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Rinnovo permesso di soggiorno: ultime sentenze

29 Dicembre 2019
Rinnovo permesso di soggiorno: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: rinnovo del permesso di soggiorno; nuovi elementi sopravvenuti favorevoli allo straniero; tardività della dichiarazione tributaria; condanna per contraffazione di prodotti commerciali; diniego di rinnovo permesso di soggiorno.

Rinnovo permesso di soggiorno: i nuovi elementi sopravvenuti

Ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, i nuovi elementi sopravvenuti favorevoli allo straniero, cui l’Amministrazione può dare rilevanza ai sensi dell’art. 5, co. 5, del D.Lgs. 286/1998, sono quelli esistenti e formalmente rappresentati, o comunque conosciuti dall’Amministrazione, al momento dell’adozione del provvedimento.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. II, 19/02/2019, n.461

Quando l’amministrazione non può negare il rinnovo del permesso di soggiorno?

L’amministrazione non può negare il rinnovo del permesso di soggiorno in presenza di fatti e circostanze che dimostrino la capacità del soggetto di produrre reddito e «una prospettiva di continuità per il futuro».

Ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno non è necessario dimostrare il possesso di un preciso livello di reddito, costante nel tempo, dovendo l’amministrazione tenere conto di molteplici fattori che siano diretti a constatare la capacità reddituale dell’interessato.

Di conseguenza non può essere negato «a priori» il permesso di soggiorno a un soggetto che abbia dichiarato nel corso degli anni redditi dall’ammontare oscillante, a seguito della perdita del lavoro subordinato e dell’esercizio di attività da lavoratore autonomo.

Consiglio di Stato, sezione 3, 19/09/2019, n. 6249

Rinnovo del permesso di soggiorno: la valutazione di elementi di fatto

In materia di rinnovo del permesso di soggiorno, ai sensi dell’art. 5, comma 5, del T.U.I., è consentita la valutazione di elementi di fatto non rappresentati con l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno e sopravvenuti nel corso del procedimento, purché adeguatamente portati a conoscenza dell’Amministrazione, o da questa conosciuti prima dell’adozione dell’atto conclusivo.

Consiglio di Stato, sezione 3, 12/11/2019, n. 7736

Possesso di un reddito minimo idoneo al sostentamento dello straniero

In materia di rinnovo del permesso di soggiorno, il possesso di un reddito minimo idoneo al sostentamento dello straniero e del suo nucleo familiare costituisce un requisito soggettivo non eludibile ai fini del rilascio e/o rinnovo del permesso di soggiorno, in quanto attinente alla sostenibilità dell’ingresso dello straniero nella comunità nazionale, al suo inserimento nel contesto lavorativo e alla capacità di contribuire con il proprio impegno allo sviluppo economico e sociale del paese al quale ha chiesto di ospitarlo.

Consiglio di Stato, sezione 6, 15/07/2019, n. 4982

Condizione ostativa al rinnovo del permesso di soggiorno

In tema di immigrazione, costituisce una condizione ostativa al rinnovo del permesso di soggiorno, richiesto per motivi familiari, la verifica della pericolosità sociale – intesa come pericolosità non solo per l’ordine pubblico, ma anche solo per la sicurezza pubblica – del familiare straniero di cittadino italiano o dell’Unione europea e, pertanto, la sua sussistenza deve essere valutata dall’autorità competente al rilascio o al rinnovo del titolo, in conformità con l’art. 20 del d.lgs. n. 30 del 2007, in forza del quale la “pericolosità sociale” costituisce, conformemente alla direttiva 2004/38/CEE, una limitazione al mantenimento del diritto di soggiorno.

