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Competenza del tribunale dei minori: ultime sentenze

28 Dicembre 2019
Competenza del tribunale dei minori: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: competenza del tribunale per i minorenni; competenza del tribunale ordinario; pubblico ministero minorile; superiore interesse del minore.

Tribunale ordinario e tribunale dei minori: il ruolo del pm

La competenza del Tribunale dei minori nei procedimenti exart. 330 e 333 c.c. non residua nell’ipotesi in cui abbia agito il PM minorile. L’apparente limitazione dei poteri del P.M. nell’ambito dei procedimenti di separazione innanzi il Tribunale ordinario, si giustifica dalla circostanza che i coniugi hanno già attivato il relativo procedimento con ciò investendo il giudice di ampi poteri anche d’ufficio, riemergendo il potere di agire nel momento in cui detti procedimenti vengono decisi in via definitiva.

Mentre, nell’ambito dei procedimenti pendenti innanzi il Tribunale ordinario, il PM ha comunque un potere di segnalazione e di stimolo affinchè il giudice possa adottare i provvedimenti più rispondenti all’interesse del minore.

Tribunale Catania, 23/10/2018

La competenza a decidere sulle domande de potestate

Alla luce della normativa attualmente vigente in materia, anche nei casi di pendenza innanzi al giudice ordinario di procedimenti di separazione, divorzio, annullamento, nullità matrimoniale ovvero di quelli relativi ai figli nati fuori dal matrimonio, la competenza a decidere sulle domande de potestate proposte ai sensi degli artt. 330 e 333 c.c. dal Pubblico ministero minorile, o da un parente nei confronti di uno o entrambi i genitori di un minore, spetta al Tribunale per i Minorenni .

Tribunale minorenni Catania, 21/03/2018

Nomina del tutore del minore

La competenza del Tribunale per i minorenni in ordine alla nomina del tutore del minore si radica soltanto ove sia pendente un procedimento volto alla dichiarazione di adottabilità, atteso che gli indici normativi astrattamente desumibili dalla legge n. 184 del 1983, art. 33 commi 4 e 5, non sono rilevanti perchè costituiscono un’eccezione, giustificata dalla peculiarità delle condizioni oggettive (eventi bellici, calamità naturali etc.), alle rigorose regole e procedure fissate per l’ingresso legale dei minori nel nostro paese, al fine di non procedere ad adozioni internazionali illegali..

Cassazione civile sez. VI, 17/01/2017, n.1051

Concorso di competenza del tribunale per i minorenni e del tribunale ordinario 

È inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 38, comma 1, delle disposizioni di attuazione del codice civile, censurato, per violazione degli artt. 3, 97, comma 2, e 111 Cost., nella parte in cui attribuisce alla competenza del Tribunale per i minorenni, accanto a quella del Tribunale ordinario, i provvedimenti ablativi o limitativi della responsabilità genitoriale di cui agli artt. 330 e 333 c.c. In primo luogo l’ordinanza di rimessione è priva di motivazione in ordine alla rilevanza della questione, atteso che dalla sintetica descrizione della fattispecie concreta non emergono elementi che consentano di ritenere che il thema decidendum sottoposto al giudice a quo comporti la soluzione di questioni attinenti alla titolarità della responsabilità genitoriale, né che sia richiesto, neppure incidentalmente, un accertamento sul contegno pregiudizievole (o radicalmente abusivo) di uno dei genitori.

Inoltre, il giudice a quo omette di indicare quale sia lo scenario processuale nell’ambito del quale egli ritiene di dover fare applicazione del censurato criterio di riparto della competenza. Infine, la motivazione dell’ordinanza di rimessione non spiega le ragioni per le quali il denunciato vulnus possa, e debba, essere eliminato mediante l’attribuzione al Tribunale ordinario delle controversie relative alla responsabilità dei genitori, anziché mediante l’attrazione al Tribunale minorile — quale giudice specializzato — delle competenze relative all’affidamento dei minori.

Il petitum del rimettente non è, dunque, supportato da elementi che consentano di ritenere che quella invocata sia l’unica scelta costituzionalmente compatibile e, pertanto, l’intervento richiesto si caratterizza per un alto tasso di manipolatività. Ciascuna di tali soluzioni comporta, infatti, scelte (anche organizzative) discrezionali, come tali riservate al legislatore (sentt. nn. 243 del 2014, 23, 194, 223 del 2015).

