Allattamento al seno: l’allarme dell’Istituto superiore di sanità

26 Novembre 2019
Allattamento al seno: l’allarme dell’Istituto superiore di sanità

Il rapporto del ‘Sistema di sorveglianza sui determinanti di salute nella prima infanzia’ boccia le mamme sull’allattamento al seno.

L’allattamento al seno dona numerosi benefici alla mamma e al suo bambino, tuttavia le mamme italiane sono più informate e consapevoli su alcuni rischi per i neonati, dallo stop al fumo in gravidanza all’importanza di vaccinare i propri figli (intende farlo l’80%), ma ancora solo una mamma su quattro allatta il proprio bambino al seno in maniera esclusiva a 4-5 mesi di vita e ancora molte non assumono l’acido folico prima dell’inizio della gravidanza per prevenire le malformazioni congenite. Sono alcuni dei risultati del ‘Sistema di sorveglianza sui determinanti di salute nella prima infanzia‘, coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e a cui partecipano 11 Regioni, promosso e finanziato dal ministero della Salute e illustrato oggi nel corso di un convegno sul tema. Lo studio ha coinvolto circa 30.000 mamme intercettate nei centri vaccinali tra dicembre 2018 e aprile 2019.

“Nel periodo compreso tra il concepimento e il compimento del secondo anno di vita si pongono le basi per lo sviluppo psico-fisico del bambino“, spiega Angela Spinelli, direttrice del Centro nazionale prevenzione delle malattie e promozione della salute dell’Iss. Dai risultati però emerge che, se le mamme italiane sono più consapevoli su alcuni rischi dei loro bebè, restano ancora da promuovere l’allattamento e la prevenzione delle malformazioni congenite. In particolare, la quasi totalità (93,8%) delle mamme riferisce di non aver fumato in gravidanza, la maggioranza (64%) mette a dormire il proprio bambino a pancia in su nel rispetto di quanto raccomandato per prevenire la morte improvvisa in culla e l’80,5% intende vaccinare i propri figli, ricorrendo sia alle vaccinazioni obbligatorie che a quelle raccomandate.

Risulta, invece, alta la percentuale di bambini potenzialmente esposti a fumo passivo a causa della convivenza con almeno un genitore e/o un’altra persona fumatrice (41,9%). Quasi tutte le mamme (97,3%) hanno assunto acido folico in occasione della gravidanza, ma poche (21,7%) lo hanno fatto in maniera appropriata iniziandolo almeno un mese prima del concepimento. Troppo pochi i bambini allattati in maniera esclusiva per il tempo raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms): appena il 23,6% a 4-5mesi di età. Un bambino su dieci risulta inoltre non essere mai stato allattato.

E ancora: circa il 15% delle mamme di bambini con meno di 6 mesi riferisce di avere difficoltà nel farli stare seduti e allacciati al seggiolino, quota che sale al 34,2% sopra l’anno di età; troppi, infine, i bambini che passano del tempo davanti a uno schermo già a partire dai primi mesi di vita: il 34,3% dei piccoli sotto ai 6 mesi e ben il 76,4% dei bambini oltre l’anno di età.

“Grazie anche a questa nuova ‘Sorveglianza’ – afferma Enrica Pizzi, coordinatrice dell’indagine e ricercatrice del reparto Salute della donna e dell’età evolutiva dell’Iss diretto da Serena Donati – si potrà misurare la diffusione di ‘buone pratiche’ su alcuni determinanti di salute nei primi 1.000 giorni di vita per progettare strategie di prevenzione sempre più mirate”.

A livello internazionale, la Dichiarazione di Minsk, gli obiettivi Onu per uno sviluppo sostenibile e il documento ‘Nurturing care for early childhood development’ identificano le principali azioni preventive da promuovere nei primi 1.000 giorni di vita. In Italia – ricorda l’Iss – il ministero della Salute ha recentemente predisposto un documento di indirizzo per la protezione e promozione della salute dei bambini rivolto a genitori, operatori sanitari e decisori con l’obiettivo di promuovere la qualità dell’assistenza prenatale, al parto e post natale, con particolare attenzione a diversi indicatori tra cui l’allattamento materno, lo sviluppo psico-fisico del bambino e la prevenzione degli incidenti.


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