Corte di Cassazione, sezione 1, civile, 27/06/2019, n. 17289

La tardiva dichiarazione fiscale

La dichiarazione resa ai fini fiscali dall’extracomunitario rileva come elemento da valutare, unitamente ad altri elementi, ai fini della possibilità del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno; ne consegue che la tardività della dichiarazione tributaria non costituisce di per sé un elemento cui riconnettere automaticamente il diniego di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, essendo tenuta l’Amministrazione a valutarla comunque, al fine di accertare il possesso dei necessari requisiti reddituali.

Consiglio di Stato sez. III, 29/03/2017, n.1442

Motivo ostativo al rilascio del permesso di soggiorno

La condanna penale per contraffazione di prodotti da destinare al commercio rientra fra le situazioni automaticamente ostative al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno, e ciò per il grave disvalore che il legislatore attribuisce, a monte, ai reati in questione ai fini della tutela della fede pubblica; di conseguenza, in presenza di siffatte condanne non residua alcuna sfera di discrezionalità in capo all’Amministrazione, con conseguente legittimità del diniego di rinnovo permesso di soggiorno allo straniero condannato per tale reato.

T.A.R. Perugia, (Umbria) sez. I, 10/05/2016, n.399

Espulsione amministrativa: divieto di reingresso 

In mancanza della revoca di un precedente decreto di espulsione, il diniego di rilascio del permesso di soggiorno presenta carattere vincolato, poiché gli art. 4 comma 6, t.u. n. 286 del 1998 (secondo cui “non possono fare ingresso nel territorio dello Stato e sono respinti dalla frontiera gli stranieri espulsi, salvo che abbiano ottenuto la speciale autorizzazione o che sia trascorso il periodo di divieto di ingresso”) e 5, comma 5, del medesimo t.u. (nella parte in cui dispone che “il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati e, se il permesso di soggiorno è stato rilasciato, esso è revocato, quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato…”), vanno coordinati con l’art. 13 comma 13, stesso t.u., il quale stabilisce che lo straniero espulso non può rientrare nel territorio italiano senza una speciale autorizzazione del Ministro dell’Interno e con l’art. 19, d. P. R. n. 394/99, secondo cui il divieto di rientro nel territorio dello Stato per le persone espulse opera a decorrere dalla data della esecuzione dell’espulsione.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. IV, 06/06/2012, n.1598

Rigetto di rinnovo del permesso di soggiorno a cittadino extracomunitario

È illegittimo il rigetto di rinnovo del permesso di soggiorno a cittadino extracomunitario basata esclusivamente sulla presentazione a suo carico di una denuncia per uno dei reati per i quali gli art. 380 e 381 c.p.p., prevedono l’arresto obbligatorio o facoltativo in flagranza (trattatasi di reati commessi in violazione del diritto di autore e di ricettazione di merci ricevute nella consapevolezza della loro illecita provenienza).

Consiglio di Stato sez. VI, 10/10/2005, n.5465

Mancata richiesta il rinnovo del permesso di soggiorno entro il termine prescritto

La scelta di allontanare dal territorio italiano uno straniero per il solo motivo di non avere richiesto il rinnovo del permesso di soggiorno entro il termine prescritto è affetta da manifesta irragionevolezza, quando risulti e sia noto all’amministrazione che lo stesso in Italia abbia instaurato da anni una vita di relazione, sociale, familiare, economica e di lavoro assolutamente normale, che la sua condotta sia stata improntata al rispetto delle leggi e che non sussiste alcuna delle condizioni previste dalla normativa per il diniego del permesso di soggiorno.

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 20/01/2003, n.18

Tardiva presentazione domanda di rinnovo permesso di soggiorno

La ritardata presentazione dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno non comporta “ex se” l’espulsione dello straniero, in assenza di un previo esame dell’istanza, atto a valutare la possibilità di contemperare con le esigenze di salvaguardia dell’ordine pubblico, la compatibilità del soggiorno con le condizioni di vita e di lavoro nel luogo di residenza del richiedente e, quindi ad acclarare la sussistenza o meno dei presupposto per il rinnovo del permesso.