Corte Costituzionale, 10/06/2016, n.134

Tutela giurisdizionale celere del minore

Nei procedimenti di cui agli artt. 330 e 333 c.c., il principio della “perpetuatio iurisdictionis”, in forza del quale la competenza territoriale del giudice adito rimane ferma, nonostante lo spostamento in corso di causa della residenza anagrafica o del domicilio del minore, a seguito del trasferimento del genitore con cui egli convive, prevale, per esigenze di certezza e di garanzia di effettività della tutela giurisdizionale, su quello di “prossimità”, ove il provvedimento in relazione al quale deve individuarsi il giudice competente sia quello stesso richiesto con l’istanza introduttiva o con altra che si inserisca incidentalmente nella medesima procedura.

(Nella specie, la S.C. ha accolto il regolamento di competenza d’ufficio sollevato dal Tribunale per i minorenni di Brescia, dinanzi al quale era stato riattivato, nei medesimi termini originari, il procedimento “de potestate” dopo la pronuncia di incompetenza del Tribunale per i minorenni di Bologna, adito dal P.M., motivata sul trasferimento, in corso di causa, della madre, insieme alle minori, in un comune in provincia di Brescia).

Cassazione civile sez. VI, 12/04/2016, n.7161

Domande di competenza di organi giudiziari diversi

Il procedimento di modifica del decreto del Tribunale dei Minori si segue la procedura di cui agli art. 737 e ss. c.p.c. e viene definito con decreto del collegio, mentre il procedimento ex art. 316 bis c.c. è di competenza presidenziale e viene definito con decreto di tale organo monocratico: nello stesso procedimento, pertanto, non si possono avanzare nello stesso giudizio due domande che sono di competenza di organi giudiziari diversi.

Tribunale Genova sez. IV, 11/02/2016

Tribunale ordinario e tribunale minorile: riparto di competenza

Il superiore interesse del minore, così come convenzionalmente e costituzionalmente individuabile, non si rinviene nella concomitanza di provvedimenti aventi ad oggetto la compressione della responsabilità genitoriale contrastanti e contraddittori provenienti da organi giudiziari diversi, ma da un quadro di distribuzione della competenza tendenzialmente stabile, predeterminato e non rimesso soltanto alle scelte processuali delle parti.

Pertanto, la precedenza di un procedimento relativo al conflitto genitoriale rispetto all’azione rivolta al tribunale dei minori per provvedimenti ablativi della responsabilità genitoriale determina, ai sensi del novellato art. 38 disp. att. c.c., per il principio di concentrazione delle tutele, la “vis attractiva” verso il g.o.

Cassazione civile sez. VI, 14/01/2016, n.432

Diritto degli ascendenti di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 38, comma 1, delle disposizioni di attuazione del codice civile, come modificato dall’art. 96, comma 1, lett. c), d.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, censurato, per violazione degli artt. 3, 76, 77 e 111 Cost., nella parte in cui attribuisce alla competenza del tribunale per i minorenni le controversie di cui all’art. 317-bis c.c. concernenti il diritto degli ascendenti di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, anche in caso di pendenza di un giudizio di separazione o divorzio tra i genitori dinanzi al tribunale ordinario.

Appare ragionevole che il legislatore delegato, avendo introdotto una previsione del tutto innovativa, quale quella di cui all’art. 317-bis c.c., ne abbia definito, nell’esercizio dell’indiscusso potere “integrativo” che la legge di delega gli aveva conferito, anche i “contorni” processuali, adeguatamente individuando il giudice competente in quello “specializzato”. Inoltre, il “cumulo processuale” previsto dal secondo periodo del comma censurato, ai sensi del quale i procedimenti di cui all’art. 333 c.c. — di regola attribuiti alla competenza del tribunale per i minorenni — sono affidati, invece, alle cure del tribunale ordinario quando «tra le stesse parti» penda un giudizio di separazione o di divorzio, si giustifica in relazione alla circostanza per cui le parti coinvolte in giudizio sono soggettivamente “le stesse” (vale a dire i genitori in fase di separazione o divorzio e i figli minori) e in relazione alla necessità che il giudice possa adottare, in costanza di una crisi coniugale aggravata da comportamenti genitoriali pregiudizievoli per i figli, le misure più opportune per la migliore tutela degli interessi di questi ultimi.

