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Lavoro in nero oltre gli orari consentiti dalla legge: sanzioni e ricorsi

9 Marzo 2014
Lavoro in nero oltre gli orari consentiti dalla legge: sanzioni e ricorsi

Stabiliti i nuovi importi delle maxisanzioni per lavoro in nero e superamento della durata media dell’orario di lavoro.

Una recente riforma [1] ha introdotto alcune novità per il contrasto al lavoro nero e il mancato rispetto dell’orario e dei riposi, prevedendo un inasprimento delle sanzioni. In particolare, è stato previsto l’incremento in misura doppia delle sanzioni sulle violazioni della durata massima settimanale dell’orario di lavoro, del riposo settimanale e di quello giornaliero.

Per violazioni commesse dal 24 dicembre 2013, l’importo della maxisanzione per l’accertamento di lavoratori in nero, che non siano stati oggetto all’atto dell’ispezione di alcuna delle registrazioni o comunicazioni obbligatorie, è compreso tra 1.950 e 15.600 euro con una ulteriore maggiorazione giornaliera di 195 euro.

In merito alla revoca del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale [2] resta confermato l’aumento del 30% delle somme aggiuntive. Pertanto, per ottenere la revoca del provvedimento di sospensione, i nuovi importi da versare sono pari a 1.950 euro nelle ipotesi di lavoro irregolare e di 3.250 euro nelle ipotesi in cui il provvedimento, adottato dagli ispettori del lavoro o dalle Asl, sia conseguente a gravi e reiterate violazioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

La durata massima settimanale dell’orario di lavoro non può superare, per ogni periodo di sette giorni, le 48 ore, incluse le ore di straordinario. Il rispetto di questa media deve avvenire nell’ambito di un periodo di riferimento, di norma pari a quattro mesi, fatte salve specifiche disposizioni della contrattazione collettiva. 

Su questo punto, il ministero del Lavoro (con la circolare 8/2005) ha chiarito che nel computo delle ore, oltre alle ferie e alla malattia – già escluse dallo stesso decreto – non devono essere considerate neanche le assenze dovute a gravidanza e infortunio. Tutti i restanti periodi di assenza, con diritto alla conservazione del posto, sono invece ricompresi nell’arco temporale di riferimento, sia pur con indicazione delle ore pari a zero.

Per le violazioni in materia di tempi di lavoro, per le violazioni commesse dal 24 dicembre 2013 consistenti nel superamento della durata media dell’orario di lavoro (48 ore per ogni periodo di 7 giorni) la sanzione amministrativa varia da 200 a 1.500 euro. Se la violazione si riferisce a più di 5 lavoratori, la sanzione oscilla da 800 a 3mila euro. Nel caso riguardi più di 10 lavoratori la sanzione oscilla da 2mila a 10mila euro e non è ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta.

Uguali importi e condizioni si verificano per la mancata concessione del riposo settimanale. Per la mancata concessione dei riposi giornalieri le condizioni sono identiche ma gli importi variano, rispettivamente, da 100 a 300 euro, da 600 a 2mila euro e da 1.800 a 3mila euro.

La legge stabilisce che il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero, a eccezione dei casi previsti dalla norma stessa. Con le modifiche appena apportate, il periodo di riposo consecutivo deve essere calcolato come media in un arco temporale non superiore a 14 giorni. Nel caso del mancato rispetto del riposo settimanale, si applica la sanzione prevista per il superamento delle quarantotto ore settimanali di media, con gli stessi importi e scaglioni elencati sopra.

Infine si passa al riposo giornaliero. Per esso le nuove sanzioni prevedono l’importo da 100 a 300 euro se la violazione coinvolge fino a cinque lavoratori o due periodi di riferimento. Gli importi passano da 600 a 2mila euro, se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori o si è verificata in almeno tre periodi di ventiquattro ore. Se riguarda più di dieci lavoratori o almeno cinque periodi, l’importo va da 1.800 a 3mila euro. Bisogna precisare che le condotte appena citate si riferiscono al mancato rispetto del diritto del lavoratore a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore.

Il riposo deve essere fruito in modo consecutivo, fatte salve le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata o da regimi di reperibilità.

I maggiori introiti derivanti dall’incremento delle sanzioni saranno in parte assegnati al Fondo sociale per l’occupazione e formazione e in parte, nel limite massimo di 10 milioni euro annui dal corrente anno 2014, finalizzate a una più efficiente utilizzazione del personale ispettivo sull’intero territorio nazionale e a una maggiore efficacia, anche attraverso interventi carattere organizzativo, della vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, nonché a iniziative di contrasto del lavoro sommerso e irregolare.

I ricorsi

Contro le contestazioni delle violazioni alle quali si è fatto cenno è possibile ricorrere sia in sede amministrativa che in sede giudiziale.

La prima azione di tutela [3] consente al trasgressore, qualora ritenga infondata la contestazione, di chiedere, nel termine di 30 giorni, l’archiviazione producendo al direttore della direzione territoriale del Lavoro (Dtl) scritti e documenti che avvalorino la sua tesi. Con l’occasione potrà chiedere di essere sentito in merito ai fatti contestati. La Dtl avrà due soluzioni: archiviare il tutto, ovvero emettere ordinanza di ingiunzione al pagamento della sanzione calcolata tra il minimo e il massimo secondo criteri oggettivi.
Contro l’ordinanza, al trasgressore è riservato un ulteriore rimedio: potrà ricorrere, entro 30 giorni dalla notifica, in sede amministrativa, alla direzione regionale del Lavoro, o, se la contestazione riguarda la qualificazione del rapporto di lavoro, al Comitato regionale per i rapporti di lavoro. Tali uffici forniranno riscontro, rispettivamente, entro 60 e 90 giorni. Se non viene fornita risposta entro questi termini il ricorso si intende respinto (vale il principio del silenzio-rigetto).
In tal caso entro ulteriori 30 giorni è possibile presentare ricorso davanti al tribunale civile. Tuttavia, non è escluso che il trasgressore, avverso l’ordinanza ingiunzione, possa ricorrere, sempre entro 30 giorni dalla sua notifica, direttamente al tribunale civile.

Esiste anche un’ulteriore forma di tutela nei confronti del trasgressore [4]:  la Dtl, su motivata e comprovata istanza di dilazione dell’interessato, che dichiari di trovarsi in condizioni economiche disagiate, ovvero per importi di notevole entità [5], può concedere la dilazione del pagamento della sanzione così come era stata definitivamente stabilita con l’ordinanza ingiunzione.) scritti e documenti che avvalorino la sua tesi. Con l’occasione potrà chiedere di essere sentito in merito ai fatti contestati. La Dtl avrà due soluzioni: archiviare il tutto, ovvero emettere ordinanza di ingiunzione al pagamento della sanzione calcolata tra il minimo e il massimo secondo criteri oggettivi.


note

[1] DL n. 145/2013.

[2] Prevista dall’articolo 14 del Dlgs 81/2008.

[3] Art. 18 della legge 689/1981.

[4] Art. 26 della legge 689/1981.

[5] Interpello 4/2011 del ministero del Lavoro.

Autore immagine: 123rf.com


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