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 20/09/2002, n.557



6 Commenti

  1. La mia ragazza è cittadina della repubblica dominicana e attualmente è residente in Spagna con un permesso di soggiorno per stranieri valido 5 anni per motivi familiari (familiar ciudadano de la union) in quanto sua mamma, anche lei residente in Spagna, ha sposato un cittadino spagnolo e il permesso è stato concesso per la cittadinanza del marito. Volevo chiedere se la mia ragazza può ottenere un permesso di soggiorno in Italia per lavoro (sia come socia di società, oppure come lavoro subordinato con contratto a tempo indeterminato) oppure per qualsiasi altra opportunità.

    1. Bisogna distinguere in ragione del tipo di permesso di soggiorno di cui è in possesso il cittadino extracomunitario: infatti, la situazione è diversa a seconda che il permesso in questione sia quello “normale” oppure quello per soggiornanti di lungo periodo (cosiddetta carta di soggiorno). Quest’ultima ipotesi presuppone che il cittadino straniero sia già in possesso, da almeno 5 anni, di un permesso di soggiorno in corso di validità e che abbia anche determinata disponibilità di reddito (pari ad 5.953,87 euro per il 2019).Il Testo unico sull’immigrazione (art. 4) dice che possono soggiornare nel territorio dello Stato gli stranieri entrati regolarmente, che siano muniti di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno rilasciati, e in corso di validità, a norma del medesimo testo unico o che siano in possesso di permesso di soggiorno o titolo equipollente rilasciato dalla competente autorità di uno Stato appartenente all’Unione europea, nei limiti ed alle condizioni previsti da specifici accordi.Gli stranieri muniti del permesso di soggiorno o di altra autorizzazione che conferisce il diritto a soggiornare, rilasciati dall’autorità di uno Stato membro dell’Unione europea e validi per il soggiorno in Italia, sono tenuti a dichiarare la loro presenza al questore entro otto giorni. Agli stessi è rilasciata idonea ricevuta della dichiarazione di soggiorno.

