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Mansioni inferiori non prevalenti

9 Dicembre 2019
Mansioni inferiori non prevalenti

Il divieto di demansionamento mira a tutelare il bagaglio professionale del lavoratore e non si applica quando tale patrimonio non viene messo in discussione.

Sei stata assunta come commessa, ma il tuo datore di lavoro ti chiede anche di pulire il negozio? Ritieni che le mansioni di pulizia siano inferiori a quelle per cui sei stata assunta? Vediamo cosa ha deciso la giurisprudenza in un caso analogo al tuo.

In generale, la legge afferma che ogni lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto. L’obiettivo di questa disposizione è la tutela della professionalità del lavoratore che verrebbe danneggiata in caso di adibizione a mansioni inferiori. La giurisprudenza, tuttavia, ammette l’adibizione a mansioni inferiori non prevalenti. Non sempre, dunque, la richiesta del datore di lavoro di svolgere attività inferiori rispetto a quelle previste dal contratto costituisce demansionamento. Ciò che conta è che il patrimonio professionale del lavoratore non venga messo in discussione e che l’adibizione a mansioni inferiori sia determinata da ragioni temporanee e contingenti non altrimenti risolvibili.

Cosa sono le mansioni?

Quando vieni assunto in un posto di lavoro ti viene fatta firmare la lettera di assunzione, ossia, il contratto di lavoro tra te ed il datore di lavoro.

Uno degli elementi essenziali del contratto individuale di lavoro è rappresentato dalle mansioni. Le mansioni sono l’oggetto del contratto di lavoro, ossia, le specifiche attività lavorative che ti impegni a svolgere a favore del datore di lavoro nell’ambito del rapporto di lavoro.

Le mansioni costituiscono l’esercizio concreto del ruolo che ti è stato assegnato in azienda.

Se sei stata assunta come commessa, ad esempio, le tue mansioni consisteranno nel sistemare gli indumenti nel negozio, mostrare gli abiti ai clienti, gestire con cortesia la clientela, rimettere a posto a fine giornata, occuparti dell’inventario, etc.

Cos’è il livello di inquadramento?

Le mansioni sono di vario tipo, a seconda della loro complessità e del grado di autonomia e di responsabilità che le caratterizza.

Per questo, nei contratti collettivi nazionali di lavoro, alla voce “classificazione del personale”, troviamo vari livelli di inquadramento del personale (espressi o con i numeri, 1°, 2°, 3°, etc. oppure con le lettere, A, B, C, D, etc.).

Le mansioni sono riferite, nella lettera di assunzione, ad uno specifico livello di inquadramento del personale previsto nel Ccnl. Nel Ccnl Commercio, ad esempio, le mansioni di “addetto alle vendite” sono inquadrate nel V livello.

Il rapporto tra mansioni e livelli di inquadramento del personale è importante perchè determina lo stipendio del lavoratore. Infatti, i Ccnl prevedono gli stipendi minimi che devono essere erogati ai lavoratori sulla base dei livelli di inquadramento del personale. Ne consegue che essere inquadrati in un livello piuttosto che in un altro produce una differenza sullo stipendio percepito.

Cos’è lo ius variandi?

Chiarito cosa sono le mansioni ed i livelli di inquadramento del personale, ci si può chiedere ora se il datore di lavoro, pur essendo previste nella lettera di assunzione determinate mansioni, possa liberamente decidere di chiedere al lavoratore di svolgere altre mansioni.

Il potere di modifica unilaterale delle mansioni del lavoratore viene detto ius variandi e la sua disciplina è stata modificata, di recente, dal Jobs Act [1].

In linea generale, per effetto di questa modifica, oggi il perimetro dello ius variandi è più ampio rispetto al passato.

L’attuale formulazione della norma [2], infatti, prevede che il lavoratore debba essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito oppure a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte.

Sulla base di questa formulazione, oggi il potere di modifica delle mansioni del lavoratore è abbastanza ampio perchè il perimetro è esteso a tutte le mansioni riconducibili al livello di inquadramento contrattuale del dipendente.

Se sei stata assunta come addetta alle vendite con inquadramento al V livello del Ccnl Commercio, il datore di lavoro potrebbe dunque richiederti, legittimamente, di svolgere mansioni di archivista, protocollista, addetto al centralino telefonico, conducente di autovetture, etc.

Nella precedente formulazione della legge, invece, lo ius variandi non si estendeva a tutte le mansioni riconducibili al livello di inquadramento contrattuale del dipendente ma solo alle mansioni equivalenti a quelle da ultimo svolte.

L’altra ipotesi di modifica delle mansioni ritenuta legittima dalla norma riguarda l’acquisizione da parte del dipendente di un superiore inquadramento.

La legge, infatti, prevede che se un dipendente viene adibito a mansioni superiori per un periodo di tempo superiore a quello massimo previsto dai contratti collettivi (nel Ccnl Commercio è pari a tre mesi) l’adibizione a mansioni superiori diventa definitiva e, dunque, occorrerà modificare la lettera di assunzione prevedendo un superiore livello di inquadramento, cui corrisponde anche una superiore retribuzione.

Adibizione a mansioni inferiori: quando è possibile?

Da quanto abbiamo detto, emerge che la regola generale è l’adibizione del dipendente alle mansioni per cui è stato assunto oppure a mansioni comunque rientranti nello stesso livello di inquadramento.

