L’Aids continua a colpire non solo I gay

26 Novembre 2019
L’Aids continua a colpire non solo I gay

L’Hiv continua a uccidere i più piccoli. Ecco il nuovo rapporto dell’Unicef.

Ma l’Aids non era stato fortemente arginato? Affatto. Le statistiche parlano di una malattia ancora inarrestabile. Secondo un nuovo rapporto diffuso oggi dall’Unicef, solo nel 2018 circa 320 bambini e adolescenti sono morti ogni giorno per cause legate all’Aids, ovvero 13 bambini ogni ora. Inoltre nello stesso periodo circa 160.000 bimbi fra 0 e 9 anni sono stati colpiti dall’Hiv, portando il numero totale di bambini in questo gruppo di età che convivono con il virus a 1,1 milioni. E ancora: 140.000 ragazze adolescenti sono state colpite dall’Hiv nel 2018, rispetto a 50.000 coetanei maschi. Numeri che colpiscono, resi noti in vista della Giornata mondiale contro l’Aids del 1 dicembre.

Da una nota stampa che La Legge per Tutti ha appena ricevuto dall’agenzia Adnkronos emerge che sono stati 89.000 inoltre i bambini sotto i 5 anni contagiati durante la gravidanza o il parto e 76.000 durante l’allattamento (sempre nel 2018). Lo scarso accesso alle terapie antiretrovirali in alcune parti del mondo, in aggiunta a limitati sforzi per la prevenzione, sono le cause principali di queste morti: solo il 54% dei bambini fra 0 e 14 anni che convivevano con l’Hiv nel 2018 ha ricevuto una terapia antiretrovirale salvavita.

Henrietta Fore, direttore generale dell’Unicef, ha sottolineato che “Il mondo è vicino ad ottenere grandi risultati nella battaglia contro l’Hiv e l’Aids, ma non dobbiamo fermarci di fronte ai progressi compiuti”. POi, ha aggiunto che “Investire in test e cure per i bambini e gli adolescenti è una questione di vita o di morte e, per loro, dobbiamo scegliere la vita”.

I dati mostrano ancora una volta forti disparità regionali nell’accesso alle cure fra i bambini che convivono con l’Hiv, al di fuori dei Paesi Occidentali. L’accesso è maggiore in Asiameridionale (91%), seguita da Medio Oriente e Nord Africa (73%), Africa orientale e meridionale (61%), Asia orientale e Pacifico (61%), America Latina e Caraibi (46%) e Africa occidentale e centrale (28%).

Ma dalla fotografia non emergono solo elementi negativi: secondo il rapporto l’accesso delle madri alle terapie antiretrovirali per prevenire la trasmissione del virus ai loro figli è aumentato a livello globale, raggiungendo l’82%, rispetto al 44% di meno di 10 anni fa. Tuttavia, persistono le disparità fra le regioni, con l’Africa orientale e meridionale con il maggiore tasso di copertura (92%), seguita da America Latina e i Caraibi (79%), Africa occidentale e centrale (59%), Asia meridionale (56%), Asia orientale e Pacifico (55%) e Medio Oriente e Nord Africa (53%).

“Abbiamo ancora molta strada da fare, ma dare a sempre più madri in gravidanza cure antiretrovirali per prevenire la trasmissione da madre a figlio ha aiutato a evitare circa 2 milioni di nuovi casi di Hiv e ha prevenuto la morte di oltre 1 milione di bambini sotto i 5 anni”, ha dichiarato Fore. “Abbiamo bisogno di vedere progressi simili nelle cure pediatriche. Ridurre questo divario fra i bambini e le loro madri potrebbe aumentare significativamente le aspettative e la qualità della vita dei bambini colpiti da Hiv“, ha concluso.


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