      Allo straniero munito del permesso di soggiorno di altro Stato Ue, che si è trattenuto nel territorio nazionale oltre i tre mesi dall’ingresso, il questore intima di recarsi immediatamente, e comunque non oltre sette giorni dalla notifica dell’intimazione, nello Stato membro dell’Unione europea che ha rilasciato il permesso di soggiorno o altra autorizzazione che conferisce il diritto di soggiornare, in corso di validità, pena l’espulsione.Dunque, se in possesso di ordinario permesso di soggiorno di validità quinquennale (come può esserlo quello per motivi familiari), allo straniero extracomunitario è inibita la possibilità di lavorare in Paese diverso da quello che glielo ha rilasciato, potendo solamente soggiornare in altro Paese per un massimo di tre mesi.L’immigrato extracomunitario che ha ottenuto il permesso di soggiorno Ue può trasferirsi in altro un Paese dell’Unione Europea per motivi di lavoro o di studio solo se è in possesso del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo (cosiddetta carta di soggiorno). Si ricorda che questo tipo di permesso, al contrario degli altri, non ha una scadenza, in quanto è a tempo indeterminato, e può essere richiesto solo da coloro che risiedono legalmente in uno Stato Ue da almeno cinque anni.Come detto, gli altri permessi di soggiorno, invece, consentono di spostarsi all’interno dell’area Schengen per periodi di breve durata, al massimo 90 giorni. I brevi soggiorni sono consentiti per turismo, affari, corsi di studio, eventi sportivi, manifestazioni scientifiche, politiche, religiose e culturali. I suddetti permessi hanno validità temporanea.
      Lo Stato in cui ci si trasferisce deve essere informato di questo nuovo ingresso, tramite una segnalazione del diretto interessato alle autorità di pubblica sicurezza del Paese di destinazione. La permanenza in questo Stato per un periodo superiore a tre mesi rende necessario ottenere il rilascio del visto e del permesso di soggiorno tramite le procedure del Paese ospitante.Il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo (carta di soggiorno) permette di lavorare e studiare in un Paese Ue diverso da quello che lo ha rilasciato. Non è escluso però che alcuni Stati, a causa di una massiccia richiesta di ingressi oppure del verificarsi di particolari circostanze, possano fissare dei limiti numerici e quindi non riconoscere a tutti la possibilità di trasferimento.Gli Stati ospitanti possono inoltre subordinare l’ingresso nel loro territorio alla verifica di alcuni requisiti, tra cui il possesso di risorse economiche sufficienti, la disponibilità di un alloggio e una copertura sanitaria. È necessario poi fornire allo Stato ospitante ulteriori informazioni, che variano in base al motivo per il quale ci si vuole trasferire in quel Paese.Per quel che concerne il lavoro:se nel Paese ospitante si svolge un’attività di lavoro dipendente, sono richiesti il contratto di lavoro e una dichiarazione del datore di lavoro che attesta che l’assunzione è avvenuta secondo la normativa nazionale;se nel Paese ospitante si svolge un’attività di lavoro autonomo, si deve dimostrare una disponibilità economica adeguata per l’esercizio dell’attività economica prescelta e bisogna dotarsi delle autorizzazioni e permessi previsti dalla normativa nazionale.Il Paese ospitante rilascia allo straniero un permesso di soggiorno specifico per l’attività che la persona andrà a svolgere, comunicandolo alle autorità del Paese che ha rilasciato il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.Il trasferimento in un altro Stato Ue diverso da quello in cui si è ottenuto il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo non determina la revoca automatica del permesso stesso, salvo che lo Stato in cui ci si trasferisce rilasci, a sua volta, un permesso di soggiorno di lungo periodo. La revoca avviene anche in caso di assenza per più di 6 anni o in caso di assenza dall’Ue per più di 12 mesi consecutivi.Diverso sarebbe stato, invece, lo svolgimento in Italia di attività lavorativa a seguito di permesso di soggiorno per motivi familiari rilasciato sempre in Italia: secondo il testo unico sull’immigrazione (art. 6), infatti, il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo e familiari per essere utilizzato anche per le altre attività consentite. Al momento del rinnovo è possibile richiedere il nuovo permesso di soggiorno corrispondente all’attività effettivamente svolta.Ancora, l’art. 30 comma secondo, dice che il permesso di soggiorno per motivi familiari consente l’accesso ai servizi assistenziali, l’iscrizione a corsi di studio o di formazione professionale, l’iscrizione nelle liste di collocamento, lo svolgimento di lavoro subordinato o autonomo, fermi i requisiti minimi di età per lo svolgimento di attività di lavoro.L’art. 14 del regolamento di attuazione al testo unico afferma che il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato o di lavoro autonomo e per motivi familiari può essere utilizzato anche per le altre attività consentite allo straniero, anche senza conversione o rettifica del documento, per il periodo di validità dello stesso e, in particolare, che il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare o per ingresso al seguito del lavoratore, per motivi umanitari ovvero per integrazione minore nei confronti dei minori, consente l’esercizio del lavoro subordinato e del lavoro autonomo (in questo senso anche la nota Congiunta n. 4079 del 7 maggio 2018, del Ministero del lavoro e dell’Ispettorato nazionale del lavoro).

