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Incompetenza del giudice ordinario con l’arbitrato: la Consulta estende la regola della riassunzione della causa

24 Luglio 2013
Incompetenza del giudice ordinario con l’arbitrato: la Consulta estende la regola della riassunzione della causa

Si ha comunque un diritto al verdetto se si sbaglia giudice: estesa la regola della riassunzione della causa anche al caso di arbitrato se il cittadino sbaglia.

È di importanza sostanziale l’ordinanza emessa dalla Corte Costituzionale alla fine dello scorso anno e di cui non tutti gli operatori del diritto sono a conoscenza [1].

Secondo la Consulta, il cittadino che, in presenza di una clausola arbitrale, sbagliando si rivolge al giudice ordinario anziché all’arbitro, deve avere la possibilità di ottenere dal giudice competente una decisione nel merito della sua lite: questo vuol dire che il magistrato ordinario non deve più rigettare la domanda e dichiarare chiuso il processo, ma dare un termine alla parte per riassumere il giudizio davanti agli arbitri.

Sino ad oggi, quando il giudice era costretto a declinare la propria competenza in favore dell’arbitro, l’attore non poteva più fare salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda che aveva precedentemente proposto innanzi al magistrato sbagliato.

Per salvaguardare invece il diritto a ottenere una sentenza, la Consulta [2] ha esteso, anche al caso di arbitrato, la regola sulla riassunzione della causa [3] già prevista nel caso di citazione davanti al giudice incompetente: regola che consente alla parte di fare salvi gli effetti della domanda e riassumere il giudizio davanti al giudice competente.

Si era creata, infatti, una situazione di disparità (rispetto ad altre situazioni sostanzialmente identiche dove invece tale regola operata) che non consentiva di applicare ai rapporti tra arbitrato e processo ordinario la riassunzione del giudizio. Una disparità di trattamento che violava il diritto di difesa e i principi del giusto processo.

L’errore nell’individuare il giudice non deve, quindi, pregiudicare il diritto di ottenere una risposta, sia positiva che negativa, alla propria domanda giudiziale. Chi da oggi sbaglia, in presenza di una clausola compromissoria, ha diritto a una seconda chance.


note

[1] C. Cost. ord. n. 22002 del 2012.

[2] Dichiarando illegittimo l’art. 819-ter secondo comma cod. proc. civ..

[3] art. 50 cod. proc. civ.

 


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