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Figlio coppia separata fa un danno: quale genitore risarcisce?

26 Novembre 2019
Figlio coppia separata fa un danno: quale genitore risarcisce?

Genitori separati o divorziati: chi paga i danni commessi dal figlio minorenne?

Marito e moglie divorziano. Il figlio viene affidato alla madre con cui convive, salvo il diritto di visita del padre da esercitare tre volte a settimana. Avviene però che, un giorno, il ragazzo si litighi con un compagno di classe, lo colpisca in volto e, per ciò, gli procuri una ferita al naso. I genitori di quest’ultimo pretendono un risarcimento e rivolgono la domanda alla madre del responsabile, in quanto diretta responsabile avendone la supervisione quotidiana. La donna però pretende che l’ex marito contribuisca, insieme a lei, a pagare i danni commessi dal ragazzo. Chi dei due ha ragione? Se il figlio di una coppia separata fa un danno, quale genitore risarcisce? La questione è stata più volte decisa dalla giurisprudenza. 

Cerchiamo di definire innanzitutto quali sono i confini della responsabilità dei genitori sulle condotte illecite commesse dalla prole e quando sono tenuti a rimborsare i danni prodotti da tali azioni. 

Quando i genitori sono responsabili per i figli?

Per tutti gli illeciti civili, e quindi per il risarcimento del danno, i genitori sono responsabili solo finché il figlio è minorenne. Dai 18 anni in poi, i danni sono risarciti dal diretto interessato. Se il fatto viene commesso quando il ragazzo è minorenne, la responsabilità resta in capo ai genitori nonostante il figlio, poco dopo, raggiunga la maggiore età (ad esempio nel corso del processo).

Un esempio è il caso in cui il figlio rompa l’auto del vicino di casa con una pallonata o, involontariamente, faccia cadere un compagno dalla bicicletta.

Per tutti gli illeciti penali commessi dai minorenni invece i genitori non sono mai responsabili. Ne è personalmente responsabile il ragazzo se ha almeno 14 anni; nel qual caso risponde delle proprie condotte penalmente rilevati. Viceversa, sotto i 14 anni non è imputabile.

Per gli illeciti amministrativi, come le contravvenzioni stradali, c’è la responsabilità dei genitori finché il figlio è minorenne. Dopodiché è questi che deve pagare le varie multe.

Maggiori informazioni nell’articolo Fino a che età i genitori sono responsabili dei figli?

Quando i genitori non sono responsabili per i figli?

Il problema della responsabilità dei genitori per i danni dei figli si pone quindi solo nell’ambito del diritto civile, ossia per le condotte che richiedono un risarcimento.

La legge stabilisce l’esonero della responsabilità per padre e madre solo in due casi alternativi:

  • o quando il figlio è affidato alla custodia di insegnanti, precettori e istruttori di vario tipo: scuola, docenti privati, allenatore sportivo, ecc. In tutti questi casi, la responsabilità per i danni causati dal minore è di chi lo ha “in gestione” seppur per un periodo di tempo limitato;
  • o se i genitori dimostrano di non aver potuto impedire il fatto.

Il «non aver potuto impedire il fatto» è una circostanza difficile, se non impossibile, da dimostrare. Difatti, secondo l’attuale orientamento della giurisprudenza, non c’entra la distanza fisica tra genitore e figlio, quanto l’educazione a questi impartita. In pratica i genitori devono fornire ai figli tutti gli insegnamenti per il corretto vivere in società, per il rispetto del prossimo nonché delle regole giuridiche e sociali. Tanto al fine di rendere il bambino capace di autogestirsi anche da solo, nel rispetto di una civile convivenza con il prossimo. Il fatto che il figlio sia lontano dalla vista dei genitori, ad esempio quando è al parco con gli amici, non esonera questi ultimi dalla responsabilità per le sue condotte illecite. Non è la presenza o l’assenza del genitore a comportare o escluderne l’obbligo per questi di risarcire eventuali danni realizzati dal minore.

Quindi, affinché i genitori possano evitare di risarcire i danni commessi dal figlio minorenne non devono semplicemente dimostrare di non aver potuto impedire il fatto, ma di aver impartito al piccolo una buona educazione – consona alle proprie condizioni sociali e familiari – e di aver sempre esercitato su di lui una vigilanza adeguata all’età [1]. 

Genitori separati: chi risarcisce i danni del figlio?

Il codice civile stabilisce che il padre e la madre sono responsabili del danno cagionato dal figlio minore che abiti con loro. Questo farebbe pensare, quindi, che il risarcimento per il danno commesso da un giovane di una coppia separata, che non abbia ancora raggiunto la maggiore età, spetti solo al genitore presso cui questi sia stato collocato. Il concetto invece riferito dal codice civile si riferisce più che altro all’ipotesi del figlio che ancora sia sotto la “supervisione” dei genitori e non sia invece andato a vivere da solo, rendendosi completamente indipendente. Si pensi al giovane di 17 anni che trova un lavoro all’estero e va a vivere lontano da papà e mamma.

Dunque, alla luce di quanto detto, viene in evidenza che la responsabilità per i danni commessi da un figlio di una coppia separata o divorziata incombe sia sul padre che sulla madre, a prescindere da quale dei due abbia la collocazione. 

Ricordiamo che il concetto di collocazione riguarda la dimora del minore, il luogo ove questi abitualmente vive, dorme e mangia. Di solito, la collocazione viene affidata alla madre.

Concetto diverso è invece l’affidamento che è invece l’insieme dei poteri e doveri sul minore, l’esercizio delle scelte più importanti per la crescita, educazione e salute del figlio. 

Dunque, va da sé che se l’affidamento è condiviso, tutti e due i genitori devono concorrere, in pari misura – ossia al 50% – a risarcire i danni commessi dal bambino. E ciò perché su entrambi vige il dovere di dare al figlio una corretta educazione.

Viceversa, in caso di affidamento esclusivo a un solo genitore, è solo questi l’unico responsabile. Oneri ed onori di tale potere esclusivo.

Secondo il tribunale di Monza [2] la responsabilità del genitore per il fatto commesso da un minore capace di intendere e volere scatta anche quando questi è affidato a persona idonea a vigilarlo e controllarlo (ad esempio l’insegnate) giacché l’affidamento del minore alla custodia di terzi solleva il genitore dall’obbligo di vigilare su di lui, ma non anche dal dovere di impartirgli una corretta educazione. Rimane quindi a carico dei genitori dimostrare, per liberarsi da responsabilità per il fatto compiuto dal minore in un momento in cui lo stesso si trovava soggetto alla vigilanza di terzi, di avere impartito al minore stesso un’educazione adeguata a prevenirne comportamenti illeciti. 

Il Tribunale ne trae l’ulteriore conseguenza che il coniuge separato non affidatario non può per ciò solo liberarsi dalla responsabilità per la colpa da omessa educazione, soprattutto allorquando le modalità dello stesso fatto illecito rivelino un grado di maturità e di educazione del minore − irresponsabilità, assoluta mancanza di capacità di controllo e di giudizio critico sulle possibili conseguenze del proprio operato − palesemente conseguente al mancato adempimento dei doveri incombenti sui genitori.


note

[1] Cass. sent. n. 9509/2007.

[2] Trib. Monza, sent. del 12.06.2006.


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