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Autovelox: quando fare ricorso

26 Novembre 2019
Autovelox: quando fare ricorso

Tutte le possibilità di vincere la causa con l’impugnazione della multa per eccesso di velocità. 

Fare un ricorso contro una multa stradale non sempre conviene. Se paghi nei primi cinque giorni dal ricevimento del verbale puoi avvalerti dello sconto del 30%. Il giudizio è invece lungo, non costa meno di 40 euro per bolli e imposte, infine richiede, seppur non obbligatoriamente, l’assistenza – o quantomeno i consigli – di un avvocato, trattandosi di un processo pieno di tecnicismi. Senza contare che, se perdi, dovrai probabilmente pagare le spese processuali all’avversario.

A questo punto, se non vuoi rischiare, è bene che tu conosca prima quali chance di vittoria hai, ossia quando fare ricorso contro l’autovelox. In tal modo eviterai di fare un salto nel buio e non rischierai di unire, insieme al danno, la beffa. 

Anche la stessa decurtazione dei punti dalla patente è un problema tutto sommato risolvibile con i corsi di recupero presso le autoscuole che, sebbene a pagamento, ti danno la sicurezza di reintegrare il tuo credito (sicurezza che invece il giudizio non ti può mai garantire). 

Se dunque hai preso una multa con l’autovelox e ti chiedi quando fare ricorso, in questa breve guida ti svelerò quali sono i motivi che hanno portato i giudici ad accogliere i ricorsi degli automobilisti.

La segnaletica stradale dell’autovelox deve essere a distanza regolamentare

Ci devono essere non più di 4 km tra il cartello che avvisa l’automobilista del controllo elettronico della velocità e la postazione con la polizia. Tale cartello è obbligatorio in ogni caso, in città come in autostrada o sulle strade statali.

La legge non indica invece una distanza minima, ma secondo la Cassazione è richiesto un congruo spazio per dare la possibilità di rallentare senza brusche frenate che potrebbero mettere in pericolo la circolazione. 

Come deve essere il cartello autovelox?

Esistono tre tipi di dimensioni standard di cartelli stradali:

  • cartelli grandi: 135 cm x 200 cm;
  • cartelli normali: 90 cm x 135 cm;
  • cartelli piccoli: 40 cm x 60 cm.

Quanto alle dimensioni del cartello autovelox, non c’è una regolamentazione precisa. Tutto dipende dalla velocità di percorrenza della strada e dalle sue dimensioni. Ad esempio in autostrada sarà necessario un cartello grande (135×200), mentre in città, nelle strade più strette, si può far ricorso ai cartelli piccoli.

Segnaletica autovelox: deve essere visibile

Il cartello autovelox deve essere facilmente visibile per il conducente: non deve essere coperto da vegetazione o da altri cartelli, non deve essere scarabocchiato dagli spray o girato per colpa del vento [1].

Nel caso di autovelox notturno è necessario ricorrere a segnaletica luminosa intermittente in modo da consentire agli utenti della strada di rendersi conto che è in corso il rilevamento elettronico della velocità; il tutto pure in condizioni meteorologiche avverse come in caso di pioggia e nebbia. E anche nelle ore diurne invernali, durante le quali i cartelli tradizionali risultano insufficienti. 

Taratura autovelox

L’autovelox deve essere sottoposto a un controllo almeno una volta all’anno. È la cosiddetta taratura che va certificata con apposito verbale rilasciato da ditta autorizzata. Se usato in autostrada, l’autovelox va tarato negli autodromi.

Il verbale con la contravvenzione deve indicare l’ultima volta in cui è avvenuta la taratura in modo che l’automobilista non debba procurarsi da solo tale informazione.

Contestazione della multa

La multa va necessariamente contestata nell’immediatezza se elevata in città. Il che significa che non sono consentiti autovelox fissi senza la postazione accanto che funzionano in modalità automatica. 

Fuori città, nelle strade urbane principali a rapido scorrimento o extraurbane secondarie, la contestazione può anche essere differita ma in tal caso è necessario che un decreto del prefetto autorizzi la postazione della polizia, individuando sia l’altezza chilometrica che il senso di marcia. Dell’esistenza di tale decreto la polizia deve dar atto nel verbale; l’automobilista ne può sempre chiedere copia. Se non c’è alcun decreto prefettizio, anche fuori città la multa va contestata immediatamente. 

In autostrada e nelle strade extraurbane principali (ad esempio le statali) l’autovelox può essere anche in modalità automatica senza contestazione immediata.  

Tolleranza autovelox

La multa scatta solo dopo che viene superata la tolleranza di almeno il 5% rispetto alla velocità effettiva, con un minimo di 5km. Questo significa che, nelle strade urbane:

  • con limite a 50 km/h, l’autovelox può scattare solo a partire da 55 km/h;
  • con limite a 70 km/h, l’autovelox può scattare solo a partire da 75 km/h;
  • con limite a 90 km/h, l’autovelox può scattare solo a partire da 95 km/h;
  • con limite a 100 km/h, l’autovelox può scattare solo a partire da 105 km/h.

Notifica della multa

Se la multa viene contestata a casa dell’automobista, la polizia deve consegnare la raccomandata all’ufficio postale non oltre 90 giorni dal giorno dell’infrazione a prescindere da quando il verbale sia stato compilato in ufficio. Diversamente la multa è illegittima. 

Come chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione [2], sono da considerare inesistenti le notifiche delle multe fatte da società private di recapito alle quali il Comune ha affidato il servizio di consegna di atti giudiziari. 

La fotografia della multa

Non è valida la multa con l’autovelox se non c’è una fotografia che individua chiaramente l’auto. Non basta che lo scatto riprenda solo la targa del veicolo, ma è necessaria anche la registrazione fotografica completa dell’infrazione al Codice della strada. Il verbale poi non può essere inviato in semplice fotocopia.

note

[1] Il cartello che annuncia il rilevamento elettronico in corso deve essere collocato garantire al conducente del veicolo uno spazio di avvistamento adeguato e dunque libero da ostacoli; pesano le disposizioni del decreto legge 117/07 (cosiddetto “Bianchi” dal nome dell’allora ministro dei Trasporti, Alessandro). È quanto emerge dalla sentenza 653/19, pubblicata dalla sezione civile del giudice di pace di Gaeta (magistrato onorario Marianna Oliviero).

[2] Cass. S.U. sent.  . 20440/2006. 


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