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WhatsApp: i rischi legali della chat

26 Novembre 2019
WhatsApp: i rischi legali della chat

Tutti i reati per chi invia messaggi, rivela il contenuto di chat con uno screenshot, spia il cellulare altrui, inoltra immagini hot. 

Quando nelle aule giudiziarie entra la tecnologia è simbolo che questa ha cambiato nel male, oltre che nel bene, le nostre abitudini. È così con WhatsApp, la messaggistica istantanea oggi più diffusa al mondo. L’app per smartphone, disponibile anche in modalità web-desktop, non è solo il mezzo per dimostrare le violazioni dei diritti avvenute sulla chat, ma è essa stessa lo strumento dell’illecito. Lo sanno bene le vittime di stalking o di diffamazione, i minori che hanno ceduto alla trappola del sexting, il coniuge a cui sia stata intercettata la chat fedifraga e quello, a sua volta, denunciato per violazione della privacy, gli evasori fiscali. 

Se usi WhatsApp, è bene dunque che tu conosca i rischi legali della chat. Ecco allora una rassegna delle principali pronunce della giurisprudenza.

WhatsApp: rischi con la Guardia di Finanza 

Partiamo proprio dal capitolo Fisco. Tutte le conversazioni requisite sul telefonino possono costituire prova contro il contribuente. La Cassazione è ormai orientata nel ritenere che la lotta all’evasione si possa fare anche tramite gli strumenti informatici, equiparati in tutto e per tutto ai vecchi block-notes ove venivano riportate le “contabilità parallele”. La Guardia di Finanza, quindi, si avvarrà delle sentenze [1] che riconoscono agli sms – e qui anche alla chat – il valore di prova dei fatti in essi rappresentati se non vengono adeguatamente contestati da colui contro il quale sono utilizzati. Ed è sempre la Cassazione [2] a ritenere legittimo l’accertamento fiscale basato sul rinvenimento di prove informatiche.

Whatsapp prova lo stalking

Sempre dall’affermazione secondo cui i messaggi WhatsApp hanno valore legale di prova, deriva anche la condanna allo stalker che tempesta la vittima di messaggi minatori e offensivi sulla chat privata. La stampa della chat – pur se priva di certificazione ufficiale di conformità e pur se l’imputato ne abbia disconosciuto il contenuto – può essere portata in giudizio, previa trascrizione fatta da un perito, affinché il giudice ne possa trarre la prova di colpevolezza. Così, la Cassazione [3] ha appena condannato un uomo a un anno e mezzo di reclusione per il reato di atti persecutori nei confronti di una donna a cui aveva inondato il telefonino di innumerevoli messaggi. «I messaggi WhatsApp e gli sms conservati nella memoria di un telefono cellulare sottoposto a sequestro hanno natura di documenti; sicché l’acquisizione degli stessi non è sottoposta alla disciplina delle intercettazioni telefoniche e nemmeno a sequestro di corrispondenza. Anzi, si è anche affermato che ha natura di documento pure il testo di un messaggio sms fotografato dalla polizia giudiziaria sul display dell’apparecchio cellulare su cui esso è pervenuto».

Insomma, le copie di messaggi e foto di WhatsApp e gli sms portati dalla persona offesa in giudizio, sono liberamente valutabili come prove ai fini della decisione, se il giudice dia conto della “riferibilità” del loro contenuto all’imputato. 

Licenziamenti con WhatsApp

Il licenziamento è un atto scritto, ma la legge non dice con quale mezzo debba essere portato a conoscenza del lavoratore. L’importante è che vi sia la prova del suo ricevimento. Da qui, le sempre più numerose sentenze [4] che affermano la legittimità del licenziamento intimato con WhatsApp. Se il dipendente impugna l’atto espulsivo significa che lo ha ricevuto e, dunque, non si può più affermare che l’sms non è stato letto. Insomma, scacco matto per chi riceve un WhatsApp dal datore di lavoro con cui gli comunica la perdita del posto: se lo contesta o risponde riconosce l’avvenuta lettura del testo.

Diffamazione su WhatsApp

L’ingiuria non è più reato. Per cui usare parole dure e oltraggiose contro una persona in una chat privata consente tutt’al più di agire in via civile per chiedere il risarcimento. Mentre se la stessa condotta è commessa in una chat cui partecipano più persone, sicché tutte possono leggere potenzialmente il testo, si commette il più grave reato di diffamazione. Su questo presupposto, la Cassazione [5] ha ammesso la diffamazione su un gruppo di WhatsApp con almeno tre iscritti.

Inserire una persona in un gruppo WhatsApp senza consenso

La comunicazione a terzi degli altrui dati personali – tra cui il numero di telefono – costituisce un reato previsto dalla legge sulla privacy. Ne consegue che, a rigore, inserire qualcuno in un gruppo WhatsApp senza prima avergli chiesto l’autorizzazione integra un illecito penale. 

Secondo la Suprema Corte, il titolare di un numero di cellulare, così come di una rete fissa, ha tutto il diritto a non divulgare la propria utenza [6]. Così chi rivela ai quattro venti il numero di cellulare di un altro commette reato di illecito trattamento dei dati altrui [7]. Un caso ormai noto ha visto condannato un tale che aveva rivelato il numero di telefonino altrui su internet e che, pertanto, è stato condannato penalmente.

I rischi del revenge porn

Contro i rischi del sexting e lo scambio di immagini o filmati di contenuto erotico, il legislatore ha di recente inserito il nuovo reato di revenge porn. Il vero nome è «diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti».

Secondo il Codice penale [8], salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da cinquemila a quindicimila euro. 

Quindi, chi gira ad altri contatti in rubrica le immagini sexy ricevute dall’ex rischia il carcere. 

Divulgazione dei messaggi WhatsApp 

Sul presupposto che un messaggio WhatsApp è paragonabile alla tradizionale lettera di carta e che la Costituzione tutela la segretezza della corrispondenza, secondo una recente sentenza della Cassazione [9] chi inoltra a terzi una conversazione WhatsApp (ad esempio, facendo un copia e incolla o uno screenshot) commette reato. Leggi Divulgare messaggio di gruppo WhatsApp cosa si rischia. I messaggi di WhatsApp, se inoltrati al numero chiuso di persone, come appunto le chat private, devono essere considerati alla stregua della corrispondenza privata, chiusa e inviolabile.

Pertanto, chi rivela a terzi il contenuto della chat o del gruppo WhatsApp commette un reato, quello di violazione del segreto della corrispondenza, comportamento che è appunto punito penalmente dal Codice.

Allo stesso modo, spiare WhatsApp del partner costituisce reato. Non importa se nella chat vi siano le prove dell’altrui tradimento, anche perché, se pur così fosse, tali prove non potrebbero essere utilizzate in giudizio in quanto acquisite illegalmente. 

note

[1] Cass., ord. n. 19155 del 17.07.2019.

[2] Cass., sent. 4600 del 9.03.2016.

[3] Cass. sent. n. 47283/2019.

[4] Trib. Roma, sent. n. 3012/2018.

[5] Cass. sent. n. 22853/14.

[6] Cass. sent. n. 21839/11 del 1.06.2018.

[7] Art. 167 L. n. 196/2003.

[8] Art. 10, legge n. 69 del 19 luglio 2019 e art. 612-ter cod. pen.

[9] Cass. ord. n. 21965/18 del 10.09.2018.


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