      Tirando le fila di quanto detto sinora, il testo unico sull’immigrazione (art. 9 bis) prevede la possibilità, per un extracomunitario munito di permesso di soggiorno Ue, di recarsi in Italia per lavorare solamente nel caso in cui sia titolare di un permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da un altro Stato membro. In questo caso, si può chiedere di soggiornare in Italia per un periodo superiore a 90 giorni al fine di:svolgere un lavoro subordinato o autonomo nel rispetto delle altre condizioni previste dalla legislazione nazionale;frequentare corsi di studio o di formazione professionale.Per poter svolgere un’attività lavorativa subordinata occorre comunque avere una autorizzazione preventiva da parte dello Sportello Unico, il cosiddetto nulla osta. Questa autorizzazione deve essere richiesta pure se si vuol esercitare un’attività di tipo autonomo. Le autorizzazioni però sono soggette a delle limitazioni numeriche: il decreto flussi che viene emanato dal Governo Italiano il quale prevede un numero massimo di permessi di soggiorno per lavoro che possono essere rilasciati ai titolari dei permessi di soggiorno Ue soggiornanti di lungo periodo.Al di fuori di tali ipotesi, il titolare di permesso di soggiorno per lungosoggiornanti può comunque soggiornare in Italia se è in grado di dimostrare di possedere adeguate risorse economiche per un importo superiore a 17mila euro (doppio dell’importo minimo previsto per l’esenzione alla spesa sanitaria, pari a circa 8.500 euro) e un’assicurazione medica.Il titolare del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo, una volta esperite le formalità e seguito le procedure previste per poter seguire un corso di studi ovvero per lavorare, dovrà chiedere il rilascio del permesso corrispondente al motivo del soggiorno. Per lavoro, una volta ottenuto il nulla osta dallo Sportello Unico, questi gli rilascerà il modello già compilato da inviare alla Questura tramite lo Sportello Amico presente negli uffici postali.Per soggiorni inferiori ai tre mesi, è sufficiente che lo straniero presenti la dichiarazione di presenza al questore, analogamente agli stranieri titolari di altro permesso rilasciato da un altro Paese dell’Unione.Si potrebbe invece entrare in Italia provenendo direttamente dal proprio Paese extracomunitario ottenendo un permesso di soggiorno per motivi di lavoro rilasciato a seguito della stipula del contratto di soggiorno per lavoro. La durata del relativo permesso di soggiorno per lavoro è quella prevista dal contratto di soggiorno e comunque non può superare:
      la durata complessiva di nove mesi in relazione ad uno o più contratti di lavoro stagionale;
      la durata di un anno in relazione ad un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato;
      la durata di due anni in relazione ad un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
      Il problema dell’ottenimento di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro a favore di cittadini extracomunitari, però, è legato al rispetto del provvedimento che ogni l’Italia emana e che va sotto il nome di decreto flussi. I visti di ingresso in Italia di cittadini non appartenenti all’Unione Europea per motivi di lavoro, sia esso autonomo o subordinato (anche stagionale), sono rilasciati entro il limite delle quote stabilite annualmente con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.Come anticipato, per poter entrare a lavorare in Italia provenendo direttamente dal proprio Paese d’origine, è necessaria la richiesta di nullaosta per l’assunzione da parte di un datore di lavoro (italiano o straniero) regolarmente soggiornante. Il datore di lavoro, prima di richiedere il nullaosta, deve formalizzare presso il Centro per l’Impiego competente la richiesta della presenza sul territorio nazionale di un lavoratore disponibile e, solo quando il Centro per l’Impiego abbia verificato e certificato l’indisponibilità di un lavoratore presente sul territorio, il datore potrà procedere alla richiesta di nullaosta per cittadino extracomunitario.Per poter poi lavorare in Italia approfittando delle quote stabilite dal decreto flussi annuale occorre inoltre non trovarsi giù sul territorio: in altre parole, il decreto flussi presuppone che la domanda di lavoro provenga dal cittadino extracomunitario che si trovi nel suo Paese e che non sia già in Italia.