Ciò, non impone di adottare una medesima soluzione regolativa per le controversie, del tutto differenti, di cui all’art. 317-bis c.c., rispetto alle quali sarebbero soggettivamente diverse le “parti” in giudizio, così come diversi sarebbero gli interessi in contesa. Il cumulo di questo contenzioso con quello della separazione finirebbe inevitabilmente per introdurre, anche fra gli stessi coniugi, un ulteriore elemento di conflittualità, potenzialmente eccentrico rispetto a quelli già presenti (sentt. nn. 50, 182, 229, 243 del 2014).

Corte Costituzionale, 24/09/2015, n.194

Revoca dei limiti alla responsabilità genitoriale

Si versa in un ambito attratto dalla competenza funzionale del tribunale dei minori, ove la parte ricorrente introduca in via autonoma un giudizio ex art. 333, comma 2, c.c., senza che penda alcun processo di separazione, divorzio o ex art. 316 c.c.: a maggior ragione qualora la richiesta miri a revocare un affidamento familiare.

Tribunale Milano sez. IX, 05/06/2015

Affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio e diritto di visita

Le questioni relative al diritto di visita in materia di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio resta radicata in capo al Tribunale dei Minori, in quanto la l. n. 54/2006 non ha abrogato, né modificato la competenza fissata “in.subiecta” materia dal combinato disposto degli art. 317 bis c.c. e 38 disp. art. c.c,

Tribunale Nocera Inferiore sez. I, 16/04/2014, n.612

Iscrizione di figli sul permesso di soggiorno dei genitori

In tema di immigrazione, sussiste la competenza del tribunale ordinario e non del tribunale dei minori sulla domanda proposta dai genitori stranieri volta ad ottenere l’iscrizione dei figli minori sul permesso di soggiorno ai sensi dell’art. 31 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, in quanto, ai sensi dell’art. 38, secondo comma, disp. att. e trans. cod. civ., i provvedimenti relativi ai minori per i quali non è espressamente stabilita la competenza di una diversa autorità giudiziaria sono emessi dal tribunale ordinario, l’inserimento del minore nel permesso di soggiorno non presuppone necessariamente l’esperimento della procedura di ricongiungimento di cui all’art. 29, primo comma, lett. b), e settimo, ottavo e nono comma, del d.lgs. n. 286 cit., e, infine, appartiene alla discrezionalità del legislatore (come riconosciuto dalla Corte costituzionale, ordinanze n. 140 del 2001 e n. 295 del 2003) la scelta di affidare al giudice ordinario la tutela del diritto all’unità familiare (nel rispetto del superiore interesse del minore), espressamente riconosciuto agli stranieri regolarmente presenti in Italia, che siano titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno.

Cassazione civile sez. VI, 09/04/2014, n.8398

Provvedimenti di decadenza dalla potestà genitoriale

In tema di affidamento di minori e di provvedimenti di decadenza dalla potestà genitoriale, il discrimine tra la competenza del Tribunale ordinario e quella del Tribunale per i Minorenni deve essere individuato con riferimento al “petitum” ed alla “causa petendi” in concreto dedotti.

Rientrano pertanto nella competenza del giudice specializzato, ai sensi del combinato disposto degli art. 330 c.c. e 38 disp. att. c.c.., soltanto le domande finalizzate ad ottenere i provvedimenti di decadenza dalla potestà genitoriale, mentre rientrano nella competenza del Tribunale ordinario, in sede di separazione personale dei coniugi, le pronunzie di affidamento del minori nonché le modalità dell’affidamento; né vale a spostare la competenza presso il Tribunale per i Minorenni l’allegazione di un grave pregiudizio per i figli minori, se tale deduzione non è intesa ad ottenere un provvedimento ablativo della suddetta potestà.

Cassazione civile sez. I, 27/02/2013, n.4945



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