle cellule del sangue, può essere introdotta nella tua alimentazione sia attraverso gli integratori sia attraverso cibi come verdure crude e fresche, erbe aromatiche consumate crude anch’esse o germogli come quelli di soia.



Di Roberta Jerace


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