      1. Ricapitolando tutto quanto detto sinora:
        chi gode di un permesso di soggiorno per motivi familiari rilasciato da Paese Ue, non può rimanere in Italia se non per periodi superiori ai novanta giorni. Non può dunque essere assunto per lavorare in Italia (se non nel rispetto del limite dei tre mesi);
        chi gode di un permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo (carta di soggiorno) rilasciato da Paese Ue, può ottenere un permesso di soggiorno lavorativo in Italia, nel rispetto delle quote previste dal decreto flussi e delle modalità previste per l’assunzione di stranieri extracomunitari;provenendo dal proprio Paese extracomunitario, si può ottenere il permesso di soggiorno lavorativo, ma soltanto approfittando delle quote annuali messe a disposizione dal decreto flussi.In chiusura, va ricordato che, poiché i rapporti tra i singoli Stati europei, nel rispetto della generale normativa comunitaria, possono essere disciplinati da apposite convenzioni (più volte, sopra, si è fatto riferimento alla possibilità di specifici accordi), sarebbe prudente chiedere maggiori informazioni all’Ufficio immigrazione della Questura in merito ad eventuali accordi tra Italia e Spagna.

  2. Ho mia mamma invalida al 100% con verbale e Legge 104, con incapacità negli atti quotidiani della vita. Sto per assumere una badante peruviana esperta che è in Italia da 14 anni ed ha 34anni. Ha correttamente rinnovato il permesso di soggiorno entro la data di scadenza. Ha la residenza in un’altra città italiana, ma già da un bel pò di tempo vive nella mia città per esigenza di procacciamento lavoro. Al caf della sua città di residenza le hanno sbagliato l’indirizzo di residenza e il caf le ha indicato un altro comune con il nome della stessa via. La questura ha risposto alla pec al mio studio commercialista dicendo che non era certificabile per mancata dimora abituale. Hanno fatto un controllo alla residenza che è andato a buon fine. La signora sta cercando una residenza nella mia città. C’è un effettivo minimo di ore che deve presentare per il permesso? Io posso assumerla per 8 ore e la signora sta cercando a contratto altre ore.

    1. Per il permesso di soggiorno per motivi di lavoro non è previsto un minimo di ore; il problema, però, si pone per la concreta situazione economica della signora: per il rinnovo (o il rilascio) del permesso di soggiorno occorrono l’esistenza di sufficienti mezzi di sostentamento (corrispondenti a reddito da lavoro), l’esistenza di un contratto di lavoro e la disponibilità di un alloggio. Sono questi gli elementi principali che la questura deve valutare.Il parametro che viene preso in considerazione per comprendere se un lavoro consente di vivere dignitosamente è l’importo dell’assegno sociale; in pratica, il reddito necessario per ottenere il rinnovo non deve essere inferiore all’importo dell’assegno sociale che varia di anno in anno e che, per il 2019, è pari a 453,00 euro mensili. Pertanto, per rinnovare il permesso occorre che la retribuzione annuale sia pari all’importo dell’assegno sociale: quindi, le ore anche se sono otto possono bastare purché si abbia una retribuzione mensile non inferiore ai 453,00 e annua non inferiore ai 5436,00 euro. Tuttavia, va detto che gli ultimi orientamenti giurisprudenziali tendono ad interpretare il requisito della condizione patrimoniale in maniera flessibile, consentendo il rinnovo (o il rilascio) del permesso anche a chi non raggiunge la soglia dell’assegno sociale ma può contare sull’aiuto economico dei parenti o di altre persone, oppure sulle favorevoli possibilità di trovare un lavoro migliore. Si può pertanto dire che quello dell’assegno sociale è solo un indice di riferimento.

  3. Lo straniero extracomunitario (o l’apolide) che arriva in Italia deve richiedere, entro il termine di otto giorni, il permesso di soggiorno presso l’ufficio immigrazione della questura che si trova nella provincia dove intende risiedere. La questura provvederà inizialmente al rilievo delle impronte digitali, rilasciando al richiedente una copia dell’istanza inoltrata, all’interno della quale v’è scritto la data in cui il permesso di soggiorno definitivo sarà pronto. Nel frattempo, lo straniero extracomunitario potrà risiedere in Italia con la sola prova dell’avvenuto deposito della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno in questura.

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