Adibire il lavoratore a mansioni inferiori, infatti, determina un danno al bagaglio professionale del lavoratore stesso ed è, dunque, illegittimo. Ci sono, però, tre eccezioni a questa regola.

Innanzitutto, la legge prevede che, in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore, lo stesso può essere assegnato a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore purché rientranti nella medesima categoria legale.

La prima eccezione riguarda, dunque, quelle ipotesi in cui l’adibizione a mansioni inferiori è l’unica alternativa alla perdita del lavoro.

Tanto per fare un esempio, un’azienda commerciale ti ha assunta come addetta alle vendite ma, a causa della crisi, decide di chiudere il punto vendita in cui lavori e ti propone, quindi, di essere adibita a mansioni di usciere, con inquadramento al VI livello del Ccnl Commercio.

Anche in questo caso, tuttavia, l’adibizione a mansioni inferiori è circondata da alcune garanzie:

  • il mutamento di mansioni, se necessaio, deve essere accompagnato dall’assolvimento dell’obbligo formativo;
  • il mutamento di mansioni deve essere comunicato per iscritto, a pena di nullità, e il lavoratore ha diritto alla conservazione del livello di inquadramento e del trattamento retributivo in godimento, fatta eccezione per gli elementi retributivi collegati a particolari modalità di svolgimento della precedente prestazione lavorativa. Ciò significa che, anche se svolgerai mansioni di usciere, resti inquadrata al V livello del Ccnl Commercio e continui a percepire lo stipendio di prima. L’unica voce dello stipendio che potresti perdere è rappresentata dalle indennità di funzione (ad es. indennità di cassa).

La seconda ipotesi di demansionamento legittimo riguarda ulteriori ipotesi di assegnazione di mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore, purché rientranti nella medesima categoria legale, eventualmente previste dai contratti collettivi.

La terza ipotesi riguarda il cosiddetto patto di demansionamento [3], ossia, l’accordo in sede protetta (ossia presso l’Ispettorato del lavoro o un sindacato) tra datore di lavoro e dipendente.

In questo caso, le parti possono stipulare accordi individuali di modifica delle mansioni, della categoria legale e del livello di inquadramento e della relativa retribuzione, nell’interesse del lavoratore alla conservazione dell’occupazione, all’acquisizione di una diversa professionalità o al miglioramento delle condizioni di vita.

In questo ultimo caso, non siamo, però, di fronte all’esercizio dello ius variandi in quanto la modifica delle mansioni non viene disposta in modo unilaterale dal datore di lavoro, ma è frutto di un accordo tra le parti volto proprio a soddisfare un interesse del dipendente stesso.

Mansioni inferiori non prevalenti

Spesso, la richiesta di svolgere mansioni inferiori rispetto a quelle per cui sei stato assunto non comporta una modifica totale delle tue mansioni.

In altre parole, in aggiunta alle tue mansioni contrattuali, che vengono mantenute, ti viene chiesto anche di svolgere altre attività che rientrano in profili professionali inferiori nella scala di classificazione del personale.

Tornando all’esempio iniziale, ciò può accadere se, ad esempio, sei stata assunta come addetta alle vendite e ti viene richiesto dallo store manager di effettuare lavori di pulizia del negozio. Non c’è dubbio che si tratti di mansioni inferiori in qunto il Ccnl Commercio inquadra l’addetto alle pulizie nel VII livello di inquadramento, ossia, due livelli più in basso del commesso.

La Cassazione ha, tuttavia, ammesso l’adibizione del dipendente a mansioni inferiori per motivate esigenze aziendali e in presenza di ragioni temporanee e contingenti non altrimenti risolvibili, a patto che lo svolgimento di tali mansioni rimanga marginale e non prevalente rispetto alle mansioni proprie del livello di inquadramento del prestatore di lavoro.

Nel tuo caso, dunque, la richiesta del datore di lavoro potrebbe essere considerata legittima in quanto le mansioni inferiori ti vengono richieste in modo del tutto marginale ed accessorio. Il tuo lavoro resta quello di commessa e non si profila, dunque, un danno al tuo bagaglio professionale. Tuttavia, è importante verificare se tale richiesta sia temporanea o strutturale e se viene rivolta per reali esigence contingenti.

In una recente pronuncia, la Cassazione [4] ha affrontato la questione proprio con riferimento a due lavoratrici assunte come addette alle vendite ed inquadrate al V livello del Ccnl Commercio. Alle due commesse il datore di lavoro richiedeva, in modo sistematico, di svolgere mansioni inferiori di addette alle pulizie per coprire l’assenza di figure in organico addette a tali attività. Il lavoro di pulizia delle commesse avveniva seguendo una programmazione su turni. In questo caso, pur ribadendo che per esigenze accessorie è possibile adibire il lavoratore a mansioni inferiori, la Cassazione ha ritenuto illegittimo il comportamento datoriale. Infatti, le attività non erano meramente accessorie, ma sistematiche. Inoltre, non rispondevano a ragioni temporanee e contingenti non altrimenti risolvibili, ma rappresentavano la stabile soluzione ideata dal datore di lavoro per non assumere personale di pulizia.


note

[1] D. Lgs. 81/2015.

[2] Art. 2103 cod. civ.

[3] Art. 2103 co. 6 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 8910/2019.


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